agosto 16th, 2010Anteprima: GIUSTIZIA PRIVATA

Law Abiding Citizen (Usa, 2009) di F. Gary Gray, con Gerald Butler, Jamie Foxx, Colm Meaney, Bruce McGill, Leslie Bibb, Michael Irby, Gregory Itzin, Regina Hall

Il voto di Paolino è… 5½

Prologo: Clyde (Gerald Butler) sta serenamente passando una tranquilla serata casalinga quando due criminali irrompono nella sua abitazione ed uccidono la moglie e la figlioletta. Qualche tempo dopo l’uomo assiste impotente alla decisione dell’avvocato Nick Rice (Jamie Foxx) di chiedere in tribunale la massima pena soltanto per uno dei due colpevoli, e di patteggiarne invece una più lieve per il secondo in cambio di una confessione. Il risultato è quindi una condanna a morte per il più violento dei due, e solo tre anni di carcere per il collaboratore. A Clyde però, che scopriremo essere molto più che un “semplice onesto cittadino”, questo modo di fare giustizia non piace affatto: dieci anni dopo, proprio il giorno dell’esecuzione capitale dell’uomo che lo ha privato della famiglia, inizierà la sua vendetta.

Di fronte a Giustizia privata si corre il rischio di rimanere spiazzati. La critica si è nettamente spaccata: da una parte chi esalta la componente thriller del film, le performance notevoli degli attori sia principali che secondari (gli ottimi caratteristi Colm Meaney e Bruce McGill), la regia coinvolgente che sa creare più di un buon momento di tensione e di suspance (targata F. Gary Gray, di nuovo sugli schermi quattro anni dopo Be Cool); dall’altra chi non può accettare la totale mancanza di plausibilità del racconto, le inutili scene ad effetto (quella dell’orologio nell’ufficio del procuratore), la violenza gratuita, l’insensata brutalità di alcuni momenti e l’inaccettabile soluzione finale adottata per rivelare il mistero. Tutto vero, tutto sacrosanto. Giustizia privata parte malissimo, in maniera molto confusa: del prologo si capisce molto poco, e in generale i primi dieci minuti deragliano pericolosamente (complice anche un insensato e pesantissimo make-up sul volto di Gerald Butler per farlo sembrare sofferente). Quando poi la vera trama prende inizio (e Butler sembra essere ringiovanito anzichè di dieci anni più vecchio) ci si gode quasi una buona oretta di mystery/spy/legal/thriller, che attinge a piene mani dal Silenzio degli innocenti per quanto concerne i colloqui in carcere tra Foxx e Butler e che quasi riesce a non far notare i pesantissimi buchi di sceneggiatura: non pensiate infatti di riuscire a capire qualcosa del passato di Clyde, accennato e buttato lì, o del motivo – che esiste ma viene lasciato in sospeso – per cui i due malviventi avessero fatto irruzione proprio a casa sua quella notte.

Dove però il film diventa inaccettabile è nel finale, per vari motivi difficili da spiegare senza cadere nello spoiler: innanzitutto è quantomeno inverosimile la soluzione adottata per spiegare come Clyde riuscisse, pur rinchiuso in carcere, ad assassinare decine di persone all’esterno. E alla fine, una mente così brillante, ingegnosa e geniale come quella che ha dimostrato di possedere, riesce a inciampare in un’inezia prevedibile e scontata che anche il più ingenuo dei “criminali” avrebbe saputo fiutare. Insomma, Giustizia privata riesce ad essere efficace e stupido allo stesso tempo, ma ciò che prevale durante i titoli di coda è soprattutto un forte senso di rabbia.

In anteprima nazionale martedì 17 agosto, e in tutte le sale da mercoledì 25. Segue il trailer.

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Una notte d’estate feci un sogno. Hollywood realizzava un blockbuster con protagonisti dei cazzuti arzilli vecchietti e lo intitolava “Pensionati molto pericolosi”. E questo film incassava lira di dio.

Qualche giorno fa mi sono svegliato. E ho scoperto che Hollywood mi ha fatto un regalo. Questo film ora esiste. E no, non sto parlando di The Expendables. Sto parlando di RED (appunto Retired Extremely Dangerous) che ad ottobre farà il suo sbarco nelle sale americane. E spero faccia il botto. E se lo spero, vuol dire che non succederà.

