Ottobre 4th, 2009BASTARDI SENZA GLORIA

bastardisenzagloriaInglourious Basterds (Usa/Germania, 2009) di Quentin Tarantino, con Brad Pitt, Christoph Waltz, Mélanie Laurent, Eli Roth, Michael Fassbender, Diane Kruger, Daniel Bruhl, Mike Myers

Il voto di Paolino è… 7

C’era una volta, nella Francia occupata dai nazisti, un manipolo di soldati americani ed ebrei capitanati dal tenente Aldo Raine (Brad Pitt) con un obiettivo ed uno soltanto: uccidere quanti più tedeschi possibili, facendogli lo scalpo e seminando il panico tra gli ambienti del Fuhrer. Nel frattempo la bella Shosanna Dreyfus (Mélanie Laurent), ebrea scampata anni prima al massacro della sua famiglia messo in atto dal colonnello delle SS Hans Landa (Christoph Waltz), vive sotto falso nome e gestisce una sala cinematografica che viene scelta per la premiere di un film nazista, serata nella quale al suo interno saranno presenti tutti i più grandi ufficiali tedeschi, Hitler compreso. Deciderà quindi di mettere in atto una tremenda vendetta. E non sarà la sola ad avere quell’idea.

Sedersi di fronte ad un film di Tarantino vuol dire inevitabilmente fare i conti con la sua immane presuzione e la sua innata megalomania. Basterebbe la frase che chiude il film a dimostrarlo, quando fa pronunciare a Brad Pitt in sua vece la battuta: “Questo potrebbe essere il mio capolavoro”! Non lo è, almeno per quanto mi riguarda (per me è Kill Bill: volume 2), ma Bastardi senza gloria è comunque un ritorno del regista di Pulp Fiction ad una forma interessante dopo la delusione Grindhouse. Diviso, come al solito, in inutili capitoli, Bastardi senza gloria rispetta il Tarantino-style con dialoghi interminabili, violenza estrema e pulp all’ennesima potenza, ma questa volta il tutto è al servizio di una storia e di una trama che mantiene le promesse e si svolge in maniera contorta ma lineare fino ad uno scoppiettante finale. Un Quentin compatto che come al solito infarcisce scene e discorsi di particolari apparentemente insignificanti (vedi il bar nel mappamondo nella scena con Mike Myers, una trovata semplicemente inutile ma esilarante), si prende le sue lunghe pause, mette il pubblico a proprio agio con esternazioni spassose (penso a quella sul ratto e lo scoiattolo nel prologo) per poi spiazzarlo con sprazzi di sangue e carni smembrate. In tutto questo Brad Pitt si concede giustamente un’interpretazione gigionesca e sopra le righe che non stona, mentre la sorpresa è l’austriaco Christoph Waltz, premiato a Cannes per il suo ruolo di poliglotta ed infida SS.

Peccato che in più di un’occasione il film cali vistosamente di tensione dilatando decisamente troppo alcune scene che lo appesantiscono non poco: mi riferisco sicuramente alla lunghissima sequenza nella locanda sotterranea, decisamente estenuante e noiosa anche a causa di dialoghi cinefili sul cinema tedesco che fu che solo una minimissima percentuale degli spettatori potrà seguire. Anche il rapporto tra Shosanna e il soldato tedesco diventato attore che si invaghisce di lei e decide di spostare l’anteprima del suo film nella sala della donna lascia il tempo che trova e naviga nel disinteresse generale. Il tutto tra continui omaggi e riferimenti al cinema italiano del passato  (un personaggio si chiama addirittura Ed Fenech!) e la scelta, che in origine poteva apparire suicida ma che invece è stata la migliore possibile, di riscrivere la Storia facendola andare in un modo totalmente diverso dalla realtà.

Dopo aver rifatto il grande cinema d’oriente e i B-movie americani, Tarantino ha rimodernizzato Sergio Leone e gli spaghetti nostrani facendo centro, con critica e pubblico impazziti per i suoi Bastardi. Il tutto contribuirà ovviamente a montargli la testa ancora di più. Il suo cinema è cinema costruito sul cinema, praticamente tutto quello che si vede nelle sue due ore e mezza di girato può essere considerato un omaggio, una citazione, un rifacimento di qualcosa che già è esistito. Perchè allora non si dice che trattasi di mera e semplice scopiazzatura? Perchè Tarantino metabolizza il cinema del passato rendendolo attuale e riuscendo a trasformarlo in qualcosa di originale ed inconsueto, inserendoci le sue fissazioni (i piedi in primis) e concedendosi esercizi stilistici in piena regola (tipo i flashback all’interno di altri flashback). Peccato per la scelta del regista Eli Roth (Hostel) come co-protagonista nei panni dell’Orso Ebreo, piuttosto scialbo, e per i vari momenti di stanca. La mia frase da ricordare? Essendo io proiezionista, non può che essere quella secondo cui “Il proiezionista è un buon lavoro per i negri”.

