Real Steel (Usa, 2011) di Shawn Levy, con Hugh Jackman, Dakota Goyo, Evangeline Lilly, Anthony Mackie, Kevin Durand, Hope Davis

Il voto di Paolino è… 5

In sala da venerdì 25 novembre

Nel 2020 la boxe tra gli umani non esiste più, perché considerata troppo poco violenta. Sui ring di tutto il mondo ora combattono dei robot, macchine ipertecnologiche che si muovono coordinati da elaborati sistemi di controllo digitale. Charlie Kenton (Hugh Jackman), un tempo combattente, ora tira a campare acquistando vecchi rottami superati e facendoli scontrare in leghe di terz’ordine. Quando la sua ex moglie muore, a Charlie viene affidato temporaneamente il suo figlio 11enne con cui non aveva più rapporti, Max (Dakota Goyo). Ed è proprio il piccoletto a scovare, in una discarica, un vecchissimo “uomo di latta” che chiama Atom e che è deciso a far combattere nell’arena più importante del pianeta, contro il campione in carica.

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giugno 10th, 2011X-MEN: L’INIZIO

X-Men: First Class (Usa, 2011) di Matthew Vaughn, con James McAvoy, Michael Fassbender, Kevin Bacon, Rose Byrne, Jennifer Lawrence, Oliver Platt, Alex Gonzalez, Jason Flemyng, Zoe Kravitz, January Jones, Nicholas Hoult, Caleb Landry Jones, Edi Gathegi, Lucas Till, James Remar, Hugh Jackman (non accreditato), Rebecca Romijn (non accreditata)

Il voto di Paolino è… 7½

Seconda Guerra Mondiale, campo di concentramento di Auschwitz: un bambino appena separato dai propri genitori, in un impeto di rabbia e disperazione, dimostra capacità uniche di manipolazione del metallo. Nello stesso momento, un piccolo e già benestante rampollo trova, infiltratasi di notte nella sua magione, una bambina che dimostra straordinari poteri mimetici. Noi li conosciamo come Magneto, il professor X e Mystica, ma in passato sono stati solo Erik Lehnsherr (Michael Fassbender, Bastardi senza gloria), Charles Xavier (James McAvoy, Wanted, Espiazione) e Raven (Jennifer Lawrence, Mr. Beaver, Un gelido inverno). Con loro tre parte la ricerca, in giro per il mondo, dei mutanti, esseri dalle capacità straordinarie sulle cui traccie però si trova anche il crudele Sebastian Shaw (Kevin Bacon), deciso a fare di questa nuova specie un esercito contro gli umani. Sullo sfondo poi, la crisi missilistica di Cuba e un probabile scoppio di una Terza Guerra Mondiale costringono i servizi segreti americani ad usufruire dei poteri speciali di Xavier e dei suoi primi, dotatissimi alunni.

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…ovvero l’altro nome del Ghiottone, detto anche comunemente… Volverina! Proprio l’animale da cui ha preso ispirazione il Wolverine dei fumetti e del grande schermo, forse proprio per le caratteristiche unghie falcate e ricurve che gli fungono da artigli E’ un Mustelide carnivoro, vive sia in America che in Eurasia ma soltanto nelle estreme regioni nordiche, ed è una specie di nutria gigante lunga più di un metro e particolarmente irascibile.

Nel film viene data un’altra spiegazione del nome Wolverine, sinceramente abbastanza assurda e incomprensibile nella sua versione italiana (magari in inglese aveva un senso…)

aprile 29th, 2009X-MEN LE ORIGINI: WOLVERINE

X-Men Origins: Wolverine (Usa, 2009) di Gavin Hood, con Hugh Jackman, Liev Schreiber, Danny Huston, Lynn Collins, Kevin Durand, Dominic Monaghan, Ryan Reynolds, Taylor Kitsch

Il voto di Paolino è… 6-

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John Logan è un mutante a tutti gli effetti, con quei suoi strani artigli, e lo è anche il fratello Victor. Insieme hanno vissuto un’infanzia travagliata e si sono arruolati nell’esercito, combattendo in battaglie cruciali come lo sbarco in Normandia. Un giorno vengono contattati dall’esercito, che vuole addestrare persone dalle abilità straordinarie come loro per utilizzarli come armi invincibili, ma il cambiamento di alcune carte in tavola costringe John ad isolarsi nel Canada più sperduto conducendo un’esistenza da taglialegna e vivendo con la donna che ama. Fino a quando il suo istinto animalesco non verrà violentemente riattivato…