Chi sono i vecchietti in questione? Bruce Willis, John Malkovich, Helen Mirren, Morgan Freeman, Brian Cox, Richard Dreyfuss e Ernest Borgnine. Età media = 67 anni. Tocca invece a un giovanotto (Karl Urban) dare loro la caccia. Nel cast anche Mary-Louise Parker (Weeds) e Julian McMahon (Nip/Tuck). Dirige, e questo mi fa piangere il cuore, il Robert Schwentke di Un amore all’improvviso (sic) e Flightplan.

Ecco due trailer. Da vedere in rigoroso ordine. Solo poi potremo parlare del modo in cui Bruce scende dall’auto nel secondo.

Sono tante, troppe le squisitezze che ogni giorno abbondano tra le chiavi di ricerca attraverso le quali gioiosi internauti finiscono su questo povero blog. Per non delegittimarne nessuna, ho deciso di raggrupparle in gruppi tematici. Partiamo oggi dalla categoria: CINEMA, UN PASSATEMPO (UN PO’ TROPPO) PER TUTTI.

Segnalo come prima quella che più curiosità può destare, se non altro per l’ardito accostamento semantico:

batman il cavaliere oscuro(maurizia paradiso)

evidentemente una versione hard-core del capolavoro di Nolan della quale non avevo notizia fino ad ora ma che non esiteremo a cercare con ogni mezzo possibile. Un tizio invece esige dalla rete

foto jude law ultimo dei mohicani

che molto difficilmente troverà, mentre un vero e proprio genio cerca informazioni su

film the hair loacker film trama

ovvero una pellicola nella quale i nanetti delle pubblicità dei loacker devono fare i conti con delle chiome guerrafondaie ed esplosive. Ma il film della Bigelow fa anche scaldare gli animi, ed ecco una polemica:

hurt locker scandaloso ma chi decide gli oscar??

mentre qualcun altro preferisce googlare

commenti film paranoid activity.

C’è chi invece compie ricerche su una categoria ben precisa di gustosità cinematografiche:

i film da spalare

per la quale però ci sfugge il senso… Molto più precisa, ed evidentemente riguardante il sottoscritto, è questa richiesta della quale non riesco a venire a capo:

gli occhialetti 4d di paolino’s life con il suo sex movie in 4d.

Qualcuno me la spieghi. Ma la vincitrice di categoria è senz’altro quest’ultima, una domanda più che legittima per la quale attendo con ansia una risposta:

parola utilizzata da jacob nel film twilight eclipse per dire a bella di accoppiarsi

Forse rabarbaro. O glicemia. Si attendono soluzioni!

Qualche tempo fa in auto mi imbattei in una di quelle stazioni radiofoniche dirette ad un pubblico particolarmente vetusto. Quelle che trasmettono liscio 25 ore al giorno, con dediche stile “Regalo al mio nipotino di un anno e mezzo Finchè la barca va di Orietta Berti che gli piace tanto” o telefonate in diretta per parlare dei problemi dei nostri giorni, come il miglior modo di nascondere il catetere in balera o le tecniche più efficaci per un rapporto orale con dentiera.

Non sapevo però che queste frequenze potessero diventare anche vere e proprie agenzie matrimoniali aperte a tutti. Ma proprio a tutti. Eccovene un assaggio. Tra tutto quello che sentirete, ciò che mi ha spaventato di più è stata la parola “eventuali”. E il “no perditempo” è geniale: visto che non gliene resta ancora molto…

Easter egg finale! Qui in link della clip audio.

agosto 12th, 2010MATRIMONIO IN FAMIGLIA

Our Family Wedding (Usa, 2010) di Rick Famuyiwa, con Forest Whitaker, America Ferrera, Carlos Mencia, Lance Gross, Regina King

Il voto di Paolino è… 4

Lucia (America Ferrera) è messicana. Marcos (Lance Gross) è afroamericano. I due si conoscono al college, dove entrambi studiano lontani dalle rispettive famiglie. O meglio, Lucia una famiglia ce l’ha davvero e piuttosto chiassosa, mentre Carlos è stato cresciuto solamente da suo padre Brad (Forest Whitaker), un conduttore radiofonico che pare non avere mai avuto una relazione seria in vita sua. Quando i due giovanotti decidono di rivelare ai rispettivi genitori, ignari persino che i loro figli abbiano una relazione, il loro amore “interraziale” e la loro decisione di sposarsi nonché di andare a fare insieme del volontariato nel Laos, succederà un prevedibile finimondo.

