agosto 23rd, 2010Anteprima: THE KARATE KID

The Karate Kid (Usa/Cina, 2010) di Harald Zwart, con Jaden Smith, Jackie Chan, Taraji P. Henson, Wenwen Han

Il voto di Paolino è… 7

Dre Parker (Jaden Smith) ha dodici anni, è orfano di padre e ha la sua vita e i suoi amici a Detroit. E’ costretto però, per il lavoro della madre (Taraji P. Henson, Il curioso caso di Benjamin Button) a trasferirsi in Cina, ovviamente controvoglia. Appena arrivato a Pechino avrà modo di farsi dei nemici molto in fretta: una gang di ragazzini tutti esperti in arti marziali vede di cattivo occhio l’amicizia speciale nata tra il ragazzo e la bella violinista Mei Yin. Incapace di difendersi dalle vessazioni dei più prepotenti della scuola, Dre riesce a convincere l’addetto alla manutenzione dello stabile in cui vive, Mr. Han (Jackie Chan), che scopre essere un esperto di kung-fu, ad insegnarli la nobile arte del combattimento.

In epoca di remake, il cult-movie con Ralph Macchio e Pat Morita (quest’ultimo anche candidato all’Oscar all’epoca per la sua interpretazione) non poteva non rinascere al cinema rivisitato e aggiornato. Ci ha pensato Will Smith, che ha visto nel suo piccoletto di famiglia (fatto debuttare su grande schermo da Muccino ne La ricerca della felicità) il volto perfetto per incarnare il nuovo “ragazzo del karate” (malgrado nel film gli venga insegnato il kung fu, che non è certo la stessa cosa). E non ha avuto tutti i torti: seppur il giovane Jaden all’inizio provochi una sorta di repulsione, di antipatia verso di lui e la sua spocchia,  pian piano comincia a farsi amare e in breve tempo si ritrova a reggere completamente il film sulle sue spalle in maniera totalmente convincente: recita, combatte, balla, e canta persino (sui titoli di coda, in coppia con Justin Bieber).

Se non vedessimo il logo della Columbia Pictures ad inizio proiezione, potremmo pensare tranquillamente che il film sia una produzione Disney: buoni sentimenti (e dialoghi non certo filosofici da mettere in preventivo), la classica “formazione dell’eroe”, il cattivo da sconfiggere che alla fine si redime e un saggio maestro (di sport e di vita) con un triste passato nel cuore. Eppure funziona. Sarà la regia di ampio respiro targata Harald Zwart (La pantera rosa 2), sorprendentemente ineccepibile nello sfruttare luoghi e spazi, o l’eterogenea colonna sonora che mescola AC/DC, Red Hot Chili Peppers e Lady Gaga alle sontuose partiture di James Horner, saranno le passionali interpretazioni di Jaden Smith e di Taraji P. Henson, sarà l’eleganza e la sopita ma pungente performance di Jackie Chan. Tutto questo contribuisce al successo dell’operazione, seppur l’inizio del film, sbrigativo ed eccessivo (praticamente il ragazzino si fa amici, nemici, ragazza e istruttore dopo essere sceso dall’aereo da un’oretta scarsa), potesse far temere il peggio. Invece The Karate Kid funziona, diverte, emoziona e un pochino commuove, anche se contornato da un’aura di furbizia commerciale non sottovalutabile.

Curiosi i titoli di coda, durante i quali scorrono delle belle foto di scena rubate sul set del film, momenti di amicizia tra tutti i piccoli protagonisti e vari scatti con presenti i produttori Will Smith e Jada Pinkett, sua moglie.

Nelle sale da venerdì 3 settembre. Segue il trailer.

