Mancava dai teleschermi americani dal 21 maggio 2007, data in cui andò in onda su FOX l’ultimo episodio della sesta stagione. La serie successiva, che doveva partire otto mesi dopo, sarebbe stata prima rinviata e poi definitivamente rimandata a data da destinarsi causa sciopero degli sceneggiatori. Di mezzo si intromise pure l’arresto di Kiefer Sutherland, che bloccò le riprese per diverso tempo. Ora finalmente ci siamo, l’11 gennaio 2009 debutterà negli States l’attesissima settima stagione di 24, quella che dovrebbe essere la stagione della svolta. Dopo un sesto anno piuttosto deludente, il più premiato e innovativo serial del decennio vedrà cambiato tutto: ambientazione, personaggi, sfondo. Il CTU non esiste più, l’America ha un nuovo Presidente, ma in primo piano sempre lui: Jack Bauer!

In attesa del debutto ufficiale, lo scorso 23 novembre FOX ha ospitato ben 100 minuti di prequel, in un vero e proprio film per la tv intitolato 24: Redemption. Ambientato quattro anni dopo la fine del sesto giorno, con un Bauer in fuga per il mondo che sembra aver finalmente trovato la pace interiore vivendo tra popolazioni povere e bisognose del suo aiuto, il film racconta delle due ore che segneranno il suo rientro in gioco a tutto campo. Inseguito da mandati di comparizione che lo obbligherebbero a presentarsi di fronte ad una commissione del Senato per rispondere di accuse riguardanti il suo uso della tortura per ottenere informazioni, Bauer può ritenersi salvo finché non mette piede in territorio statunitense. Nel villaggio sudafricano in cui vive, aiutando il suo amico Carl Benton (Robert Carlyle, Full Monty, 28 settimane dopo) a mandare avanti una scuola americana per bambini e ragazzi, l’ex agente federale verrà coinvolto in un assalto dei membri dell’esercito del generale Juma che sta attuando un colpo di stato nel Paese. Per cercare di trarre in salvo gli abitanti del villaggio dovrà fare una scelta che gli costerà la libertà. Nel frattempo a Washington è un giorno storico: sta avvenendo il passaggio di consegne tra il Presidente uscente Noah Daniels (visto nella sesta stagione) e il nuovo: Allison Taylor (Cherry Jones), la prima donna allo Studio Ovale. Attorno a lei, un marito affettuoso, un figlio venuto in possesso di informazioni scottanti e un non-meglio-precisato losco figuro del governo che, visto il calibro dell’attore che lo interpreta, il premio Oscar Jon Voight, siamo certi avrà ben più che un ruolo di rilievo nella settima stagione.

Un prequel avvincente (voto 8!) che conferma 24 come un brand fortissimo che deve cercare di ripetere, a livello di storia e sviluppi, i fasti di stagioni come la terza e la quinta per poter tornare a brillare. Gli ascolti sono stati più che buoni, Kiefer Sutherland ha già ricevuto la nomination al Golden Globe per questa interpretazione e l’attesa per gennaio aumenta, quando torneranno nel cast anche volti storici come l’amica ed ex collega di Jack Chloe O’Brian e lo storico agente Tony Almeida (ma non era morto?)

A seguire il trailer del film-tv e quello della stagione 7 di 24.

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Un’ultimora agghiacciante. Quando tutti noi gioivamo per il coraggio di RaiDue di trasmettere una serie provocatoria come Weeds ad un orario accessibile a tutti, è arrivata la stangata: il Consiglio di Amministrazione della RAI, mercoledì scorso, ha insistito affinché la serie venisse spostata ad un’ora più tarda. Dalla prossima settimana andrà quindi in onda in terza serata, all’1.20. E cambia anche il giorno di programmazione: non più il venerdì ma il martedì.

In USA va in onda alle 9 P.M. Viva l’Italia!!

Eccomi, come promesso, a parlarvi di Weeds, ennesima strabiliante serie prodotta dalla rete americana Showtime ripresa in replica con la prima stagione (in USA sta andando in onda la quarta) ogni venerdì su RaiDue alle 22.40.

