Io parlo sempre meno di telefilm su questo blog e me ne dispiaccio. Ma nei mesi scorsi ho dedicato specifici articoli solo a pochissime serie: Psych, True Blood, Mad Men, Nurse Jackie, Modern Family. E chi ha fatto man bassa di premi l’altra notte durante gli Emmy 2010? Mad Men, Nurse Jackie e Modern Family! Grande Paolino :)

A parte gli scherzi, una serata divertente (strano per gli Emmy…) ha visto l’assegnazione di un premio più meritato dell’altro: magari fossero così anche i Golden Globes e gli Oscar! La febbre di Glee (serie carina, divertente ma non eccezionale) per fortuna non ha offuscato la vista ai giurati che gli hanno affibiato solo i premi per la miglior regia di Ryan Murphy (per il pilot) e per l’attrice non protagonista “comedy” (meritatissimo a Jane Lynch). Per il resto tanti e tanti riconoscimenti alle serie delle tv via cavo, quelle meno viste e più di nicchia ma che fanno incetta di statuette ogni anno: Mad Men ha vinto il premio per la miglior serie “drama” per il terzo anno consecutivo (e su AMC fa 4 milioni di spettatori a episodio, gli stessi che fa una qualsiasi scadente fiction con Gabriel Garko su Canale5…) più quello per la miglior sceneggiatura “drama”, e Breaking Bad, che mi sono colpevolmente perso in questi anni ma di cui voglio parlarvi presto, si è portato a casa quelli per il miglior protagonista “drama” (terza volta di fila per Bryan Cranston) e per la prima volta anche quello per il non protagonista, Aaron Paul. Certo, vedere ancora una volta dimenticato l’incommensurabile Michael C. Hall di Dexter o lo Hugh Laurie di House (sempre nominato ma mai premiato in sei anni!) fa male, ma evidentemente questa Cranston deve essere proprio bravo…

Tra le donne, la miglior attrice “drama” è stata Kyra Sedgwick per The Closer, mentre la non protagonista è stata Archie Panjabi per The Good Wife.

Passando al versante comedy, la vera ovazione c’è stata per il premio a Jim Parsons, il geniale Sheldon Cooper di The Big Bang Theory, alla sua prima assegnazione. Sorpresissima invece per la statuetta a Edie Falco come protagonista di Nurse Jackie: non ci credeva neppure lei, ma è sacrosanta. I non protagonisti sono stati Eric Stonestreet per il ruolo dello strabordante (nel senso che è obeso) marito gay di Modern Family, e la già citata Jane Lynch (lesbica pure lei, tra l’altro) di Glee. Modern Family quindi ha scippato a Glee il titolo di miglior serie “comedy” dell’anno, nonché quello per la miglior sceneggiatura (del pilot). Va detto che per entrambe le serie c’è stato un sensibile calo di inventiva e di ritmo durante la seconda parte della stagione, quella primaverile. Speriamo che il premio (mancato o vinto che sia) sia da stimolo ad entrambi i team creativi per osare qualcosina in più in vista del nuovo riavvio.

A mani vuote Lost (in molti lamentano che il premio per la colonna sonora sia andato a 24 anziché a Michael Giacchino), True Blood (ma qui già le nomination erano un regalo), 30 Rock (che le sue soddisfazioni se le è già prese in passato) e Dexter se non per i premi minori a John Lithgow come miglior guest star e per la miglior regia dell’episodio The Getaway.

La serata, a tema musicale e condotta da Jimmy Fallon (che quasi sempre presentava strimpellando con la sua chitarra) ha visto una scoppiettante introduzione che non poteva non essere a tema Glee: solo che insieme a mezzo cast dello show di Ryan Murphy hanno ballato anche Hugo di Lost, Jon Hamm di Mad Men e Tina Fey di 30 Rock! Da vedere.

056d1_tv_modern_family012La novità televisiva della stagione appena conclusasi che mi ha convinto più tra tutte quelle che ho visto è sicuramente la strepitosa Modern Family, partita su ABC lo scorso settembre (e in Italia su Fox da febbraio) e già rinnovata per una seconda stagione dopo i risultati più che lusinghieri.

E’ una comedy strutturata in episodi da 20 minuti e, cosa che la rende estremamente vivace e senza pause, è realizzata come fosse un mockumentary, un falso documentario sulle vite di tre famiglie “moderne” legate tra loro da vincoli di parentela. Camera a mano spesso senza stacchi, e intermezzi in stile “confessionale del Grande Fratello” in cui i protagonisti si raccontano ad un ipotetico intervistatore. Più facile a vedersi che a dirsi, vi assicuro.

