marzo 8th, 2010Oscar 2010: e Kathryn fu

01miglior_regiaL’avevo auspicato e così è stato: The Hurt Locker esce nettamente vincitore dagli Oscar 2010 con ben 6 statuette, alcune delle quali importantissime: miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura. Su quest’ultimo premio mi sento di poter essere scettico (avrei dato il contentino a Tarantino e i suoi Bastardi) ma gli altri due sono meritatissimi.  Diventa così il film di minor successo al box-office nella Storia ad aver vinto il premio maggiore, oltre ad essere il primo per cui è stata premiata una donna come regista. Altre tre statuette al film della Bigelow sono arrivate per il montaggio (sacrosanto!), il montaggio del suono e il mixing.

Per Avatar erano già troppe tutte quelle nomination, tramutatesi in tre statuette tecniche in ogni caso molto meritate: effetti speciali, scenografia (digitale, aggiungerei io) e fotografia (perchè se ogni anno almeno uno non ritira un premio gridando “Viva l’Italia!” l’Academy si intristisce).

Per gli attori la questione è tragica: se Jeff Bridges pare abbia davvero impressionato tutti con Crazy Heart - che in Italia è uscito lo scorso weekend in 10 misere copie – la vittoria di Sandra Bullock per The Blind Side è una di quelle per cui l’Academy si pentirà amaramente negli anni a venire (stile Cuba Gooding jr.)

Tra i non protagonisti vittoria per Christoph Waltz (Bastardi senza gloria) che ha vinto tutto il vincibile, e Mo’nique, una nera grassona per cui vale il discorso fatto per la Bullock, con la differenza che mentre la Bullock continuerà bene o male a lavorare, questa sconosciuta ha iniziato e finito qui la sua carriera, tipo Jennifer Hudson con Dreamgirls.

Felicissimo per il premio alla colonna sonora di Up firmata Michael Giacchino (che è il compositore di fiducia di J.J. Abrams, sono sue anche le musiche di Lost). Premi di contorno a Star Trek (make-up) e The Young Victoria (costumi, da noi uscirà direttamente in dvd a breve).

In definitiva, era dalla mattina seguente al trionfo del Ritorno del Re che non ero così soddisfatto dalle scelte dell’Academy. Ciò vuol dire che dovrò aspettare ancora parecchi anni prima di svegliarmi di nuovo contento. Pazienza. Per il momento non posso che consigliarvi di recuperare The Hurt Locker, che Paolino vostro aveva elogiato nel lontano 13 ottobre 2008.

febbraio 2nd, 2010Oscar 2010: le nomination

The_Hurt_LockerInnanzitutto, evito di riportarvi l’infinito elenco di candidature, per il quale vi rimando a questa pagina di Imdb. Un commento però lo faccio volentieri.

Innanzitutto noterete che sono ben dieci i lavori candidati all’Oscar per il miglior film quest’anno, merito della reintegrazione di una regola che era caduta in disuso da secoli. Bello (o triste?) quindi vedere nominati anche titoli che non hanno alcuna speranza di vincere come A Serious Man dei Coen, Up della Pixar o District 9. Personalmente farei i salti di gioia se vincesse The Hurt Locker, film che Italia uscì nell’ottobre del 2008 in assoluta anteprima mondiale dopo la presentazione a Venezia e che fu totalmente snobbato dal pubblico (ma non da me, vi rimando alla mia recensione). Ovviamente dopo la valanga di candidature (9, a pari merito con Avatar) sono sicuro tornerà nelle sale anche se è già disponibile in DVD da parecchi mesi.

4220xtylnoscar2Se vincesse il film di James Cameron sarebbe la sconfitta del Cinema. La sconfitta dei meriti artistici contro le logiche di mercato. Ho evitato di parlarvi dei Golden Globes proprio perchè sono stati una pagliacciata in questo senso (premiati Avatar come film drammatico e Una notte da leoni come miglior commedia…) Come sarebbe anche solo pensabile dare il maggior riconoscimento ad un film che non è neppure stato candidato (Dio sia lodato!) per la sceneggiatura, che di un film è la colonna vertebrale? Il problema è che la stessa cosa era accaduta con Titanic, e sappiamo com’è andata a finire… Terzo incomodo (chi lo avrebbe mai detto fino a pochi mesi fa?) è nientemeno che Mr. Quentin Tarantino, con le sue 8 candidature per Bastardi senza gloria, mentre attenzione a Tra le nuvole (6 nomination) che potrebbe riservare sorprese.