Non sarebbe neppure il caso di soffermarsi più di tanto su questa mediocre commediola statunitense dalla trama risaputa per quanto abusata, se non fosse per il moto di rabbia che lo spettatore (o almeno quello cinefilo) prova nel vedere Forest Whitaker costretto in un ruolo a dir poco penoso. Sarà che spesso chi viene premiato con l’Oscar ha poi difficoltà a rimettersi in carreggiata (e il mio pensiero passa da Adrien Brody a Jamie Foxx, da Halle Berry a Julia Roberts), ma anche per Whitaker, che l’ha vinto meritatamente con L’ultimo re di Scozia, pare sia arrivato il momento di scendere a compromessi. L’ennesima variazione sul tema “Indovina chi viene a cena” finisce così per alternare riflessioni che sarebbero potute essere decisamente meglio scritte (il ruolo della madre di Lucia non è banale ma appena potrebbe dare qualcosa viene relegato in secondo piano) a momenti decisamente di lega più bassa – protagonisti un caprone e del Viagra – che fanno rimpiangere, ebbene sì, alcuni cinepanettoni targati DeSica/Boldi.

L’unica idea curiosa, e che strappa mezza risata, riguarda una scena in cui vengono “immaginate” le possibili disposizioni dei tavoli al ricevimento: un momento felice in un mare di cliché e di scarsità autoriale (sceneggiatura scritta a sei mani) che annoia e affligge. Per chi non l’avesse riconosciuta, senza sopracciglie spesse e apparecchio ai denti, la protagonista sudamericana del film non è altri che America “Ugly Betty” Ferrera, che almeno qualche flebile ricordo di cosa voglia dire “recitare” pare averlo ancora intatto.

Segue il trailer.

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agosto 11th, 2010COMING SOON

Coming Soon (Thailandia, 2008) di Sopon Sukdapisit, con Chantavit Dhanasevi, Vorakan Rojchanawat

Il voto di Paolino è… 6-

Shane e Yod lavorano come proiezionisti in una multisala thailandese. Venuto in possesso in anteprima della copia di un film horror di prossima uscita, Shane decide di piratarlo per venderlo poi al mercato nero. Di notte quindi, quando il cinema è chiuso, si chiude in una sala con una videocamera e si proietta il film. La pagherà cara… Il giorno dopo il suo collega Shane scoprirà la terribile verità: la protagonista del film piratato, una vecchia strega che nella scena clou viene impiccata, “esce dallo schermo” per uccidere tutti quelli che, al cinema, assistono alla sua morte.

Cinema thailandese ragazzi, ebbene sì. Che uno dice “Ma che in Thailandia fanno pure i film?”… Azzo se li fanno! E pure tanti! E horror? Hai voglia! La sconosciuta Wave Distribution ora si metterà a distribuirne in Italia qualche manciata (il prossimo già questo weekend, il terzo a settembre) che ovviamente non vedrà nessuno. Se poi come questo lo buttano fuori il 6 di agosto… Comunque, Coming Soon è uno di quei film che possono appassionare, forse, solo i veri animali da cinefilia. Anche solo per il fatto di essere ambientato in un cinema, fuori e dentro le sale, di mostrare le macchine di proiezione in funzione e di sentire certi discorsi fatti nel “dietro le quinte”. Riporta un po’ alla mente il “film nel film” di Scream 2, e non a caso: anche la saga di Wes Craven ha sempre fatto felici più i cinefili accaniti che il pubblico “medio”. Qui molti spaventi sono assicurati, e vedere il film in una sala cinematografica, magari vuota, aumenta ancor di più l’immedesimazione dandoti quasi la sensazione di avere l’impiccata seduta sul sedile accanto al tuo. Dal punto di vista della scrittura Coming Soon è molto superficiale, mostra molta molte scene ad effetto ma non le spiega e appaiono così del tutto gratuite, seppur, appunto, efficaci. Ciò che colpisce del film è la ricostruzione scenica, l’utilizzo degli spazi e del suono: niente di geniale ma tutto estremamente accurato ed accorto.

