Dopo le tristi vicende che l’hanno riguardato negli ultimi mesi, c’è molta attesa per il lavoro che Roman Polanski stava ultimando quando è stato arrestato per l’ormai famoso stupro risalente a secoli fa. Malgrado tutto comunque il film è pronto, sbarcherà in concorso tra pochi giorni al Festival di Berlino e ad aprile uscirà sugli schermi italiani con il titolo L’uomo nell’ombra. Il thriller riguarda un ghost writer (Ewan McGregor) ingaggiato dal Primo Ministro inglese (Pierce Brosnan) per redigere in sua vece un’autobiografia. Durante la stesura del testo però lo scrittore viene a conoscenza di particolari scottanti e di segreti di stato, e sarà costretto a scegliere se restare fedele all’uomo che l’ha ingaggiato o se far conoscere a tutti la verità mettendo a rischio la propria vita. Completano il cast Kim Cattrall (stile “mo’ ve faccio vede’ che esisto pure se non faccio sex & the city”), Olivia Williams, Jim Belushi (!!!), Tom Wilkinson e Timothy Hutton.
Le prime immagini paiono estremamente convincenti.
The Men Who Stare at Goats (Usa/Gran Bretagna, 2009) di Grant Heslov, con George Clooney, Ewan McGregor, Jeff Bridges, Kevin Spacey, Stephen Lang, Robert Patrick
Il voto di Paolino è… 7
Bob Wilton (Ewan McGregor) è un giornalista di un quotidiano di poco conto la cui unica felicità nella vita è la moglie che tanto ama. Quando la zoccola lo pianta per uno con un braccio bionico (che è tra l’altro il capo di entrambi in redazione), Bob decide di mollare il Paese e di volare in Iraq (siamo nel 2003) alla ricerca di storie o scoop da raccontare. Prima di varcare il confine del Kuwait incontra (per caso?) Lyn Cassidy (George Clooney), che si proclama spia psichica segreta in missione addestrata dal Governo. Lyn, mentre i due si avventurano nel deserto iracheno, racconterà a Bob la genesi di quel reparto militare poco consueto, aperto nel 1983 da un hippie reduce dal Vietnam (Jeff Bridges) il cui sogno era creare soldati capaci di combattere con i soli poteri della mente.
Il cartello che ci viene presentato subito dopo la prima, esilarante scena del film non può essere più chiaro: questa storia è più vera di quanto possiamo immaginare. E non stentiamo a crederlo! Tratto dal libro Capre di guerra di Jon Ronson, il film d’esordio alla regia di Grant Heslov (già sceneggiatore di Good Night and Good Luck, diretto guardacaso da Clooney) presenta una trama talmente sgangherata e folle che non può che avere un fondo di verità. Prendendosi allegramente gioco della “mitologia” dell’esercito USA, L’uomo che fissa le capre – prodotto dalla BBC – è un gigantesco omaggio a certo cinema americano underground ma di successo (palesemente i Coen su tutti) pronto in ogni circostanza a sbeffeggiare l’America nei suoi punti deboli: il patriottismo, il capitalismo, la politica. Non è neanche un caso la scelta di Ewan McGregor (ottimo) come co-protagonista: un film che cita costantemente Star Wars definendo ‘Jedi’ i soldati psichici che mette in campo non poteva non avere come contraltare uno che Jedi lo è stato davvero, e neanche uno dei più sfigati (Obi-Wan Kenobi vi dice nulla?). D’altronde se Reagan aveva dato il via allo Scudo Stellare per difendersi dal Lato Oscuro della Forza (l’URSS), dovremmo stupirci che in quegli anni anche le opzioni di combattimento più incredibili venissero seriamente vagliate dai piani alti dell’esercito statunitense?
Sceneggiatura fin troppo fine di Peter Straughan (Star System), costretta purtroppo a viaggiare costantemente su due piani temporali, interpretazioni eccellenti (a Clooney che gigioneggia ormai siamo abituati e ci piace finchè non esagera come in questo caso, ma Spacey e Bridges da tempo non erano così in forma) e regia semplice ma efficace, aiutata dalla breve durata del film. Un film che, con inserti demenziali e un sottofondo di satira ben piazzata che colpisce indiscriminatamente giornalismo e politica, parla della situazione del mondo molto più seriamente di quanto facciano in continuazione lavori più quotati.