La trama è fulminante: Nancy Botwin è una madre neo-vedova che vive ad Agrestic, periferia californiana, con due figli (il piccolo Silas e l’adolescente Shane) e nessun guadagno. Il tenore di vita piuttosto agiato del quartiere e la sua vita finora priva di difficoltà, con tanto di aiutante domestica messicana a cui non si può rinunciare, la portano ad una scelta lavorativa inconsueta: diventare spacciatrice di marijuana. Non coltivatrice (almeno non nella prima stagione…), ma un’accortissima e seria pusher con clienti ben selezionati, obiettivi precisi e aiutanti di prim’ordine. Attorno a lei, straordinari ed inquietanti personaggi: la sua migliore amica Celia Hodes (una straordinaria Elizabeth Perkins) tradita dal marito e con una figlia cicciottella in pace con sé stessa ma disprezzata dalla stessa madre; il fratello Andy Botwin, perennemente drogato e zio “molto liberale” per i suoi figli; il suo ragioniere omofobico Doug ed altri ancora.

Un tono da commedia, con battute esilaranti, sboccate e memorabili, che nasconde però una verità reale e molto moderna: la upper-middle class che decide di delinquere e infrangere la legge per tenere vivo il suo sogno ad ogni costo. Dietro la facciata di normalità, si nascondo difficili vite familiari e problemi gravissimi: Celia scopre di avere un cancro al seno, ma non lo dice a nessuno quasi vergognandosene; il fratello di Nancy per evitare la chiamata alle armi per l’Iraq sceglie di entrare in una scuola per rabbini… Un universo malato, lo stesso messo in scena dalle Casalinghe Disperate ma con intenti e obiettivi molto più seri e importanti. Un universo in cui, a conti fatti, la droga sembra essere l’ultimo e il più normale dei problemi.

In Weeds sono tutti volgarissimi, si parla tanto di sesso e se ne fa pure molto, non si guarda in faccia a nessuno quando si tratta dargli addosso. Per questo l’orario di messa in onda attuale, poco dopo le 22.30, è assolutamente allettante per non farsi sfuggire uno dei prodotti più entusiasmanti degli ultimi anni, che ha fruttato all’attrice protagonista Mary-Louise Parker il Golden Globe nel 2006 per la sua eclatante interpretazione.

Dopo il salto, una fantastica clip tratta dalla seconda stagione e sottotitolata in italiano, nella quale lo zio Andy insegna al piccolo Silas il metodo migliore per… manovrare il proprio attrezzo! ME-RA-VI-GLIA!

Voto alla prima stagione: 8

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L’ho appena saputo e purtroppo non ho tempo di farvi un post particolareggiato, che preparerò a breve, ma sappiate che da stasera, all’improvviso per la sospensione di Terapia d’urgenza, su RaiDue torna una delle serie più originali, divertenti e stravaganti degli ultimi anni: WEEDS! La prima stagione era stata trasmessa a notte fonda un paio d’anni fa, ma ora torna in replica in una collocazione più umana, alle ore 22.40! Famiglia borghese, madre vedova con figli ribelli da educare che decide di mantenere… diventando spacciatrice di marijuana!! Godetevela tutta d’un fiato, è strepitosa! Ve ne riparlerò meglio nei prossimi giorni…

Stasera (venerdì) ore 22.40, RaiDue! Chi può non se la perda, la registri, lo dica ai parenti, faccia qualcosa!

settembre 7th, 2008“Californication”

E’ proprio la stagione di David Duchovny, nel bene e nel male! Per male ovviamente si intende l’orribile X-Files al cinema ora, premiato da un insuccesso globale. Ma da domani sera avrà modo di riscattarsi agli occhi del pubblico italiano con la sua nuova, acclamata serie televisiva, prodotta dalla rete americana via cavo Showtime: Californication. Proprio come la canzone dei Red Hot Chili Peppers, che infatti hanno mosso vie legali.

