ottobre 28th, 2009PARNASSUS

theimaginariumThe Imaginarium of Doctor Parnassus (Francia/Canada/UK, 2009) di Terry Gilliam, con Heath Ledger, Christopher Plummer, Lily Cole, Tom Waits, Andrew Garfield, Verne Troyer, Johnny Depp, Jude Law, Colin Farrell

Il voto di Paolino è… 6/7

Parnassus è gay. Ah no scusate quello è Osv… cioè no volevo dire Bruno! Intendevo Bruno… Ero rimasto alla recensione precedente… Meglio se ricomincio.

Parnassus non è gay. O forse sì, macheccefrega. Di sicuro è immortale, dono che ha vinto scommettendo nientemeno che con il Diavolo (che ha il volto di Tom Waits, mai scelta più azzeccata). Peccato però che le scommesse non si siano fermate alla prima, così da secoli i due continuano ad incontrarsi e ad alzare la posta in gioco. Nel frattempo Parnassus (Christopher Plummer), ormai decrepito, gira per Londra con uno sfatto carrozzone in compagnia di sua figlia Valentina (Lily Cole), del giovane Anton di lei innamorato (Andrew Garfield) e di un nano (Verne – MiniMe - Troyer) cercando di racimolare qualche moneta offrendo ai pochi spettatori che hanno il coraggio di fermarsi dinanzi a loro un’emozione, in realtà, unica. Attraversando infatti lo specchio di Parnassus, ogni persona sarà catapultata direttamente nelle sue più fantasiose e recondite immaginazioni, che possono venire però interrotte proprio dall’incursione di tentazioni malefiche messe in atto dal Diavolo, alias Mr. Nick. Un giorno questa sgangherata compagnia incontra il fuggitivo Tony (Heath Ledger), che si unirà a loro portando una ventata d’aria nuova al gruppo ma anche parecchi disagi.

Chissà come sarebbe stato Parnassus se Heath Ledger non fosse morto durante le riprese. Non lo sapremo mai. Per quanto ci riguarda ci troviamo così di fronte ad un ibrido, un film che a metà della sua corsa è stato costretto a deviare scopi e orizzonti e a diventare, probabilmente, ciò che non doveva essere, ovvero un inno alla vita e all’immaginazione i cui echi del lutto che l’ha colpito si sentono ad ogni scena. La celebrazione della vita come un’eterna partita a scacchi con la Morte, cinica e spietata, dalla quale ci si salva solo voltando lo sguardo, ogni tanto, verso lidi migliori ed insperati. Il film di Terry Gilliam è imperfetto, rozzo, confuso, pesantuccio se vogliamo, tutti aggettivi che ben si addicono anche al suo autore, che con determinazione e caparbietà ha portato a termine questo lavoro grazie all’aiuto di Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law, amici di Ledger e pronti a sostituirlo nelle scene che non è riuscito a portare a termine. Visionariamente il film tocca buone vette (anche se il livello tecnico degli effetti digitali non è eccelso ma ben si addice al tono sarcastico della pellicola), mentre la (scarsa) caratterizzazione dei personaggi mi ha fatto tornare alla mente gli ambienti bohemienne di Moulin Rouge! per una certa surrealtà di fondo che poco ha da spartire con la Londra grigia e snob dentro cui il film è ambientato.

Gilliam (che continua ad essere snobbato dagli americani che lo costringono a trovarsi fondi in Europa per i suoi film) potrebbe avere ancora molto da dire, se qualcuno glielo lascerà fare e se il Fato non si metterà nuovamente a mettergli i bastoni tra le ruote. Segue il trailer.