Angels & Demons (Usa, 2009) di Ron Howard, con Tom Hanks, Ayelet Zurer, Ewan McGregor, Pierfrancesco Favino, Stellan Skarsgaard, Armin Mueller-Stahl
Il voto di Paolino è… 5
Dopo aver scoperto la tomba di Maria Maddalena sotto la Piramide del Louvre, questa volta il professore Robert Langdon (Tom Hanks) sarà chiamato d’urgenza proprio dall’amato/odiato Vaticano per quelle che saranno le ore più frenetiche della sua vita. Proprio mentre il mondo intero sta aspettando l’elezione di un nuovo Papa dopo l’improvvisa morte del precedente, un cilindro contenente della pericolosissima antimateria viene rubato dal Cern di Ginevra e nascosto in un imprecisato luogo della città papale, pronto ad esplodere in poche ore. A rivendicare la minaccia è l’antica setta degli Illuminati, un gruppo dedito alla verità scientifica ripudiato e umiliato dalla Chiesa ai tempi di Galileo: saranno loro a rapire i quattro cardinali “preferiti” al ruolo di Pontefice preannunciando i loro assassinii. Langdon, aiutato dalla scienziata italiana Vittoria Vetra (l’israeliana Ayelet Zurer, vista in Munich e Prospettive di un delitto), sarà costretto ad una corsa contro il tempo per cercare di trovare il Cammino dell’Illuminazione, un percorso tra le strade e le chiese di Roma che porterà ai luoghi in cui i cardinali rapiti dovrebbero venire uccisi e al cilindro di antimateria prima che sia troppo tardi.
Ricomposto il team che riuscì a portare al successo Il Codice Da Vinci facendo però storcere il naso alla critica, con Ron Howard alla regia e il sempre pessimo Akiva Goldsman alla sceneggiatura (coadiuvato però stavolta dal già più promettente David Koepp), il personaggio reso celebre dai libri di Dan Brown torna nuovamente sul grande schermo con il volto sempre più smunto di Tom Hanks, ancora alle prese con indizi da scoprire nascosti tra le opere dei più famosi artisti della Storia. Se il libro da cui è tratto Angeli e demoniè di gran lunga migliore del suo fratello maggiore, proprio perchè composto sulla base di una frenetica storia di finzione e privo della volontà di “istruire” su alcunché, purtroppo la sua trasposizione su grande schermo risente ancora delle pecche già portate alla luce nel 2006: le pagine avvincenti che catturano il lettore con racconti su un passato misterioso e minuziose descrizioni dei particolari nascosti nei capolavori dell’antichità non possono venire tradotte in sceneggiatura se non con imbarazzanti“spiegoni”, momenti lunghi e verbosi in cui i personaggi sono costretti a dire banalità tra di loro per il solo motivo di strizzare l’occhio al pubblico. Non bastano le minuscole scene d’azione, se così si può chiamare uno spot per una nota marca automobilistica che scandisce le varie tappe della ricerca con sgommate e inutile sfrecciate tra le strade romane, a rianimare dal torpore generale, alimentato anche dalla solita, anche se doverosa per la mole di materiale in ballo, durata di 140 minuti. Sul finale finalmente spunta della vera tensione, la vicenda si anima e il climax riesce toccando vette notevoli, anche grazie allo straordinario lavoro di scenografia digitale compiuto per poter realizzare il film, visto che il vero Vaticano non ha certo concesso alla troupe di poter blasfemicamente girare tra le sue mura. Due-battutine-due per ricordarci che Langdon non è soltanto un triste accademico borioso ma anche un uomo spigliato e spiritoso, e un cast notevole composto tra gli altri da Ewan McGregor nei panni del camerlengo Patrick McKenna, da Stellan Skarsgard in quello del capo delle guardie svizzere e dal nostro Pierfrancesco Favino (finalmente un attore italiano che si sa doppiare) in quelli del capo della Gendarmeria vaticana.