Creata da Tom Kapinos, la serie, che vedremo da domani sera ogni lunedì alle 00.10 dopo la nuova stagione di Nip/Tuck (di cui spero non abbiate bisogno che vi parli!), è composta da episodi di 25 minuti e racconta dello scrittore in crisi Hank Moody, che dopo aver scalato i vertici delle librerie (e dopo che dal suo scritto “Dio ci odia tutti” è stato tratto un melenso film con Tom Cruise e Katie Holmes reintitolato “A Crazy Thing Called Love”, che lui detesta!), non riesce più a trovare stimoli per rimettersi al lavoro e si sfoga con alcol, droga, sesso compulsivo e tutto ciò che possa far imbufalire la sua ex moglie Karen, che lui rivorrebbe indietro. Ha anche una figlia, Becca, dallo stile dark e quindi, secondo lui, lesbica. A complicare ancora le cose, ecco la figlia del nuovo compagno di Karen, minorenne ma disinibita sessualmente e con l’unico desiderio di sedurre Hank (interpretata da Madeleine Zima, l’ex figlia minore della sitcom La Tata, che ora ritroviamo 10 anni dopo qui a farsi ammirare in molteplici scene di nudo: quanto tempo è passato da casa Sheffield!)

Lasciatevi folgorare dall’incipit del primo episodio (protagonisti Hank, una suora, un pompino e un crocifisso) e godetevi Californication, una serie onesta, scritta bene e girata con coscienza. Le tematiche sono forse, alla lunga, un po’ ripetitive ma alcune scene sono totalmente esilaranti e poi diciamocela tutta: chi non vorrebbe essere Hank Moody??

La seconda stagione dovrebbe partire in questo periodo negli USA. Proprio pochi giorni fa, inoltre, Duchovny è entrato in riabilitazione per curarsi dalla sua dipendenza dal sesso! Neanche a farlo apposta…

Ultima chicca: la serie è passata la scorsa primavera in anteprima su Sky, rete Jimmy, e per l’occasione è fu messa in piedi una campagna pubblicitaria di nuova generazione che riempì i metrò di Milano di reggiseni per più di un mese. Guardate voi stessi il video dopo il saltino per credere. Meravigliose le facce dei passeggeri…

Voto alla prima stagione: 7

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Sono passati ben tre anni da quando Italia 1 mandò in onda la terza stagione di Six Feet Under, uno dei più premiati e osannati serial dell’ultimo decennio (9 Emmy e 3 Golden Globe). Delle ultime due stagioni poi non si seppe più nulla: niente passaggi sul satellite, niente DVD. Fino ad ora. Finalmente anche il pubblico italiano, da domani e ogni venerdì notte alle 24.15 circa, potrà assistere ai 24 episodi conclusivi delle stagioni numero 4 e 5 della serie creata da Alan Ball (American Beauty).

La famiglia Fisher è ormai entrata nell’immaginario collettivo degli amanti dei telefilm di qualità. Dopo la morte del capofamiglia Nathaniel, titolare di un’impresa di pompe funebri, tocca ai suoi figli maggiori Nate (Peter Krause, ora in Dirty Sexy Money), e David (Michael C. Hall, che da venerdì sarà su Italia 1 anche in Dexter) portare avanti l’attività. Poco aiuto verrà loro dalla sorella minore Claire (Lauren Ambrose), artista scapestrata, e dalla madre Ruth (la straordinaria Frances Conroy), decisa a rifarsi una vita, mentre il messicano Federico Diaz (Freddy Rodriguez), artista della preparazione cadaverica, aspirerà a diventare loro socio in affari.

Ogni episodio inizia con la morte di una o più persone, perlopiù in modi imbarazzanti o inusuali. Insieme ai loro cadaveri entriamo così dai Fisher, con le loro ansie, i loro terrori, i loro amori sempre al limite, le loro incomprensioni, i loro litigi, le loro mancanze. Molti li hanno paragonati addirittura alla famiglia Addams, ma il paragone non sussiste: qui non si ride, qui la riflessione è d’obbligo alla fine di ogni singolo episodio. La società moderna è descritta in modo impietoso e sfrontato, l’ipocrisia è uno dei temi dominanti e il perbenismo non fa parte del loro pianeta. Colpisce spesso allo stomaco, Six Feet Under, come nel bellissimo, emozionante episodio finale della quinta stagione, che chiude la serie: un capolavoro, da applausi e standing ovation.