La famiglia più numerosa del terzetto è quella di Phil, agente immobiliare bambinone ed ingenuo, e Claire, madre iperprotettiva dei loro tre figli. Claire ha un padre, Jay, che dopo essersi divorziato si è risposato con la ben più giovane e colombiana Gloria, la quale aveva già un figlioletto tenerone e svarionato di nome Manny. Il terzo nucleo è composto da due novelli sposi gay, uno dei quali fratello di Claire e figlio di Jay, che hanno appena deciso di adottare la loro prima bambina, una neonata vietnamita.

Il punto di forza di Modern Family sta in una sceneggiatura brillante e sarcastica come non se ne ascoltavano da tempo, che trova sfogo in personaggi irresistibili e talvolta geniali. Il padre di famiglia Phil ad esempio, che spesso si rivela ben più marmocchio dei suoi piccoli, riesce ad essere sempre inopportuno e ad ingaggiare strampalate gare di superiorità con la nevrotica moglie. Alla colombiana Gloria vengono poi messe in bocca battute letteralmente politically  uncorrect, molte volte di un fenomenale cinismo che riguarda soprattutto il suo paese d’origine (dove a suo dire le lezioni a scuola vengono interrotte solo quando un bambino è chiamato ad uscire dalla classe per identificare un cadavere).

Camei d’eccezione, tra cui spicca quello di Edward Norton in uno dei primi episodi, seguito da Benjamin Bratt e Minnie Driver nei seguenti. Segue una clip tratta dall’episodio pilota che presenta i personaggi principali.

Voto alla prima stagione: 8

NURSE JACKIECome previsto la stampa e il web italiano stanno promuovendo la partenza su Sky Uno di Nurse Jackie, serie della tv via cavo americana Showtime, indicandola come la risposta femminile al Dr. House. Niente di più sbagliato.

Jackie Peyton (Edie Falco, I Soprano) è un’infermiera del New York City Hospital che col burbero medico col bastone ha in comune soltanto la battuta facile e il vizietto di assumere ingenti quantità di medicinali per tirare avanti, nello specifico pasticche di ogni genere che il farmacista della struttura Eddie, nonché suo amante, gli fornisce in cambio di amore e sveltine. A casa ha un marito splendido e due figlie per le quali stravede, ma mentre è al lavoro si toglie la fede e conduce una vita parallela. L’unica persona a conoscere il suo segreto è uno dei dottori, Eleonor, dedita al vestiario firmato e ai bicchieri di vino. Attorno a loro un mucchio si variopinti personaggi, dal giovane medico svampito e combinaguai Fitch (Peter Facinelli, il Cullen senior di Twilight), l’infermiere gay Mo-Mo e l’intransigente direttrice del reparto Gloria. Senza contare la novellina con la testa tra le nuvole che viene affidata a Jackie, l’ingenuotta Zoey, che combinerà più di un pasticcio con i pazienti.

Jackie non è House perchè per lei i pazienti vengono prima di tutto, e sfida persino la legge per aiutarli e far valere i loro diritti. E il suo nascondersi dietro un’apparente aura di cattiveria e cinismo è soltanto un modo di farsi valere e di venire rispettata da tutti. E si droga certo per lenire il dolore che la schiena le provoca, ma anche e soprattutto per non farsi mai trovare impreparata, debole o poco reattiva.

Jackie è un personaggio da tenere d’occhio, una figura malinconica che guarda il mondo da un oblò e pare essere sé stessa soltanto tra le mura domestiche, con la famiglia che la ama. Il telefilm rende giustizia solo in parte a questo connubio di umori, viaggiando tra il serio e il faceto con leggerezza e con più di un personaggio indovinato (soprattutto il buffo dottor Fitch, affetto da una strana patologia che gli fa involontariamente “allungare le mani” sui seni delle donne quando viene sgridato).

La prima stagione del telefilm, composta da 12 episodi, parte stasera su Sky Uno. La seconda andrà in onda negli States da fine marzo.

Voto alla prima stagione: 6/7

24season7cast423Dopo la pausa forzata nel 2008 causata dallo sciopero degli sceneggiatori e dai guai giudiziari di Kiefer Sutherland, il 2009 è stato l’anno dei grande ritorno di 24 con la sua settima stagione, sbarcata finalmente anche in Italia sul canale satellitare FX in attesa del debutto in chiaro previsto per l’inverno su Italia 1.

Anticipata dal film-tv 24: Redemption, ambientato in Africa e di cui già vi avevo parlato qui, il Day 7 di 24 parte proprio dalle conseguenze degli eventi narrati nel prologo: Jack Bauer è stato costretto a tornare sul suolo americano e ad essere così processato da una commissione del Senato per alcuni atti illeciti compiuti durante il suo servizio al CTU, ormai smantellato. Durante il dibattimento Jack viene però prelevato dall’agente dell’FBI Renée Walker (Annie Wersching) che lo reclama come informatore riguardante una situazione critica: la tentata violazione del firewall del CIP, un sistema che protegge tutte le infrastrutture della nazione. Se l’attentato andasse in porto, ogni tipo di telecomunicazioni, trasporti o reti elettriche sarebbe vulnerabile. E Jack conosce bene l’uomo che si presume essere dietro a tutto questo: il suo ex collega, e amico fraterno, Tony Almeida (Carlos Bernard). Ma è davvero tutto come sembra?

