febbraio 19th, 2012PARADISO AMARO / recensione

The Descendants (Usa, 2011) di Alexander Payne, con George Clooney, Shailene Woodley, Amara Miller, Nick Krause, Beau Bridges, Robert Forster, Judy Greer

Il voto di Paolino è… 7½

La famiglia King non è propriamente unita. Il padre Matt (George Clooney) è molto spesso assente, e si può dire conosca a malapena le due figlie, mentre il rapporto con la moglie è ormai degradato. Proprio quando la consorte, in seguito ad un brutto incidente sul mare, finisce in stato vegetativo, Matt è costretto a tornare alle Hawaii dove la famiglia vive per prendere in mano le redini della situazione. L’uomo, nel bel mezzo di una trattativa commerciale per vendere un terreno appartenente al suo parentado da 150 anni, viene anche a scoprire segreti che non conosceva sulla sua sfortunata consorte.

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The Ides of March (Usa, 2011) di George Clooney, con Ryan Gosling, George Clooney, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Jeffrey Wright, Max Minghella, Jennifer Ehle, Gregory Itzin

Il voto di Paolino è… 7

In sala da venerdì 16 dicembre

Pubblicata anche su Trailersland.com

Negli Stati Uniti è tempo di primarie presidenziali del Partito Democratico. Ma mentre sul palco il governatore Mike Morris (George Clooney), uno dei candidati, si sfida apertamente coi suoi antagonisti mostrando apparente fermezza e caparbietà, dietro le quinte il giovane e determinato Stephen Meyers (Ryan Gosling) cura la sua campagna dovendo tappare continuamente falle che potrebbero nuocere all’immagine e alla reputazione suo datore di lavoro. Affiancato dal ben più esperto Paul Zara (Philip Seymour Hoffman), Stephen ha modo di scoprire in pochi giorni tutto il marcio che si cela dietro una campagna presidenziale: dai favori che il candidato è costretto a promettere per assicurarsi dei voti importanti, alle notizie private che sarà compito del ragazzo mettere a tacere per non minare un percorso che potrebbe concludersi alla Casa Bianca.

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settembre 15th, 2010THE AMERICAN

The American (Usa/Italia, 2010) di Anton Corbijn, con George Clooney, Violante Placido, Paolo Bonacelli, Filippo Timi, Thekla Reuten, Bruce Altman

Il voto di Paolino è… 7

Jack (George Clooney) è un killer professionista ed un esperto di armi. Vive nell’ombra, spostandosi continuamente a seconda di dove i suoi servigi sono richiesti. Non ha famiglia, non ha amici. Deve sembrare un uomo comune, come comune è il suo nome, chiaramente fittizio. Una sua missione in Scandinavia non finisce come previsto, e Jack è costretto a sparire per un po’. Il suo committente, un russo, lo indirizza verso le quiete montagne abruzzesi, dove il killer cerca di rendersi invisibile. Ma anche lì viene scovato, e gli viene affidato un lavoro da una donna che per vivere fa il suo stesso mestiere: costruire un fucile di altissima precisione, ma estremamente silenzioso. Nella solitudine che si è creato attorno, spezzata solo dal parroco del paese (Paolo Bonacelli) e dalla provocante prostituta Clara (Violante Placido), Jack dovrà presto fare i conti con il suo io più nascosto.

Il fotografo Anton Corbijn debutta alla regia cinematografica, dopo Control, torna alla regia con questo affascinante thriller a tinte noir, che trova in George Clooney un interprete perfetto combattuto tra la sua anima nera da assassino a sangue freddo e i suoi sentimenti, che affiorano piano piano, per la bella Clara. Un film che vive di silenzi e paesaggi, ripresi in maniera distaccata e perfetta da Corbijn (sono quelli martoriati dal terremoto in Abruzzo, Clooney ha voluto girare il film lì per aiutare economicamente i posti disastrati), e meno di sceneggiatura, discutibile in più punti: ad esempio è piuttosto improponibile che in paesino di poche anime venga trovato un compaesano morto per colpi di proiettile e che il giorno dopo, a parte un rapido accenno al fatto da parte del prete, anziché scatenarsi il panico tutti facciano finta di niente e – soprattutto – nessuno si presenti dal misterioso nuovo arrivato americano per fargli qualche domanda a riguardo… Anche la divagazione sul passato del parroco, durante la quale entra in gioco in un piccolo ruolo anche Filippo Timi, sembra piuttosto sconclusionata: è chiaro il messaggio che vorrebbe dare (chi è senza peccato scagli la prima pietra) ma è anche piuttosto inutile ai fini della trama principale.