A risollevare gli animi a quelli convinti di aver già visto tutto il vedibile, a metà film arriva un colpo di scena, col senno di poi prevedibilissimo ma ben piazzato, che ribalta le carte in tavola e ridà slancio alla storia verso un finale che utilizza tutte le canonicità del genere (anche sogni e visioni, ma senza abusarne) con intelligenza. Peccato appunto per la superficialità dei dialoghi. Ma il film è godibile e si potrebbe tranquillamente prestare al consueto remake americano.

E poi, voi lo sapevate che i thailandesi seguono il campionato italiano? Il protagonista, nel film, per guadagnarsi qualche spicciolo, scommette sulle vittorie di Milan, Cagliari e Palermo! Valli a capire… Capisco molto bene invece quelli della Wave Distribution che non hanno una lira da spendere per la promozione dei film: ma il doppiaggio, dato in pasto probabilmente ad uno di quei laboratori che doppiano le soap-opera brasiliane per Italia7Gold, è da voltastomaco. Ne avrete un assaggio nel trailer, dopo il salto.

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Signore e signori, amici e amice del trash (l’errore è voluto, non rompete), inchinatevi al capolavoro. Si intitola “Grazie Padre Pio”, è datato 2001 e nasce sotto l’ala protettrice di due volti ben noti agli internauti di Paolino’s Life: Gigione e Jò Donatello! (link se ve li foste scordati)

Un film essenziale, basilare, che non può mancare nelle peggiori videoteche di Kabul, diretto dal maestro Amedeo Gianfrotta, già ben noto alla questura di Napoli. La trama è di quelle strazianti: Gigione, come il film inizia, se ne va. Perchè lui c’ha da fare la turnè. E Donatello sta a casa da solo! Il povero figliolo… c’avrà 47 anni buoni ma sta ancora all’università e deve cominciare ad essere indipendente. Sconsolato, per strada incontra un vecchio amico sgorbio che si accompagna a due baldracche: una è la sua fidanzata, l’altra invece si chiama Sara (la notate per il trucco leggero sul viso) e con Jò è amore a prima alitata. Papponi e mignotte vanno a pranzo a Posillipo, e durante il tragitto Sara si accorge che Donatello sa guidare. E non da dilettante! Così alla pulzella balza in mente, a cazzo, di organizzare una corsa clandestina! Notare che già qua il film si fa drammatico.

Ma Donatello, oltre a guidare, sa pure cantare (“E’ figlio di QUEL padre”, afferma l’altra sgallettata): ecco quindi che usciti dal ristorante parte la prima canzone, a squarciapalle sugli scogli! Ed è già amore, dopo solo ‘na capasanta. Ma qui, il colpo di genio: finita la canzone, la ragazza è restia a concedersi. E la motivazione è di quelle che ti segnano per sempre: lui le chiede se è per caso triste, e lei risponde “No, è che penso a tutta quella gggente che soffre e combatte quotidianamente per la libbbertà”. Tiè. E che je voi dì? E come  usciranno i due secondo voi dall’empasse? Questo dovete scoprirlo da soli… hahaha so’ crudele!

Ma ora nella storia irrompe Don Franco. E nulla sarà più come prima. L’organizzazione per la corsa clandestina prende il via, tra nuove melodrammatiche canzoni ed estenuanti vedute del golfo di Napoli. Ma voi tutti vi starete chiedendo: ma in sto film si scopa? Si scopa, si scopa… La bella e bagnata Sara viene soddisfatta. Ma Donatello si mette irreparabilmente nei guai, e Gigione è costretto ad interrompere la tourneè nelle peggiori baracche sul Mincio e tornare a casa per scongiurare la catastrofe. Ha luogo ora la scena madre del film: ve lo ricordate lo storico incontro DeNiro/Pacino in Heat? Qui viene messo in ombra tragicamente: il colloquio tra Gigione e Don Franco raggiunge vette di tensione insostenibili, e fonti attendibili dicono che Christopher Nolan ci si sia ispirato per lo scontro in carcere tra Batman e il Joker nel Cavaliere oscuro. E poi altri magici colpi di scena: Sara il puttanone se la fa con Don Franco! E se ne va dalla città per stare con la “gggente che combatte per la libbbertà”! Ma solo dopo una serie di ingroppamenti tripli carpiati sulla spiaggia e amoreggiamenti vari.

