The Girl with the Dragon Tattoo (Usa/UK/Svezia/Germania, 2011) di David Fincher, con Daniel Craig, Rooney Mara, Christopher Plummer, Stellan Skarsgaard, Steven Berkoff, Robin Wright, Joely Richardson, Joel Kinnaman

Il voto di Paolino è… 7

Mikael Blomkvist (Daniel Craig), giornalista svedese noto per i suoi determinati e pericolosi reportage, viene condannato per diffamazione da parte di un noto imprenditore. Affranto al pensiero delle spese di risarcimento che dovrà affrontare, Mikael viene contattato da Henrik Vanger, potente magnate che da quarant’anni cerca di scoprire la verità sulla sparizione della giovane nipote Harriett. Mikael lascia Stoccolma e si trasferisce così nella tenuta di Henrik, circondato da tutta la misteriosa famiglia Vanger. Per le indagini, Blomkvist decide di avvalersi dell’aiuto dell’agente investigativo Lisbeth Salander (Rooney Mara), una ragazza con un difficile passato alle spalle, dai modi scontrosi ma geniale e dalle mille capacità intuitive.

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Melissa McCarthy candidata come non protagonista per Le amiche della sposa.

Jonah Hill candidato come non protagonista per L’arte di vincere.

Woody Allen candidato come miglior regista per Midnight in Paris.

Michael Fassbender, Nicolas Winding Refn (vincitore della Palma a Cannes come miglior regista) e il suo Drive completamente snobbati.

Basterebbero questi pochi esempi per farvi capire come spesso, per agguantare o perdere una nomination, sia decisivo il successo o l’insuccesso di un film al botteghino. Allen, la cui nomination per la sceneggiatura originale può anche essere accettata, come regista non è mai stato nulla di che. Il rivoluzionario Refn doveva essere almeno nella cinquina.

Nove i titoli candidati a “Miglior film”. Scopriteli qui insieme a tutte le altre nomination.

Segnalo la candidatura come miglior attore dello sconosciuto Demian Bichir (l’Esteban Reyes di Weeds) per A Better Life di Chris Weitz, qualche riconoscimento a La talpa (Gary Oldman alla sua prima nomination della carriera, più colonna sonora e sceneggiatura) che dai Golden Globes era stato dimenticato, ben 10 nomination per The Artist che potrebbe rivelarsi il vero outsider dell’anno assieme a Paradiso amaro (5 candidature) e 11 per Hugo Cabret di Scorsese, mentre Eastwood viene completamente snobbato per il suo J. Edgar e David Fincher riceve un paio di contentini per il suo remake di Uomini che odiano le donne. L’arte di vincere arriva ad un totale di 6 nomine (il film sportivo in USA tira sempre) alla pari con War Horse di Spielberg, mentre The Help si ferma a quota 4.

The Tree of Life e Terrence Malick agguantano tre nomination. Grazie a Dio la Pixar quest’anno non ha la nomination per il suo film d’animazione (Cars 2) ma a sorpresa manca anche lo spielberghiano Tintin (che pochi giorni fa ha invece vinto proprio come miglior cartoon ai Golden Globes: tanto per dire…)

Infine fa sorridere, ma per la “Miglior canzone” sono candidati solo due film: I Muppet e Rio.

A presto per i miei inutili pronostici.

Da noi uscirà il 3 febbraio ma nel resto del mondo è già storia vecchia. L’adattamento hollywoodiano del primo libro della trilogia di Stieg Larsson diretto da David Fincher e interpretato da Daniel Craig e Rooney Mara – accolto tiepidamente da critica e pubblico – a detta di tutti ha però uno dei suoi punti più alti negli affascinanti titoli di testa, in effetti strabilianti. Ma Fincher non è nuovo ad aprire i suoi film con immagini disturbanti e incalzanti… Dopo il saltino, un tuffo nel passato.

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Non è un deja-vu, ma la risposta americana alla trilogia svedese tratta dai libri di Stieg Larsson. E speriamo sia una risposta un pochino più convincente di quei tre, lunghi e soporiferi film che hanno avuto come unico pregio quello di far conoscere al mondo la straordinaria Noomi Rapace.