Quando alla regia di un potenziale blockbuster tutto azione ed effetti speciali viene piazzato un novellino miracolato, il timore è sempre grande. Ci sono caduti I fantastici quattro, c’è caduto Daredevil, ecc. Gavin Hood è sudafricano (ma ha studiato cinema all’Università della California), ha vinto un Oscar per il miglior film straniero (Il mio nome è Tsotsi) e ad Hollywood ha diretto Rendition – Detenzione illegale. Quando Hugh Jackman l’ha cercato per Wolverine è stato il primo ad esserne sorpreso, ma voglio mettervi subito l’anima in pace: non è assolutamente lui la pecca maggiore del film. La regia di Hood è rozza, non ha stile, classica se vogliamo ma adatta al personaggio che racconta. Le scene d’azione sono oneste ed avvincenti al punto giusto. Se c’è qualcosa che non va in questa prima storia sulle origini degli X-Men è la sceneggiatura di David Benioff (La 25a ora, Troy) e Skip Woods (Codice: Swordfish, Hitman), che per cercare di far entrare nella storyline il maggior numero di mutanti, avvenimenti e colpi di scena possibili si lascia andare a raccordi ridicoli, espedienti forzati, risvolti quasi comici (l’unico modo di uccidere Wolverine sono i proiettili di adamantio, ma i ricercatori se ne “ricordano” solo ad un certo punto…) e situazioni che si mantengono estremamente in bilico sul filo del ridicolo, anche se senza mai caderci. Il film prosegue a spizzichi e bocconi, ad episodi, per non dire a siparietti nel caso dell’incontro di boxe con il ciccione Blob, mentre in altri momenti è più efficace, come nell’incontro e successivo scontro con Gambit. Tra alti e bassi si giunge ad una conclusione ricca di (troppi) colpi di scena.

Sul fronte personaggi, funziona bene Hugh Jackman nei panni che l’hanno reso famoso, pur cambiando umore un po’ troppo velocemente in vari punti della pellicola, e anche Liev Schreiber in quelli del fratello/nemico Victor Creed non sfigura, anche se il suo ruolo meritava una scrittura decisamente migliore. Ryan Reynolds nel ruolo di Wade Wilson/Deadpool (una star che si presta ad un ruolo secondario puzza molto di spin-off già contrattualizzato) è il comprimario più interessante assieme al suddetto Gambit di Taylor Kitsch, mentre Danny Huston dona al colonnello William Stryker (già interpretato da Brian Cox in X-Men 2) la giusta ambiguità e il dovuto distacco.

Segue il trailer.

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Dicevamo che è stata un’edizione degli Oscar particolarmente riuscita, piena di esilaranti gag e battute, con presentatori ispirati e soprattutto un conduttore che scopriamo avere un futuro da attore brillante: Hugh Jackman, che prima di indossare i panni di Wolverine dal 30 aprile, si è concesso quattro ore in cui ha dato vita a due straordinari numeri musicali. Il primo, in apertura, rivisitava in chiave “povera” i successi del 2008, mentre il secondo, in modo molto più sfarzoso, celebrava i musical con un numero coreografato da Baz Luhrmann. Jackman canta dal vivo e balla egregiamente. Eccoli:

Quasi tutti se l’aspettavano, anche se il sottoscritto ha pregato fino all’ultimo che Button lo sconfiggesse. The Millionaire e il suo regista Danny Boyle vincono le rispettive statuette dorate per l’anno 2008: un film che ancora non ho pienamente digerito, troppo furbo, compiaciuto e misterioso per poter essere osannato, anche se sicuramente intrigante e fuori dagli schemi.

Per il resto ecco i vincitori (l’elenco completo lo trovate qui): The Millionaire si è portato a casa in totale per 8 statuette su 10 nominations (film, regia, sceneggiatura non originale, fotografia, montaggio, colonna sonora, canzone, sonoro). Il curioso caso di Benjamin Button si è fermato a 3 su 13 candidature (scenografia, make-up ed effetti visivi). Due oscar anche per Il cavaliere oscuro (ovviamente a Heath Ledger per il Joker e agli effetti sonori). Sean Penn vince il suo secondo Oscar per la straordinaria interpretazione in Milk, battendo il favorito Mickey Rourke (il film di Van Sant si è portato a casa anche il premio per la sceneggiatura originale). Kate Winslet è la miglior attrice per The Reader, mentre Penelope Cruz è la miglior non protagonista per Vicky Cristina Barcelona. Resta il miglior film d’animazione (WALL-E of course), i migliori costumi (La duchessa) e il miglior film straniero (il giapponese Departures, che ha battuto lo strafavorito Valzer con Bashir).