Voto a tutta la serie: 9

Voto all’episodio finale: 10 e lode

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Dopo il flop in prime time di “The Tudors”, Canale 5 riprova la via della serialità americana estiva con un prodotto sicuramente più accattivante e destinato al grande pubblico: Dirty Sexy Money. Passata negli scorsi mesi su Sky e in procinto di fare il suo debutto domani sera alle 21.10 sulla rete ammiraglia Mediaset, Dirty Sexy Money è stata una delle novità della scorsa stagione statunitense e, dopo una brusca interruzione lo scorso dicembre per il solito sciopero degli sceneggiatori, la rete ABC ha deciso di non riprendere la produzione per la primavera e di rimandare il tutto ad una seconda stagione, che prenderà il via il prossimo 1° ottobre ricominciando esattamente da dove si era interrotta.

Definita sia da Entertainment Weekly che da Variety come una delle più riuscite novità televisive, la serie è stata da più parti definita una specie di moderna “Dallas”, ovviamente aggiornata e corretta per i tempi che corrono. Ecco quindi un ritratto familiare dell’alta borghesia newyorkese alle prese con scandali, diatribe, lotte di potere e di politica, il tutto mentre il povero e idealista avvocato di famiglia Nick George (Peter Krause, Six Feet Under) cerca, contro la sua volontà, di tenere insieme i pezzi come legale di famiglia.

Andiamola a conoscere quindi, la famiglia Darling: c’è il capofamiglia, Tripp (Donald Sutherland), affabile e apparentemente genuino; la moglie Letitia (Jill Clayburgh), annoiata e un po’ troppo materna. E ovviamente i figli: il primogenito Patrick, in procinto di diventare senatore ma con un transessuale nel suo armadio, la viziata Karen, specialista in divorzi, il reverendo protestante Brian, padre di famiglia con un figlio illegittimo che cerca di tenere nascosto, e gli ultimi arrivati, i gemelli Juliet e Jeremy, scapestrati, scansafatiche e buoni solo a spendere le immense ricchezze di famiglia in feste e vizi.

Nick, che da sempre aveva voluto mantenere le distanze dalla famiglia per il quale il padre lavorava, si troverà suo malgrado a diventare avvocato e consigliere dei Darling dopo la sospetta morte del suo genitore in un incidente d’aereo: per far luce sull’accaduto, la sua unica speranza sarà accedere alle loro conoscenze e al loro potere.

Gli intrighi, gli eccessi, le sfarzose ambientazioni e una sottile ed intelligente ironia, hanno portato la critica americana a definire la serie un esilarante e riuscitissimo mix tra la classica saga familiare alla “Dynasty” e il sofisticato racconto di un gruppo disfunzionale sullo stile “Arrested Development”. E ce n’è per tutti i gusti: le donne potranno apprezzare i colpi di scena e i misteri che ricordano “Desperate Housewives”, mentre i più giovani si appassioneranno alle vicende dei ricchi e pazzoidi gemelli rimembrando “O.C.” Creata da Craig Wright (autore di vari episodi di “Brothers & Sisters”, “Six Feet Under” e “Lost”) e con l’apporto da produttore esecutivo di Bryan Singer (il regista di X-Men, Superman Returns e I soliti sospetti), Dirty Sexy Money potrà essere un godibilissimo passatempo per i vostri martedì estivi (ascolti permettendo…)

Voto alla prima stagione: 7½

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Esistono serie televisive che in Italia vengono considerate non fruibili dal vasto pubblico, e quindi lasciate nei magazzini virtuali delle reti o relegate ad orari impossibili con trattamenti improponibili. Una di queste è stata Arrested Development, una delle più geniali, corrosive e brillanti serie comedy degli ultimi anni.

Nata nel 2003 da una scommessa del network FOX (e quindi, badate bene, non una tv via cavo, quelle nelle quali solitamente avviene la sperimentazione negli USA… qui parliamo di una rete che trasmette prodotti di consumo tipo “House” e “Prison Break”…), Arrested Development è stata creata da Mitchell Hurwitz e prodotta da gente tipo Brian Grazer (dietro anche a “24″ e a film come Il codice Da Vinci e American Gangster) e Ron Howard.