Ovviamente no… Nei 24 episodi della nuova serie Jack ne farà nuovamente di cotte e di crude, dovrà conquistarsi la fiducia del nuovo Presidente degli Stati Uniti (una donna, Allison Taylor, interpretata da Cherry Jones fresca di Emmy per questo ruolo), ritroverà i vecchi amici Chloe O’Brian (Mary Lynn Rajskub) e Bill Buchanan (James Morrison) e dovrà vedersela con un cattivo d’eccezione, il premio Oscar Jon Voight. Jack per salvare il proprio Paese metterà totalmente a rischio la sua salute, elemento che farà tornare nella storia per una manciata di episodi anche sua figlia Kim (Elisha Cuthbert).

Adrenalina? Colpi di scena? Azione? Gli elementi imprescindibili di 24 ci sono sempre, comprese le traversie familiari del Presidente USA che inevitabilmente finiranno per condizionare gli sviluppi della trama. Ma ormai tutto ciò non è più una novità, e al settimo anno anche io, che considero questa serie la mia preferita in assoluto e la migliore tra quelle ancora in produzione, devo ammettere che si comincia a tirare la corda. Bauer è giunto ad un punto di non ritorno, talmente acciaccato nel corpo e nel cervello da rendere ogni suo gesto sullo schermo una sorta di “ultimo gesto”. Manca lo spirito, manca la vitalità, manca la passione che trasmetteva durante i primi anni. Oggi tutto sembra più prevedibile, e questo è un peccato. Prima che la serie scada del tutto, meglio farla finire con onore.

L’ottava stagione, secondo molti l’ultima, inizierà in America il prossimo gennaio.

Voto alla settima stagione: 6-

Tempo di Emmy Awards, il premio televisivo più importante d’America con le sue sconfinate categorie. Trionfano tra le candidature il sempreverde 30 Rock (22!) e l’ottimo Mad Men (16). 24 si porta a casa quella per la non protagonista Cherry Jones nei panni del Presidente USA mentre Kiefer Sutherland si deve accontentare della nomina per il film-tv introduttivo 24: Redemption.
Da segnalare inoltre che per la prima volta dopo I Flintstones (era il 1961) una serie animata è stata candidata ad uno dei premi più importanti: I Griffin sono infatti nell’elenco delle migliori commedie. A bocca asciutta True Blood e Desperate Housewives, mentre dopo anni rimangono sempre sulla cresta dell’onda Lost, House, Entourage e The Office. A seguire tutte le (infinite) nomination nel dettaglio.

  • Miglior Comedy:
  • Entourage (Hbo);
    Weeds (Showtime);
    How I met your mother (Cbs);
    Flight of the Conchords (Hbo);
    30 Rock (Nbc);
    The Office (Nbc);
    I Griffin (Fox)

  • Miglior Drama:
  • Big Love (Hbo);
    Breaking Bad (Amc);
    Damages (Fx);
    Dexter (Showtime);
    House (Fox);
    Lost (Abc);
    Mad Men (Amc)

  • Miglior attore per una serie comedy:
  • Jim Parsons per il ruolo di Sheldon Cooper in “The big bang theory” (Cbs);
    Jemaine Clement per il ruolo di Jemaine in “Flight of the Conchords” (Hbo);
    Tony Shalhoub per il ruolo di Adrian Monk in “Monk” (Usa Network);
    Steve Carell per il ruolo di Michael Scott in “The Office” (Nbc);
    Alec Baldwin per il ruolo di Jack Donaghy in “30 Rock” (Nbc);
    Charlie Sheen per il ruolo di Charlie Harper in “Due uomini e mezzo” (Cbs);

  • Miglior attore per una serie drama:
  • Bryan Cranston per il ruolo di Walter White in “Breaking Bad” (Amc);
    Michael C. Hall per il ruolo di Dexter Morgan in “Dexter” (Showtime);
    Hugh Laurie per il ruolo di Gregory House in “Dr. House” (Fox);
    Gabriel Byrne per il ruolo di Paul in “In Treatment” (Hbo);
    Jon Hamm per il ruolo di Don Draper in “Mad men” (Amc);
    Simon Baker per il ruolo di Patrick Jane in “The Mentalist” (Cbs);

  • Miglior attrice per una serie comedy:
  • Julia Louis-Dreyfus per il ruolo di Christine in “La complicata vita di Christine” (Cbs);
    Christina Applegate per il ruolo di Samantha Newly in “Samantha chi?” (Abc);
    Sarah Silverman per il ruolo di sè stessa in “The Sarah Silverman program” (Comedy Central);
    Tina Fey per il ruolo di Liz Lemon in “30 Rock” (Nbc);
    Toni Collette per il ruolo di Tara Gregson in “The United States of Tara” (Showtime);
    Mary-Louise Parker per il ruolo di Nancy Botwin in “Weeds” (Showtime);