Sul fronte regia Cameron ha più chance per il suo straordinario lavoro tecnico. Come attore protagonista è lotta tra il Jeff Bridges dell’indipendente Crazy Heart e il George Clooney di Tra le nuvole. Mentre per il reparto femminile è quasi certo si consumerà la tragedia: Sandra Bullock vincerà l’Oscar per la sua drammatica interpretazione nel mega-successo The Blind SideSandra Bullock! Presente no? Quella isterica e miracolata delle commediole sentimentali! Pazzesco… A questo punto tifiamo tutti per l’unica che potrebbe scipparle la statuetta, l’esordiente Carey Mulligan di An Education (nelle sale italiane da questo week-end). Il premio per il miglior non protagonista è già assegnato al 100% a Christoph Waltz (Bastardi senza gloria) mentre è lotta per la non protagonista. Sono ansioso di sapere a chi andrà la statuetta per la sceneggiatura originale: non ho visto The Messenger (che pare sorprendente e ha fottuto il posto a 500 giorni insieme) ma gli altri candidati (Hurt Locker – Serious Man – Bastardi – Up) sono tutti di altissimo livello.

Certi sono gli Oscar ad Up come miglior film d’animazione e – forse – a Il nastro bianco per il film straniero. Piuttosto scandalosa la nomination per le mediocri musiche di Avatar firmate James Horner mentre l’Academy non ha dimenticato Parnassus insignito di due nomination tecniche (scenografie e costumi, stesso dicasi per Nine). Infine, i giornali strombazzeranno la presenza tra le nomination di ben quattro italiani: ma se Mauro Fiore (direttore della fotografia di Avatar) e Alessandro Camon (sceneggiatore di The Messenger) sono da considerare nostri compatrioti giusto per nascita visto che hanno avuto da subito la lungimiranza di fuggire all’estero per fare il lavoro dei loro sogni e non hanno mai messo mano a nessun prodotto nostrano, i miei più vivi complimenti al reparto marketing de Il divo di Paolo Sorrentino che è riuscito nell’impresa di far candidare Aldo Signoretti e Vittorio Sodano per il make-up del film. Non hanno possibilità (si battono con Star Trek) ma è una bella soddisfazione.

Se avrò voglia farò i miei pronostici per portare sfiga a qualcuno (l’anno scorso ne ho beccato più o meno mezzo), ma la grande mole di film che in Italia non sono ancora usciti credo me lo impedirà. Di sicuro la notte degli Oscar (7 marzo) sarà imperdibile per un solo motivo: i suoi due conduttori! Steve Martin e Alec Baldwin, due che potranno dare soddisfazioni!

gennaio 15th, 2010AVATAR

Avatar-Poster-USA-5_midAvatar (Usa/UK, 2009) di James Cameron, con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Joel Moore, Giovanni Ribisi, Michelle Rodriguez, Laz Alonso

Il voto di Paolino è… 7

Siamo nel 2154. L’ex marine Jake Sully (Sam Worthington) è costretto su una sedia a rotelle ma viene richiamato al servizio da un team di scienziati e soldati presenti sul pianeta Pandora in sostituzione del fratello deceduto, sulle cui sembianze era stato creato un avatar, del tutto simile agli abitanti nativi del luogo, “comandabile” a distanza tramite impulsi cerebrali. Lo scopo è quello di infiltrarsi nei villaggi degli ostili indigeni, conquistare la loro fiducia e costringerli a lasciare campo libero affinchè si possa attingere dagli sterminati giacimenti di un materiale preziosissimo utilizzabile per rifornire di energia una Terra ormai priva di ogni risorsa. Jake, inizialmente spavaldo e collaborativo, si trova ben presto a fare i conti con la propria coscienza e con un forte sentimento nei confronti di una bella Na’vi, Neytiri (Zoe Saldana).

