novembre 17th, 2011Se questo è “Il più grande spettacolo dopo il weekend”, pensa gli altri…
Il concetto è un po’ quello del titolo. In Italia siamo costretti ad accontentarci del ritorno del varietà vecchio stampo sulla Prima Rete Rai come se fosse un passo in avanti rispetto alla mediocrità dilagante sulle nostre reti televisive nazionali, senza invece accorgerci che il risultato porta a dieci passi indietro.
Mentre molte piccole reti corollarie free con la diffusione del digitale terrestre si sono conquistate una fetta di mercato e di credibilità ampia (Real Time con produzioni proprie seguitissime, ma anche Cielo con la splendida versione italiana del talent culinario Masterchef), le principali faticano a diventare moderne, non pensano neppure a suddividere i palinsesti in slot fissi di 60 minuti all’americana e continuano inesorabilmente a programmare i loro show-fiume, 3-4 ore di interminabili dirette con bambini canterini, ospiti botulinati nati nell’era paleocristiana e nessuna voglia di sperimentare.
Lunedì sera 10 milioni di persone (un valore astronomico se paragonato ai numeri medi degli ultimi anni) hanno seguito Fiorello e il suo ritorno in Rai dopo 7 anni di assenza. Peccato che proprio lunedì sera lo showman abbia toccato forse il punto più basso della sua carriera televisiva: con quasi 10 autori a disposizione, Rosarione non è riuscito a fare nulla che avesse anche una minima parvenza di originalità. E’ finito persino a riproporre il classico, ripetitivo, stra-abusato monologo sulla pubertà e l’adolescenza, roba portata sui palchi pure dal più scarso dei comici di Colorado. Era da quando andai a vedere Paolo Hendel a teatro che non sentivo dei pezzi così privi di idee e di mordente. Come non essere d’accordo con la Menzani, che su Libero ha scritto: “Se certe battute le facesse il bistrattato Pino Insegno (‘Avremo un governo tecno… più free drink per tutti…’) l’autore sarebbe condannato a fucilazione sicura da parte della critica italiana. Se le fa Fiorello diventano gemme di rivoluzionaria ironia. Vorremmo fare un esperimento e doppiare uno show di Insegno con i testi di Fiorello ma la cosa è ovviamente impossibile, quindi non ci resta che arrenderci alla beatificazione dell’ex animatore del Karaoke di Italia 1″.
Il varietà, l’orchestra, il corpo di ballo, lo smoking, le autorità in prima fila. Al di là del talento dello showman in questione, tutto ciò mi ha messo una profonda tristezza. Fiorello è sempre stato un mattatore e un buon cantante, nonché un decente imitatore, ma la sua vera fortuna è sempre stata la schiera invisibile di personaggi che gli scrive i testi. Lunedì sera il suo show ha fatto sorridere, ha intrattenuto (ma ha anche stancato), c’era ironia ma non satira (guai!), ma era troppo lungo, troppo fuori tempo massimo, troppo vecchio, con troppa musica, con ospiti inutili (il tennista, protagonista di un siparietto penoso, lì solo perché amicissimo del conduttore)… Gran parte del pubblico italiano non aspettava altro: “Ma guarda quant’è bravo”, “Ma senti come canta”, “Lui sì è il Numero Uno”… Ma siamo sicuri che sia l’unico capace di fare cose di questo tipo? Io non credo. La sua più grande trovata è stata quella di centellinare le sue presenze in tv, per farsi desiderare come l’apparizione della Madonna di Lourdes. Fiorello è l’usato sicuro, ma piano piano, di passaggio in passaggio, la rottamazione pare avvicinarsi inesorabile.






