marzo 2nd, 2011Anteprima: THE FIGHTER

The Fighter (Usa, 2010) di David O. Russell, con Mark Wahlberg, Christian Bale, Melissa Leo, Amy Adams, Jack McGee, Melissa McMeekin

Il voto di Paolino è… 7

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Dickie e Micky. Sembrano i nomi di un duo comico, e invece di comico nelle loro vite non c’è e non c’è mai stato nulla. Sono due fratelli, vivono nella sgangherata periferia di Lowell, nel Massachusetts, con la loro madre e una sterminata tribù di sorelle impiccione. Il modo che hanno di rivalersi nei confronti di una vita che non è stata certo loro benevola è la boxe: Dickie (Christian Bale), il maggiore dei due, è stato una sorta di leggenda locale in passato, ma oggi (o meglio all’epoca in cui è ambientato il film, sul finire degli anni ’90) è dipendete da crack e il suo corpo è deteriorato, ma malgrado ciò non esita a smettere di allenare il fratellino Micky (Mark Wahlberg), la cui carriera potrebbe ancora prendere il largo. Se non fosse che, per colpa di una madre-manager oppressiva (Melissa Leo) e di un fratello poco lucido, Micky viene mandato allo sbaraglio contro un pugile più grosso di lui e ne esce a pezzi. Da lì, grazie anche all’aiuto della sua nuova ragazza Charlene (Amy Adams), nasce in lui il desiderio di diventare più autonomo e di intraprendere un percorso che però metterà a dura prova il rapporto con i suoi affetti.

(Nella foto a sinistra, i veri Dickie e Micky con, al centro, il produttore del film)

E’ incredibile come ancora una volta molte delle storie più belle ed emozionanti raccontate recentemente dal cinema abbiano a che fare col mondo della boxe: prima Eastwood con Hilary Swank, poi Ron Howard con Russell Crowe seguito da Aronofsky con Mickey Rourke (sì, non era proprio pugilato, ma siamo da quelle parti…) e ora The Fighter, storia vera con più ombre che luci, diretta da David O. Russell (ma prodotta dallo stesso Aronofsky, che in un primo momento avrebbe dovuto anche dirigerla). Ma, come al solito, la boxe è solo una metafora, un viatico per parlare di ben altro: in questo caso dei rapporti di una famiglia borderline, con una madre amorevole fino all’asfissia ma incapace di vedere cosa realmente sia meglio per i proprio figli (il personaggio di Melissa Leo ha più di un punto in comune con la Jackie Weaver di Animal Kingdom, ed entrambe erano candidate nella stessa categoria agli Oscar). Per Micky è difficile e doloroso uscire dalla cerchia protettiva della sua ingombrante famiglia, ma ci riesce grazie alla spinta di un’altra donna, ancora più risoluta e combattiva di lui: Amy Adams si conferma in questo ruolo un talento a 360 gradi.

E se Mark Wahlberg offre al suo personaggio una dedizione più fisica che espressiva, gli occhi sono tutti puntati su Christian Bale, per cui la statuetta dorata durante la notte degli Oscar era praticamente pura formalità: il suo allucinato Dickie racchiude un’umanità e una potenza viscerale difficili da scordare. L’etichetta di “non protagonista” non deve distrarre, visto che in più di un’occasione Dickie si mangia tutti i suoi colleghi (e, a dircela tutta, il pubblico è più interessato alle sue vicende che a quelle del fratellino minore). L’Oscar ha premiato anche Melissa Leo, che offre un’interpretazione molto buona ma piuttosto convenzionale e senza particolari guizzi di originalità. Interessante infine lo stile scelto da David O. Russell (regista noto più per le sue sfuriate sul set che per i suoi film, di cui ricordiamo Three Kings e I Heart Huckabees): nelle scene di vita comune è sommesso e dai toni sporchi (non ho scritto banale, ma l’ho pensato), mentre gli incontri di boxe sono mostrati come se d’un tratto anziché davanti ad uno schermo cinematografico ci trovassimo davanti ad un normale televisore, con la classica sgranatura da tubo catodico e la telecronaca degli incontri in tempo reale. Solo qualche inquadratura di troppo ai nostri personaggi ci ricorda che siamo ancora al cinema.

In sala da venerdì 4 marzo. Segue il trailer.

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UPDATE: CON I VINCITORI E I MIEI COMMENTI! Beccàti 13 su 19, purtroppo risultati molto scontati (tranne il premio per la regia), quindi i miei tentativi di immaginare che qualcosa non sarebbe andato come previsto sono andati a vuoto.