Segue il trailer.

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The Curious Case of Benjamin Button (Usa, 2008) di David Fincher, con Brad Pitt, Cate Blanchett, Julia Ormond, Taraji P. Henson, Tilda Swinton

Il voto di Paolino è… 7/8

Dov’è finito l’uomo che ci ha tenuti incollati alla poltrona con l’efferato serial killer di Se7en? Dov’è finito l’uomo che in Fight Club ha esplorato ogni più malsano antro buio della nostra mente? Dov’è finito l’uomo che in Zodiac ha costruito un’adrenalinica ed appassionante caccia all’uomo? Beh, si è messo a fare il melodrammatico, ed il risultato sono 13 candidature ai prossimi Oscar! David Fincher, classe 1962 (regista anche di Alien 3 e Panic Room), porta sullo schermo in quasi tre ore una sceneggiatura di Eric Roth (Insider, The Good Shepherd) liberamente ispirata ad un breve racconto del 1922 di F. Scott Fitzgerald.

Una notte del 1918, mentre si festeggia la fine della guerra, nasce in una ricca famiglia uno strano scherzo della natura: un fagotto minuscolo e piagnucoloso che presenta incredibilmente le sembianze di un vecchio ottuagenario. Morta la madre dandolo alla luce, spetta al padre Thomas (Jason Flemyng) la decisione più difficile, e prende la peggiore: impaurito dall’aspetto malefico del piccolo, lo lascia dinnanzi alla porta di un ricovero per anziani gestito dalla signora Queenie (Taraji P. Henson) che lo ospita e lo accudisce in quelli che crede saranno gli ultimi giorni di vita del piccolo. In realtà le cose non andranno così, e Benjamin inizierà a crescere fisicamente ma a ringiovanire nell’aspetto, fino a quando sarà maturo abbastanza per lasciare la culla adottiva e partire per un viaggio nella vita che lo porterà a solcare i mari in compagnia di un capitano artista (Jared Harris), a conoscere l’altro sesso grazie ad una ricca signora incontrata in Russia (Tilda Swinton) e a scoprire l’amore per l’angelica Daisy (Cate Blanchett).

Un viaggio attraverso 80 anni di storia americana (la vicenda si conclude a New Orleans nel 2006) che in molti hanno paragonato superficialmente a Forrest Gump ignorandone la componente poetica e drammatica che nel film di Zemeckis era smorzata dai toni vivaci della commedia. Per tutta la durata del racconto Benjamin rimane una specie di estraneo in mezzo a estranei, una presenza tangibile ma eterea, fuggevole, che si lascia contaminare e sorpassare dagli eventi della vita e che trova gli unici momenti di vera umanità nei suoi incontri con la donna amata, fin da “bambino”. Neppure per un secondo si cade nel facile tranello dell’esaltazione del mito della giovinezza, anzi il film dice tutt’altro: è nella piena maturità che un uomo trova sé stesso e riesce veramente a compiersi, come succede alla 68enne Tilda Swinton attraversando a nuoto il canale della Manica. Il tutto governato da un’entità superiore, quella che ha permesso a Benjamin di nascere in quelle “circostanze straordinarie”, la stessa che lo fa addormentare tra le braccia di una madre/amante/compagna premurosa e consapevole.

Da anni, forse decenni si tentava di portare sullo schermo le pagine di Fitzgerald, ma tutti hanno sempre dovuto rinunciarvi per la mancanza della necessaria tecnica (non ultimo Ron Howard negli anni ‘90). Oggi, con i progressi della computer graphic, si è riusciti a creare addosso a Brad Pitt, nella sua definitiva consacrazione, una maschera digitale innovativa e credibile che lo spettatore accetta e non rifiuta. E con una narrazione fluida, semplice ma a tratti visionariamente intrigante (l’incipit con la guerra riavvolta, la scena del destino casuale e causale, i “fulmini” del generale Winston e i momenti d’epoca), Fincher ci regala un’opera che sopperisce ad una generale freddezza di fondo con l’eleganza e la finezza del racconto.

Siamo lontani dal capolavoro, ma se tra qualche giorno il film dovesse fare incetta di Oscar non sarebbe poi una grande ingiustizia. Segue il trailer.

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Da questa settimana inauguro la nuova rubrica Trailer of the week, nella quale ogni domenica vi segnalerò il trailer più atteso, più curioso o più inaspettato uscito nel marasma dei giorni precedenti.