  • Miglior attrice per una serie drama:
  • Sally Field per il ruolo di Nora Walker in “Brothers and sisters” (Abc);
    Kyra Sedgwick per il ruolo di Brenda Leigh Johnson in “The Closer” (Tnt);
    Glenn Close per il ruolo di Patty Hewes in “Damages” (Fx);
    Mariska Hargitay per il ruolo del Detective Olivia Benson in “Law & order: unità speciale” (Nbc);
    Elisabeth Moss per il ruolo di Peggy Olson in “Mad men” (Amc);
    Holly Hunter per il ruolo di Grace Hanadarko in “Saving Grace” (Tnt);

  • Miglior attore non protagonista per una serie comedy:
  • Kevin Dillon per il ruolo di Johnny Drama in “Entourage” (Hbo);
    Neil Patrick Harris per il ruolo di Barney Stinson in “How I met your mother” (Cbs);
    Rainn Wilson per il ruolo di Dwight Schrute in “The Office” (Nbc);
    Tracy Morgan pr il ruolo di Tracy Jordan in “30 Rock” (Nbc);
    Jack McBrayer per il ruolo di Kenneth Parcell in “30 Rock” (Nbc);
    Jon Cryer per il ruolo di Alan Harper in “Due uomini e mezzo” (Cbs);

  • Miglior attore non protagonista per una serie drama:
  • William Shatner per il ruolo di Denny Crane in “Boston Legal” (Abc);
    Christian Clemenson per il ruolo di Jerry Espenson in “Boston Legal” (Abc);
    Aaron Paul per il ruolo di Jesse Pinkman in “Breaking Bad” (Amc);
    William Hurt per il ruolo di Daniel Purcell in “Damages” (Fx);
    Michael Emerson per il ruolo di Ben Linus in “Lost” (Abc);
    John Slattery per il ruolo di Roger Sterling in “Mad Men” (Amc);

  • Miglior attrice non protagonista per una serie comedy:
  • Kristin Chenoweth per il ruolo di Olive Snook in “Pushing Daisies” (Abc);
    Amy Poehler per vari personaggi in “Saturday night live” (Nbc);
    Kristin Wiig per vari personaggi in “Saturday night live” (Nbc);
    Jane Krakowski per il ruolo di Jenna Maroney in “30 Rock” (Nbc);
    Vanessa Williams per il ruolo di Wilhelmina Slater in “Ugly Betty” (Abc);
    Elizabeth Perkins per il ruolo di Celia Hodes in “Weeds” (Showtime);

  • Miglior attrice non protagonista per una serie drama:
  • Rose Byrne per il ruolo di Ellen Parsons in “Damages” (Fx);
    Sandra Oh per il ruolo di Christina Yang in “Grey’s anatomy” (Abc);
    Chandra Wilson per il ruolo di Miranda Bailey in “Grey’s anatomy” (Abc);
    Dianne Wiest per il ruolo di Gina in “In treatment” (Hbo);
    Hope Davis per il ruolo di Mia in “In treatment” (Hbo);
    Cherry Jones per il ruolo di Allison Taylor in “24″ (Fox);

  • Miglior show animato (della durata inferiore ad un’ora):
  • American Dad, episodio “Sixteen-Hundred Candles” (Fox);
    Robot Chicken, episodio “Robot Chicken: Star Wars Episode II” (Cartoon Network);
    I Simpson, episodio “Gone Maggie Gone” (Fox);
    South Park, episodio “Margaritaville” (Comedy Central);

  • Miglior show animato (della durata di un’ora o più):
  • Afro Samurai: Resurrection (Spike Tv);
    Destination Imagination- Foster’s Home For Imaginary Friends (Cartoon Network);

  • Miglior doppiatore/voice over:
  • Ron Rifkin per il ruolo del Narratore in “American Masters”, episodio “Jerome Robbins: Something To Dance About” (Pbs);
    Seth MacFarlane per il ruolo di Peter Griffin ne “I Griffin”, episodio “I Dream of Jesus” (Fox);
    Seth Green per vari ruolo in “Robot Chicken”, episodio “Robot Chicken: Star Wars Episode II” (Cartoon Network);
    Hank Azaria per il ruolo di Moe Syzlak ne “I Simpson”, episodio “Eeny Teeny Maya, Moe” (Fox);
    Harry Shearer per vari ruoli ne “I Simpson”, episodio “The Burns And The Bees” (Fox);
    Dan Castellaneta per il ruolo di Homer Simpson ne “I Simpson”, episodio “Father Knows Worst” (Fox);

  • Miglior miniserie:
  • Generation Kill (Hbo);
    Little Dorrit (Pbs);