Il telefilm è incentrato sulla famiglia Bluth, un gruppo di personaggi “leggermente” sopra le righe. Il capofamiglia, George Senior, è un imprenditore edile che finisce improvvisamente in galera per i suoi affari poco leciti e lascia ai suoi familiari una ditta in piena crisi. Il figlio Michael (Jason Bateman), l’unico con la testa sulle spalle, seppur deluso dal non essere stato promosso direttore dell’azienda, decide comunque di prendere in mano la situazione. Purtroppo però, anziché essere aiutato, viene solamente ostacolato dagli altri membri del gruppo. C’è la madre Lucille, in ansia per le ricchezze che potrebbe perdere; il fratello Oscar, illusionista incapace; la sorella Lizzy, eterna nullafacente, ben coadiuvata dal marito Tobias ex psichiatra dalla sessualità instabile deciso a diventare un attore con tremendi risultati; Buster, altro figlio di George Senior e Lucille, un po’ ritardato e bisognoso di affetto. E poi i più giovani: il figlio di Michael, che porta il simpatico nome di George Michael, segretamente innamorato della cuginetta, figlia di Lizzy e Tobias.

Con una voce narrante che negli Stati Uniti è proprio quello dell’ex Richie Cunningham Ron Howard, e con guest stars del calibro di Liza Minnelli, Henry “Fonzie” Winkler, Ben Stiller, Charlize Theron, Zach Braff, ecc., Arrested Development, le cui prime due stagioni sono state mandate in onda da Italia 1 a tarda notte con il titolo di Ti presento i miei, si è concluso con la terza serie, nel 2005, ancora inedita da noi. Una comicità mai scontata, basata sui tic e le manie dei singoli protagonisti, su situazioni esilaranti ma mai forzate o troppo inverosimili, su una sceneggiatura straordinaria che episodio dopo episodio non ha mai finito di stupire. Vincitore dell’Emmy Award come miglior serie comica nel 2004 e di un Golden Globe l’anno successivo per l’interpretazione di Jason Bateman, Arrested Development è ora finalmente in DVD con le prime due, imperdibili stagioni. Aspettando la terza che chissà quando mai arriverà…

Voto alle prime due stagioni: 10

Segue un montaggio-tributo con i più divertenti momenti della serie.

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Josh Schwartz colpisce ancora. Il 32enne autore televisivo americano, dopo aver infastidito le platee di mezzo mondo col gli interminabili e collosi polpettoni di The O.C., giustamente conclusosi nell’indifferenza più totale, ha creato una nuova, patetica serie per il canale americano The CW: Gossip Girl, che dopo l’anteprima sul digitale terrestre arriverà su Italia 1 a settembre. L’idea geniale sfornata dal buon Josh? Far raccontare le vite di un gruppo di giovani ragazzi dell’Upper East Side di Manhattan ad una fantomatica voce fuori campo che altri non sarebbe che una segreta blogger spettegolatrice che sa tutto di tutti. Capirai…

Tutto parte dal ritorno in città della giovane e bionda Serena Van Der Woodsen (sic!), assentatasi per misteriosi motivi un anno prima. La sua ex migliore amica Blair Waldorf cercherà di scoprire di più riguardo alla sua misteriosa sparizione, ma dovrà fare i conti con alcune scoperte che riguardano anche il suo eterno fidanzato Nate Archibald. A sparigliare le carte in tavola, il ricchissimo e fastidiosamente dandy migliore amico di Nate, Chuck Bass, la cui vita è basata solo sul passaggio da una donna all’altra notte dopo notte e sulle cattiverie da infliggere ai più deboli. Sola e isolata, Serena troverà un appoggio in Dan Humphrey, segretamente innamorato di lei da molti anni ma condannato ad essere un outsider per la sua famiglia non proprio “nobile”, formata da un padre ex rock star senza il becco di un quattrino e da una sorella quattrodicenne in cerca di popolarità.

Un tripudio di personaggi imbecilli, fastidiosi, finti e antipatici al confronto con i quali l’ameba Ryan Atwood di The O.C. assurge a figura shakesperiana. Una trama le cui uniche emozioni dovrebbero arrivare da dialoghi del tipo “Io una volta ero tua amica, ma adesso non lo sono più… Ma forse potremmo ancora esserlo!” e la cui pochezza fa rimpiangere le almeno godibili e più realistiche storie di Beverly Hills. Un teen drama lontano dalla realtà, che vorrebbe rendere partecipi noi abitanti di un mondo sempre più allo scatafascio delle agiate e inutili vite di una decina di tremendi e noiosi personaggi. C’è da scommettere che le ragazzine impazziranno per le fiabesche storie d’amore che il teen drama in questione presenta, immaginandosi anche loro, un giorno, al posto dei loro idoli televisivi.