Si ricomincia quindi, e con un nome alla regia che mette l’acquolina in bocca: David Fincher. Messo da parte il melodramma di Benjamin Button, messo da parte l’affresco sociale di The Social Network, Fincher torna alle sue atmosfere più care (Se7en dice niente? Ma pure Zodiac non scherzava) e mette insieme un cast pazzesco: Daniel Craig, Stellan Skarsgaard, Robin Wright, Christopher Plummer, mentre Lisbeth Salander avrà il volto e i capelli corvini di Rooney Mara (vista nel reboot di Nightmare e nel prologo di The Social Network).

C’è un trailer ufficiale appena uscito, che potete vedere qui sotto, ma in alcuni paesi europei sta girando nei cinema un red-band trailer, ovvero un trailer senza censure con più scene di violenza. Lo potete vedere, registrato da una sala, dopo il saltino.

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UPDATE: CON I VINCITORI E I MIEI COMMENTI! Beccàti 13 su 19, purtroppo risultati molto scontati (tranne il premio per la regia), quindi i miei tentativi di immaginare che qualcosa non sarebbe andato come previsto sono andati a vuoto.

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Come ogni anno non mi posso certo esimere dal fare la mia consueta figuraccia. Rieccomi quindi a pronosticare vincitori e sconfitti della Notte degli Oscar, che avrà luogo nella notte tra domenica e lunedì a Los Angeles, in una cerimonia che si preannuncia divertentissima ad opera degli spigliati James Franco ed Anne Hathaway. Vediamo quante ne azzeccherò (di solito pochissime, anche perché non ho neppure visto tutti i film nominati…)

Vince “Il discorso del re”, un film che è riuscito a mettere d’accordo tutti. — Miglior film: punto su Il discorso del re. Se fino a un paio di mesi fa The Social Network sembrava non avere rivali, i recenti premi di categoria hanno dimostrato le grandi potenzialità del suo antagonista. E anche il mio gusto personale va verso il film di Tom Hooper, la cui vittoria mi farebbe felice per il secondo anno consecutivo (dopo The Hurt Locker). Utopia?

La sorpresa della serata: il premio va a Tom Hooper per “Il discorso del re”. Francamente esagerato. — Miglior regia: è il premio più combattuto dell’anno e dal risultato più incerto. E’ raro che il film che vince il premio maggiore non si porti a casa anche la statuetta per il regista, che in questo caso, secondo logica, dovrebbe andare a Tom Hooper. Ma siccome metà dei votanti si chiederà “Ma da dove cazzo è saltato fuori ‘sto Hooper?” (giustamente), io punto su David Fincher. E sarebbe meritata: The Social Newtork non mi ha entusiasmato più di tanto, ma dal punto di vista tecnico/stilistico è ineccepibile.

Colin, che discorsi. — Miglior attore protagonista: Colin Firth non ha rivali.

Natalie, ovviamente. — Miglior attrice protagonista: Natalie Portman, stesso motivo di cui sopra.

Bale, come previsto. Banale, ma strameritato. — Miglior attore non protagonista: Christian Bale per The Fighter. E’ l’ipotesi più scontata ma anche la più realizzabile per premiare finalmente un interprete che si sta rovinando (il corpo) con le sue radicali trasformazioni fisiche film dopo film.

Vince Melissa Leo, come da previsione. Ma c’erano prove migliori della sua. Miglior attrice non protagonista: qui, chi fa i pronostici di mestiere, punta su Melissa Leo (The Fighter). Ma queste mie previsioni stanno diventando così banali e scontate da farmi pensare ad un’ipotesi alternativa: la Leo potrebbe pagare il prezzo per essere candidata in questa categoria con un’attrice del suo stesso film (Amy Adams), e se la Jackie Weaver di Animal Kingdom deve già gioire per la candidatura e i bambini (Hailee Steinfeld) hanno sempre poche chance, allora non mi resta che dire Helena Bonham Carter, che si appaierebbe a Colin Firth. Sarebbe una bella doppietta.