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The Sorcerer’s Apprentice (Usa, 2010) di Jon Turteltaub, con Nicolas Cage, Jay Baruchel, Alfred Molina, Teresa Palmer, Toby Kebbell, Monica Bellucci

Il voto di Paolino è… 4½

Balthazar Blake (Nicolas Cage), Maxim Horwath (Alfred Molina) e la bella Veronica (Monica Bellucci) erano i tre apprendisti stregoni del mago più famoso di tutti i tempi: Merlino. Il rapporto tra i due uomini però, da sempre amici, si incrinò irrimediabilmente per l’amore che entrambi provavano per la loro “collega”, così Maxim decise di allearsi con la nemica di Merlino, la strega Morgana, ma Balthazar riuscì a rinchiudere tutti loro insieme ad altri pericolosi esperti di arti magiche in alcune bambole russe. Solo l’erede di Merlino avrà il potete di sconfiggere definitivamente Morgana, e Balthazar, dopo svariati secoli, crede di averlo finalmente trovato nell’impacciato ventenne Dave (Jay Baruchel, che di anni però ne ha 27).

Per una volta non si può che essere contenti del flop di un film: L’apprendista stregone negli Stati Uniti è stato bellamente snobbato dal pubblico (e per il mega-produttore Jerry Bruckheimer è l’ennesimo insuccesso di fila), e a ragione. Non un’idea, non un singolo momento, non uno degli attori valgono la perdita di tempo in sala. Partendo dallo stesso spunto che diede vita al capolavoro d’animazione Fantasia (qui anche ripreso e citato nella scena con le scope), Bruckheimer - perchè la paternità del film va necessariamente attribuita a lui – e il suo attore feticcio cercano svogliatamente di mettere insieme poche, noiose scene d’azione (tra cui un piattissimo inseguimento in auto al confronto con il quale quello comico di Notte folle a Manhattan sembra diretto da Michael Bay) intervallate da dialoghi che sembrano ripetere sempre i soliti tre concetti tirati per i capelli. Storicamente, nei film nei quali si segue la formazione di un mago piuttosto che di un supereroe, è divertente seguirne le prove, gli sbagli, l’addestramento: qui invece nulla diverte e tutto sconforta, dalle interpretazioni svogliate di tutto il cast (a partire dall’insopportabile Jay Baruchel) alla solita regia televisiva di Jon Turteltaub, che ci ha ormai abituati alla sua completa mancanza di iniziativa e visionarietà.

E finchè nel minestrone vengono sacrificati volti come quello, ormai bollito e inflazionato, di Nicolas Cage o della sempre imbarazzante Monica Bellucci, che ancora una volta decide di doppiarsi da sola (devo aggiungere altro?), ci possiamo anche stare, ma la sofferenza si fa atroce quando appare, mortificato su schermo, il grande Alfred Molina come cattivo di turno: anche se di villain dovrebbe intendersene (è stato uno dei più riusciti della storia recente con il Doc Ock di Spider-Man 2), la sua recitazione dimostra ancora una volta che molto spesso la qualità delle interpretazioni è responsabilità diretta delle indicazioni del regista.

Nelle sale da mercoledì 18 agosto. Segue il trailer.

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agosto 16th, 2010Anteprima: GIUSTIZIA PRIVATA

Law Abiding Citizen (Usa, 2009) di F. Gary Gray, con Gerald Butler, Jamie Foxx, Colm Meaney, Bruce McGill, Leslie Bibb, Michael Irby, Gregory Itzin, Regina Hall

Il voto di Paolino è… 5½

Prologo: Clyde (Gerald Butler) sta serenamente passando una tranquilla serata casalinga quando due criminali irrompono nella sua abitazione ed uccidono la moglie e la figlioletta. Qualche tempo dopo l’uomo assiste impotente alla decisione dell’avvocato Nick Rice (Jamie Foxx) di chiedere in tribunale la massima pena soltanto per uno dei due colpevoli, e di patteggiarne invece una più lieve per il secondo in cambio di una confessione. Il risultato è quindi una condanna a morte per il più violento dei due, e solo tre anni di carcere per il collaboratore. A Clyde però, che scopriremo essere molto più che un “semplice onesto cittadino”, questo modo di fare giustizia non piace affatto: dieci anni dopo, proprio il giorno dell’esecuzione capitale dell’uomo che lo ha privato della famiglia, inizierà la sua vendetta.

