princeofpersiaPrince of Persia: The Sands of Time (Usa, 2010) di Mike Newell, con Jake Gyllenhaal, Gemma Arterton, Ben Kingsley, Alfred Molina, Steve Toussaint, Toby Kebbell, Richard Coyle, Ronald Pickup

Il voto di Paolino è… 6

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La famiglia prima di tutto. Dastan la sua l’ha persa da bambino e ha dovuto imparare a cavarsela da solo tra le tortuose e labirintiche strade del regno di Persia. E’ proprio durante una delle sue scorribande che va letteralmente a sbattere contro il Re Sharaman, che decide di accoglierlo alla sua corte come un figlio. Quindici anni dopo Dastan (che nel frattempo è diventato Jake Gyllenhaal), ora Principe di Persia, combatte per suo padre a fianco dei fratelli acquisiti Tus e Garsiv conquistando fortezze e città. Ma dopo l’assalto, fortemente voluto dal fratello del re, Nizam (Ben Kingsley), alla città sacra di Alamut, per Dastan inizierà una vera e propria corsa contro tutto e tutti: verrà accusato di un crimine gravissimo pur non avendolo commesso, e accompagnato dalla sacerdotessa di Alamut, Tamina (Gemma Arterton), dovrà nientemeno che salvare il Mondo dalla distruzione.

Anche se non sapessimo che Prince of Persia: le sabbie del tempo è tratto da una famosissima saga di videogames, probabilmente l’avremmo capito lo stesso guardandolo su grande schermo. Anzi, sono ingiusto: ci sono giochi che hanno spessore, a livello di trama e personaggi, ben più elevato. La storia portata sullo schermo dal versatile, ma stavolta parecchio impersonale e privo di nuove idee, Mike Newell (da Quattro matrimoni e un funerale a Donnie Brasco passando per il quarto Harry Potter) è strutturata a “livelli di difficoltà” esattamente come se la stessimo giocando noi con un joystick, ognuno dei quali termina spesso con un cattivo da sconfiggere, fino al duello finale. E siccome sappiamo da quali menti arriva il film (Jerry Bruckheimer su tutte) direi che non è il caso di stupirci più di tanto per il risultato; anzi, Prince of Persia ha invece quel nonsoche di fascino che altre megaproduzioni estive non hanno assolutamente. Un fascino che Hollywood ha perso per strada negli ultimi decenni, quello che ha fatto grandi gente come Fairbanks o Flynn. Sarà che mancano giganteschi mostri marini o enormi robot, cigolanti sempre difficili da mandar giù, ma il film di Mike Newell resta a galla proprio perchè riazzera il cinema d’avventura, non abusa di effetti speciali (se non verso il finale, purtroppo esagerando) e propone avvincenti duelli corpo a corpo con sciabole, spade, coltelli, “bolas” appuntite e ogni arnese si possa maneggiare con mano e possa recar danno all’avversario. E poi i fan del personaggio originario non resteranno certo delusi nel vedere Gyllenhaal compiere salti pirotecnici di tetto in tetto come un forsennato.

Ciò che guasta il puro divertimento è una sceneggiatura terra-terra che, ma questo è un marchio di fabbrica della ditta Bruckheimer, tenta invano di inserire qua e là sprazzi di comicità screwball tra i due protagonisti, con risultati a dir poco pietosi. Anche da Ben Kingsley, che probabilmente aveva dimenticato il carisma sul comodino, ci si aspettava di più, mentre un irriconoscibile – per quanto è bardato male – ma spiritoso Alfred Molina giunge in aiuto di una parte centrale boccheggiante. Il giudizio sul solitamente serioso Gyllenhaal è altalenante: a livello fisico e di presenza su schermo è assolutamente promosso, mentre la sua recitazione appare un tantino agitata, poco realistica, sempre tesa. Se ci sarà un sequel, forse sarà il caso che si rilassi un po’ di più.

In sala da mercoledì 19 maggio (ma negli Usa arriverà solo venerdì 28). Segue il trailer.

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aprile 16th, 2010SCONTRO TRA TITANI

scontrotratitaniClash of the Titans (Usa/UK, 2010) di Louis Leterrier, con Sam Worthington, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Jason Flemyng, Alexa Davalos, Mads Mikkelsen, Luke Evans, Hans Matheson, Nicholas Hoult, Pete Postlethwaite, Danny Huston

Il voto di Paolino è… 5-

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Perseo (Sam Worthington), semidio figlio di Zeus ma inconsapevole di esserlo, è cresciuto in una modesta famiglia di pescatori. Quando i genitori e la sorellina vengono uccisi, senza averne colpa, per mano di Ade, re degli Inferi (Ralph Fiennes), Perseo si ritrova catapultato in una guerra tra uomini e dei e si metterà a capo di una spedizione suicida che avrà il compito di trovare il modo di uccidere il mostruoso Kraken, creatura gigantesca che Ade scatenerà per distruggere la città di Argo e dare una lezione al popolo umano.