Vince “Il discorso del re”, premio importante. — Miglior sceneggiatura originale: Il discorso del re non dovrebbe avere problemi. Anche se mi devono spiegare perché questo film, che si basa su fatti realmente accaduti, è inserito nella categoria “originale”, mentre Toy Story 3, la cui storia è stata ovviamente inventata di sana pianta, è finito in quella dei “non originale” per la sola colpa di essere un sequel con personaggi quindi già esistenti.

Infatti, Sorkin vince. — Miglior sceneggiatura non originale: Aaron Sorkin e il suo script di The Social Network, senza dubbio.

Vince “Toy Story 3″, premio scontato. Miglior film d’animazione: per qualcuno dovrebbe essere anche il miglior film dell’anno in generale (e la nomination ce l’ha anche in quella categoria), ma di sicuro Toy Story 3 almeno questo premio se lo porterà a casa.

Vince “Inception”. — Miglior fotografia:  c’è un tale, di nome Roger Deakins, che ha avuto ben 9 nomination senza mai vincere la statuetta. Probabilmente la vincerà quest’anno, per Il Grinta, lavoro ottimo ma non il suo migliore. Io però, che lo voglio vedere premiato per qualcosa di più tosto l’anno prossimo, dico Danny Cohen, per Il discorso del re. E sono pronto a pentirmene.

Vince “Wolfman”, la scelta era francamente imbarazzante (negativamente). — Miglior make-up: tra i tre discutibili nominati (La versione di Barney, The Way Back e Wolfman) dico Wolfman perché la statuetta andrebbe così a Rick Baker.

Vince “Inception”, il suo premio più meritato. — Migliori effetti visivi: e qui finalmente Inception dovrebbe portarsi a casa il premio della staffa…

Vince “Alice in Wonderland”. Surprise. — Migliori scenografie: se tutto va come dovrebbe andare, Il discorso del re non può certo accontentarsi solo di due premi principali, e dovrebbe quindi portarsi a casa anche questo.

Vince “Alice in Wonderland”, e anche qui l’ho beccata! — Migliori costumi: e se qui Il discorso del re fosse gabbato da Alice in Wonderland? Sì, io dico Alice in Wonderland e me ne assumo le responsabilità!

Vince “The Social Network”, ottima scelta! — Miglior montaggio: deve vincerlo The Social Network, non voglio sentire scuse.

E infatti sorrido. Scelta controcorrente ma eccellente per “The Social Network”. — Miglior colonna sonora: qui la sfida è interessante… Quelle de Il discorso del re sono belle ma molto tradizionali, e Alexandre Desplat è già alla sua quarta nomination senza vittorie. Quindi voto per lui. Anche se sorriderei per un premio a The Social Network.

E vince “Toy Story 3″, che il suo autore ha però massacrato sul palco degli Oscar durante la cerimonia. — Miglior canzone: visto che non può vincere altro se non il suo premio di categoria, diamo almeno quest’altra soddisfazione a Toy Story 3.

Vince “Inception”, meritato anche questo. — Miglior montaggio effetti sonori: qui scendiamo molto sul tecnico, ma dico Tron: Legacy

Bingo! Vince “Inception”. — Miglior sonoro: e qui vado – a cazzo, come titolo del post impone – su Inception.

Tralascio di sparare a caso nelle categoria documentari e film straniero (ne ho visto 1 su 5). Quanti ne azzeccherò? Pochi, come al solito. Appuntamento a lunedì mattina per scoprirlo (o, se volete, seguite con me la diretta della cerimonia su Twitter).

novembre 16th, 2010THE SOCIAL NETWORK

The Social Network (Usa, 2010) di David Fincher, con Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Rooney Mara, Justin Timberlake, Armie Hammer, Max Minghella

Il voto di Paolino è… 7½

La storia (semi)vera di Mark Zuckerberg (qui con il volto di Jesse Eisenberg), il più giovane stramiliardario del mondo, la mente dietro Facebook, uno studente di Harvard dalle doti geniali ma dalla vita sociale poco sviluppata. Con fatica riesce a tenersi una ragazza – ma per poco, almeno nel film, mentre nella vita reale non è successo – e così la delusione amorosa lo spinge a creare un primo esperimento di social network ad Harvard, rubando le identità delle studentesse dagli archivi del college e mettendole in rete. Ma questo è solo il primo passo verso un’idea rivoluzionaria (ma è stata davvero sua? o l’ha rubata?) e verso una serie di processi che lo vedranno contrapporsi al suo ex migliore amico – e cofondatore di Facebook, almeno sulla carta – Eduardo Saverin (Andrew Garfield).