Non potevo non iniziare con il ritorno di Quentin Tarantino, Inglorious Basterds (l’errore grammaticale è voluto) che uscirà negli USA il 21 agosto e da noi il 6 ottobre con il titolo Bastardi senza gloria. Remake (ovviamente mooooolto libero) dell’italianissimo Quel maledetto treno blindato di Enzo G. Castellari, il film racconta di un gruppo di soldati ebrei noti come “I bastardi”, capitanati dal tenente Aldo Raine (Brad Pitt), che hanno come unico ordine quello di muoversi liberamente sul territorio uccidendo ogni nazista che incontrano e prendendogli lo scalpo.

Pane per i denti di Quentin! Nel cast anche Diane Kruger, Mike Myers (sì, Austin Powers!) e Samuel L. Jackson. Ecco il trailer sottotitolato in italiano dagli amici di Trailersland.com:

Gennaio 25th, 2009Oscar: le nomination

Puntuali come un orologio svizzero ecco arrivare le nomination ai prossimi Oscar, che verranno assegnati tra un mesetto in una cerimonia condotta addirittura da Hugh Jackman. La fa da padrona Il curioso caso di Benjamin Button con 13 candidature, seguito da The Millionaire con 10, Milk e Il cavaliere oscuro (ma per quest’ultimo sono quasi tutte tecniche) con 8 e da Wall-E con 6. Non possono lamentarsi neppure Il dubbio, Frost/Nixon e The Reader. Un grande sconfitto però c’è già, e si chiama Revolutionary Road, mentre Robert Downey jr. ha sgraffignato la candidatura per Tropic Thunder e In Bruges l’ha ottenuta per la sceneggiatura. Ecco i dettagli:

  • Miglior Film

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Frost/Nixon
- The Reader
- Milk
- The Millionaire

  • Miglior attore protagonista

- Richard Jenkins per L’ospite inatteso
- Frank Langella per Frost/Nixon
- Sean Penn per Milk
- Brad Pitt per Il curioso caso di Benjamin Button
- Mickey Rourke per The Wrestler

  • Miglior attrice protagonista

- Anne Hathaway per Rachel sta per sposarsi
- Angelina Jolie per Changeling
- Melissa Leo per Frozen River
- Meryl Streep per Il dubbio
- Kate Winslet per The Reader

  • Miglior attore non protagonista

- Josh Brolin per Milk
- Robert Downey jr. per Tropic Thunder
- Philip Seymour Hoffman per Il dubbio
- Heath Ledger per Il cavaliere oscuro
- Michael Shannon per Revolutionary Road

  • Miglior attrice non protagonista

- Penelope Cruz per Vicky Cristina Barcelona
- Amy Adams per Il dubbio
- Viola Davis per Il dubbio
- Taraji P. Henson per Il curioso caso di Benjamin Button
- Marisa Tomei per The Wrestler

  • Miglior regia

- Danny Boyle per The Millionaire
- Stephen Daldry per The Reader
- David Fincher per Il curioso caso di Benjamin Button
- Ron Howard per Frost/Nixon
- Gus Van Sant per Milk

  • Miglior sceneggiatura originale

- Frozen River
- La felicità porta fortuna
- In Bruges
- Milk
- WALL-E

  • Miglior sceneggiatura non originale

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il dubbio
- Frost/Nixon
- The Reader
- The Millionaire

  • Miglior fotografia

- Changeling
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- The Reader
- The Millionaire

  • Miglior montaggio

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- Frost/Nixon
- Milk
- The Millionaire

  • Miglior make-up

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- Hellboy II: the golden army

  • Miglior scenografia

- Changeling
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- La duchessa
- Revolutionary Road

  • Migliori costumi

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Australia
- La duchessa
- Milk
- Revolutionary Road

  • Miglior colonna sonora

- Milk: Danny Elfman
- Il curioso caso di Benjamin Button: Alexandre Desplat
- Defiance: James Newton Howard
- Wall-E: Thomas Newman
- The Millionaire: A.R. Rahman

  • Miglior canzone originale

- The Millionaire (”Jai Ho”)
- The Millionaire (”O Saya”)
- WALL-E (”Down to Earth”)

  • Miglior suono

- Il cavaliere oscuro
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Wanted
- WALL-E
- The Millionaire

  • Miglior montaggio del suono

- Il cavaliere oscuro
- Iron Man
- Wanted
- WALL-E
- The Millionaire

  • Migliori effetti speciali

- Il cavaliere oscuro
- Iron Man
- Il curioso caso di Benjamin Button

  • Miglior film d’animazione

- Bolt
- Kung Fu Panda
- WALL-E

  • Miglior film straniero

- La banda Baader Mainhof (Germania)
- Revanche (Austria)
- La classe (Francia)
- Okuribito (Giappone)
- Valzer con Bashir (Israele)