Ma in tutto questo, Padre Pio che c’entra? C’entra perchè Gigione, per tentare di recuperare l’anima di Donatello, va in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo per chiedere una grazia al santo con lo scolapasta nelle mani. Meravigliosa la scena di circa un quarto d’ora che mostra la manovra del pullman carico di fedeli che esce da vicolo in cui era parcheggiato, con conseguente rosario recitato in viaggio. E Padre Pio, secondo voi, lo farà il miracolo? A voi la scelta: scopritelo da soli…

Vi chiedo lo sforzo di guardarlo tutto, dura meno di 40 minuti. Se proprio la vostra vita non può permettersi uno spreco di tempo così elevato, a questo link trovate un breve video con gli highlights.




agosto 8th, 2010Anteprima: SPLICE

Splice (Canada/Francia/Usa, 2010) di Vincenzo Natali, con Adrien Brody, Sarah Polley, Delphine Chanéac, Brandon McGibbon, Simona Maicanescu, David Hewlett

Il voto di Paolino è… 6½

Coppia nel lavoro e nella vita, Elsa (Sarah Polley) e Clive (Adrien Brody) lavorano assiduamente per creare  una nuova specie animale, un ibrido, dal quale poter estrapolare proteine da utilizzare per la cura delle malattie genetiche negli uomini. Entrambi sarebbero anche pronti a fare il passo successivo, ovvero ad utilizzare del DNA umano, ma la società per cui lavorano glielo vieta. In segreto però i due vanno avanti per la loro strada, e danno vita ad un essere che racchiude in sé alcune tra le più incredibili capacità della natura.

Ibrida è la creatura protagonista del film, quanto ibrido è il film stesso. Splice di Vincenzo Natali vorrebbe mescolare l’horror con la genetica, rimanendo però anche nei binari di un discorso più ampio sull’uomo e  sulla natura. E ci riesce a fasi alterne. Parte bene (anche se con dei titoli di testa animati piuttosto confusionari) e ci immerge nelle vite e nel lavoro dei due protagonisti. Le due creature inizialmente da loro create, delle masse gelatinose ambulanti che chiamano con simpatia Ginger e Fred, provocano nello spettatore un fascino repulsivo piuttosto efficace, e alcuni momenti, come quello dell’imprinting tra i due “mostriciattoli”, creano suspense tangibile. Ed in effetti sono molte le scene  particolarmente riuscite: penso ad esempio ad un’altra con protagonisti Ginger e Fred di fronte ad un pubblico esterrefatto durante una convention, che però va a finire decisamente peggio della prima, oppure ad un’altra in cui Elsa e Clive sono sul tetto della loro casa di campagna tentando di inseguire Dren (chiamano così l’essere nato dal loro esperimento con DNA umano) e si trovano di fronte ad una sorpresa niente male. La storia compie anche delle scelte piuttosto ardite: c’è molto sesso, persino un mezzo incesto, e alcune scelte riguardanti la Dren “adulta” (quando questa è interpretata  dall’attrice Delphine Chanéac e non è più una creatura solo digitale), che portano i suoi due “genitori” a trattarla più come una figlia che come un animale, sono abbastanza discutibili e contribuiscono quindi a rendere più partecipe il pubblico agli eventi narrati.

Natali dimostra quindi, pur con i pochi mezzi a disposizione, di saper creare più di una scena ad effetto. Dove però il film fallisce è nella sceneggiatura: i cambi di posizione che i due scienziati continuano a cambiare drasticamente durante il film nei confronti di Dren sono piuttosto imbarazzanti ed inspiegabili. E i due attori protagonisti non fanno nulla per dare credibilità ai loro personaggi: Brody, che la costumista decide di vestire da “giovanotto” con risultati pietosi,  conferma la sua parabola ascendente, e una forte delusione arriva anche da Sarah Polley, incapace di dare sfumature ad un personaggio che avrebbe meritato ben altro trattamento.

In anteprima nazionale nei multiplex martedì 10 agosto e in tutte le sale da venerdì 13.