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Come ogni anno non mi posso certo esimere dal fare la mia consueta figuraccia. Rieccomi quindi a pronosticare vincitori e sconfitti della Notte degli Oscar, che avrà luogo nella notte tra domenica e lunedì a Los Angeles, in una cerimonia che si preannuncia divertentissima ad opera degli spigliati James Franco ed Anne Hathaway. Vediamo quante ne azzeccherò (di solito pochissime, anche perché non ho neppure visto tutti i film nominati…)

Vince “Il discorso del re”, un film che è riuscito a mettere d’accordo tutti. — Miglior film: punto su Il discorso del re. Se fino a un paio di mesi fa The Social Network sembrava non avere rivali, i recenti premi di categoria hanno dimostrato le grandi potenzialità del suo antagonista. E anche il mio gusto personale va verso il film di Tom Hooper, la cui vittoria mi farebbe felice per il secondo anno consecutivo (dopo The Hurt Locker). Utopia?

La sorpresa della serata: il premio va a Tom Hooper per “Il discorso del re”. Francamente esagerato. — Miglior regia: è il premio più combattuto dell’anno e dal risultato più incerto. E’ raro che il film che vince il premio maggiore non si porti a casa anche la statuetta per il regista, che in questo caso, secondo logica, dovrebbe andare a Tom Hooper. Ma siccome metà dei votanti si chiederà “Ma da dove cazzo è saltato fuori ‘sto Hooper?” (giustamente), io punto su David Fincher. E sarebbe meritata: The Social Newtork non mi ha entusiasmato più di tanto, ma dal punto di vista tecnico/stilistico è ineccepibile.

Colin, che discorsi. — Miglior attore protagonista: Colin Firth non ha rivali.

Natalie, ovviamente. — Miglior attrice protagonista: Natalie Portman, stesso motivo di cui sopra.

Bale, come previsto. Banale, ma strameritato. — Miglior attore non protagonista: Christian Bale per The Fighter. E’ l’ipotesi più scontata ma anche la più realizzabile per premiare finalmente un interprete che si sta rovinando (il corpo) con le sue radicali trasformazioni fisiche film dopo film.

Vince Melissa Leo, come da previsione. Ma c’erano prove migliori della sua. Miglior attrice non protagonista: qui, chi fa i pronostici di mestiere, punta su Melissa Leo (The Fighter). Ma queste mie previsioni stanno diventando così banali e scontate da farmi pensare ad un’ipotesi alternativa: la Leo potrebbe pagare il prezzo per essere candidata in questa categoria con un’attrice del suo stesso film (Amy Adams), e se la Jackie Weaver di Animal Kingdom deve già gioire per la candidatura e i bambini (Hailee Steinfeld) hanno sempre poche chance, allora non mi resta che dire Helena Bonham Carter, che si appaierebbe a Colin Firth. Sarebbe una bella doppietta.

Vince “Il discorso del re”, premio importante. — Miglior sceneggiatura originale: Il discorso del re non dovrebbe avere problemi. Anche se mi devono spiegare perché questo film, che si basa su fatti realmente accaduti, è inserito nella categoria “originale”, mentre Toy Story 3, la cui storia è stata ovviamente inventata di sana pianta, è finito in quella dei “non originale” per la sola colpa di essere un sequel con personaggi quindi già esistenti.

Infatti, Sorkin vince. — Miglior sceneggiatura non originale: Aaron Sorkin e il suo script di The Social Network, senza dubbio.

Vince “Toy Story 3″, premio scontato. Miglior film d’animazione: per qualcuno dovrebbe essere anche il miglior film dell’anno in generale (e la nomination ce l’ha anche in quella categoria), ma di sicuro Toy Story 3 almeno questo premio se lo porterà a casa.

Vince “Inception”. — Miglior fotografia:  c’è un tale, di nome Roger Deakins, che ha avuto ben 9 nomination senza mai vincere la statuetta. Probabilmente la vincerà quest’anno, per Il Grinta, lavoro ottimo ma non il suo migliore. Io però, che lo voglio vedere premiato per qualcosa di più tosto l’anno prossimo, dico Danny Cohen, per Il discorso del re. E sono pronto a pentirmene.

Vince “Wolfman”, la scelta era francamente imbarazzante (negativamente). — Miglior make-up: tra i tre discutibili nominati (La versione di Barney, The Way Back e Wolfman) dico Wolfman perché la statuetta andrebbe così a Rick Baker.

Vince “Inception”, il suo premio più meritato. — Migliori effetti visivi: e qui finalmente Inception dovrebbe portarsi a casa il premio della staffa…

Vince “Alice in Wonderland”. Surprise. — Migliori scenografie: se tutto va come dovrebbe andare, Il discorso del re non può certo accontentarsi solo di due premi principali, e dovrebbe quindi portarsi a casa anche questo.