C’erano una volta gli effetti speciali. Quelli veri. Ve li ricordate i dinosauri di Jurassic Park? Incredibili all’epoca, oggi sembrerebbero plastilina. Se un tempo ci si stupiva dei velocissimi progressi della tecnologia e della computer graphic, oggi sappiamo che non dobbiamo stupirci più di nulla. Inutile quindi inneggiare alla rivoluzione del cinema, perchè non sarà certo l’ultima. Hanno inventato il 3D? Tra qualche anno inventeranno qualcos’altro! Le creature realizzate digitalmente da James Cameron in Avatar vi sembrano estremamente fotorealistiche? Pensate a ciò che avremo sullo schermo nel 2020! Faccio quasi fatica a chiamarlo cinema. Il cinema l’ho sempre immaginato come piazzare la macchina da presa da qualche parte, provare con gli attori, battere 5, 20, 100 ciak e scegliere il migliore al montaggio. Oggi tutto viene deciso in pre-produzione, tutto viene creato in pre-visualizzazione, ogni secondo è pianificato dagli storyboard mesi prima che venga ripreso (sempre SE viene ripreso), i set non esistono più. E’ un po’ triste tutto ciò. Qualche giorno fa Cameron ha dichiarato che se dovesse girare Titanic oggi non costruirebbe più la nave a grandezza naturale ma la creerebbe al computer. Doppia tristezza, visto che quell’impresa mastodontica è passata alla storia come una delle più folli di sempre.

Fatta questa constatazione, James Cameron è tornato e ha fatto rumore: particolarmente arduo parlare di Avatar a bocce ferme, come se non si sapesse cosa sta raccogliendo questo film in giro per il mondo. Si crea quell’aura da “capolavoro a tutti i costi” che quasi sempre influisce su un giudizio finale che ognuno di noi dovrebbe crearsi da sé. Tecnicamente il film è indubbiamente spettacolare, di ampio respiro e fortemente innovativo per l’utilizzo intelligente della tridimensionalità. Cameron, da megalomane qual è, ha creato un suo mondo da un foglio bianco e ce ne rende partecipi: fauna, flora, abitanti, usi, costumi, religione, lingua, pratiche mistiche, persino rituali di accoppiamento (anche se la scena è stata tagliata, ma apparirà nel DVD). Tutto è frutto della sua immaginazione, un po’ come fece George Lucas creando da zero l’universo di Star Wars, e rappresenta uno dei punti di forza del film. Il messaggio naturalista poi, seppur ormai onnipresente in certa produzione hollywoodiana, scaturisce attraverso piani narrativi inconsueti e affascinanti.

Peccato che Cameron si sia dimenticato che ad un film (soprattutto ad un film di quasi tre ore) non basta il background, non basta il fine, non basta la tecnica, ma serve anche una storia che stia in piedi e una sceneggiatura che la supporti. Possiamo anche accettare il fatto che si tratti in ogni caso di un plot quasi epico, che ricalca miliardi di archetipi e quindi è sempre valido e a conti fatti funziona, ma si doveva fare di più per dare vita a dei dialoghi che non fossero così banali, piatti, ed in definitiva noiosi. Che bello se poi Cameron non avesse ceduto alla tentazione di creare villain macchiettistici e avesse osato un minimo di introspezione psicologica in più. Si salvano Sam Worthington e Sigourney Weaver; l’uno ancora acerbo ma calzante a pennello (lo era anche DiCaprio ai tempi del Titanic), lei un’autocitazione vivente che Cameron ha piazzato in scena per ricordarci, se ce ne fosse bisogno, la portata della sua filmografia passata. Nota di demerito anche alle musiche, francamente nulla di memorabile.

Aspettando il secondo episodio già annunciato (e sembra che il regista stavolta voglia fare in fretta), Avatar è un intenso viaggio in un mondo cinematografico alternativo e tangibile, che meriterebbe di essere approfondito a dovere. Ma James Cameron ci piace così: sognatore, presuntuoso e sempre, sempre, vincitore.

