Torna a grande richiesta la rubrica che tutto il mondo (non) ci invidia! Ma questa volta il film in questione – segnalatomi dall’esimio Bryan Jerry Ford – non calcherà le italiche sale cinematografiche né tantomeno sarà programmato in pompa magna in un’afosa prima serata estiva di ReteQuattro! Questa volta l’Italia si fa artefice di un esperimento rivoluzionario: si chiama “Zairo Game” ed è un esempio di cinema interattivo dove l’utente, acquistando il DVD del film, potrà decidere le sorti dei protagonisti che si troveranno davanti a dei fenomenali bivi! Robe che Topolino le pubblicava quando io ero picciriddu, tra l’altro.

Ma poteva non essere una emerita buffonata questa grande cialtronata? Certo che no! Ecco quindi il meraviglioso cast capitanato da tal Max Farace con quel bel faccione da branzino affumicato e pure un po’ strabico che si ritrova, con la prezzemolina Alessia Fabiani in versione “mo’ tengo sempre il broncio come se mi avessero appena tamponato la Smart perchè è così che se fa la drammatica”. Il film vorrebbe essere un poliziesco a tinte noir ambientato nei dintorni napoletani che tira in ballo pure i cinesi. Momenti drammatici ed ad altissima tensione, scene action a iosa e i tanto attesi domandoni: “Mandare il protagonista a Bologna?“, “Scarcerare il boss per avere un’informazione?“, “Rispondere ad una richiesta d’aiuto e rischiare l’imboscata?“… Saranno gli stessi attori a porle allo spettatore!

Con la partecipazione straordinaria di Claudia Gerini (ma perchè Claudia?? perchè!!!), Zairo si candida di diritto al premio PaolinoScult dell’anno. A voi il trailer e un’assurda clip di “scelta” dal film.

luglio 10th, 2010TOY STORY 3

toystory3Toy Story 3 (Usa, 2010) di Lee Unkrich, con le voci di Fabrizio Frizzi, Massimo Dapporto, Fabio De Luigi, Riccardo Garrone, Claudia Gerini, Gerry Scotti, Giorgio Faletti

Il voto di Paolino è… 8½

Volevo davvero amare anch’io Toy Story 3. Volevo davvero unirmi al coro di voci che gridano al capolavoro, ai 10 in pagella, che lo vogliono premiato agli Oscar. E pensavo di poterlo amare sul serio: il primo è stato splendido, il secondo un po’ meno ma pur sempre bello. E Up finalmente era riuscito a farmi trattare il cinema d’animazione alla stregua di tutti gli altri generi live action. Invece la mia generale diffidenza nei confronti del cinema animato ha colpito ancora. Toy Story 3 è un film splendido sotto tantissimi aspetti, si permette lussi e provocazioni che il 90% del cinema “vero” neanche si azzarderebbe a mettere in campo. All’inizio piazza un perfetto “riassunto” dei dieci anni che ci siamo persi (mi ha ricordato quello straordinario sulla vita dei Fredricksen in Up), argutamente realizzato in 2D, mentre il resto del film è in un 3D francamente evitabile. Dieci anni in cui Andy è cresciuto, cambiato, in cui gli è venuta la voce roca da ometto e in cui i suoi giocattoli sono finiti in una baule (ma alcuni, dice Woody, “non ce l’hanno fatta, come Linearama”, solo uno dei tanti esempi di come la sceneggiatura in più punti affronti anche il tema della morte con una lucidità impressionante, vedi anche solo tragica scena all’inceneritore).

Toy Story 3 ha dei momenti profondamente oscuri e pessimisti, personaggi che potrebbero anche suscitare sentimenti di paura nei più piccoli (penso per esempio al pagliaccio con gli occhi tristi doppiato – malino – da Giorgio Faletti, protagonista di un flashback nero come la pece, ma anche alla metamorfosi dell’orsetto rosa), mentre altri sono molto più divertenti e colorati. Ma anche il personaggio che non ti aspetti, ovvero quel Ken - doppiato così così da Fabio DeLuigi - effemminato e che tanto faceva ridere nel trailer, può riservare incredibili lati tenebrosi. E che dire del bambolotto/guardia che è riuscito a mettere i brividi persino al sottoscritto?

Scene memorabili a fiumi, geniali persino, come la bisca clandestina di gioco d’azzardo organizzata nel “retro-bottega” di una distributore automatico, e nuovi personaggi da applausi a scena aperta, vedi la prima scena a casa della piccola Bonnie nella quale Woody (doppiato benissimo da Fabrizio Frizzi, stesso dicasi per il Buzz Lightyear di Massimo Dapporto) viene fatto sedere attorno ad un tavolo da tè assieme a nuovi giocattoli totalmente “nel personaggio”, tra cui un riccio vestito da tirolese (!!) da standing ovation.