Vince “Alice in Wonderland”, e anche qui l’ho beccata! — Migliori costumi: e se qui Il discorso del re fosse gabbato da Alice in Wonderland? Sì, io dico Alice in Wonderland e me ne assumo le responsabilità!

Vince “The Social Network”, ottima scelta! — Miglior montaggio: deve vincerlo The Social Network, non voglio sentire scuse.

E infatti sorrido. Scelta controcorrente ma eccellente per “The Social Network”. — Miglior colonna sonora: qui la sfida è interessante… Quelle de Il discorso del re sono belle ma molto tradizionali, e Alexandre Desplat è già alla sua quarta nomination senza vittorie. Quindi voto per lui. Anche se sorriderei per un premio a The Social Network.

E vince “Toy Story 3″, che il suo autore ha però massacrato sul palco degli Oscar durante la cerimonia. — Miglior canzone: visto che non può vincere altro se non il suo premio di categoria, diamo almeno quest’altra soddisfazione a Toy Story 3.

Vince “Inception”, meritato anche questo. — Miglior montaggio effetti sonori: qui scendiamo molto sul tecnico, ma dico Tron: Legacy

Bingo! Vince “Inception”. — Miglior sonoro: e qui vado – a cazzo, come titolo del post impone – su Inception.

Tralascio di sparare a caso nelle categoria documentari e film straniero (ne ho visto 1 su 5). Quanti ne azzeccherò? Pochi, come al solito. Appuntamento a lunedì mattina per scoprirlo (o, se volete, seguite con me la diretta della cerimonia su Twitter).

Night at the Museum: Battle of the Smithsonian (Usa, 2009) di Shawn Levy, con Ben Stiller, Owen Wilson, Amy Adams, Robin Williams, Hank Azaria, Christopher Guest, Alain Chabat, Steve Coogan, Ricky Gervais, Jonah Hill

Il voto di Paolino è… 5

Larry Daley non fa più il guardiano notturno al Museo di Storia Naturale di New York. E’ diventato famoso per aver inventato due o tre inutili oggetti per la casa, li vende in tv e i suoi affari vanno a gonfie vele. Non perde però occasione, ogni tanto, di notte, per andare a trovare i suoi “vecchi amici” che prendono vita tra le stanze del suo ex luogo di lavoro. Una sera scopre però che la struttura sta per essere smantellata per mancanza di fondi e che tutte le sue attrazioni saranno inscatolate e portate nei magazzini sotterranei dello Smithsonian di Washington, il più grande museo del mondo. Ovviamente non lo potrà permettere…

Tre anni dopo l’exploit del primo capitolo, Ben Stiller torna a fronteggiare giganteschi animali estinti, figure storiche del passato e miniature pasticcione un un sequel un po’ fiacco e con poche novità. Tanti nuovi personaggi (su tutte la Amelia Earhart della bravissima Amy Adams) si affiancano a quelli già visti, capitanati da Owen Wilson nei minuscoli panni di un cowboy e da Robin Williams (di cui Stiller è chiaramente l’erede artistico) in quelli di un “doppio” Teddy Roosevelt. Scalpore ha suscitato la versione italianizzata con un doppiaggio in vari dialetti (il povero Jonah Hill che parla in napoletano è da suicidio) e con battute cambiate appositamente per il nostro Paese, tra cui quella stranota su Berlusconi. Una barbarie da cinema di serie B anni ’80 che periodicamente si ripropone sotto i nostri inorriditi occhi.

Per il resto delude la pochezza della trama, la totale perdita di ancoraggio alla realtà (che nel primo capitolo, malgrado l’argomento, c’era) e l’affollamento inusitato di personaggi inutili che rendono il film troppo confusionario (spunta pure Darth Vader, in un momento imbarazzante). I bambini si divertiranno, il film è per loro, ed è giusto così.

Segue il trailer.

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febbraio 7th, 2009IL DUBBIO

Doubt (Usa, 2008) di John Patrick Shanley, con Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Viola Davis

Il voto di Paolino è… 6½

Dei bravi attori, è vero, non fanno da soli un buon film. Certo che ne Il dubbio, a conti fatti, non dico che siano l’unico motivo di vero interesse ma quasi. Tratto da un’opera teatrale dello stesso regista John Patrick Shanley (che torna dietro la macchina da presa a 18 anni di distanza dal suo debutto con Joe contro il vulcano), il film racconta del sospetto che si insinua nella preside di una scuola cattolica, Sorella Aloysius (Meryl Streep) nei confronti di Padre Flynn (Philip Seymour Hoffman), accusato in poche parole di abusare dell’unico bambino nero presente nell’istituto. Supportata dalle conferme della debole e spaventata insegnante del piccolo, Sorella James (Amy Adams), e sconfortata dalle parole della madre del ragazzo (Viola Davis) che quasi assolvono il reverendo per paura di maggiori ritorsioni contro la sua famiglia (è il 1964), Sorella Aloysius arriverà allo scontro frontale per far valere le proprie convinzioni, che il dubbio alimenta come un fuoco sempre acceso.