Il successo ai botteghini sarà scontato, ma non tanto per l’interesse della Storia in sè quanto perchè la riproduzione dell’antico rito del Conclave e dei fatti che lo circondano fanno volare la memoria all’ancora fresca emozione della (vera) morte del Papa di qualche anno fa.
Segue il trailer.
*: pubblicare qualsiasi tipo di recensione di “Angeli e demoni” sarebbe vietato a livello mondiale fino alla mezzanotte del 13. Io la pubblico lo stesso tanto a me chi me conosce?
Due anni fa l’attesissimo film tratto da Il codice Da Vinci fu una delusione totale. Scialbissimo, con una regia totalmente piatta, una sceneggiatura raffazzonata e un cast strabiliante sulla carta ma deprimente sul grande schermo (riuscirono a far recitare male Tom Hanks e Ian McKellen, e guardate che non dev’essere affatto facile… E poi c’era Audrey Tautou, che io odio!)
Il successo fu pazzesco, complici anche le roventi polemiche religiose che ne anticiparono l’uscita, ma tutti concordarono nel dire che il film non era poi qualitativamente così buono. Ecco dunque che il regista Ron Howard, lo sceneggiatore Akiva Goldsman e il produttore Brian Grazer, secondo quanto dice un recente articolo di USAToday, si sono impegnati per fare in modo che il film successivo, Angeli & Demoni, che uscirà in tutto il mondo il prossimo 15 maggio e non potrà contare sull’appeal mediatico del suo predecessore, potesse avere una meritata attenzione soprattutto per il suo valore artistico. Richiamato (e strapagato) Tom Hanks, il suo Robert Langdon stavolta dovrà risolvere l’enigma che partirà con l’omicidio dello scienziato del CERN di Ginevra Leonardo Vetra. Aiutato dalla figlia della vittima, Vittoria Vetra (Ayelet Zurer), Langdon scoprirà un complotto legato ad un’antica setta, gli Illuminati, e dovrà salvare il Vaticano da un’imminente esplosione durante un conclave papale, messa a rischio da un cilindro di antimateria rubato appunto dal CERN.
I punti di forza per fare bene stavolta ci sono tutti: il libro Angeli & Demoni è molto più bello, tetro (addirittura horror!), appassionante ed intrigante del Codice Da Vinci (c’è di mezzo pure l’assassinio del Papa e la sua riesumazione…), il cast è nuovamente di prim’ordine, con il sempre ottimo Ewan McGregor nei panni del camerlengo Ventresca, Stellan Skarsgaard in quelli di Richter e un capolino dell’ormai onnipresente Pierfrancesco Favino, e dal teaser che possiamo vedere qui sotto il tono sembra andare per il verso giusto… Un filmato breve ma che mi ha subito preso, da ascoltare a tutto volume.
Intanto è partito anche il virale online: sul sito www.altarofscience.com una ripresa fissa e un countdown mostrano il cilindro di antimateria rubato dagli Illuminati. Langdon nel libro vede proprio lo stesso filmato e deve scoprire dove si trova l’oggetto. Gli Altari della Scienza sono i quattro luoghi romani che fanno parte del Sentiero degli Illuminati.
Dopo il salto, una galleria di foto. Intanto il trailer.
Deception (Usa, 2008) di Marcel Langenegger, con Hugh Jackman, Ewan McGregor, Michelle Williams, Lisa Gay Hamilton
Il voto di Paolino è… 4
Intanto chiariamo una cosa: il titolo originale del film è Deception (”Inganno”), mentre in Italia la Mikado ha optato per un più morbosetto Sex List (che ci sta) ma per un sottotitolo come “Omicidio a tre” che non ha alcun senso. Di omicidi nel film praticamente non ce n’è, se non nel finale, e non sono certo parte fondamentale della trama, quindi non fatevi sviare.