Di fronte a Giustizia privata si corre il rischio di rimanere spiazzati. La critica si è nettamente spaccata: da una parte chi esalta la componente thriller del film, le performance notevoli degli attori sia principali che secondari (gli ottimi caratteristi Colm Meaney e Bruce McGill), la regia coinvolgente che sa creare più di un buon momento di tensione e di suspance (targata F. Gary Gray, di nuovo sugli schermi quattro anni dopo Be Cool); dall’altra chi non può accettare la totale mancanza di plausibilità del racconto, le inutili scene ad effetto (quella dell’orologio nell’ufficio del procuratore), la violenza gratuita, l’insensata brutalità di alcuni momenti e l’inaccettabile soluzione finale adottata per rivelare il mistero. Tutto vero, tutto sacrosanto. Giustizia privata parte malissimo, in maniera molto confusa: del prologo si capisce molto poco, e in generale i primi dieci minuti deragliano pericolosamente (complice anche un insensato e pesantissimo make-up sul volto di Gerald Butler per farlo sembrare sofferente). Quando poi la vera trama prende inizio (e Butler sembra essere ringiovanito anzichè di dieci anni più vecchio) ci si gode quasi una buona oretta di mystery/spy/legal/thriller, che attinge a piene mani dal Silenzio degli innocenti per quanto concerne i colloqui in carcere tra Foxx e Butler e che quasi riesce a non far notare i pesantissimi buchi di sceneggiatura: non pensiate infatti di riuscire a capire qualcosa del passato di Clyde, accennato e buttato lì, o del motivo – che esiste ma viene lasciato in sospeso – per cui i due malviventi avessero fatto irruzione proprio a casa sua quella notte.

Dove però il film diventa inaccettabile è nel finale, per vari motivi difficili da spiegare senza cadere nello spoiler: innanzitutto è quantomeno inverosimile la soluzione adottata per spiegare come Clyde riuscisse, pur rinchiuso in carcere, ad assassinare decine di persone all’esterno. E alla fine, una mente così brillante, ingegnosa e geniale come quella che ha dimostrato di possedere, riesce a inciampare in un’inezia prevedibile e scontata che anche il più ingenuo dei “criminali” avrebbe saputo fiutare. Insomma, Giustizia privata riesce ad essere efficace e stupido allo stesso tempo, ma ciò che prevale durante i titoli di coda è soprattutto un forte senso di rabbia.

In anteprima nazionale martedì 17 agosto, e in tutte le sale da mercoledì 25. Segue il trailer.

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agosto 8th, 2010Anteprima: SPLICE

Splice (Canada/Francia/Usa, 2010) di Vincenzo Natali, con Adrien Brody, Sarah Polley, Delphine Chanéac, Brandon McGibbon, Simona Maicanescu, David Hewlett

Il voto di Paolino è… 6½

Coppia nel lavoro e nella vita, Elsa (Sarah Polley) e Clive (Adrien Brody) lavorano assiduamente per creare  una nuova specie animale, un ibrido, dal quale poter estrapolare proteine da utilizzare per la cura delle malattie genetiche negli uomini. Entrambi sarebbero anche pronti a fare il passo successivo, ovvero ad utilizzare del DNA umano, ma la società per cui lavorano glielo vieta. In segreto però i due vanno avanti per la loro strada, e danno vita ad un essere che racchiude in sé alcune tra le più incredibili capacità della natura.

Ibrida è la creatura protagonista del film, quanto ibrido è il film stesso. Splice di Vincenzo Natali vorrebbe mescolare l’horror con la genetica, rimanendo però anche nei binari di un discorso più ampio sull’uomo e  sulla natura. E ci riesce a fasi alterne. Parte bene (anche se con dei titoli di testa animati piuttosto confusionari) e ci immerge nelle vite e nel lavoro dei due protagonisti. Le due creature inizialmente da loro create, delle masse gelatinose ambulanti che chiamano con simpatia Ginger e Fred, provocano nello spettatore un fascino repulsivo piuttosto efficace, e alcuni momenti, come quello dell’imprinting tra i due “mostriciattoli”, creano suspense tangibile. Ed in effetti sono molte le scene  particolarmente riuscite: penso ad esempio ad un’altra con protagonisti Ginger e Fred di fronte ad un pubblico esterrefatto durante una convention, che però va a finire decisamente peggio della prima, oppure ad un’altra in cui Elsa e Clive sono sul tetto della loro casa di campagna tentando di inseguire Dren (chiamano così l’essere nato dal loro esperimento con DNA umano) e si trovano di fronte ad una sorpresa niente male. La storia compie anche delle scelte piuttosto ardite: c’è molto sesso, persino un mezzo incesto, e alcune scelte riguardanti la Dren “adulta” (quando questa è interpretata  dall’attrice Delphine Chanéac e non è più una creatura solo digitale), che portano i suoi due “genitori” a trattarla più come una figlia che come un animale, sono abbastanza discutibili e contribuiscono quindi a rendere più partecipe il pubblico agli eventi narrati.