Quattro protagonisti, quattro candidature all’Oscar (la quinta è per la sceneggiatura). Interpretazioni maestose e duetti all’ultimo respiro, incalzanti e mai banali, con dialoghi a volte graffianti e a volte sottili ed ironici. La Streep è la migliore in assoluto, c’è poco da fare, capace di passare dagli ABBA a passo di danza ad un’algida sorella conservatrice e puritana nel giro di pochi mesi (e con questa raggiunge il record di 15 candidature all’Oscar). Hoffman è ormai diventato l’icona di un certo tipo di personaggio morboso e disturbante, quasi sempre sul punto di scoppiare in violenti scatti d’ira. Amy Adams (Come d’incanto, La guerra di Charlie Wilson) 25 anni e gia candidata due volte, è una brillantissima promessa in ascesa e l’outsider Viola Davis (Come un uragano) riesce ad incantare grazie ad un’unica ma toccante scena. Il reparto tecnico poi è di prim’ordine e quasi “sprecato” in un tale film di impianto teatrale: musiche di Howard Shore (3 Oscar per Il signore degli anelli), fotografia di Roger Deakins (8 candidature, collaboratore storico dei Coen), costumi di Ann Roth (Il paziente inglese, Mamma Mia!).

Tutto al posto giusto quindi? Non esattamente, perchè Il dubbio è debole proprio nel punto in cui meno te l’aspetti, ovvero nella trama e nello sviluppo della vicenda, finendo per essere ripetitivo in alcuni punti e mai troppo morboso come il plot avrebbe richiesto. A tradirlo è stata proprio la provenienza teatrale, troppo statica e costruita “per atti”, a cui forse avrebbe fatto comodo la mano di un regista più esperto e meno coinvolto dal progetto. Riuscito, quindi, a metà.

Segue il trailer.

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gennaio 25th, 2009Oscar: le nomination

Puntuali come un orologio svizzero ecco arrivare le nomination ai prossimi Oscar, che verranno assegnati tra un mesetto in una cerimonia condotta addirittura da Hugh Jackman. La fa da padrona Il curioso caso di Benjamin Button con 13 candidature, seguito da The Millionaire con 10, Milk e Il cavaliere oscuro (ma per quest’ultimo sono quasi tutte tecniche) con 8 e da Wall-E con 6. Non possono lamentarsi neppure Il dubbio, Frost/Nixon e The Reader. Un grande sconfitto però c’è già, e si chiama Revolutionary Road, mentre Robert Downey jr. ha sgraffignato la candidatura per Tropic Thunder e In Bruges l’ha ottenuta per la sceneggiatura. Ecco i dettagli:

  • Miglior Film

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Frost/Nixon
- The Reader
- Milk
- The Millionaire

  • Miglior attore protagonista

- Richard Jenkins per L’ospite inatteso
- Frank Langella per Frost/Nixon
- Sean Penn per Milk
- Brad Pitt per Il curioso caso di Benjamin Button
- Mickey Rourke per The Wrestler

  • Miglior attrice protagonista

- Anne Hathaway per Rachel sta per sposarsi
- Angelina Jolie per Changeling
- Melissa Leo per Frozen River
- Meryl Streep per Il dubbio
- Kate Winslet per The Reader

  • Miglior attore non protagonista

- Josh Brolin per Milk
- Robert Downey jr. per Tropic Thunder
- Philip Seymour Hoffman per Il dubbio
- Heath Ledger per Il cavaliere oscuro
- Michael Shannon per Revolutionary Road

  • Miglior attrice non protagonista

- Penelope Cruz per Vicky Cristina Barcelona
- Amy Adams per Il dubbio
- Viola Davis per Il dubbio
- Taraji P. Henson per Il curioso caso di Benjamin Button
- Marisa Tomei per The Wrestler

  • Miglior regia

- Danny Boyle per The Millionaire
- Stephen Daldry per The Reader
- David Fincher per Il curioso caso di Benjamin Button
- Ron Howard per Frost/Nixon
- Gus Van Sant per Milk