Sono state rese note ieri le nomination ai prossimi Golden Globes, i premi assegnati dalla stampa straniera presente in America e considerati da molti un’affidabile anticamera per gli Oscar. In attesa di sapere chi li vincerà (i premi saranno consegnati l’11 gennaio) andiamo a scorgere i papabili vincitori. Quotatissimi Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher con un irriconoscibile Brad Pitt, e Revolutionary Road di Sam Mendes, che riunirà gli attori di Titanic. Sul fronte più leggero invece Mamma Mia! non dovrebbe avere problemi, con i Coen dietro l’angolo. Buone nomination anche per The Millionaire, di cui vi parlerò nei prossimi giorni, e per Doubt – Il dubbio, una straordinaria piece teatrale su un tema scottante come la pedofilia trasportata sul grande schermo con Meryl Streep. A sorpresa, nomination per Tom Cruise e ben tre candidature per lo straordinario In Bruges.

La parte riguardante i telefilm arriverà nei prossimi giorni.

  • Miglior Film Drammatico:

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Frost/Nixon
- The Reader
- Revolutionary Road
- The Millionaire

  • Miglior Film Commedia o Musical

- Burn After Reading
- La felicità porta fortuna
- In Bruges
- Mamma Mia!
- Vicky Cristina Barcelona

  • Miglior attore drammatico

- Leonardo DiCaprio per Revolutionary Road
- Frank Langella per Frost/Nixon
- Sean Penn per Milk
- Brad Pitt per Il curioso caso di Benjamin Button
- Mickey Rourke per The Wrestler

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Burn After Reading (Usa, 2008) di Joel ed Ethan Coen, con George Clooney, Brad Pitt, John Malkovich, Frances McDormand, Tilda Swinton

Il voto di Paolino è… 7/8

E’ incredibile come film dopo film, sceneggiatura dopo sceneggiatura, i fratelli Coen riescano ancora a stupire il loro pubblico con il minimo sforzo. Per amare i loro film bisogna essere profondamente legati ad un certo cinema di qualità, dalla battuta fine e dai risvolti non convenzionali: non sono certo (solo) popcorn-movie da sabato sera, insomma.

Burn After Reading – A prova di spia, presentato in anteprima mondiale alla Mostra di Venezia, e in uscita negli USA il prossimo 12 settembre, mentre da noi sarà in sala la settimana successiva, fa tornare i Coen alla loro amata commedia folle, un genere che con Fargo, Fratello dove sei?, ecc. li ha resi grandi, sebbene il riconoscimento maggiore sia arrivato loro pochi mesi fa con i quattro Oscar per Non è un paese per vecchi.

E’ un grande film corale, senza un vero protagonista. L’inizio è tutto per un gigante John Malkovich (quasi da record il numero di “fuck” che riesce a spalmare durante il film!), alle prese con il suo licenziamento, per motivi di alcolismo, da analista della CIA. Una volta disoccupato, decide così, seppur deriso dalla moglie Katie (Tilda Swinton, premio Oscar per Michael Clayton), di mettersi a scrivere un libro di memorie sulla sua esperienza nell’agenzia investigativa più famosa del mondo, per muovere accuse e far parlare di sé. Ma il CD con all’interno i suoi scritti, per una serie di passaggi sfortunati (e ovviamente improponibili, ma ai Coen si permette tutto), finisce in una palestra nelle mani dello stralunato trainer Chad Feldheimer (Brad Pitt) e della sua collega Linda Litzke (Frances McDormand), il cui unico desiderio sono quattro operazioni di chirurgia estetica che le ridarebbero la felicità. Con un CD in mano che loro credono scottante, ma che in realtà non vale niente, la strana coppia cercherà la via del ricatto prima ai piani alti del governo americano, poi addirittura ai russi! A condire il tutto, il personaggio di Clooney, Harry Pfeffer, agente federale fedifrago, amante di Katie e con uno strano destino dietro l’angolo legato a Linda.

Una trama fuori dagli schemi che permette, ancora una volta, ai fratelli Joel ed Ethan Coen di mettere alla berlina l’America e i suoi abitanti, sbeffeggiandone usi, costumi, contraddizioni e istituzioni. Dialoghi spassosi, sboccati e irriverenti per la chiusura dell’ideale “trilogia dell’idiota” aperta con Fratello dove sei? e continuata con Prima ti sposo poi ti rovino (l’idiota ovviamente è, per sua stessa ammissione, George…)

Per non parlare di un cast di attori di livello stratosferico, con un Brad Pitt che è sempre più una rivelazione. Burn After Reading è ilarità strafottente, che non si ferma davanti a nulla, neppure alla morte, con un paio di risvolti inaspettati e coraggiosi, e con un finale pericoloso quanto geniale. Assolutamente da vedere.

Segue il trailer.

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