Siamo a New York e il contabile Jonathan McQuarry (Ewan McGregor, ve l’ho mai detto che è il mio attore preferito?) conduce una vita monotona, insignificante, con occhi soltanto per il suo lavoro. Ma un bel giorno conosce l’avvocato aziendale Wyatt Bose (Hugh Jackman), il suo opposto: sicuro di sé, marpione, deciso a far uscire Jonathan dalla sua routine e ad iniziarlo ai piaceri della vita (e già qui il tutto puzza di bruciato…) In seguito ad uno scambio di cellulari, il contabile viene a conoscenza dell’attività “segreta” di Wyatt: nella sua rubrica telefonica infatti sono salvati centinaia di nominativi chiamando i quali si può semplicemente trascorrere una tranquilla notte di sesso tra sconociuti dell’alta borghesia, senza alcuna complicazione. Affascinato da questo mondo, Jonathan si darà subito da fare fino a quando non incontrerà una donna il cui nome inizia per S (Michelle Williams) che gli farà rimettere tutto in discussione. Ovviamente la truffa è dietro l’angolo.
Ecco, se nel dizionario ci fosse la definizione di “film prevedibile”, Sex List meriterebbe una menzione d’onore. Credo che anche un bambino di sette anni che ancora gioca con i Lego possa aspettarsi con qualche decennio di anticipo tutti i risvolti della trama. E fin qui non ci sarebbe neanche niente di male, se nella mezz’ora finale il film non diventasse un pastrocchio di livelli improponibili con dialoghi da soft porno anni ‘80, spiegoni assolutamente evitabili e “colpi di scena” che a chiamarli tali mi viene l’eritema… Già il film sarebbe insopportabile se fosse stato un B-movie da DVD con un cast di vecchie merde tipo uno a caso dei fratelli Baldwin, ma il fatto che ci si siano impastrocchiati attori di un certo calibro (McGregor e la Williams innanzitutto, Jackman è lì soltanto perchè è anche il produttore) mi fa veramente girare i coglioni.
Un critico americano ha scritto: “Si giustifica la condanna a morte per chiunque abbia usato l’aggettivo hitchcockiano riferendosi a Sex List“. Non so neanche come possa venire in mente un’amenità simile. Io lo definirei piuttosto erotismo per anzianotti. Segue il trailer (che involontariamente sembra uno di quelli di Maccio Capatonda!)
Cassandra’s Dream (Usa/UK, 2007) di Woody Allen, con Ewan McGregor, Colin Farrell, Tom Wilkinson, Hayley Atwell
Il voto di Paolino è… 6½
Woody Allen, dopo il bellissimo Match Point e il poco riuscito Scoop, torna per la terza volta a Londra ambientandoci Sogni e delitti, un thriller sul rimorso e il senso di colpa che rimanda – anche troppo – direttamente al primo capitolo della trilogia londinese.
Qui due fratelli, Terry e Ian (gli ottimi e affiatatissimi Colin Farrell e Ewan McGregor, si ritrovano al verde: il primo, meccanico squattrinato e in procinto di sposarsi, si indebita fino al collo perdendo a poker, mentre il secondo, desideroso di andarsene in California per investire in una catena di alberghi, ha bisogno di liquidità. Proprio al caso loro sembra fare il ricco e potente zio Howard (Tom Wilkinson), al quale i due fratelli si sono sempre affidati. Lui è disposto ad aiutarli, ma in cambio di un pesante favore: dovranno eliminare un testimone scomodo che potrebbe essere la sua rovina. Inizia qui un lungo e articolato percorso che porterà Terry sull’orlo del delirio, mentre Ian, più lucido e freddo, sarà costretto a prendere decisioni che mai avrebbe pensato anche solo di immaginare.
La scrittura di Allen si sente tutta, ed è sempre un piacere: tira in ballo il fato, i miti greci (la Cassandra’s Dream del titolo originale è la barca a vela che Ian e Terry comprano ad inizio film) ed il personaggio di Colin Farrell prende via via un aspetto sempre più fanciullesco e ingenuo giusto per far sorridere qua e là lo spettatore. Inoltre, caso raro nella filmografia alleniana, in Sogni e delitti l’autore rinuncia, per la colonna sonora, a pezzi di repertorio classico o jazz per affidarsi al glaciale score di Philip Glass.
A lasciare perplessi, purtroppo, è il finale: affrettato e buttato via, come se davvero Allen fosse arrivato ad un punto morto da cui non sapeva più come procedere con la storia. Un peccato. La tanto strombazzata seconda giovinezza dell’autore newyorkese sembra iniziata, e finita, con Match Point