A fare da contrasto all’apparente insensibilità del protagonista ci pensano le passionali scene d’amore (rare nei film di Clooney) con protagonista la brava Violante Placido, integralmente nuda per il 90% della sua presenza in scena (dicesi dovere di cronaca). Nell’insieme il film ha uno sguardo profondamente cupo, nero e pessimista sul mondo in cui viviamo che non può che esaltarmi. E il primo piano finale di Clooney, superbo, ci traghetta verso l’unica conclusione possibile. Senza speranza, come tutto il film.

Segue il trailer.

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febbraio 2nd, 2010Oscar 2010: le nomination

The_Hurt_LockerInnanzitutto, evito di riportarvi l’infinito elenco di candidature, per il quale vi rimando a questa pagina di Imdb. Un commento però lo faccio volentieri.

Innanzitutto noterete che sono ben dieci i lavori candidati all’Oscar per il miglior film quest’anno, merito della reintegrazione di una regola che era caduta in disuso da secoli. Bello (o triste?) quindi vedere nominati anche titoli che non hanno alcuna speranza di vincere come A Serious Man dei Coen, Up della Pixar o District 9. Personalmente farei i salti di gioia se vincesse The Hurt Locker, film che Italia uscì nell’ottobre del 2008 in assoluta anteprima mondiale dopo la presentazione a Venezia e che fu totalmente snobbato dal pubblico (ma non da me, vi rimando alla mia recensione). Ovviamente dopo la valanga di candidature (9, a pari merito con Avatar) sono sicuro tornerà nelle sale anche se è già disponibile in DVD da parecchi mesi.

4220xtylnoscar2Se vincesse il film di James Cameron sarebbe la sconfitta del Cinema. La sconfitta dei meriti artistici contro le logiche di mercato. Ho evitato di parlarvi dei Golden Globes proprio perchè sono stati una pagliacciata in questo senso (premiati Avatar come film drammatico e Una notte da leoni come miglior commedia…) Come sarebbe anche solo pensabile dare il maggior riconoscimento ad un film che non è neppure stato candidato (Dio sia lodato!) per la sceneggiatura, che di un film è la colonna vertebrale? Il problema è che la stessa cosa era accaduta con Titanic, e sappiamo com’è andata a finire… Terzo incomodo (chi lo avrebbe mai detto fino a pochi mesi fa?) è nientemeno che Mr. Quentin Tarantino, con le sue 8 candidature per Bastardi senza gloria, mentre attenzione a Tra le nuvole (6 nomination) che potrebbe riservare sorprese.

Sul fronte regia Cameron ha più chance per il suo straordinario lavoro tecnico. Come attore protagonista è lotta tra il Jeff Bridges dell’indipendente Crazy Heart e il George Clooney di Tra le nuvole. Mentre per il reparto femminile è quasi certo si consumerà la tragedia: Sandra Bullock vincerà l’Oscar per la sua drammatica interpretazione nel mega-successo The Blind SideSandra Bullock! Presente no? Quella isterica e miracolata delle commediole sentimentali! Pazzesco… A questo punto tifiamo tutti per l’unica che potrebbe scipparle la statuetta, l’esordiente Carey Mulligan di An Education (nelle sale italiane da questo week-end). Il premio per il miglior non protagonista è già assegnato al 100% a Christoph Waltz (Bastardi senza gloria) mentre è lotta per la non protagonista. Sono ansioso di sapere a chi andrà la statuetta per la sceneggiatura originale: non ho visto The Messenger (che pare sorprendente e ha fottuto il posto a 500 giorni insieme) ma gli altri candidati (Hurt Locker – Serious Man – Bastardi – Up) sono tutti di altissimo livello.

Certi sono gli Oscar ad Up come miglior film d’animazione e – forse – a Il nastro bianco per il film straniero. Piuttosto scandalosa la nomination per le mediocri musiche di Avatar firmate James Horner mentre l’Academy non ha dimenticato Parnassus insignito di due nomination tecniche (scenografie e costumi, stesso dicasi per Nine). Infine, i giornali strombazzeranno la presenza tra le nomination di ben quattro italiani: ma se Mauro Fiore (direttore della fotografia di Avatar) e Alessandro Camon (sceneggiatore di The Messenger) sono da considerare nostri compatrioti giusto per nascita visto che hanno avuto da subito la lungimiranza di fuggire all’estero per fare il lavoro dei loro sogni e non hanno mai messo mano a nessun prodotto nostrano, i miei più vivi complimenti al reparto marketing de Il divo di Paolo Sorrentino che è riuscito nell’impresa di far candidare Aldo Signoretti e Vittorio Sodano per il make-up del film. Non hanno possibilità (si battono con Star Trek) ma è una bella soddisfazione.