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In un ritardo clamoroso, dovuto a miei problemi tecnici, vi segnalo i vincitori dei Golden Globe 2008. Trionfo inaspettato per The Millionaire nella categoria drammatica, capace di scalzare dal podio capolavori annunciati come Revolutionary Road e Il curioso caso di Benjamin Button. Doppietta storica per Kate Winslet, premiata sia come protagonista che come non protagonista, e doveroso premio al Joker di Heath Ledger. Sul versante commedia vince il Woody Allen di Vicky Cristina Barcelona, scelta più che discutibile (meglio dei Coen??), mentre Colin Farrell si aggiudica la statuetta per In Bruges. Niente da fare per Gomorra tra i film stranieri, mentre sul versante televisivo dominano Mad Men e 30 Rock. Ecco i dettagli:

MIGLIOR FILM DRAMMATICO: The Millionaire

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICAL: Vicky Cristina Barcelona

MIGLIOR ATTORE DRAMMATICO: Mickey Rourke (The Wrestler)

MIGLIOR ATTORE COMMEDIA: Colin Farrell (In Bruges)

MIGLIOR ATTRICE DRAMMATICA: Kate Winslet (Revolutionary Road)

MIGLIOR ATTRICE COMMEDIA: Sally Hawkins (La felicità porta fortuna)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Heath Ledger (Il cavaliere oscuro)

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Kate Winslet (The Reader)

MIGLIOR REGISTA: Danny Boyle (The Millionaire)

MIGLIOR SCENEGGIATURA: The Millionaire

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE: Bruce Springsteen per “The Wrestler” (The Wrestler)

MIGLIOR COLONNA SONORA: The Millionaire

MIGLIOR FILM STRANIERO: Valzer con Bashir

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE: Wall-E

MIGLIOR SERIE COMICA: 30 Rock

MIGLIOR SERIE DRAMMATICA: Mad Men

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE DRAMMATICA: Gabriel Byrne (In Treatment)

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE COMICA: Alec Baldwin (30 Rock)

MIGLIOR ATTRICE IN UNA SERIE DRAMMATICA: Anna Paquin (True Blood)

MIGLIOR ATTRICE IN UNA SERIE COMICA: Tina Fey (30 Rock)

A seguire un video simpaticamente gustoso: il momento della seconda premiazione della serata per Kate Winslet (una che da 5-6 anni veniva sempre nominata ma non vinceva mai una cippalippa): per il primo premio si era preparata un foglietto da leggere, ma il secondo l’ha leggermente colta di sorpresa! Guardare per credere (con tanto di dichiarazione d’amore a DiCaprio compresa!)…

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Sono state rese note ieri le nomination ai prossimi Golden Globes, i premi assegnati dalla stampa straniera presente in America e considerati da molti un’affidabile anticamera per gli Oscar. In attesa di sapere chi li vincerà (i premi saranno consegnati l’11 gennaio) andiamo a scorgere i papabili vincitori. Quotatissimi Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher con un irriconoscibile Brad Pitt, e Revolutionary Road di Sam Mendes, che riunirà gli attori di Titanic. Sul fronte più leggero invece Mamma Mia! non dovrebbe avere problemi, con i Coen dietro l’angolo. Buone nomination anche per The Millionaire, di cui vi parlerò nei prossimi giorni, e per Doubt – Il dubbio, una straordinaria piece teatrale su un tema scottante come la pedofilia trasportata sul grande schermo con Meryl Streep. A sorpresa, nomination per Tom Cruise e ben tre candidature per lo straordinario In Bruges.

La parte riguardante i telefilm arriverà nei prossimi giorni.

  • Miglior Film Drammatico:

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Frost/Nixon
- The Reader
- Revolutionary Road
- The Millionaire

  • Miglior Film Commedia o Musical

- Burn After Reading
- La felicità porta fortuna
- In Bruges
- Mamma Mia!
- Vicky Cristina Barcelona

  • Miglior attore drammatico

- Leonardo DiCaprio per Revolutionary Road
- Frank Langella per Frost/Nixon
- Sean Penn per Milk
- Brad Pitt per Il curioso caso di Benjamin Button
- Mickey Rourke per The Wrestler

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Pride and Glory (Usa, 2008) di Gavin O’Connor, con Edward Norton, Colin Farrell, Jon Voight, Noah Emmerich