  • Miglior film per la tv:
  • Coco Chanel (Lifetime);
    Grey Gardens (Hbo);
    Into the storm (Hbo);
    Prayers for Bobby (Lifetime);
    Taking chance (Hbo);

  • Miglior regia per una serie comedy:
  • Julian Farino per Entourage, episodio “Tree Trippers” (Hbo);
    Tree Trippers per Flight of the Conchords, episodio “The Tough Brets” (Hbo);
    Jeff Blitz per The Office, episodio “Jeff Blitz” (Nbc);
    Millicent Shelton per “30 Rock”, episodio “Apollo, Apollo” (Nbc);
    Beth McCarthy per “30 Rock”, episodio “Reunion” (Nbc);
    Todd Holland per “30 Rock”, episodio “Generalissimo” (Nbc);

  • Miglior regia per una serie drama:
  • Michael Rymer per “Battlestar Galactica”, episodio “Daybreak- parte 2″ (SyFy);
    Bill D’Elia per “Boston Legal” , episodi “Made in China” e “Last call” (Abc);
    Todd A. Kessler per “Damages”, episodio “Trust me” (Fx);
    Rod Holcomb per “E.R.”, episodio “And in the end” (Nbc);
    Phil Abraham per “Mad men”, episodio “The jet set” (Amc);

  • Miglior regia per una miniserie o film-tv:
  • Susanna White per “Generation Kill”, episodio “Bomb In The Garden” (Hbo);
    Michael Sucsy per “Grey gardens” (Hbo);
    Thaddeus O’Sullivan per “Into the storm” (Hbo);
    Dearbhla Walsh per “Little Dorrit- prima parte” (Pbs);
    Ross Katz per “Taking Chance” (Hbo);
    Philip Martin per “Wallander: One Step Behind” (Pbs);

  • Miglior attore per una miniserie o film-tv:
  • Kevin Kline per il ruolo di Cyrano de Bergerac in “Cyrano de Bergerac-Great Performances-” (Pbs);
    Brendan Gleeson per il ruolo di Winston Churchill in “Into the storm” (Hbo);
    Sir Ian McKellen per il ruolo di King Lear in “King lear- Great Performances” (Pbs);
    Kevin Bacon per il ruolo di LtCol Mike Strobl in “Taking Chance” (Hbo);
    Kiefer Sutherland per il ruolo di Jack Bauer in “24: Redemption” (Fox);
    Kenneth Branagh per il ruolo di Kurt Wallander in “Wallander: one step behind” (Pbs);

  • Miglior attrice per una miniserie o film-tv:
  • Chandra Wilson per il ruolo di Yvonne in “Accidental Friendship” (Hallmark);
    Shirley MacLaine per il ruolo di Coco Chanel in “Coco Chanel” (Lifetime);
    Drew Barrymore per il ruolo di Little Edie in “Grey gardens” (Hbo);
    Jessica Lange per il ruolo di Big Edie in “Grey gardens” (Hbo);
    Sigourney Weaver per il ruolo di Mary Griffith in “Prayers for Bobby” (Lifetime);

  • Miglior sceneggiatura per una serie comedy:
  • Flight Of The Conchords, episodio “Prime Minister” (Hbo);
    30 Rock, episodio “Reunion” (Nbc);
    30 Rock, episodio “Apollo, Apollo” (Nbc);
    30 Rock, episodio “Mamma Mia” (Nbc);
    30 Rock, episodio “Kidney Now!” (Nbc);

  • Miglior sceneggiatura per una serie drama:
  • Lost, episodio “The Incident” (Abc);
    Mad Men, episodio “A Night To Remember” (Amc);
    Mad Men, episodio “Six Month Leave” (Amc);
    Mad Men, episodio “The Jet Set” (Amc);
    Mad Men, episodio “Meditations In An Emergency” (Amc);

  • Miglior sceneggiatura per una miniserie o film-tv:
  • Generation Kill, episodio “Bomb In The Garden” (Hbo);
    Grey gardens (Hbo);
    Into the storm (Hbo);
    Little Dorrit (Pbs);
    Taking chace (Hbo);
    Miglior programma per bambini:
    “Hanna Montana” (Disney Channel”;
    “iCarly” (Nickelodeon);
    “Wizards Of Waverly Place” (Disney Channel);

  • Miglior reality:
  • The Amazing Race (Cbs);
    American Idol (Fox);
    Dancing With the Stars (Abc);
    Project Runway (Lifetime);
    Top Chef (Bravo);

    Prendete la rete via cavo HBO, che negli ultimi anni ci ha dato Sex & the City, I Soprano, Deadwood e Roma. Prendete poi Alan Ball, scrittore rivelazione di American Beauty e poi sviluppatore, sempre per HBO, di quel capolavoro di Six Feet Under. Mischiate il tutto ed otterrete una nuova grande serie cult, True Blood, della quale negli Stati Uniti è attualmente in onda la seconda stagione mentre in Italia si sta concludendo la prima ogni lunedì su Fox (SKY).