Consiglio: se volete girare un film mitologico, con gli dei, i mostri giganti e tutto il cucuzzaro, le opzioni sono due: o vi buttate sull’epicità maestosa, con musiche faraoniche e una forte potenza visiva (era anche un po’ il segreto de Il signore degli anelli) o scegliete la via della tamarraggine più assurda (e quindi impera 300). Scontro tra titani non è nessuna di queste due cose, non è né carne né pesce, non riesce ad essere nulla. E’ un film senz’anima, prima ancora che senza ossatura. Avere per le mani un tale materiale, dalle potenzialità praticamente infinite che avrebbe potuto dar vita a 700 sequel senza mai stancare, e sprecarlo in un filmetto scialbo e privo di qualsivoglia mordente è un peccato quasi mortale. Louis Leterrier aveva saputo risollevare il franchise di Hulk puntando proprio sull’action, sugli effetti speciali e sul totale divertimento scacciapensieri. In Scontro tra titani purtroppo pare quasi vergognarsi di dover legare tra loro le varie scene d’azione (prima gli scorpioni, poi Medusa, poi il Kraken) con dei dialoghi anche solo lontanamente credibili. E pensare che il risultato avrebbe potuto portare anche ad un discorso interessante sul ruolo della religione, di qualsiasi tipo di religione, nella vita moderna come in quella antica. Il tutto viene purtroppo buttato in caciara, con un piede in una scarpa (“Gli dei traggono forza dalla debolezza degli uomini”, dice Ade) e uno nell’altra (è l’intervento divino di Zeus ad aiutare Perseo nel compimento della sua impresa).

Come previsto il 3D non esiste se non nella prima sequenza animata, probabilmente appositamente creata dopo la decisione di riconvertire il film, e vi consiglio quindi caldamente la visione in 2D se proprio non potete perdervelo. E l’impressione è anche che la pellicola abbia subito pesantissimi tagli in sala di montaggio: non si spiegherebbe altrimenti l’ingaggio di un attore piuttosto noto come Danny Huston per il ruolo di Poseidone per farlo poi apparire solamente una volta, sullo sfondo e con una sola battuta a carico. Per portare avanti la trama e far arrivare il protagonista solo contro il Kraken nel finale, la sceneggiatura dà vita poi ad un’insensatissima morìa di protagonisti, molte morti delle quali totalmente insensate, durante lo scontro con Medusa (tra l’altro, una creatura digitale che sembra essere nata da una tecnologia vecchia di almeno dieci anni).

Anche il cast è molto deludente: Sam Worthington pare fare notevoli passi indietro non soltanto rispetto ad Avatar ma anche a Terminator: Salvation. E se Liam Neeson e Ralph Fiennes ci mettono la tecnica e nulla più, le presenze femminili, come sempre in film di questo genere, ne escono totalmente sottosfruttate e in definitiva piuttosto inutili.

Segue il trailer.

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novembre 11th, 2009TOTW: SCONTRO TRA TITANI

Non so perchè, ma fin da quando è entrato in produzione questo progetto epico/fantasy/action mi ha attirato molto. Sarà che ho sempre trovato affascinante la mitologia, o che il cast che è andato a formarsi col tempo, e che vi illustro più in basso, è davvero interessante. In ogni caso Scontro tra Titani è una reinterpretazione di un film del 1981 con Laurence Olivier e Ursula Andress ad opera stavolta di Louis Leterrier (L’incredibile Hulk). Nel film Perseo (il neo-divo Sam Worthington di Terminator: Salvation e Avatar), nato dio ma cresciuto uomo, perde la propria famiglia per mano del dio degli inferi Ade (Ralph Fiennes!! e già qua acquolina a non finire!). Decide così di unire le proprie forze a quelle di Zeus (Liam Neeson) per sconfiggere la divinità che gli ha tolto le persone che amava. E via a combattimenti con demoni, mostri, creature di ogni sorta, meduse e chi più ne ha…

Oltre ai tre attori sopracitati, da sottolineare la presenza nel cast di Danny Huston (X-Men: Wolverine) nei panni di Poseidone e di Gemma Arterton in quelli della gnocca. Il teaser trailer appena uscito è un minuto di pura visionarietà alla 300 sottolineata da una colonna sonora molto rock. Funzionerà?