Se avrò voglia farò i miei pronostici per portare sfiga a qualcuno (l’anno scorso ne ho beccato più o meno mezzo), ma la grande mole di film che in Italia non sono ancora usciti credo me lo impedirà. Di sicuro la notte degli Oscar (7 marzo) sarà imperdibile per un solo motivo: i suoi due conduttori! Steve Martin e Alec Baldwin, due che potranno dare soddisfazioni!

gennaio 23rd, 2010TRA LE NUVOLE

tralenuvoleUp in the Air (Usa, 2009) di Jason Reitman, con George Clooney, Vera Farmiga, Anna Kendrick, Jason Bateman, Amy Morton, J.K. Simmons, Zach Galifianakis, Chris Lowell, Danny McBride, Sam Elliott

Il voto di Paolino è… 7

In un periodo di disoccupazione e crisi economica come quello che stiamo vivendo, c’è un settore che sta andando a gonfie vele: quello delle agenzie che vengono in soccorso dei capi che non hanno il coraggio di lasciare a casa personalmente i propri dipendenti e assumono veri e propri “maestri del licenziamento” per fare il lavoro sporco. Uno dei più quotati d’America è Ryan Bingham (George Clooney), vero e proprio mastino nell’arte dell’intortamento. Un tagliatore di teste richiestissimo che trascorre quasi l’intera totalità della sua esistenza (qualcosa come 320 giorni all’anno) in aerei e aereoporti per volare da uno Stato all’altro in cerca di personale in esubero. Fino a quando a scompigliargli i piani non arriva Nathalie (Anna Kendrick), giovane e baldanzosa nuova leva, che convince il capo di Ryan (Jason Bateman) che le spese di viaggio stanno diventando troppo ingenti: meglio licenziare in videoconferenza. Per l’uomo sarà l’inizio di un periodo di revisione della propria vita.

Sarebbe profondamente errato fermarsi alla superficie di Tra le nuvole. Quelle cose tipo “Com’è l’ultimo film di Clooney?” “Sì dai, carino”. Carino? Carino un par di coglioni. Dietro la facciata di commedia spigliata (il regista è quello di Juno ma soprattutto di Thank You for Smoking), briosa e vagamente patinata per i lussuosi club aereoportuali e i vari Hilton Hotel in cui è ambientata, la vicenda raccontata nasconde una delle tragedie più profonde degli ultimi anni: la perdita del lavoro in età troppo avanzata per potersi rifare una vita. Un lavoro al quale magari proprio quella vita è stata dedicata quasi interamente. Ryan Bingham è cosciente del ruolo che ha, è cosciente del fatto che la gente alla quale pronuncia la notoria frase “Liberi la sua scrivania” si ricorderà del suo volto fin sul letto di morte. Ma è cosciente anche del fatto che un giorno, se gli affari dovessero rialzarsi, potrebbe essere proprio lui una di quelle persone. Quindi non si pone problemi e vola, vola da un luogo all’altro a far fuori personale riuscendo persino a convincere i malcapitati di quanto questa opportunità potrà servire a dare una scossa alle loro vite in stallo. E si sbaglierebbe nel classificare Ryan come un uomo senza valori o ideali: è vero che il suo unico scopo nella vita è quello di entrare nel ristrettissimo club di chi è riuscito a percorrere 10 milioni di miglia in volo (sarebbe il settimo ad agguantare l’impresa), è vero che misura le persone che gli stanno accanto in base alla quantità di tessere e card che riempiono il loro portafogli, è vero che non crede nell’amore e nella famiglia e quasi di malavoglia viene costretto a partecipare alle nozze dell’”umile” sorella. Ma tutto ciò potrebbe essere destinato a finire quando sulla sua strada incontra Alex (Vera Farmiga, straordinaria), praticamente una sua fotocopia al femminile. Ecco la sua ancora di salvezza, la sua possibilità di redenzione. La saprà cogliere?