Natali dimostra quindi, pur con i pochi mezzi a disposizione, di saper creare più di una scena ad effetto. Dove però il film fallisce è nella sceneggiatura: i cambi di posizione che i due scienziati continuano a cambiare drasticamente durante il film nei confronti di Dren sono piuttosto imbarazzanti ed inspiegabili. E i due attori protagonisti non fanno nulla per dare credibilità ai loro personaggi: Brody, che la costumista decide di vestire da “giovanotto” con risultati pietosi,  conferma la sua parabola ascendente, e una forte delusione arriva anche da Sarah Polley, incapace di dare sfumature ad un personaggio che avrebbe meritato ben altro trattamento.

In anteprima nazionale nei multiplex martedì 10 agosto e in tutte le sale da venerdì 13.

agosto 3rd, 2010Anteprima: PANDORUM

pandorum_20100528_1603119224Pandorum (Usa, 2010) di Christian Alvart, con Dennis Quaid, Ben Foster, Cam Gigandet, Antje Traue, Cung Le

Il voto di Paolino è… 6

Risvegliarsi in una sterminata astronave dopo un sonno forzato durato più di un secolo. Accorgersi che gli infiniti corridoi di quella struttura galleggiante nello spazio sembrano vuoti, inanimati, spenti da chissà quanto tempo. Ricordarsi poco a poco di far parte di una spedizione diretta su un nuovo, lontanissimo Pianeta di nome Tanis, abitabile in tutto e per tutto e quindi diventato l’unica speranza di sopravvivenza per cercare di sfuggire ad una Terra ormai al collasso e prossima all’autodistruzione. Trovare pochi superstiti, e soprattutto accorgersi che tra le stanze dell’astronave Elysium circolano presenze di natura tutto fuorché umana.

Se c’è un aggettivo non riconducibile al film Pandorum è sicuramente “originale”. Il regista Christian Alvart e lo sceneggiatore Travis Milloy saccheggiano Alien, Punto di non ritorno e altri storici classici della fantascienza come fossero le basi dalle quali partire per ogni film moderno circoscritto tra gli stessi temi. Ed in effetti non hanno neanche tutti i torti, visto che cercare di creare qualcosa di nuovo per un film ambientato totalmente all’interno di un’astronave sperduta nello spazio è impresa ardua: gli elementi utilizzabili sono sempre gli stessi, gli spazi anche, i cliché pure. L’obiettivo resta dunque quello di ri-amalgamarli assieme facendo in modo che il pubblico non intuisca già come andrà a finire l’intera faccenda cinque minuti dopo l’inizio del film. Ed in questo Pandorum riesce perfettamente: alcune sorprese riescono a rimanere tali fino a quando non compaiono su schermo, e la giustificazione che viene data alla presenza nell’astronave di “qualcosa” di non umano è più che accettabile e ben raccontata. Ottima, anche se anomala, l’idea di spezzare quasi subito il racconto creando due vere e proprie “avventure parallele”, quella di Ben Foster (30 giorni di buio, Oltre le regole), più fisica e d’azione, da un lato e quella di Dennis Quaid, più cerebrale e psicologica, dall’altro.

Il film non offre nulla più che buon intrattenimento, quindi non aspettiamoci personaggi psicologicamente approfonditi o messaggi nascosti. Pandorum ti affonda nel tetro e nell’orrore, e il finale è soddisfacente. Basta accontentarsi.

Nelle sale da venerdì 6 agosto. Segue il trailer.