    Basta una conoscenza solo superficiale degli scritti di Alan Ball per sapere quale sia il tema principe dei suoi lavori: la morte, coniugata in tutte le sue sfumature, e intrisa di umorismo nero e sadico cinismo. Mentre in Six Feet Under aveva a che fare con dei cadaveri inermi, in True Blood i cadaveri sono… viventi! In un ipotetico e prossimo futuro infatti, i vampiri usciranno allo scoperto e si mischieranno alla gente comune. Ciò sarà possibile grazie alla messa in commercio di una nuova bevanda, il True Blood appunto, sorta di sangue sintetico che renderà loro possibile la “vita” senza dover dissanguare alcun umano. Inutile dire che il dibattito terrà banco a livello mondiale, tra chi, più aperto, auspicherà una loro pacifica coabitazione, e chi non potrà scordare di essere pur sempre vicino a corpi senza cuore battente, che non possono stare sotto il Sole e che riposano nell’umida terra.

    Nella tranquilla cittadina di Bon Temps, in Louisiana, vive la cameriera Sookie (Anna Paquin, La 25a ora, la trilogia di X-Men),  assieme al fratello Jason e all’amorevole nonna. Incredibilmente, Sookie è dotata di un dono soprannaturale: riesce a captare i pensieri della gente attorno a lei. Una sera si presenta alla porta del bar in cui lavora l’elegante e gentile Bill Compton, dalla pelle biancastra: un vampiro in piena regola. E’ lì che Sookie si accorge che i suoi poteri telepatici non funzionano con quelli dell’”altra specie”. Tra i due sboccerà una relazione contrastata e pericolosa, che porterà a Bon Temps dissidi, malumori… e un mucchio di morti.

    Sesso esplicito e sfrenato, droghe di tutti i tipi (tra cui il famigerato “sangue di vampiro”, protagonista di una brutta avventura per Jason), violenza, crimini, omicidi, orgie tra vampiri… Ma anche romanticismo, amicizia, buona battute. True Blood è un prodotto che si lascia guardare con attenzione e appassiona, lentamente. Non godrà probabilmente di una regia così accorta, e non si può dire neppure che il casting sia riuscitissimo (anzi affermo tranquillamente che è uno dei peggiori degli ultimi anni…) ma è una serie adulta capace di vari colpi di scena e di discorsi per nulla scontati.

    Abbastanza inquietante la somiglianza del nome dell’attore che interpreta il vampiro Bill (Stephen Moyer) con quello dell’autrice dei libri di Twilight, Stephenie Meyer. Poco male, pochi giorni fa Moyer ha definito il vampiro di Robert Pattinson “una fighetta”.

    Voto alla prima stagione: 7

    Negli ultimi anni, in un panorama seriale americano orfano di sit-com che riescano a lasciare realmente il segno, una ventata d’aria fresca è arrivata con 30 Rock, telefilm ideato e interpretato da Tina Fey, volto e penna storici del Saturday Night Live.

    Al numero 30 di Rockefeller Plaza in New York ha sede la rete NBC, ed è proprio in quegli uffici che ha luogo la serie: Liz Lemon (Tina Fey) è l’autore-capo del programma televisivo comico chiamato (inizialmente…) The Girlie Show (realmente ispirato al Saturday) e deve cercare di mettere d’accordo l’insicura diva dello spettacolo Jenna Maroney (Jane Krakowski, sempre irresistibile), l’irascibile e svitato nuovo attore imposto dalla rete (Tracy Morgan, vera B-star che interpreta se stesso) e il team di sceneggiatori e produttori, uno più alieno dell’altro. L’arrivo del nuovo capo del network, Jack Donaghy (nientemeno che Alec Baldwin), piazzato a dirigere la rete per soli motivi pubblicitari, scombussolerà non poco l’assetto dello show, costringendo Liz, single sola e lunatica, a farsi in quattro per accontentarlo. Impagabile anche il personaggio di Kenneth, l’educatissima guida degli NBC Studios costretto ad un lavoro umile ma che ama.

    Tanti sono stati i tentativi di mettere in scena, in un telefilm, i retroscena del mondo dello spettacolo, e 30 Rock è sicuramente il più riuscito (mentre non capisco come possa piacere quell’orrore di Entourage). Episodi da 20 minuti, veloci e brillanti, scritti magistralmente e con trovate geniali. Fortemente ancorata alla realtà, con continui riferimenti alla vita sociale e politica del Paese, 30 Rock può vantare anche un gruppo ingente di vere star che fanno la fila per parteciparvi: Steve Buscemi, Whoopi Goldberg, Isabella Rossellini, Conan O’Brien, Al Gore, David Schwimmer, LL Cool J, Sean Hayes, Oprah Winfrey, Steve Martin, Jennifer Aniston sono solo alcuni dei nomi coinvolti in qualche episodio dello show. E’ un prodotto per palati piuttosto fini, inutile negarlo, che fa della satira e della battuta pungente il suo cavallo di battaglia, mettendo spesso alla berlina situazioni e personaggi riconducibili alla vita comune.