Tra le nuvole parte col botto, facendo recitare la parte dei licenziati da vere persone che hanno perso il lavoro, intervallati da camei come quelli di Zack Galifianakis (Una notte da leoni) e J.K. Simmons (Spider-Man). Purtroppo non mantiene le promesse fino in fondo, perdendosi un po’ troppo sul versante sentimentale nella seconda parte. Ma la prova di Clooney è una delle più buone della sua carriera, e tiene in piedi il film dall’inizio alla fine. L’importante, tra le risate e la spensieratezza che la pellicola trasmette, è ricordarsi alla fine di tutto che persone che fanno il lavoro di Ryan Bingham esistono sul serio. Brividi.

Segue il trailer.

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novembre 7th, 2009L’UOMO CHE FISSA LE CAPRE

themenwhostareatgoatsThe Men Who Stare at Goats (Usa/Gran Bretagna, 2009) di Grant Heslov, con George Clooney, Ewan McGregor, Jeff Bridges, Kevin Spacey, Stephen Lang, Robert Patrick

Il voto di Paolino è… 7

Bob Wilton (Ewan McGregor) è un giornalista di un quotidiano di poco conto la cui unica felicità nella vita è la moglie che tanto ama. Quando la zoccola lo pianta per uno con un braccio bionico (che è tra l’altro il capo di entrambi in redazione), Bob decide di mollare il Paese e di volare in Iraq (siamo nel 2003) alla ricerca di storie o scoop da raccontare. Prima di varcare il confine del Kuwait incontra (per caso?) Lyn Cassidy (George Clooney), che si proclama spia psichica segreta in missione addestrata dal Governo. Lyn, mentre i due si avventurano nel deserto iracheno, racconterà a Bob la genesi di quel reparto militare poco consueto, aperto nel 1983 da un hippie reduce dal Vietnam (Jeff Bridges) il cui sogno era creare soldati capaci di combattere con i soli poteri della mente.

Il cartello che ci viene presentato subito dopo la prima, esilarante scena del film non può essere più chiaro: questa storia è più vera di quanto possiamo immaginare. E non stentiamo a crederlo! Tratto dal libro Capre di guerra di Jon Ronson, il film d’esordio alla regia di Grant Heslov (già sceneggiatore di Good Night and Good Luck, diretto guardacaso da Clooney) presenta una trama talmente sgangherata e folle che non può che avere un fondo di verità. Prendendosi allegramente gioco della “mitologia” dell’esercito USA, L’uomo che fissa le capre – prodotto dalla BBC – è un gigantesco omaggio a certo cinema americano underground ma di successo (palesemente i Coen su tutti) pronto in ogni circostanza a sbeffeggiare l’America nei suoi punti deboli: il patriottismo, il capitalismo, la politica. Non è neanche un caso la scelta di Ewan McGregor (ottimo) come co-protagonista: un film che cita costantemente Star Wars definendo ‘Jedi’ i soldati psichici che mette in campo non poteva non avere come contraltare uno che Jedi lo è stato davvero, e neanche uno dei più sfigati (Obi-Wan Kenobi vi dice nulla?). D’altronde se Reagan aveva dato il via allo Scudo Stellare per difendersi dal Lato Oscuro della Forza (l’URSS), dovremmo stupirci che in quegli anni anche le opzioni di combattimento più incredibili venissero seriamente vagliate dai piani alti dell’esercito statunitense?

Sceneggiatura fin troppo fine di Peter Straughan (Star System), costretta purtroppo a viaggiare costantemente su due piani temporali, interpretazioni eccellenti (a Clooney che gigioneggia ormai siamo abituati e ci piace finchè non esagera come in questo caso, ma Spacey e Bridges da tempo non erano così in forma) e regia semplice ma efficace, aiutata dalla breve durata del film. Un film che, con inserti demenziali e un sottofondo di satira ben piazzata che colpisce indiscriminatamente giornalismo e politica, parla della situazione del mondo molto più seriamente di quanto facciano in continuazione lavori più quotati.

Segue il trailer.