The Social Network è tecnicamente perfetto, per non dire strabiliante e mai banale. David Fincher svolge ancora una volta un lavoro straordinario e trasforma un film che in mani meno solide sarebbe potuto essere verboso, acquoso, sbrodoloso e tanti altri -oso in un affresco triste, cupo, nero e ben poco conciliante del mondo giovanile di oggi. Un universo alla deriva o un fulcro di potenzialità inespresse? Fincher e il suo sceneggiatore Aaron Sorkin (La guerra di Charlie Wilson, nonché creatore della serie tv The West Wing) si interrogano su questo, tanto che la storia che fa da spunto al progetto diventa quasi un corollario, un semplice trait d’union tra i vari blocchi della trama e i vari argomenti da trattare. Scegliendo un montaggio (letteralmente da Oscar il lavoro di Jeff Cronenweth) frazionato e che alterna la vicenda vera e propria alle udienze legali intentate da ex amici e collaboratori nei confronti di Zuckerberg, Fincher riesce a rendere appetibile un film fatto di soli dialoghi, senza scene madri, con una recitazione pacata e raramente urlata. La fotografia scelta (vi prego di ammirarla) è cupa, marrone, tetra quando dovrebbe essere esattamente il contrario (alle feste studentesche, nelle camerate, nelle serate al pub), mentre è chiara, luminosa, accecante solo quando Mark scopre la sua vera vocazione, solo quando tutto gli diventa chiaro, solo quando prende sicurezza. Una sicurezza però pronta a vacillare alla minima scossa, una sicurezza che forse manca ancora oggi.

Non è affatto un film facile questo The Social Network. Innanzitutto sarà arduo, per chi non mastica l’informatichese, star dietro a vari dialoghi tecnici, alle varie nozioni snocciolate da Zuckerberg e soci. Ed in secondo luogo sono tante le divagazioni, tante le sottolineature, tante le strade che Fincher decide di percorrere. Alcune più convincenti (la scena dei fratelli Winklevoss - interpretati entrambi dallo stesso attore, ma non ve ne sareste MAI accorti se non ve l’avessi detto io – che chiedono aiuto al rettore dell’università è sì una divagazione, ma una straordinaria divagazione!), altre meno (penso al personaggio di Sean Parker, ben interpretato da Justin Timberlake, essenziale per la trama ma poco incisivo). Il rischio-noia è sempre dietro l’angolo ma Fincher sa ben gestire il materiale che gli è stato affidato e rende The Social Network una sorta di piece teatrale, recitata e coreografata splendidamente.

“Su internet si scrive ad inchiostro, non a matita”. Me lo devo ricordare.

Segue il trailer.

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Pure un film su Facebook no! potrebbero pensare parecchi di voi… E sebbene l’idea potesse sembrare scocciante anche al sottoscritto, è bastato il nome del regista ingaggiato per farmi tirare un sospiro di sollievo: David Fincher. Quello di Fight Club, di Zodiac, di Benjamin Button.

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In effetti la storia della nascita di Facebook, raccontata e tratta dal libro Miliardari per caso, può tranquillamente prestarsi ad un film ‘adulto’ su grande schermo: Eduardo Saverin e Mark Zuckerberg erano laureandi a Harvard e migliori amici, entrambi brillanti nei voti e goffi con le donne. Edouardo scoprì che la loro carta per essere socialmente (e sessualmente) accettati era quella di essere invitati a unirsi a uno dei Club della scuola. Mark, al quale non interessava nulla di quello che i ragazzi del campus alpha pensavano di lui, diventò un genio con i computer. Il che gli servì a trovare una strada molto più diretta verso il successo: una sera Mark entrò nel sistema informatico della scuola, creando un database con tutti i dati delle studentesse, per poi far saltare tutti i server e farsi quasi espellere. In quel momento, nel suo dormitorio a Harvard, nacque l’idea di Facebook. Da lì prende forma una vera e propria storia vera fatta di azione, intrighi e storie d’amore con donne da favola, innocenza perduta e un grande conflitto tra Edouardo e Mark, le cui idee su Facebook si scontrarono su molti punti. Perchè non puoi farti 500 milioni di amici, senza farti qualche nemico, come recita la tagline del film.