Ne stanno parlando in tanti in questo periodo. Avatar arriverà nelle sale italiane tra poche ore, e il mondo intero ormai sa cosa aspettarsi: uno spettacolo visivo ad altissimi livelli ma una storia, forse, non così originale. Soprattutto pare che le somiglianze con un altro film siano a dir poco clamorose: parlo del cartoon Disney Pocahontas, che ha pressochè lo stesso plot. Qualcuno si è preso la briga di dimostrarlo con un trailer… particolare! Vedere qui sotto!

settembre 3rd, 2009Avatar Day, le impressioni

Dopo l’evento del 21 agosto a Rimini, oggi giovedì 3 settembre altri sette cinema italiani ospitano la proiezione gratuita ed esclusiva di 16 minuti di Avatar di James Cameron. Le sale sono l’Arcadia di Melzo (Milano), l’UCI Bicocca di Milano, il Warner Village Parco De’ Medici (Roma), il Cineland di Ostia, l’Idea Cityplex di Torino, i Cinecity di Limena (Padova) e di Parma. Insomma cari amici del sud, attaccatevi a ‘sta cippa.

Paolino vostro ha visto le immagini per voi. Aperta da una breve introduzione dello stesso Cameron, che spiega a cosa lo spettatore sta per assistere, la proiezione consta di cinque scene tratte dalla prima parte del film, che introducono i personaggi sia nella loro forma umana che dopo la trasformazione nei loro Avatar. Vediamo quindi Sam Worthington, Sigourney Weaver e soci nei loro laboratori su Pandora e poi all’esterno, nella foresta, dove avvengono le scene d’azione. Ed eccoci al punto cruciale: le creature blu funzionano? Avatar e Na’vi sono credibili o danno il temuto “effetto videogioco”? Il 3D viene in aiuto sicuramente, e conferisce alle creature digitali una buona credibilità. I volti e le ottime espressioni reggono benissimo i primi piani, mentre del riserbo mi tocca avanzare per i movimenti del corpo: braccia e gambe non si muovono in modo molto verosimile.

L’effetto profondità è ottimo e in alcuni momenti addirittura appassionante: in una scena in cui l’avatar di Jack si ritrova a dover domare e successivamente cavalcare una sorta di drago alato ad un passo da un dirupo le immagini a cui lo spettatore si trova davanti sono assolutamente affascinanti e quasi “paurose”. In generale anche i momenti in interni sfruttano appieno la tecnologia e in modo molto intelligente. Il tasto dolente si è toccato con una frenetica scena d’azione in cui l’avatar di Jack, nella giungla, se la vede con delle mostruose creature un po’ dinosauri un po’ tigri affamate. Ancora il 3D non regge la velocità e la concitazione, facendo perdere i dettagli e disorientando (se non affaticando) chi lo guarda.

Insomma, Cameron sembra avere dalla sua un’ottima storia e un modo di raccontarla davvero incisivo (pur se slegate dal contesto le varie scene erano tutte davvero appassionanti), mentre sul versante tecnologico il 3D (a differenza di quanto sta accadendo in questi giorni con L’era glaciale) sarà davvero l’unico modo possibile per godere appieno di Avatar.

agosto 20th, 2009Trailer of the week: AVATAR

E’ in assoluto il film che più di tutti sta tenendo alto l’hype in questa seconda parte di stagione 2009. A meno di quattro mesi dall’uscita nelle sale di tutto il mondo si sa ancora pochissimo del thriller fantascientifico Avatar, ritorno al cinema di James Cameron dodici anni dopo Titanic. Sarà rivoluzionario, sarà in 3D, sarà quel che sarà. Il cast è di tutto rispetto (Sam Worthington, Sigourney Weaver, Michelle Rodriguez) ma qui saranno la tecnologia e gli effetti speciali a calamitizzare l’attenzione.

Il trailer è appena uscito in contemporanea mondiale. Domani, 21 agosto, in tutto il mondo sarà l’Avatar Day, con la proiezione gratuita per il pubblico di una ventina di minuti del film. In Italia la proiezione sarà esclusivamente al multiplex Le Befane di Rimini a partire dalle 20,30.