The Messenger (Usa, 2009) di Oren Moverman, con Ben Foster, Woody Harrelson, Samantha Morton, Jena Malone, Steve Buscemi

Il voto di Paolino è… 7½

Data di uscita italiana: 16 aprile 2010
Sale: 35
Incasso totale: fatti due conti? 70.000 euro… spero un po’ di più…

Il giovane sergente Will Montgomery (Ben Foster) è da poco rientrato in patria dopo aver prestato servizio con onore in Iraq, dove ha riportato alcune ferite ad una gamba e agli occhi in seguito ad un’esplosione. Per i pochi mesi che lo separano dal congedo, e non potendo più tornare in azione per le sue condizioni fisiche, viene assegnato al reparto “notifica caduti” assieme al capitano Tony Stone (Woody Harrelson). I due hanno il compito di comunicare la morte dei soldati alle rispettive famiglie. Will, la cui anima è fragile e ancora segnata dalle brutte esperienze – e dai lutti – a cui è andato incontro nella sua vita militare e non, dovrà faticare parecchio per non oltrepassare la linea che, come soldato, è dovuto a non valicare davanti al dolore dei parenti delle vittime. Con la giovane madre neo-vedova Olivia (Samantha Morton) però le cose andranno diversamente.

Sì, un altro film che sostanzialmente demonizza la guerra in Iraq. Sì, un altro film che mostra e attacca il marcio nell’esercito, dal reclutamento dei giovani più disperati nei centri commerciali ai soldati che, una volta rientrati nelle rispettive case, non sono più gli stessi di un tempo. Ma The Messenger è senz’altro uno dei più meritevoli di tutto il filone. Sceneggiatura e regia vanno a braccetto e costruiscono passo dopo passo una successione di dolorosi e martorianti episodi all’inizio impersonali ma piano piano sempre più coinvolgenti. I primi 40 minuti del film sono semplicemente perfetti e tesissimi: ogni parola, ogni inquadratura, ogni espressione sul volto degli attori è sensazionale, e il film non lascia respiro. Il regista Oren Moverman, al debutto dietro la macchina da presa, sceglie due stili di regia contrapposti da alternare durante il film: camera a mano stile “reality” in perenne movimento quando i due protagonisti si recano nelle case dei soldati defunti per comunicare la notizia, stratagemma che rende molto più coinvolgente l’annuncio e trasforma il pubblico in una sorta di terzo “messaggero”, stile invece più tradizionale a macchina ferma quando Will e Tony vivono le proprie vite cercando di staccarsi dalle urla, dai pianti, dagli sputi e dalle offese che sono stati rivolti loro durante la giornata lavorativa. Uno stacco così netto da risultare forse anche troppo forzato, ma potremo etichettare questo difetto come uno dei classici scivoloni da opera prima. Tra l’altro Moverman ci regala anche uno dei più belli e sentiti piani-sequenza del cinema degli ultimi anni: un dialogo tra Will e Olivia nella cucina di lei che dura più di 8 minuti senza stacchi, e che sottolinea anche la straordinaria bravura dei due interpreti. Un dialogo importante, durante il quale lui tenta anche di approcciarsi in maniera fisica – atto che nello spettatore provoca subito una sorta di repulsione, visto che lei ha pur sempre perso il marito da pochi giorni – ma durante il quale si troverà a scontrarsi con una donna dal carattere reso tortuoso da un marito eroe all’estero ma meno in patria.

Candidato a due premi Oscar (per il non protagonista Woody Harrelson, un gigantesco talento troppo spesso sottovalutato pensando ai suoi soli ruoli comici, e per la sceneggiatura scritta a quattro mani da Moverman e dal padovano di nascita Alessandro Camon), Oltre le regole è un film importante e da recuperare.

Segue il trailer.

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Non servono parole. La Asylum - casa di produzione americana specializzata in direct-to-dvd e in rifacimenti “alla bona” di tutti i blockbuster – ha colpito ancora e ha realizzato un film su cui, all’epoca del successo di James Cameron, molti ironizzavano. La trama, perchè c’è una trama, nel suo piccolo è perfetta: una nave da crociera di lusso (che dal trailer però vediamo essere ‘na mezza carretta), appunto la “Titanic 2″, riparte cento anni esatti dopo il disastro del 1912 per ripercorrere la stessa tratta allora bruscamente interrotta. Ovvio che anche questo viaggio andrà storto…

Il protagonista è Bruce Davison, nominato all’Oscar per Che mi dici di Willy? nel 1990 e visto in X-Men 2, Breach – L’infiltrato e in Lost. Ma anche in tanta merda. E il biondino mascellato che si vede spesso nel filmato, quello che parla col microfono all’inizio, è anche il regista e lo sceneggiatore del film. La Asylum fa tutto in casa.


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