Da tenere d’occhio il cast di giovani promesse: Zuckerberg ha il volto di Jesse Eisenberg, già visto in svariati film indipendenti e nel desaparecido Zombieland, mentre il suo amico/nemico è Andrew Garfield, che avrà così la possibilità di farsi conoscere al grande pubblico (dopo parti significative in Leoni per agnelli, L’altra donna del re e Parnassus) visto che sarà l’interprete di Peter Parker nella nuova saga di Spider-Man. Con loro Justin Timberlake, Rashida Jones e nientemeno che Joseph Mazzello (lo ricordate? Era il bambinello petulante con sorellina al seguito in Jurassic Park tipo 16 anni fa!)

Negli Usa ad ottobre, da noi a metà novembre. Questo è il trailer italiano. Nei giorni strettamente precedenti la campagna marketing era iniziata con due teaser molto intriganti, li trovate quiqui.

marzo 31st, 2009TWO LOVERS

Two Lovers (Usa, 2008) di James Gray, con Joaquin Phoenix, Vinessa Shaw, Gwyneth Paltrow, Isabella Rossellini, Elias Koteas

Il voto di Paolino è…7½

Leonard è un ragazzo complessato e dal passato difficile. Passato attraverso una storia d’amore chiusasi in modo drammatico, il giovane ha tentato il suicidio ed ora ha fatto ritorno da qualche mese nell’appartamento dei genitori ebrei (l’apprensiva madre è Isabella Rossellini), controllato a vista come se potesse ricascarci da un momento all’altro. Una sera, ad una cena in famiglia con degli amici e futuri collaboratori in affari del padre, che gestisce una lavanderia, conosce Sandra (Vinessa Shaw, Quel treno per Yuma, Le colline hanno gli occhi) con cui inizia un rapporto caldeggiato più dai rispettivi genitori che mosso da un forte sentimento. Proprio nello stesso periodo incontra però anche la bionda Michelle (Gwyneth Paltrow), sua nuova dirimpettaia nonché amante di un ricco uomo d’affari sposato. Con lei l’amore nasce eccome, ma il problema dei sentimenti è che troppo spesso non vengono ricambiati…

Prima David Fincher ora James Gray. Quest’anno sembra che i veterani del poliziesco a tinte forti (Gray ha diretto The Yards con Mark Wahlberg e Charlize Theron, uscito da noi direttamente in DVD, e il recente I padroni della notte) abbiano deciso di comune accordo di regalare il proprio sguardo tragico e malinconico al mondo delle storie d’amore e del melodramma. Il particolare triangolo che si viene a creare in Two Lovers è intriso di sopita tristezza e di atroce desolazione, e l’afflitto personaggio di Joaquin Phoenix (particolarmente ispirato) è costretto a scegliere tra l’imbocco di diverse vie d’uscita, molte delle quali senza speranza. Le orme del padre gli sono troppo strette, lui vorrebe fuggire da quella vita mediocre fatta di tristi festini di compleanno e da anguste stanze nella periferia di New York: lui è un fotografo, ama ritrarre paesaggi in bianco e nero, ed è per questo che trova in Michelle, una giramondo incallita dedita al vizio e al divertimento, la perfetta altra metà della mela. In altri casi un film del genere avrebbe potuto essere morboso, schematico, persino imbarazzante. Ma James Gray, il cui pessimismo traspare da ogni singola inquadratura, lo rende poetico, fine, teso e toccante. L’amara verità della nostra esistenza, fatta di occasioni perse e di silenziosi rancori.

Una toccante prova di regia, un autore che sta crescendo a vista d’occhio e che potrebbe diventare uno dei giovani registi più importanti dei prossimi anni. Nota di demerito alla locandina che fa sembrare il film una patinatissima sciocchezzuola hollywoodiana. E’ tutt’altro, e siete tutti caldamente invitati ad andare a scoprirlo.