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luglio 22nd, 2010Anteprima: IL SOLISTA

thesoloistThe Soloist (Usa/Gran Bretagna/Francia, 2009) di Joe Wright, con Robert Downey jr., Jamie Foxx, Catherine Keener, Tom Hollander, Lisa Gay Hamilton, Nelsan Ellis

Il voto di Paolino è… 5/6

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2005. Steve Lopez (Robert Downey jr.) tiene una rubrica sul Los Angeles Times nella quale racconta esperienze personali e storie interessanti che scova in giro per la sua città. Un giorno, per strada, attratto da una musica affascinante, si imbatte nel senzatetto Nathaniel Ayers (Jamie Foxx), affetto da qualche disturbo psichico ma perfettamente in grado di tenere una conversazione, e di raccontare la sua storia. Una storia che Lopez comincerà a raccontare puntata dopo puntata sulle colonne del Times, suscitando l’interesse e la commozione dell’intera città, e mettendo a fuoco l’interesse sulle condizioni dei disagiati senza una casa che popolano le strade della metropoli.

Joe Wright, classe 1972, si è fatto notare negli anni scorsi con Orgoglio e pregiudizio ed Espiazione, due film che avevano il loro punto di forza nella straordinaria resa formale, nella classe e nell’eleganza delle immagini. Purtroppo Il solista non riesce ad essere così incisivo, soprattutto perchè balza agli occhi l’incapacità di decidere il tono da dare al racconto, i punti sui quali focalizzarsi, i fatti che meritano più attenzione degli altri. Il film offre moltissimi spunti che potevano delinearne la struttura: il giornalista per esempio è molto combattuto per il fatto che vorrebbe aiutare Nathaniel ed essere per lui un amico per poi rendersi conto che invece in fin dei conti lo sta solo sfruttando. Una delle scene che sarebbero potute essere perfette per mettere in mostra questa diatriba interiore, ovvero la serata di gala nella quale Lopez viene premiato proprio per gli articoli sul musicista, risulta invece sconclusionata e assolutamente non incisiva. I flashback sulla vita di Nathaniel ragazzo poi sono inseriti malissimo nella storyline ed interrompono continuamente la tensione narrativa (se ne poteva fare tranquillamente a meno), così come la comparsa in scena della sorella del ragazzo e l’approfondimento sulle condizioni dei senzatetto. Capitolo a parte per l’aspetto “visionario” del film. Wright si permette una tremenda sequenza animata sulle note di un concerto al quale Lopez e Ayers stanno assistendo al Disney Concert Hall, mentre le voci che continuamente disturbano la mente di Nathaniel sono rese male e danno al film un tono misterioso che rovina l’intimità della storia.

Un film che poteva essere ben altra cosa, soprattutto con due interpreti di questo calibro: Jamie Foxx cammina su un limbo pericoloso come ogni attore che affronti dei personaggi mentalmente disturbati, ma riesce a mantenersi decoroso, mentre la prova migliore è senza dubbio quella di Robert Downey jr., una delle migliori della sua carriera, da non sottovalutare.

Nelle sale da venerdì 23 luglio. Segue il trailer. Read the rest of this entry »

luglio 20th, 2010Anteprima: THE LOSERS

thelosersThe Losers (Usa, 2010) di Sylvain White, con Jeffrey Dean Morgan, Chris Evans, Zoe Saldana, Idris Elba, Columbus Short, Jason Patric

Il voto di Paolino è… 6+

Pubblicata anche qui su Trailersland.com

Un ristretto commando di agenti speciali americani viene mandato in Bolivia per scovare e distruggere la sede operativa di un potente criminale. Purtroppo si accorgono ben presto sulla loro pelle di essere caduti in una trappola. Riescono miracolosamente a scampare all’attacco ordito ai loro danni dal perfido Max (Jason Patric), anche se agli occhi del mondo, cattivo compreso, restano morti. Decidono così di tornare negli Stati Uniti e di vendicarsi dell’uomo che ha tentato di ucciderli. Per farlo dovranno fidarsi della bella Aisha (Zoe Saldana), mossa apparentemente da fini ecologisti.