Non smetterò mai di ripeterlo: nulla di male ad affezionarsi ad un teen drama, se è un prodotto intelligente e appassionante (come per esempio One Tree Hill, giunto non a caso alla sesta stagione!). Ma appassionarsi ad un tale disastro, è masochistico.

Unico punto a favore di Gossip Girl, una riuscitissima campagna promozionale. Ve ne parlo dopo il saltino.

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Parte finalmente stasera la prima visione in chiaro su Canale 5 del telefilm americano The Tudors, della rete via cavo Showtime. Una prima stagione da 10 episodi che è soprattutto un esperimento per una rete restìa a trasmettere serie americane in prime time (unica eccezione: “House”, ma solo dopo il grande successo su Italia1). Di The Tudors vi parlai lo scorso gennaio in anteprima…

Acclamata come una della più belle serie della scorsa stagione televisiva americana, e scritta da Michael Hirst (già dietro al dittico cinematografico su Elizabeth), The Tudors racconta, con un riuscito mix di politica, scandali, religione e sesso, del regno di Enrico VIII d’Inghilterra, o meglio, nella prima stagione, di ciò che accade più o meno tra il 1520 e il 1530. Una decina d’anni in cui Enrico (interpretato da Jonathan Rhys-Meyers) appoggiato dal suo subdolo Cancelliere, il cardinale Wolsey (Sam Neill, quanto tempo è passato da Jurassic Park…) tenta di stabilire il suo primato in Europa osteggiando o favorendo, a seconda delle necessità, i sovrani di Francia e Spagna, l’Imperatore o il Papa. Intanto a corte gli scandali si susseguono (in molti hanno gridato alla soap opera, ma qui lo spessore è ben altro): Enrico, sposato a Caterina d’Aragona (Marie Doyle Kennedy), è un incallito seduttore, almeno fino a quando conoscerà Anna Bolena (Natalie Dormer), per cui lotterà contro tutto e tutti (Papa compreso) finendo per incoronarla nuova regina di Inghilterra (sulla storia delle sorelle Bolena abbiamo anche visto, al cinema, L’altra donna del re, con Natalie Portman, Scarlett Johansson ed Eric Bana nei panni di Enrico).

holbeinMalgrado gli errorini storici di cui sono venuto a conoscenza, e soprattutto passando sopra al fatto che Enrico VIII fosse tutt’altro che il giovane fustacchione che vediamo sullo schermo (il ritratto di Holbein sulla sinistra è lì a ricordarcelo), The Tudors è una serie tecnicamente ineccepibile, che riesce a mantenere alto l’interesse anche di chi la storia antica la mastica poco (anche se bisogna pur sempre tenere a mente, che, per forza di cose, gli eventi di mesi o anni sono spesso racchiusi nel brevissimo arco di 1 o 2 episodi…) Il cast poi è qualcosa di eccezionale: Sam Neill è perfidamente perfetto nelle vesti del Cardinale doppiogiochista, e Jeremy Northam nei panni di Tommaso Moro si conferma ottimo interprete. Le donne sono tutte ad altissimi livelli, mentre Jonathan Rhys-Meyers, pur impegnandosi moltissimo, non riesce ancora a convincere appieno.

Candidato a due Golden Globe (Miglior serie drammatica e Miglior attore drammatico, Rhys Meyers), The Tudors ha già avuto questa primavera una seconda stagione, salutata dal pubblico con un successo al di là di ogni aspettativa, così che la terza sta già per essere girata.

Nella patria del Moige, questa serie non avrà vita facile nel prime time di una rete generalista: le scene esplicite sono molte, e spero vivamente di non venire a sentire di tagli (un paio d’anni fa la messa in onda estiva del telefilm Invasion fu dilaniata da intere scene mancanti… uno scandalo).

Qui gli opening credits del telefilm.


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