Quello che probabilmente mi è mancato in Toy Story 3, e mancava anche nel secondo episodio della saga, è la componente “vera”, quella umana. Forse è quello che mi blocca davanti a film d’animazione che hanno per protagonisti macchine parlanti, robot dello spazio, pesciolini nell’oceano… Non a caso la scena secondo me più bella, e da vere lacrime agli occhi, ha luogo verso il finale, quando Andy, che ha appena compiuto una scelta molto dolorosa, gioca assieme alla piccola Bonnie tornando bambino forse per l’ultima volta prima di affrontare la vita da adulto, al college. Applausi a scena aperta. In ogni caso, un film bellissimo. Due parole anche sul consueto cortometraggio iniziale, stavolta intitolato Day and Night, geniale, carino e furbo.

Segue il trailer.

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marzo 18th, 2009Anteprima: DIVERSO DA CHI?

(Italia, 2009) di Umberto Carteni, con Luca Argentero, Claudia Gerini, Filippo Nigro, Francesco Pannofino, Antonio Catania, Giuseppe Cederna

Il voto di Paolino è… 7

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Che succederebbe se uno spensierato e convinto omosessuale si trovasse a fare i conti con degli inediti sentimenti… per una donna?
Lui si chiama Piero (la star in ascesa Luca Argentero, Solo un padre, Saturno contro), ha 35 anni, è un politico in carriera felicemente gay che lotta apertamente per il “diritto alla diversità” ed ha appena vinto per una tragica fatalità le primarie che lo hanno portato ad essere il candidato sindaco di una città del “profondo nord” (che è Trieste, anche se il film non lo specifica). Da una vita convive orgogliosamente con il suo ragazzo Remo (Filippo Nigro, Le fate ignoranti), e con lui la vita non potrebbe essere più gioiosa. Il partito di Piero però, spaventato dalle reazioni del freddo popolo “nordico” di fronte ad un candidato omosessuale, gli affianca come vice la più moderata Adele (Claudia Gerini, Grande Grosso e Verdone), detta “la furia centrista” per le sue idee tradizionaliste, contrarie persino al divorzio. Inizialmente tra i due saranno scintille, ma una serata di lavoro ed un bacio galeotto daranno vita ad un triangolo singolare, tra dubbi, sotterfugi e mille peripezie.

Una boccata d’ossigeno puro nel panorama delle recenti commedie italiane. Diretto con brio e ritmo da vendere dall’esordiente Umberto Carteni, che utilizza al meglio gli spazi a disposizione e infarcisce il film di chicche musicali finalmente non scontate, e scritto da uno sceneggiatore che è ormai una sicurezza (Fabio Bonifacci, autore di Si può fare, Lezioni di cioccolato e Notturno Bus), Diverso da chi? finalmente affronta il tema della diversità in maniera semplice e scanzonata, colpendo nel segno quando i classici pregiudizi degli eterosessuali nei confronti dei gay vengono ribaltati ed analizzati dal punto di vista contrario. Toccante è in questo senso il rapporto tra il candidato sindaco e il proprio padre che, inizialmente contrario alla condotta sessuale del figlio, oggi si dispererebbe se venisse a scoprire che Piero ha un rapporto con una donna.
Ma è soprattutto il versante brillante a convincere a pieno, grazie ad alcuni sprazzi satirici ben assestati (“La questione sicurezza è pura propaganda, nessun sindaco può farci nulla”, “I centristi parlano di famiglia e poi vanno a puttane”) e ad uno sgangherato entourage elettorale very british capitanato dagli impagabili Antonio Catania e Giuseppe Cederna che presenta anche alcune trovate esilaranti nella loro semplicità, come quella del silenzioso ma onnipresente sondaggista Pavan (Antonio Bazza). Tra i due attori protagonisti sono scintille vere e il feeling è indiscutibile, ma è soprattutto l’ottimo Filippo Nigro a convincere su tutti grazie ad un ruolo non facile e portato avanti con serietà e senza macchiettismi.

Probabilmente in Inghilterra o negli Stati Uniti riderebbero dietro le nostre spalle se sapessero che consideriamo un film leggero, e che farà storcere il naso a molti soprattutto per il finale, come Diverso da chi? una conquista per il nostro Paese, ma per il momento, ai tempi di Povia, questa è una triste verità ed è meglio accontentarsi.

Il film esce nelle sale venerdì 20 marzo. Seguono il trailer e due clip dal film.

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febbraio 28th, 2009ASPETTANDO IL SOLE

(Italia, 2009) di Ago Panini, con Claudio Santamaria, Claudia Gerini, Raoul Bova, Gabriel Garko, Vanessa Incontrada, Corrado Fortuna, Giuseppe Cederna, Rolando Ravello, Bebo Storti, Alessandro Tiberi, Michele Venitucci