No, non è A-Team 2. Anche se dal prologo potrebbe effettivamente sembrarlo. Stessi brutti ceffi, stesse facce da Sberla, stesse grafiche esplosive che descrivono nomi e caratteristiche dei personaggi affinché possiamo fare la loro conoscenza. Il leader è il Jeffrey Dean Morgan di Watchmen, il belloccio è il Chris Evans dei Fantastici Quattro, gli altri sono tutti abbastanza anonimi. A loro si aggiunge la bella Zoe Saldana, la protagonista – dietro i pixel – di Avatar. Insieme fanno un gruppetto di scanzonati che cercano di acciuffare un supervillain – talmente poco credibile da sembrare uscito da uno dei primissimi Bond – e di riabilitarsi agli occhi della giustizia. The Losers si presenta con un prologo soddisfacente che termina con un colpo di scena – e allo stomaco – niente male, ma poi si rifugia nei cliché per tutto il resto della sua durata. Il regista Sylvain White (Stepping – Dalla strada al palcoscenico), senza infamia e senza lode, fa quello che può per portare sullo schermo uno script onesto ma tutto già visto, e che stupisce sia stato scritto non proprio da due esordienti: Peter Berg (regista di Hancock e The Kingdom) e James Vanderbilt (Zodiac). Più che altro il film sembra una summa, un riassunto, di tutte le scene più ripetute dal cinema d’azione contemporaneo, da uno scontro a metà tra il violento e il sessuale tra Jeffrey Dean Morgan e Zoe Saldana (ne abbiamo visti di migliori) ad un finale scoppiettante ma addirittura eccessivo. Va detto che un paio di colpi di scena sono ben assestati, soprattutto riguardo il destino di uno dei personaggi del gruppo, e che il film si lascia guardare seppur non goda né di una sufficiente dose di ironia, auspicabile in prodotti che vorrebbero essere cool, né di scene d’azione così irresistibili o tamarre, ma qui la colpa potrebbe essere del budget ridottissimo per un film di questo genere, appena 25 milioni di dollari.

Scarso il carisma messo in campo dagli attori: se Jason Patric nei panni del cattivo gioca con il ruolo che tutti noi vorremmo interpretare almeno una volta nella vita, ma alla lunga diventa stucchevole, tra il gruppetto di “sfigati” Dean Morgan non ha l’appeal per fare il boss e Chris Evans, oscenamente imbruttito con occhialini alla Harry Potter e pizzetto inguardabile, resta nell’ombra. Speriamo che i realizzatori di Capitan America lo sappiano valorizzare a dovere… Quasi sprecata l’ottima musica di John Ottman (Superman Returns, Operazione Valchiria), molto buoni i titoli di coda animati con i paragoni tra i personaggi “dal vivo” e quelli del fumetto.

In sala da venerdì 23 luglio. Segue il trailer.

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luglio 17th, 2010Anteprima: THE BOX

the_box_20100702_1158799214The Box (Usa, 2009) di Richard Kelly, con James Marsden, Cameron Diaz, Frank Langella, James Rebhorn

Il voto di Paolino è… 5

1976. Mentre le due sonde spaziali Viking mostravano al Mondo per la prima volta nitide e precise immagini del suolo di Marte, un uomo suonava di buon’ora il campanello della famiglia Lewis, in Virginia. Arthur (James Marsden), che proprio alla realizzazione di quelle sonde ha collaborato, e la moglie Norma (Cameron Diaz) si svegliano e trovano davanti alla porta d’ingresso una scatola. Al suo interno uno strano marchingegno di legno, con un pulsante rosso. Poche ore dopo un uomo di nome Arlington Stewart (Frank Langella) farà loro un’offerta: se premeranno quel bottone entreranno immediatamente in possesso di un milione di dollari. Ma nello stesso momento qualcuno, nel mondo, morirà. Arthur e Norma hanno 24 ore di tempo per prendere una decisione.

A volte basterebbe fare un passo indietro e mirare un po’ più in basso. Richard Kelly invece non ci sta e il suo ultimo desiderio pare davvero essere quello di compiacere il pubblico, anche a rischio di minare ulteriormente una credibilità sempre più in discesa dopo il cult Donnie Darko. Anche stavolta chi è accorso al cinema per la sua nuova fatica, The Box, attirato da un incipit curioso ed intrigante tratto da un racconto di Matheson, si è trovato di fronte ad un groviglio di immagini e significati difficili da districare. E dire che l’inizio è fulminante: un prologo solamente scritto, battuto a macchina, che subito ci butta a capofitto nel mistero (d’altronde viene usato la parola “resurrezione”); poi l’incontro con i Lewis, marito, moglie e figlioletto. E infine la comparsa di Arlington Stewart, dal volto deturpato in maniera violenta ma affascinante, destinato a lasciare un segno pesante nella vita di quelle tre persone.