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Steven Soderbergh. Classico esempio di uno che vorrebbe essere Autore ma nun gliela fa. Quando fa il brillante (Ocean’s Eleven, Out of Sight, Sesso bugie e videotape) se la cava anche con il dovuto mestiere e si prende i suoi modesti plausi. Poi però se ne esce con Traffic (riuscendo a prendere in giro tutti e prendendosi 4 Oscar!!), Erin Brockovich, Solaris, Intrigo a Berlino e non ultimo il dittico megaflop di pubblico e di critica sul Che

Gli va dato atto però di essere instancabile ed ecco che quindi riciccia in sala per la terza volta quest’anno tornando a toni di commedia che speriamo essere ben più gradevoli dei suoi ultimi lavori con The Informant!, la storia vera di Mark Whitacre (un Matt Damon ingrassato di 13 chili) che nel 1992 denunciò all’FBI un accordo tra multinazionali per fissare il prezzo di una sostanza chiamata lisina, un additivo alimentare. Divenuto così informatore per i servizi segreti, Whitacre consegnò alla giustizia centinaia di ore di audio e video che servirono ad abbattere il più grande cartello della storia. Peccato però che nel frattempo pensò bene di rubare 9 milioni di dollari alla società per cui lavorava, cosa che alla fine dei conti gli costò più anni di carcere di quelli che toccarono alla gente che incastrò!

Sceneggia Scott Z. Burns (The Bourne Ultimatum), produce, tra gli altri, George Clooney. Il film uscirà in Italia day-and-date con gli USA il 18 settembre, mentre domani sarà presentato in anteprima mondiale alla Mostra di Venezia… dove sarà anche il vostro Paolino che lo vedrà per voi! Che volete di più?

Burn After Reading (Usa, 2008) di Joel ed Ethan Coen, con George Clooney, Brad Pitt, John Malkovich, Frances McDormand, Tilda Swinton

Il voto di Paolino è… 7/8

E’ incredibile come film dopo film, sceneggiatura dopo sceneggiatura, i fratelli Coen riescano ancora a stupire il loro pubblico con il minimo sforzo. Per amare i loro film bisogna essere profondamente legati ad un certo cinema di qualità, dalla battuta fine e dai risvolti non convenzionali: non sono certo (solo) popcorn-movie da sabato sera, insomma.

Burn After Reading – A prova di spia, presentato in anteprima mondiale alla Mostra di Venezia, e in uscita negli USA il prossimo 12 settembre, mentre da noi sarà in sala la settimana successiva, fa tornare i Coen alla loro amata commedia folle, un genere che con Fargo, Fratello dove sei?, ecc. li ha resi grandi, sebbene il riconoscimento maggiore sia arrivato loro pochi mesi fa con i quattro Oscar per Non è un paese per vecchi.

E’ un grande film corale, senza un vero protagonista. L’inizio è tutto per un gigante John Malkovich (quasi da record il numero di “fuck” che riesce a spalmare durante il film!), alle prese con il suo licenziamento, per motivi di alcolismo, da analista della CIA. Una volta disoccupato, decide così, seppur deriso dalla moglie Katie (Tilda Swinton, premio Oscar per Michael Clayton), di mettersi a scrivere un libro di memorie sulla sua esperienza nell’agenzia investigativa più famosa del mondo, per muovere accuse e far parlare di sé. Ma il CD con all’interno i suoi scritti, per una serie di passaggi sfortunati (e ovviamente improponibili, ma ai Coen si permette tutto), finisce in una palestra nelle mani dello stralunato trainer Chad Feldheimer (Brad Pitt) e della sua collega Linda Litzke (Frances McDormand), il cui unico desiderio sono quattro operazioni di chirurgia estetica che le ridarebbero la felicità. Con un CD in mano che loro credono scottante, ma che in realtà non vale niente, la strana coppia cercherà la via del ricatto prima ai piani alti del governo americano, poi addirittura ai russi! A condire il tutto, il personaggio di Clooney, Harry Pfeffer, agente federale fedifrago, amante di Katie e con uno strano destino dietro l’angolo legato a Linda.

Una trama fuori dagli schemi che permette, ancora una volta, ai fratelli Joel ed Ethan Coen di mettere alla berlina l’America e i suoi abitanti, sbeffeggiandone usi, costumi, contraddizioni e istituzioni. Dialoghi spassosi, sboccati e irriverenti per la chiusura dell’ideale “trilogia dell’idiota” aperta con Fratello dove sei? e continuata con Prima ti sposo poi ti rovino (l’idiota ovviamente è, per sua stessa ammissione, George…)

Per non parlare di un cast di attori di livello stratosferico, con un Brad Pitt che è sempre più una rivelazione. Burn After Reading è ilarità strafottente, che non si ferma davanti a nulla, neppure alla morte, con un paio di risvolti inaspettati e coraggiosi, e con un finale pericoloso quanto geniale. Assolutamente da vedere.

Segue il trailer.

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