    Ad oggi il suo palmarés conta 5 Golden Globes (3 per Baldwin, uno per la Fey e uno come Miglior serie comica del 2009) e 9 Emmy Awards. In autunno debutterà negli USA la quarta stagione, mentre in Italia le prime due sono state trasmesse dal canale digitale terrestre Lei. Cercate di farlo vostro, in qualsiasi modo…

    Voto alle prime due stagioni: 8

    In queste ultime stagioni televisive Prison Break ha saputo ritagliarsi uno spazio non da poco nei cuori degli appassionati di telefilm. Lanciata in Italia in piena estate la serie ebbe un discreto successo, tanto da essere subito promossa a mesi più appetibili, anche se (purtroppo) sempre in seconda o terza serata.

    E’ partita giovedì scorso su Italia 1, e continua sempre nello stesso giorno poco prima di mezzanotte, la trasmissione degli episodi finali della serie, ovvero la quarta stagione, conclusasi poche settimane fa negli States. Il primo anno un gruppo di carcerati capitanati dal geniale Michael Scofield riuscirono a fuggire dal penitenziario di Fox River, il secondo anno la loro fuga divenne rocambolesca ma nel finale si ritrovarono nuovamente in un luogo di detenzione, il carcere panamense di Sona, dal quale riuscirono ad uscire illecitamente alla fine della terza serie. Gli autori per il quarto anno hanno deciso di smetterla con le fughe, ma semmai di ribaltare la situazione: questa volta dovranno infiltrarsi tra le branche della Compagnia, una società multimiliardaria capace di tutto.

    L’agente della Sicurezza Nazionale Don Self (la new entry Michael Rapaport, noto per la serie comica The War at Home) rintraccia Scofield, il fratello Lincoln Burrows e i loro compagni di fuga Sucre, Mahone e Bellick e offre loro una chance per poter tornare finalmente uomini liberi: dovranno rubare un preziosissimo hard disk dal mitologico nome di Scilla che contiene il libro nero della Compagnia, in modo da poterla smantellare per sempre. Dovranno però agire da soli e senza copertura, perchè la loro missione non è ufficiale. Ma a tramare contro di loro ritroveremo ancora il buon vecchio T-Bag e la sexy e vendicativa Gretchen Morgan, mentre un pericoloso cacciatore di teste renderà loro la vita un inferno.

    In tutto questo, come potete vedere dalla foto di produzione (ingranditela), torna in stile Beautiful un personaggio dato per morto durante la terza serie, ovvero la dottoressa Sara Tancredi. Purtroppo questo intreccio poliziesco alla “24″, discostatosi totalmente da quello che era l’intento iniziale del serial di quattro anni fa, non ha appassionato il pubblico americano e ha decretato la fine della programmazione. Persino il volto di Michael Scofield, il bravo Wentworth Miller, aveva dichiarato ad inizio anno che se fosse stato per lui non avrebbe mai girato la quarta serie, ma che le clausole contrattuali lo hanno costretto.

    Una stagione che fatica a partire e diventa interessante solo dalla metà in poi, con una serie di morti improvvise (in particolare una al nono episodio francamente imbarazzante) e una quantità industriale di cadaveri da far invidia a Jack Bauer. La caratteristica che ha reso famosa la serie, quella della fuga dalla prigione, svanisce così e lascia il posto ad un acerbo mix di generi che ha faticato, giustamente, a far presa sul pubblico, anche per un’inverosimiglianza di fondo che non può non passare inosservata: soldi, armi, appartamenti lussuosi e apparecchi tecnologici all’avanguardia, il tutto costantemente nelle mani di un manipolo di ricercati dalla polizia senza che nessuno li finanzi… Qualcosa non torna. Resta di positivo la buona caratterizzazione dei personaggi, soprattutto dell’ex agente Alex Mahone interpretato dall’ottimo William Fichtner (tra l’altro il direttore di banca del prologo del Cavaliere Oscuro). Debole invece il Don Self di Rapaport, forse più portato a ruoli comici.