Il voto di Paolino è… 6-

Italia, anni ’80. In una notte qualsiasi, in una periferia qualsiasi, tre ragazzotti in vena di alcol e baldoria si imbattono in un fatiscente e sperduto hotel, il Bellevue. Sperando di trovare al suo interno l’aggancio giusto per delle buone “coperte” (leggasi mignotte) due di loro, mentre il terzo ronfa allegramente in macchina, entrano non sapendo cosa li aspetterà… E non dico di più, se non che mentre i due balordi (Claudio Santamaria e Michele Venitucci, strepitosi!) avranno di che spaccare i coglioni al povero portiere di notte Santino (Giuseppe Cederna, straordinario e premiato per questa interpretazione al Festival del cinema italiano di Annecy), le stanze di quell’albergo continueranno a vivere popolate dai più disparati personaggi: c’è la bollente Claudia Gerini in vena di sesso selvaggio; c’è la famosa attrice porno Kitty Galore (Vanessa Incontrada) intenta a girare un nuovo film con il giovane e timido Corrado Fortuna sotto la regia di Bebo “Uguccione” Storti; c’è l’inquietante Rolando Ravello che accudisce il suo cagnolino; c’è Raoul Bova disperato per amore; c’è il rapinatore Gabriel Garko (con inedita zeppola) al telefono con un venditore televisivo. E per tutti loro ci sarà un destino comune…

Ago Panini, debuttante nel lungometraggio, firma un prodotto anomalo per il nostro cinema, e per questo meritevole d’attenzione. Aspettando il sole è un noir metropolitano, una commedia dai toni cupi, un ritratto di personaggi sbandati ma dal cuore d’oro (anche se tra di loro c’è pure un insospettabile assassino…) impreziosito da un cast corale che oltre a riunire alcuni tra i più grossi talenti nostrani (Santamaria, Ravello e Fortuna in primis) utilizza anche i più glamour Bova, Garko, Gerini e Incontrada in ruoli al limite ed insospettabili. Certo, il film è imperfetto ed alcuni angoli si sarebbero dovuti smussare leggermente di più (in particolare alcune cose sono poco credibili, come il porno girato con attori vestiti, o un sonno un po’ troppo pesante del ragazzo addormentato in macchina) ma il film è talmente coraggioso e grezzo da far uscire piuttosto soddisfatti dalla sua visione. Seppur il voto sia una sufficienza stiracchiata, è di questo tipo di cinema che l’Italia avrebbe bisogno per uscire dal baratro psicologico-sociale in cui i nostri autori sono piombati negli ultimi anni.

Aspettiamo al varco il regista con la sua opera seconda. Segue il trailer.

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gennaio 1st, 2008GRANDE, GROSSO E VERDONE

Grande Grosso e Verdone (Italia, 2008) di Carlo Verdone, con Carlo Verdone, Claudia Gerini, Clizia Fornasier, Emanuele Propizio, Geppi Cucciari

Il voto di Paolino è… 5½

Carlo Verdone c’è ricascato. Per colpa dei suoi fans, che tramite siti ed e-mail lo avrebbero richiesto a gran voce (non ne dubito, per carità), l’autore romano è andato a ripescare tre delle sue maschere più riuscite riunendole in Grande, grosso e Verdone. Si tratta di Leo Nuvolone, il Candido de Un sacco bello e Bianco rosso e Verdone, il professor Callisto Cagnato di Bianco rosso e Verdone e Viaggi di nozze, e ovviamente l’attesissimo Moreno Vecchiarutti, il volgarone de “o’ famo strano??”. Tutto bene? ‘nsomma…

Nel primo episodio, alla famiglia Nuvolone, in procinto di partecipare ad un incontro per boy-scout, capita una disgrazia: muore la nonna. Le disavventure per la preparazione e lo svolgimento del funerale saranno imprevedibili. E’ questa la storia più surreale, e alla lunga stucchevole dell’intero trittico. La parte di mezzo è tutta per il precisino professor Cagnato, vedovo tanto crudele e meschino quanto puttaniere. La sua vicenda, la più riuscita delle tre, prevede che il figlio, con l’aiuto della sua ragazza, provi letteralmente a farlo fuori, per poter così cominciare una vita finalmente libera. L’ultimo episodio invece è ovviamente tutto per la tamarro-family composta da papà Moreno, mamma Enza Sessa (Claudia Gerini, off course) e dal problematico figlioletto Steven (il bravissimo Emanuele Propizio). In vacanza in un hotel scicchittoso pieno di gente per bene, la famiglia Vecchiarutti dovrà cercare di resistere alle sataniche occhiatacce della gente che li circonda e avrà anche l’arduo compito di non spezzarsi, in quello che è l’episodio più lungo di un film che in totale supera abbondantemente le due ore.

Carlo Verdone è impagabile. Le sue doti comiche sono conosciute e qui, seppur con qualche annetto in più sulla gobba, ce ne dà un ulteriore riprova. Sul fronte del racconto invece, eccezion fatta per qualche battutina memorabile qua e là, soprattutto nel secondo troncone, si ride poco, e anche lo sforzo, visibile, di costruire tre storie che possano rimanere in piedi da sole non porta a far sbellicare lo spettatore. Ma qui si guarda sempre il bicchiere mezzo pieno, e quindi promuoviamo con lode il Carlo attore, che da solo tiene in piedi un film che ha ben poco da offrire.


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