Si diceva che l’inizio è promettente. Non è solo la scatola in sé a destare la curiosità dello spettatore, ma una miriade di altri particolari: dal difetto fisico al piede di Norma, protagonista di una crudele ma splendida ed inquietante scena nella classe dove insegna, passando per le ambizioni astronautiche di Arthur, deciso a volare nello spazio ma fermato da un imprevisto che non si sa spiegare. Il tutto girato con un’elegante freddezza, con una messa in scena ineccepibile, con un ritmo pacato ma mai noioso, con musiche efficaci e una presenza, quella di Frank Langella, perfetta. Tutto bene quindi, almeno fin quando si rimane nel terreno della “verosimiltà”. Insomma fino a quando si rimane con i piedi per terra. Da lì in poi tutto degenera, e anticiparvi dove andrà a parare il film significherebbe farvi un torto. Limitiamoci a dire che si sfocia ben oltre il metafisico (ricordate le proiezioni trasparenti di Donnie Darko? ecco, siamo da quelle parti), con spostamenti inspiegabili di materia, esperimenti che coinvolgono la NASA e il governo, sparizioni e quant’altro.

Il periodo storico e la paranoia che impregnava gli anni della Guerra Fredda sono tangibili. Purtroppo a Kelly non basta mettere in scena un onesto thriller, vuole osare, sperimentare, comunicare a chi ha voglia di spremersi le meningi di fronte ai suoi film. Ed ecco quindi riflessioni su riflessioni, dalle più superficiali (il rapporto uomo-denaro, ogni azione ha una conseguenza) alle più profonde (discorsi sulla Morte, sull’aldilà, finanche sfociando nella fantascienza pura). Insomma più che un film, un test per cinefili esperti. Ben realizzato, recitato discretamente, ma di difficile ingurgitazione.

Nelle sale da mercoledì 21 luglio. Il trailer ve l’avevo già proposto tempo fa qui.

whereintheworldWhere in the World Is Osama Bin Laden? (Usa/Francia, 2008) di Morgan Spurlock, con Morgan Spurlock

Il voto di Paolino è… 5

Solitamente gioiamo quando un documentario arriva nelle sale italiane. Un avvenimento rarissimo, che accade solo quando in ballo ci sono grossi nomi, vedi il solito Michael Moore. Dovremmo quindi essere felici che Fandango abbia deciso di distribuire Che fine ha fatto Osama Bin Laden?, che il documentarista Morgan Spurlock (candidato all’Oscar per Super Size Me) ha dedicato ad una fantasiosa ricerca dell’uomo più braccato del Pianeta. Invece lo siamo a metà: perchè questo documentario, girato nel 2007 e presentato al Sundance nel gennaio 2008), doveva necessariamente essere consumato caldo: a tre anni di distanza è diventato muffa. In Che fine ha fatto Osama Bin Laden? George Bush è ancora Presidente, e molti collaboratori di Bin Laden, che nel frattempo sono stati catturati o uccisi, vengono raccontati ancora a piede libero. Insomma, arriva decisamente fuori tempo massimo.

In ogni caso, anche se fosse uscito day-and-date con gli Usa, il film di Spurlock non avrebbe certo entusiasmato più di tanto. L’incipit è dato dal fatto che la moglie del regista si scopre incinta del primo figlio, e Spurlock non può permettere che la sua creatura nasca in un mondo talmente pieno d’odio e di preoccupazione. Con il suo cameraman decide quindi di intraprendere un viaggio in Medio Oriente per ripercorrere le tappe della vita di Osama Bin Laden, dall’Egitto al Marocco, da Israele all’Afghanistan, cercando, ovviamente in maniera molto ironica, di scovarlo. Con gli interlocutori che trova nel suo cammino Spurlock parla dei problemi tra Israele e Palestina, dei talebani, del terrorismo. Scoprendo una verità mai sentita prima: in Medio Oriente non sono poi tutti così cattivi. Come in Italia non siamo tutti mafiosi e in Francia non sono tutti checche.