    Attenzione però: la serie consta di 22 episodi, e l’ultimo si conclude con un inaspettato epilogo ambientato 4 anni nel futuro particolarmente toccante e commovente. Esiste però un film-tv intitolato Prison Break: The Final Break, ambientato poco dopo la fine degli accadimenti della quarta stagione (ma prima dell’epilogo) nel quale finirà dietro le sbarre l’unica persona del cast che non c’era mai finita e dove molte domande rimaste insolute troveranno risposta; in USA uscirà in DVD a fine luglio ma in alcuni Paesi, tipo l’Inghilterra, è già stato trasmesso in tv. Vedremo come si comporterà l’Italia a riguardo…

    Voto alla quarta stagione: 5½

    In un ritardo clamoroso, dovuto a miei problemi tecnici, vi segnalo i vincitori dei Golden Globe 2008. Trionfo inaspettato per The Millionaire nella categoria drammatica, capace di scalzare dal podio capolavori annunciati come Revolutionary Road e Il curioso caso di Benjamin Button. Doppietta storica per Kate Winslet, premiata sia come protagonista che come non protagonista, e doveroso premio al Joker di Heath Ledger. Sul versante commedia vince il Woody Allen di Vicky Cristina Barcelona, scelta più che discutibile (meglio dei Coen??), mentre Colin Farrell si aggiudica la statuetta per In Bruges. Niente da fare per Gomorra tra i film stranieri, mentre sul versante televisivo dominano Mad Men e 30 Rock. Ecco i dettagli:

    MIGLIOR FILM DRAMMATICO: The Millionaire

    MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICAL: Vicky Cristina Barcelona

    MIGLIOR ATTORE DRAMMATICO: Mickey Rourke (The Wrestler)

    MIGLIOR ATTORE COMMEDIA: Colin Farrell (In Bruges)

    MIGLIOR ATTRICE DRAMMATICA: Kate Winslet (Revolutionary Road)

    MIGLIOR ATTRICE COMMEDIA: Sally Hawkins (La felicità porta fortuna)

    MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Heath Ledger (Il cavaliere oscuro)

    MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Kate Winslet (The Reader)

    MIGLIOR REGISTA: Danny Boyle (The Millionaire)

    MIGLIOR SCENEGGIATURA: The Millionaire

    MIGLIOR CANZONE ORIGINALE: Bruce Springsteen per “The Wrestler” (The Wrestler)

    MIGLIOR COLONNA SONORA: The Millionaire

    MIGLIOR FILM STRANIERO: Valzer con Bashir

    MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE: Wall-E

    MIGLIOR SERIE COMICA: 30 Rock

    MIGLIOR SERIE DRAMMATICA: Mad Men

    MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE DRAMMATICA: Gabriel Byrne (In Treatment)

    MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE COMICA: Alec Baldwin (30 Rock)

    MIGLIOR ATTRICE IN UNA SERIE DRAMMATICA: Anna Paquin (True Blood)

    MIGLIOR ATTRICE IN UNA SERIE COMICA: Tina Fey (30 Rock)

    A seguire un video simpaticamente gustoso: il momento della seconda premiazione della serata per Kate Winslet (una che da 5-6 anni veniva sempre nominata ma non vinceva mai una cippalippa): per il primo premio si era preparata un foglietto da leggere, ma il secondo l’ha leggermente colta di sorpresa! Guardare per credere (con tanto di dichiarazione d’amore a DiCaprio compresa!)…

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    Si chiama “Psych” ed è un’agenzia investigativa guidata da Shawn Spencer (James Roday), un ragazzotto americano cresciuto fin da piccolo, dal padre poliziotto (Corbin Bernsen), a pane e “indizi”. Shawn ha sviluppato negli anni, grazie ad uno spiccatissimo senso visivo, la capacità di risolvere anche i casi più complicati semplicemente “osservando”, nei minimi particolari, tutto ciò che lo circonda e che è inerente al crimine: persone, luoghi, azioni, espressioni. Il dipartimento di polizia però non può accettare che un uomo qualunque abbia questo tipo di facoltà, così a Shawn, sempre accompagnato dall’amico d’infanzia Gus (Dulé Hill, famoso per West Wing), più serio e razionale, non resta che fingersi un sensitivo e impersonare la parte di uno che risolve i più intricati enigmi grazie a delle fortuite visioni mistiche.

    In onda dal 2006 sulla rete americana USA Network, e in Italia su Steel e Rete4, Psych è una strampalata commedia a sfondo poliziesco che diverte e coinvolge, grazie anche e soprattutto alla verve del suo protagonista, James Roday (visto in Hazzard e Showtime) su cui il cinema comico dovrebbe cominciare a puntare. Tra esilaranti siparietti che lo coinvolgono in finte e assurde premonizioni, e rocamboleschi sotterfugi messi in atto per intrufolarsi nelle scene del crimine senza farsi scoprire dal detective Lassiter (Timothy Omundson, visto in tv in Jericho e Deadwood), che lo disprezza perchè fa far lui una brutta figura  dietro l’altra dinanzi al capo – donna – del dipartimento, la serie, creata dall’esordiente Steve Franks, è un giusto connubio tra generi che non risulta indigesto a chi, come il sottoscritto, non prova alcun interesse nel seguire i crime alla CSI.

    La terza serie è attualmente in onda negli States, e arriverà in Italia prossimamente.

    Dopo il salto, due scene in italiano (o almeno credo, ho il pc in panne che non mi fa sentire l’audio!!!)

    Voto alla prima stagione: 7

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