Immagini spettacolari, pura fantascienza (che in Italia faticherà non poco ad essere mandata giù).

Il trailer è visibile su questa pagina di Apple.

giugno 5th, 2009TERMINATOR SALVATION

Terminator Salvation (Usa, 2009) di McG, con Christian Bale, Sam Worthington, Moon Bloodgood, Helena Bonham Carter, Anton Yelchin, Bryce Dallas Howard, Jane Alexander

Il voto di Paolino è… 6½

E’ il 2018, il Giorno del Giudizio è avvenuto e le macchine hanno preso il controllo del pianeta. I piccoli manipoli di Resistenza sparsi tra le città cercano come possono di sopravvivere e di trovare una soluzione affinchè la razza umana possa tornare a prevalere. Leader riconosciuto, seppur non ufficiale, e motivatore per eccellenza degli umani è John Connor (Christian Bale), appena venuto in possesso di un file che trasmesso via radio può mandare in pappa il cervello elettronico dei robot. A complicare le cose però ci penserà l’arrivo del misterioso Marcus Wright (Sam Worthington), dal passato incerto, e soprattutto il fatto che Kyle Reese (Anton Yelchin), “futuro” padre di Connor, sia il principale obiettivo di Skynet.

Uno dei fattori lodevoli del franchise di Terminator è che non abbia bisogno di reboot, remake, prequel o sotterfugi simili per tornare sul grande schermo: giunta al quarto capitolo (il primo è datato 1984) la saga non fa altro che continuare seguendo la storyline originale e andando ad aggiungere tasselli al racconto. Dopo tre film (e una serie tv, The Sarah Connor Chronicles) in cui era sì il fulcro della vicenda ma non il protagonista, il personaggio di John Connor prende piena vita grazie al prezzemolino Christian Bale e al suo “esercito” di combattenti, impegnati a fronteggiare l’intelligenza artificiale. Ma la vera novità di Terminator Salvation è il personaggio di Marcus Wright, protagonista di un prologo ambientato nel 2003 in cui, condannato alla pena di morte, sta per essere giustiziato: come fa dunque ad essere ancora vivo nel 2018, e come mai non si ricorda nulla degli ultimi 15 anni?

Se c’è qualcosa da rimproverare a questo nuovo capitolo della serie è che il racconto non si smuove, alla fine della visione ci si chiede cosa sia cambiato dalla puntata precedente, non ci sono sviluppi tangibili che possano mettere allo spettatore curiosità per un eventuale quinto capitolo. Prima che la situazione si animi deve passare una buona oretta, anche se l’attesa è tutt’altro che noiosa visto che, malgrado la critica americana lo abbia massacrato, il film non è assolutamente da buttare: soprattutto stupisce la regia di McG, dal quale, visti i precedenti cinematografici (Charlie’s Angels 1 e 2), non ci si aspettava una simile, e giustificata, rozzezza del tocco, grazie ad un largo utilizzo della camera a mano e di scenari post-apocalittici davvero notevoli. E le scene d’azione, che nel trailer venivano appena abbozzate, sono in realtà ben più incalzanti di quanto ci potessimo immaginare.

Da parte degli attori (maschili) c’è molto impegno, e finalmente possiamo godere delle capacità di Sam Worthington, già nuova star di Hollywood, protagonista anche del prossimo Avatar di James Cameron e del già mitico Scontro tra titani di Louis Leterrier. Anton Yelchin, un giovane su cui punto moltissimo,  visto recentemente in Star Trek, incarna i giovani panni del padre di Connor e lo fa con sicurezza, mentre le donne restano molto sullo sfondo, anche per colpa di una sceneggiatura che non le valorizza (e che si inventa una liason discutibile tra Wright e una Resistente porcona). Ma molti di voi vorranno sapere di Schwarzenegger: c’è o non c’è? Ebbene sì, c’è, ricostruito digitalmente in una scena trashissssssssima (vedere lo spot che vi ho postato sotto per credere).

Segue il trailer e, appunto, lo spot con Schwarzy.

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