Segue il trailer.

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The Curious Case of Benjamin Button (Usa, 2008) di David Fincher, con Brad Pitt, Cate Blanchett, Julia Ormond, Taraji P. Henson, Tilda Swinton

Il voto di Paolino è… 7/8

Dov’è finito l’uomo che ci ha tenuti incollati alla poltrona con l’efferato serial killer di Se7en? Dov’è finito l’uomo che in Fight Club ha esplorato ogni più malsano antro buio della nostra mente? Dov’è finito l’uomo che in Zodiac ha costruito un’adrenalinica ed appassionante caccia all’uomo? Beh, si è messo a fare il melodrammatico, ed il risultato sono 13 candidature ai prossimi Oscar! David Fincher, classe 1962 (regista anche di Alien 3 e Panic Room), porta sullo schermo in quasi tre ore una sceneggiatura di Eric Roth (Insider, The Good Shepherd) liberamente ispirata ad un breve racconto del 1922 di F. Scott Fitzgerald.

Una notte del 1918, mentre si festeggia la fine della guerra, nasce in una ricca famiglia uno strano scherzo della natura: un fagotto minuscolo e piagnucoloso che presenta incredibilmente le sembianze di un vecchio ottuagenario. Morta la madre dandolo alla luce, spetta al padre Thomas (Jason Flemyng) la decisione più difficile, e prende la peggiore: impaurito dall’aspetto malefico del piccolo, lo lascia dinnanzi alla porta di un ricovero per anziani gestito dalla signora Queenie (Taraji P. Henson) che lo ospita e lo accudisce in quelli che crede saranno gli ultimi giorni di vita del piccolo. In realtà le cose non andranno così, e Benjamin inizierà a crescere fisicamente ma a ringiovanire nell’aspetto, fino a quando sarà maturo abbastanza per lasciare la culla adottiva e partire per un viaggio nella vita che lo porterà a solcare i mari in compagnia di un capitano artista (Jared Harris), a conoscere l’altro sesso grazie ad una ricca signora incontrata in Russia (Tilda Swinton) e a scoprire l’amore per l’angelica Daisy (Cate Blanchett).

Un viaggio attraverso 80 anni di storia americana (la vicenda si conclude a New Orleans nel 2006) che in molti hanno paragonato superficialmente a Forrest Gump ignorandone la componente poetica e drammatica che nel film di Zemeckis era smorzata dai toni vivaci della commedia. Per tutta la durata del racconto Benjamin rimane una specie di estraneo in mezzo a estranei, una presenza tangibile ma eterea, fuggevole, che si lascia contaminare e sorpassare dagli eventi della vita e che trova gli unici momenti di vera umanità nei suoi incontri con la donna amata, fin da “bambino”. Neppure per un secondo si cade nel facile tranello dell’esaltazione del mito della giovinezza, anzi il film dice tutt’altro: è nella piena maturità che un uomo trova sé stesso e riesce veramente a compiersi, come succede alla 68enne Tilda Swinton attraversando a nuoto il canale della Manica. Il tutto governato da un’entità superiore, quella che ha permesso a Benjamin di nascere in quelle “circostanze straordinarie”, la stessa che lo fa addormentare tra le braccia di una madre/amante/compagna premurosa e consapevole.

Da anni, forse decenni si tentava di portare sullo schermo le pagine di Fitzgerald, ma tutti hanno sempre dovuto rinunciarvi per la mancanza della necessaria tecnica (non ultimo Ron Howard negli anni ’90). Oggi, con i progressi della computer graphic, si è riusciti a creare addosso a Brad Pitt, nella sua definitiva consacrazione, una maschera digitale innovativa e credibile che lo spettatore accetta e non rifiuta. E con una narrazione fluida, semplice ma a tratti visionariamente intrigante (l’incipit con la guerra riavvolta, la scena del destino casuale e causale, i “fulmini” del generale Winston e i momenti d’epoca), Fincher ci regala un’opera che sopperisce ad una generale freddezza di fondo con l’eleganza e la finezza del racconto.

