ottobre 9th, 2010“I pilastri della Terra”, da Follett al piccolo schermo
L’impresa era ardua e doveva essere ben pianificata. Una trasposizione per il cinema del capolavoro letterario di Ken Follett I pilastri della terra era impossibile (veleggiamo sulle 1030 pagine), mentre un serial si sarebbe prestato perfettamente all’intento. Ci ha provato la tv via cavo americana STARZ, che solo da un paio d’anni ha dato il via alla produzione di proprie serie in modo da diventare un competitor dei più forti HBO e Showtime. I buoni risultati di Crash e Spartacus: Blood and Sand (un successo quest’ultimo fermatosi però alla prima stagione, a causa di un cancro che ha colpito il protagonista principale), hanno quindi convinto STARZ a puntare decisamente più in alto mettendo in cantiere un vero e proprio kolossal televisivo.
I pilastri della terra ha luogo in una località immaginaria dell’Inghilterra del XII secolo, Kingsbridge, un priorato guidato dal giovane e caparbio priore Philip (Matthew MacFayden), e racconta della costruzione di una nuova ed imponente cattedrale, ad opera di Tom il costruttore (Rufus Sewell), giunto sul luogo con i due figli in cerca di lavoro dopo aver perso la moglie durante un parto travagliato. Intorno alla costruzione di questa opera edilizia e religiosa si muove un nutrito gruppo di persone tutte prese da nient’altro se non i propri interessi, dal subdolo vescovo Waleran (Ian McShane) che farà di tutto affinchè la cattedrale non venga costruita, alla famiglia Hamleigh, nobili decaduti in cerca di potere, fino ad Aliena che, caduta in disgrazia dopo l’uccisione del padre, conte di Shiring, dovrà ripartire da zero inventandosi mercante di lana e aiutando il proprio fratello minore a rifarsi una posizione sul campo di battaglia e magari, perchè no, a riprendersi il titolo che gli spetta di diritto.
Purtroppo scritta così la trama sembra tragicamente noiosa, in realtà è tutt’altro: intrighi, colpi di scena, risvolti di faccia si susseguono e danno vita ad un romanzo fiume che appassiona. E la sua trasposizione su schermo? Prima considerazione: STARZ non ha i fondi delle sue dirette concorrenti, e lo sfarzo di costumi, set e riprese che poteva permettersi, per dirne una, The Tudors, è un vago ricordo. L’impressione è come che il budget sia andato interamente a coprire i salari di un cast-bomba (McShane, Fayden, Hayley Atwell e Tony Curran sono attivissimi al cinema, se poi ci mettiamo le partecipazioni di Donald Sutherland e Rufus Sewell…), mentre si sia deciso di risparmiare su tutto il resto. La produzione è quindi canadese (motivi fiscali?), la serie è stata girata in Europa (Austria e Ungheria) e le maestranze sono tutte del posto, a cominciare dal regista Sergio Mimica-Gezzan, che pur ha un buon curriculum (è stato per più di un decennio il primo assistente alla regia di Spielberg, e ha diretto vari episodi di Prison Break, Heroes, Battlestar Galactica).
Ad ogni modo la resa cinematografica è più che buona, le interpretazioni – manco a dirlo – sono straordinarie, il ritmo è ottimo. Cosa c’è allora che non va? Beh, presto detto: il romanzo abbraccia un arco di tempo che va dal 1135 al 1174. 40 anni. Gli episodi della serie sono otto. E sono da 50 minuti l’uno. 400 minuti per 40 anni fa esattamente… 5 anni per episodio. 1 anno ogni dieci minuti. Lo capite da voi che il difetto peggiore quindi si rivela la sbrigatività. Decisamente troppo pochi episodi per poter regalare il giusto approfondimento ai personaggi, e il doveroso rispetto ad un’opera così complessa e articolata. Rimane quindi una delle più classiche occasioni sprecate: per mancanza di…? per scelta di…? Non è dato a sapersi.
Prodotto da Ridley e Tony Scott, I pilastri della Terra sta andando in onda in Italia dalla scorsa settimana su Sky Cinema 1.
Voto alla mini-serie completa: 6+