Poca carne al fuoco, che porta ad un finale tristissimo dove Spurlock, alle porte di una zona del Pakistan molto pericolosa e dove si crede si celi il boss dei boss, decide di desistere dalla sua “ricerca” per amore di suo figlio. Non ci siamo.

In sala da oggi, venerdì 9 luglio. Segue il trailer.

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luglio 6th, 2010Anteprima: SOLOMON KANE

solomonkaneSolomon Kane (UK/Francia/Rep. Ceca, 2009) di Michael J. Bassett, con James Purefoy, Ian Whyte, Max von Sydow, Pete Postlethwaite, Samuel Roukin, Rachel Hurd-Wood, Patrick Hurd-Wood, Mackenzie Crook, Jason Flemyng

Il voto di Paolino è… 6

Arriva sugli schermi quasi un secolo dopo la sua comparsa su carta stampata per mano di Robert E. Howard (lo stesso autore che ha dato i natali a Conan il barbaro). Il suo nome è Solomon Kane (e lo interpreta James Purefoy, dalla carriera quasi puramente televisiva), e nell’Inghilterra del XVI secolo fa il pellegrino pacifico dopo una vita passata a uccidere, saccheggiare e depredare a cui ha messo la parola fine dopo un poco piacevole faccia a faccia con l’infuocato Mietitore del Diavolo. Per espiare le sue colpe e ripulire la sua anima dannata Solomon decide di trascorrere un periodo di isolamente e preghiera in un monastero, dal quale viene infine costretto ad uscire. Durante il cammino verso qualunque luogo gli possa dare pace, Solomon incontra una famiglia che gli offre cibo e riparo. Quando però vengono tutti sterminati dal sicario mascherato del perfido Malachi, uno stregone impossessatosi del castello di famiglia di Kane, Solomon partirà alla ricerca dell’unica supersiste al massacro, la giovane Meredith (Rachel Hurd-Wood, Profumo, Dorian Gray), rapita e usata come esca per attirare l’eroe in una trappola.

Il trailer faceva sghignazzare, in realtà Solomon Kane nasce e vuole essere trattato come un classico B-movie di quelli che proliferavano un tempo e che oggi non vengono più presi in considerazione dal grande pubblico. Tutto è di media fattura, dalla regia alle interpretazioni, dalla sceneggiatura alla trama, per non parlare delle musiche (firmate Klaus Badelt, che dopo aver creato tema portante e score del primo Pirati dei Caraibi si è perso nei meandri delle più infime produzioni di Hollywood, dal cartoon sulle Tartarughe Ninja al Re Scorpione 2) e degli effetti speciali risibili. Però regge, tiene botta. E’ un film duro, granitico, che sa di non poter contare su ingenti mezzi di produzione e quindi fa quello che oggi nessuno fa più, per esempio utilizzando set reali nella natura più impervia ed estrema (è stato girato nella Repubblica Ceca, e la troupe ha avuto di che lamentarsi per le condizioni proibitive in cui hanno dovuto lavorare), immergendo il cast nel fango fino al collo sotto torrenziali piogge, infarcendo di sudiciume e sporcizia ogni ambiente. E’ così che il film acquista una sua anima, lontana dagli eroi patinati che sono soliti popolare le sale dei multiplex: Solomon Kane è un eroe solitario proprio come è solitario questo film, che passerà inosservato nei cinema, a causa di una distribuzione ferragostana da fondo di magazzino.

Pulp e “tamarro”, Solomon Kane è un film godibile e dignitoso. Certo, prevedibile e scontato, ma apprezzabile per la buona struttura che lo regge, per dei flashback ben utilizzati, per un paio di caratteristi eccellenti (Pete Postlethwaite e Max von Sydow), per quel fascino che solo gli eroi leggendari con mantello, cappello e spada posso avere se trattati con il dovuto rispetto. La tranquilla “sufficienza” gli può essere affibiata senza problemi.

In sala da mercoledì 14 luglio. Segue il trailer.

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