Siamo lontani dal capolavoro, ma se tra qualche giorno il film dovesse fare incetta di Oscar non sarebbe poi una grande ingiustizia. Segue il trailer.

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gennaio 25th, 2009Oscar: le nomination

Puntuali come un orologio svizzero ecco arrivare le nomination ai prossimi Oscar, che verranno assegnati tra un mesetto in una cerimonia condotta addirittura da Hugh Jackman. La fa da padrona Il curioso caso di Benjamin Button con 13 candidature, seguito da The Millionaire con 10, Milk e Il cavaliere oscuro (ma per quest’ultimo sono quasi tutte tecniche) con 8 e da Wall-E con 6. Non possono lamentarsi neppure Il dubbio, Frost/Nixon e The Reader. Un grande sconfitto però c’è già, e si chiama Revolutionary Road, mentre Robert Downey jr. ha sgraffignato la candidatura per Tropic Thunder e In Bruges l’ha ottenuta per la sceneggiatura. Ecco i dettagli:

  • Miglior Film

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Frost/Nixon
- The Reader
- Milk
- The Millionaire

  • Miglior attore protagonista

- Richard Jenkins per L’ospite inatteso
- Frank Langella per Frost/Nixon
- Sean Penn per Milk
- Brad Pitt per Il curioso caso di Benjamin Button
- Mickey Rourke per The Wrestler

  • Miglior attrice protagonista

- Anne Hathaway per Rachel sta per sposarsi
- Angelina Jolie per Changeling
- Melissa Leo per Frozen River
- Meryl Streep per Il dubbio
- Kate Winslet per The Reader

  • Miglior attore non protagonista

- Josh Brolin per Milk
- Robert Downey jr. per Tropic Thunder
- Philip Seymour Hoffman per Il dubbio
- Heath Ledger per Il cavaliere oscuro
- Michael Shannon per Revolutionary Road

  • Miglior attrice non protagonista

- Penelope Cruz per Vicky Cristina Barcelona
- Amy Adams per Il dubbio
- Viola Davis per Il dubbio
- Taraji P. Henson per Il curioso caso di Benjamin Button
- Marisa Tomei per The Wrestler

  • Miglior regia

- Danny Boyle per The Millionaire
- Stephen Daldry per The Reader
- David Fincher per Il curioso caso di Benjamin Button
- Ron Howard per Frost/Nixon
- Gus Van Sant per Milk

  • Miglior sceneggiatura originale

- Frozen River
- La felicità porta fortuna
- In Bruges
- Milk
- WALL-E

  • Miglior sceneggiatura non originale

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il dubbio
- Frost/Nixon
- The Reader
- The Millionaire

  • Miglior fotografia

- Changeling
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- The Reader
- The Millionaire

  • Miglior montaggio

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- Frost/Nixon
- Milk
- The Millionaire

  • Miglior make-up

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- Hellboy II: the golden army

  • Miglior scenografia

- Changeling
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- La duchessa
- Revolutionary Road

  • Migliori costumi

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Australia
- La duchessa
- Milk
- Revolutionary Road

  • Miglior colonna sonora

- Milk: Danny Elfman
- Il curioso caso di Benjamin Button: Alexandre Desplat
- Defiance: James Newton Howard
- Wall-E: Thomas Newman
- The Millionaire: A.R. Rahman

  • Miglior canzone originale

- The Millionaire (“Jai Ho”)
- The Millionaire (“O Saya”)
- WALL-E (“Down to Earth”)

  • Miglior suono

- Il cavaliere oscuro
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Wanted
- WALL-E
- The Millionaire

  • Miglior montaggio del suono

- Il cavaliere oscuro
- Iron Man
- Wanted
- WALL-E
- The Millionaire

  • Migliori effetti speciali

- Il cavaliere oscuro
- Iron Man
- Il curioso caso di Benjamin Button

  • Miglior film d’animazione

- Bolt
- Kung Fu Panda
- WALL-E

  • Miglior film straniero

- La banda Baader Mainhof (Germania)
- Revanche (Austria)
- La classe (Francia)
- Okuribito (Giappone)
- Valzer con Bashir (Israele)


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