Uscita americana l’ultima settimana di marzo, da noi 7 giorni dopo.

The Boat That Rocked (Gran Bretagna/Germania, 2009) di Richard Curtis, con Philip Seymour Hoffman, Bill Nighy, Kenneth Branagh, Nick Frost, Tom Sturridge, Rhys Ifans, Rhys Darby, Gemma Arterton, Jack Davenport, Emma Thompson

Il voto di Paolino è… 9

Siamo in Inghilterra, a metà degli anni ’60, e le canzoni rock e pop sono ancora malviste e considerate feccia, tanto da non meritare neppure la loro trasmissione nelle reti radiofoniche ufficiali. Ma esiste un modo per godere della “musica del demonio”: sintonizzarsi su una delle tante emittenti pirata che trasmettono da parti imprecisate del Paese. Una di queste è Radio Rock, portata avanti da un manipolo di pazzi scatenati all’ancora nelle gelide acque del Mare del Nord. Patron di Radio Rock è l’irriverente ma posato Quentin (Bill Nighy) che deve tenere a bada il suo gruppo di scalmanati, su cui troneggia un dj americano detto Il Conte (Philip Seymour Hoffman). Intanto sulla barca arriva il figlioccio adolescente di Quentin, Carl (Tom Sturridge), e questa sarà per lui l’occasione di capire i veri valori della vita e di diventare finalmente un uomo. A suon di musica, of course!

Parliamone a bocce ferme. Il voto è altino, lo capisco… Ma sono dell’opinione che quando un film ha una potenza, una forza dirompente, un’intensità, un’efficacia tali da assuefarti a lui, da portarti letteralmente in sua balìa, da trascinarti nel suo vortice di passione facendoti ridere sguaiatamente in barba al pubblico che è seduto attorno a te, e facendoti commuovere come solo i più grandi film comici (eh sì) riescono a fare, beh allora non c’è spazio per trovarne i difetti, le furberie, i peli nell’uovo che permettano di dire che è solo una pellicola come un’altra. I love Radio Rock non sarà così originale, lo si può tranquillamente ammettere, e porta con sé un generale senso di buonismo che qualcuno potrà anche trovare, alla lunga, stucchevole. Ma trasuda amore. Amore per i propri amici, amore per la musica, amore per la vita, amore per i propri ideali, amore per chiunque, di ogni razza o identità sessuale. Erano d’altronde gli anni della rivoluzione, c’era aria di rinnovamento, di una nuova era alle porte. Ma quella nuova era, su Radio Rock (realmente esistita) era già arrivata da un pezzo, e nulla la poteva fermare, neppure il bigotto e conservatore ministro Dormandy (un irresistibile Kenneth Branagh), che tenterà in tutti i modi di scovare un cavillo che possa far chiudere ogni emittente illegale. Ma la battaglia sarà decisamente più grande di lui!

Dopo aver portato sugli schermi nel 2003 la commedia sentimentale definitiva (Love Actually), lo sceneggiatore d’oro di Sua Maestà Richard Curtis ha fatto di nuovo centro con una sceneggiatura a prova di bomba ed un cast da amare smodatamente: per cortesia, date il premio Nobel al gigantesco Bill Nighy, lo esigo! E se da Pippo Hoffman non ci potevamo aspettare nulla di più memorabile, i comprimari di lusso fanno tutti scintille, dal giovane Carl di Tom Sturridge col suo immacolato candore, alla trivialità del prorompente Nick Frost, passando per la genialità di Rhys Ifans fino al ruolo (non accreditato) di Emma Thompson. E poi Kenneth Branagh, che da tempo non vedevamo così in forma e che si rende protagonista della cena di Natale più esilarante della Storia, con tanto di battuta finale già personalmente di culto! Uno stuolo di volti più o meno noti, tutti amici tra loro, che, c’è da scommetterci, si saranno divertiti un mondo durante le riprese, facendo trasparire quell’affiatamento in ogni singola scena. E poi beh, c’è la colonna sonora, altra grande protagonista del racconto: dai Beach Boys agli Who, da Jimi Hendrix a Cat Stevens, passando per David Bowie e i Kinks: una quarantina di brani uno più straordinario dell’altro. Perchè, si diceva, il rock ci salverà. E dopo aver visto il finale del film capirete anche quanto questa frase sia stata profetica per l’equipaggio di Radio Rock.

Inspiegabilmente, il successo del film in patria inglese è stato buono ma non eccezionale, e le recensioni in arrivo dagli Stati Uniti osano essere freddine. Sarò io da rinchiudere? Aspetto vostri pareri. Nel frattempo, beccatevi il trailer.