Il voto di Paolino è… 6½

La famiglia Tierney è quello che si dice una famiglia modello. Il “nonno” Jon Voight è stato per anni nel corpo di polizia, ottenendo rispetto e gratitudine da tutti, e i suoi figli Ray (Edward Norton), Francis (Noah Emmerich) nonché il genero Jimmy (Colin Farrell) sono tutti poliziotti. Ora è in pensione, ma la sua influenza è ancora molta ed è così che convince Ray, in pausa lavorativa da un paio d’anni dopo una triste esperienza, a riprendere il lavoro per seguire un indagine molto perigliosa: quattro agenti della polizia di New York sono stati trucidati in un conflitto a fuoco nei locali di un noto spacciatore, anche se le dinamiche restano misteriose. Uomini che facevano capo a Francis e che erano colleghi e amici di Jimmy. La questione si rivelerà ben più sporca e sordida di come sembrasse in apparenza, e Ray dovrà scegliere tra la lealtà verso la famiglia e quella verso la giustizia: ancora una volta le forze dell’ordine americane non ci faranno una gran bella figura.

Ricordando un po’ I padroni della notte, uscito la scorsa primavera, arriva in sala un altro drammone poliziesco in cui due stretti parenti (qui due cognati, per la precisione) si ritrovano l’uno dalla parte opposta della barricata rispetto all’altro, costretti a scelte pesanti e non scontate. I sobborghi sporchi, putridi e fumosi del Bronx fanno da sfondo ad tipo di vicenda che temo i veri poliziotti americani abbiano dovuto più volte affrontare: una tale babele di etnie e lingue in mezzo alla quale i legami di parentela, di amicizia, di lealtà e di fratellanza spesso sono flebili e cedevoli.

Il racconto messo in scena da Gavin O’Connor, anche sceneggiatore assieme a Joe Carnahan (Narc, Smokin’ Aces) è cupo e psicologico, perfino sporco nello stile, tutto incentrato sulle dinamiche interpersonali e senza concessioni alla spettacolarità inutile. Resta però qualcosa di già visto, senza particolari guizzi innovativi: lo definirei un film “che si accontenta”, come quando a scuola ci dicevano “con queste capacità potresti puntare molto più in alto”. D’altronde anche gestire un cast del genere poteva essere un rischio: Jon Voight è una garanzia, ma Edward Norton, seppur sempre convincente, sembra aver perso il mordente di un tempo, o almeno sembra trovarlo solo con autori o storie che lo toccano davvero nell’animo, tanto che perfino un attore buono ma mai ottimo come Colin Farrell finisce più volte, in questo caso, per rubargli la scena.

Un dramma morale moderno, tra strade pervase di corruzione e criminalità. Segue il trailer.

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agosto 12th, 2008Orsù, parliamo di morti!

Questo 2008 si sta rivelando davvero una mannaia per il mondo del cinema, e dello spettacolo in generale. Da gennaio ad oggi sono davvero tante le scomparse eccellenti, premature e non. Oggi voglio rallegrarvi la giornata elencandovi le più degne di nota, per il sottoscritto.

Il 15 gennaio muore a Los Angeles Brad Renfro (foto), a 25 anni, per overdose da eroina. Renfro era stata una precocissima promessa, esordendo a 12 anni ne Il cliente con Tommy Lee Jones e Susan Sarandon. Altri suoi film erano stati Sleepers, L’allievo e The Jacket. Sta per uscire nei cinema americani il suo ultimo film, The Informers, in cui ha recitato con Winona Ryder, Kim Basinger e Billy Bob Thornton.

Il 23 gennaio tocca a Heath Ledger, per accidentale overdose di farmaci. Immagino non debba spiegarvi chi è. Il suo ultimo film, The Imaginarium of Doctor Parnassus di Terry Gilliam, sarà nelle sale prossimamente. Dato che non è riuscito a concludere le sue riprese, sarà sostituito, tramite un espediente, da ben tre attori diversi che reciteranno in sua memoria: Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell.

L’11 febbraio è morto in Arkansas a 75 anni per un mieloma multiplo Roy Scheider. Tutti lo ricordiamo come il protagonista de Lo squalo di Spielberg, ma era stato anche nominato all’Oscar due volte, per Il braccio violento della legge e per All That Jazz.