  • Miglior sceneggiatura originale

- Frozen River
- La felicità porta fortuna
- In Bruges
- Milk
- WALL-E

  • Miglior sceneggiatura non originale

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il dubbio
- Frost/Nixon
- The Reader
- The Millionaire

  • Miglior fotografia

- Changeling
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- The Reader
- The Millionaire

  • Miglior montaggio

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- Frost/Nixon
- Milk
- The Millionaire

  • Miglior make-up

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- Hellboy II: the golden army

  • Miglior scenografia

- Changeling
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- La duchessa
- Revolutionary Road

  • Migliori costumi

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Australia
- La duchessa
- Milk
- Revolutionary Road

  • Miglior colonna sonora

- Milk: Danny Elfman
- Il curioso caso di Benjamin Button: Alexandre Desplat
- Defiance: James Newton Howard
- Wall-E: Thomas Newman
- The Millionaire: A.R. Rahman

  • Miglior canzone originale

- The Millionaire (“Jai Ho”)
- The Millionaire (“O Saya”)
- WALL-E (“Down to Earth”)

  • Miglior suono

- Il cavaliere oscuro
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Wanted
- WALL-E
- The Millionaire

  • Miglior montaggio del suono

- Il cavaliere oscuro
- Iron Man
- Wanted
- WALL-E
- The Millionaire

  • Migliori effetti speciali

- Il cavaliere oscuro
- Iron Man
- Il curioso caso di Benjamin Button

  • Miglior film d’animazione

- Bolt
- Kung Fu Panda
- WALL-E

  • Miglior film straniero

- La banda Baader Mainhof (Germania)
- Revanche (Austria)
- La classe (Francia)
- Okuribito (Giappone)
- Valzer con Bashir (Israele)

Sono state rese note ieri le nomination ai prossimi Golden Globes, i premi assegnati dalla stampa straniera presente in America e considerati da molti un’affidabile anticamera per gli Oscar. In attesa di sapere chi li vincerà (i premi saranno consegnati l’11 gennaio) andiamo a scorgere i papabili vincitori. Quotatissimi Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher con un irriconoscibile Brad Pitt, e Revolutionary Road di Sam Mendes, che riunirà gli attori di Titanic. Sul fronte più leggero invece Mamma Mia! non dovrebbe avere problemi, con i Coen dietro l’angolo. Buone nomination anche per The Millionaire, di cui vi parlerò nei prossimi giorni, e per Doubt – Il dubbio, una straordinaria piece teatrale su un tema scottante come la pedofilia trasportata sul grande schermo con Meryl Streep. A sorpresa, nomination per Tom Cruise e ben tre candidature per lo straordinario In Bruges.

La parte riguardante i telefilm arriverà nei prossimi giorni.

  • Miglior Film Drammatico:

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Frost/Nixon
- The Reader
- Revolutionary Road
- The Millionaire

  • Miglior Film Commedia o Musical

- Burn After Reading
- La felicità porta fortuna
- In Bruges
- Mamma Mia!
- Vicky Cristina Barcelona

  • Miglior attore drammatico

- Leonardo DiCaprio per Revolutionary Road
- Frank Langella per Frost/Nixon
- Sean Penn per Milk
- Brad Pitt per Il curioso caso di Benjamin Button
- Mickey Rourke per The Wrestler

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gennaio 1st, 2008LA GUERRA DI CHARLIE WILSON

Charlie Wilson’s War (Usa, 2007) di Mike Nichols, con Tom Hanks, Julia Roberts, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams

Il voto di Paolino è… 7

Storia incasinata quella de La guerra di Charlie Wilson se non si sa nulla di politica estera americana… La vicenda è quella, rigorosamente vera, di Charlie Wilson, deputato americano che negli anni ’80 finanziò con le sue sole forze l’invio di armi ai mujahidin per respingere l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Amante di donne, alcol e di qualche sniffatina qua e là, Wilson riuscì attraverso un’improbabile alleanza tra il Mossad israeliano, l’Egitto e il Pakistan a far avere alla resistenza afgana ciò  di cui aveva più bisogno: armi e bazooka per abbattere gli elicotteri russi.

Mike Nichols, veterano regista di grandi film quali Il laureato e Closer, imbastisce una brillante commedia scritta di fino con battute ironiche e pungenti e recitata in maniera ottima da Tom Hanks (che ho tanta paura si stia incamminando in quel periodo della terza età in cui si gigioneggia svogliatamente in stile Jack Nicholson), Philip Seymour Hoffman (candidato all’Oscar per questo ruolo) e Julia Roberts (che a me però sta sempre antipatica…)


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