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Dopo due settimane in cui vi ho proposto i trailer di due film particolarmente attesi e già conosciuti, quest’oggi voglio svelarvi qual è una delle pellicole che attendo con più trepidazione nei prossimi mesi: Radio Rock Revolution, la nuova commedia britannica del pluriosannato Richard Curtis (autore di Notting Hill, Quattro matrimoni e un funerale e soprattutto scrittore e regista di uno dei romantic movies più belli di sempre, Love Actually).

Cast da urlo: Pippo Seymour Hoffman in trasferta europea, Bill Nighy di nuovo in tenuta rockettara, Kenneth Branagh, Rhys Ifans, Emma Thompson, Gemma Arterton (Quantum of Solace), Nick Frost (Hot Fuzz) e altri tra i più noti volti del panorama brillante inglese. La trama è ambientata nel 1966 ed è l’incredibile storia vera di una radio così “pirata”… da trasmettere da una vera e propria nave! 25 milioni di persone la ascoltavano ogni giorno, mentre al suo interno non era altro che musica, sesso, droga, divertimento ed eccitazione 24 ore su 24!

Uscita italiana: 12 giugno 2009. Ecco il trailer:

007 Quantum of Solace (Usa/GB, 2008) di Marc Forster, con Daniel Craig, Olga Kurylenko, Judi Dench, Giancarlo Giannini, Mathieu Amalric, Gemma Arterton, Jeffrey Wright

Il voto di Paolino è… 7+

Terra. Aria. Acqua. Fuoco. I quattro elementi sono i grandi protagonisti di questa seconda, adrenalinica avventura di Daniel Craig nei panni dell’agente James Bond creato da Ian Fleming. La terra del deserto, dove ormai la ricchezza non è più tanto il petrolio ma l’acqua. L’aria, nella quale 007 sarà costretto a vorticose acrobazie in aeroplano per sfuggire ai suoi nemici. L’acqua, motore dell’avidità e luogo dalla quale Bond si approprierà della sua nuova donna, Camille (Olga Kurylenko), salvo poi scoprire che le carte in tavola non sono quelle che lui si aspettava. Il fuoco, pericoloso e assuefacente, nel tesissimo finale.

007 Quantum of Solace è il 22esimo capitolo della saga, e per la prima volta non è una storia a sé ma un sequel: inizia infatti pochi minuti dopo la fine di Casino Royale, con un adrenalinico inseguimento automobilistico tra le cave di Carrara, per poi spostarsi al Palio di Siena, a Panama, e via dicendo, in un’infinità di altri luoghi tra i più belli del mondo. Il fatto di essere la prosecuzione di una storia già avviata (e che ancora non si conclude, ve lo dico subito) è totalmente penalizzante per il film: pur tentando di inserire nuove situazioni e personaggi (il cattivo di Mathieu Amalric però non è per nulla memorabile) il film ha una forte sensazione di deja-vu, che gli episodi “storici” della serie non presentavano. La penna di Paul Haggis, che ha per la seconda volta co-scritto il film assieme ai due sceneggiatori storici Purvis & Wade, si fa sentire in molte piacevoli occasioni, con dialoghi piuttosto riusciti e colpi di scena al posto giusto. A tenere insieme i pezzi stavolta è stato chiamato Marc Forster (Neverland, Il cacciatore di aquiloni), al suo primo impiego come regista d’azione: la mano c’è, con una scelta stilistica a metà tra il montaggio frenetico e le riprese continue, senza dimenticare alcune ben calibrate pause psicologiche in cui i protagonisti devono confrontarsi tra loro per capire di chi davvero ci si possa fidare.

Due parole sul cast. Judi Dench, al solito nei panni di M, è sempre straordinaria. Giancarlo Giannini si fa onore in un ruolo importante e di spessore. Jeffrey Wright non si capisce a cosa serva. La Kurylenko è di una bellezza sfacciata, ed è pure brava. Daniel Craig E’ James Bond, e non c’è nessuno che possa venirmi a dire il contrario. 007 Quantum of Solace, come già scritto dagli amici di Badtaste, finisce per l’essere un episodio leggermente irrisolto e incompiuto (la sensazione è che molti importante punti di raccordo siano stati ferocemente ed insensatamente tagliati) ma che si fa amare grazie al fascino dei personaggi, al lusso della confezione e al cast di gran classe.

Dimenticavo la clamorosa citazione da 007 Goldfinger. Un omaggio tanto sfrontato quando rispettoso.

Segue il trailer.

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