Il 18 marzo un’altra morte scioccante: a 55 anni si spegne Anthony Minghella, uno dei più famosi registi inglesi, per un’emorragia in seguito ad un’operazione per rimuovere un cancro dalle tonsille. Suoi Il paziente inglese (Oscar per la miglior regia), Il talento di Mr. Ripley, Ritorno a Cold Mountain.

Il 5 aprile, a 84 anni, si è spenta una leggenda: Charlton Heston. Ben Hur, I dieci comandamenti, Il pianeta delle scimmie… e Bowling a Columbine, in cui Michael Moore lo attaccava perchè era un convinto sostenitore dell’uso libero delle armi negli Stati Uniti.

A 73 anni se n’è andato Sidney Pollack (foto), sempre per un cancro. Regista premio Oscar per La mia Africa, ma realizzatore anche di Tootsie, Il socio, The Interpreter. Era anche attore, soprattutto brillante: era il padre di Will nella sitcom Will & Grace, ed era recentemente apparso anche in Michael Clayton e Un amore di testimone.

Il 15 giugno, per un mieloma multiplo, si spegne a 62 anni il re degli effetti speciali Stan Winston. Quattro volte premio Oscar, ha creato gli effetti visivi di Terminator 2, Jurassic Park, Aliens, Edward mani di forbice. Sua anche l’armatura di Iron Man. Stava lavorando al prossimo Terminator.

L’ultima morte inaspettata avviene solo l’altro giorno: muore a 50 anni, per una polmonite, Bernie Mac (foto), uno dei più famosi comici e attori americani. Oltre ai suoi spettacoli televisivi e teatrali, Mac era conosciutissimo per essere uno della banda di Clooney nella trilogia di Ocean’s Eleven e seguenti, ma si era visto anche in Babbo Bastardo, Charlie’s Angels 2 e Indovina chi. In Transformers, lo scorso anno, era il rivenditore di auto da cui si reca Shia LaBeouf col padre.

gennaio 1st, 2008SOGNI E DELITTI

Cassandra’s Dream (Usa/UK, 2007) di Woody Allen, con Ewan McGregor, Colin Farrell, Tom Wilkinson, Hayley Atwell

Il voto di Paolino è… 6½

Woody Allen, dopo il bellissimo Match Point e il poco riuscito Scoop, torna per la terza volta a Londra ambientandoci Sogni e delitti, un thriller sul rimorso e il senso di colpa che rimanda – anche troppo – direttamente al primo capitolo della trilogia londinese.

Qui due fratelli, Terry e Ian (gli ottimi e affiatatissimi Colin Farrell e Ewan McGregor, si ritrovano al verde: il primo, meccanico squattrinato e in procinto di sposarsi, si indebita fino al collo perdendo a poker, mentre il secondo, desideroso di andarsene in California per investire in una catena di alberghi, ha bisogno di liquidità. Proprio al caso loro sembra fare il ricco e potente zio Howard (Tom Wilkinson), al quale i due fratelli si sono sempre affidati. Lui è disposto ad aiutarli, ma in cambio di un pesante favore: dovranno eliminare un testimone scomodo che potrebbe essere la sua rovina. Inizia qui un lungo e articolato percorso che porterà Terry sull’orlo del delirio, mentre Ian, più lucido e freddo, sarà costretto a prendere decisioni che mai avrebbe pensato anche solo di immaginare.

La scrittura di Allen si sente tutta, ed è sempre un piacere: tira in ballo il fato, i miti greci (la Cassandra’s Dream del titolo originale è la barca a vela che Ian e Terry comprano ad inizio film) ed il personaggio di Colin Farrell prende via via un aspetto sempre più fanciullesco e ingenuo giusto per far sorridere qua e là lo spettatore. Inoltre, caso raro nella filmografia alleniana, in Sogni e delitti l’autore rinuncia, per la colonna sonora, a pezzi di repertorio classico o jazz per affidarsi al glaciale score di Philip Glass.

A lasciare perplessi, purtroppo, è il finale: affrettato e buttato via, come se davvero Allen fosse arrivato ad un punto morto da cui non sapeva più come procedere con la storia. Un peccato. La tanto strombazzata seconda giovinezza dell’autore newyorkese sembra iniziata, e finita, con Match Point


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