I momenti particolarmente emozionanti non sono mancati, ma la serata ha saputo anche essere estremamente brillante grazie alla verve e alla versatilità del conduttore Hugh Jackman. Ve ne parlerò in un apposito post.

gennaio 20th, 2009AUSTRALIA

Australia (Usa/Australia, 2008) di Baz Luhrmann, con Nicole Kidman, Hugh Jackman, David Wenham, Bryan Brown

Il voto di Paolino è… 6½

1939. Lady Sarah Ashley (Nicole Kidman), aristocratica inglese, vive a Londra mentre il marito è in terra australiana per seguire da vicino gli affari legati ai suoi possedimenti e ai suoi allevamenti di bestiame. Decisa a riportarlo a casa, la nobildonna parte alla volta dell’isola australe, ma una volta in loco scoprirà che del consorte non è rimasto altro che il cadavere. Il ranch è in crisi, e l’unico affare che potrebbe salvarlo è il trasporto dei 1500 bovini della tenuta al molo di Darwin, attraverso le ostili e secche pianure desertiche dell’outback. Sarà il rude mandriano Drover (Hugh Jackman) a guidare la strampalata ma determinata combriccola alla volta del porto, sfidando le trappole e i piani del malvagio affarista Neil Fletcher (David Wenham). E questa è solo la prima oretta del film, che ne dura quasi tre. Perchè poi, una volta concluso l’avventuroso viaggio col bestiame, ci si metterà la guerra a rendere ulteriormente drammatica la situazione.

Non saprei davvero da dove cominciare nel parlarvi di Australia, perchè Baz Luhrmann (Romeo + Giulietta, Moulin Rouge!) ha voluto inserire, in questo atto d’amore verso la sua terra, il più possibile: la storia d’amore passionale, il viaggio epico, la seconda guerra mondiale, la commedia eccentrica, la magia e persino l’argomento che gli stava più a cuore, ovvero il dramma delle cosiddette “generazioni rubate”, figli meticci nati da uomini bianchi e donne aborigene che venivano praticamente “deportati” in quanto considerati figli di nessuno. Un tale rischioso affollamento di fatti e personaggi che era quasi impossibile far uscire la ciambella con un buco perfetto. La parte più riuscita è sicuramente la prima, col sempre divertente contrasto nobiltà/povertà e con una fenomenale scena d’azione che ha per protagonista una mandria impazzita che, per quanto improbabile, risulta efficace. Nella seconda parte il film, pur senza troppo stancare se non nelle reiterate e gratuite scene d’amore, cala e si fa più prevedibile, sfiorando di poco il ridicolo quando, verso la fine, la suspense per la sorte di un personaggio viene trattata cinematograficamente molto male. In questo la regia di Luhrmann viaggia tra alti e bassi: all’inizio sembra di essere tornati al Moulin Rouge, con movimenti di macchina velocizzati e momenti comici in stile bohemienne francamente fuori luogo, per non parlare dei fintissimi fondali dipinti che costellano tutta la pellicola. Con il proseguire della storia la direzione si fa invece più accorta e misurata, come si addice ad un melodramma epico di questo tipo, ma non riesce ad essere mai troppo coinvolgente. Un vero peccato per un film che quindi rimane acerbo, privo del mordente necessario per appassionare veramente. Gli unici brividi, personalmente, mi sono venuti alla vista di paesaggi incontaminati di quelle proporzioni e di quella spropositata bellezza.

Nicole Kidman è splendida e bravissima come sempre, anche se al botteghino non ne azzecca più una da anni. Hugh Jackman (doppiato in modo imbarazzante da Adriano Giannini, lo stesso del Joker…) fa il suo mestiere mentre i comprimari sono tutti di ottimo livello, a partire dal fantastico bambino mulatto assoluto protagonista della storia, interpretato dall’esordiente di origine aborigena Brandon Walters.

Segue il trailer.

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settembre 11th, 2008SEX LIST – OMICIDIO A TRE

Deception (Usa, 2008) di Marcel Langenegger, con Hugh Jackman, Ewan McGregor, Michelle Williams, Lisa Gay Hamilton

Il voto di Paolino è… 4

Intanto chiariamo una cosa: il titolo originale del film è Deception (“Inganno”), mentre in Italia la Mikado ha optato per un più morbosetto Sex List (che ci sta) ma per un sottotitolo come “Omicidio a tre” che non ha alcun senso. Di omicidi nel film praticamente non ce n’è, se non nel finale, e non sono certo parte fondamentale della trama, quindi non fatevi sviare.

Siamo a New York e il contabile Jonathan McQuarry (Ewan McGregor, ve l’ho mai detto che è il mio attore preferito?) conduce una vita monotona, insignificante, con occhi soltanto per il suo lavoro. Ma un bel giorno conosce l’avvocato aziendale Wyatt Bose (Hugh Jackman), il suo opposto: sicuro di sé, marpione, deciso a far uscire Jonathan dalla sua routine e ad iniziarlo ai piaceri della vita (e già qui il tutto puzza di bruciato…) In seguito ad uno scambio di cellulari, il contabile viene a conoscenza dell’attività “segreta” di Wyatt: nella sua rubrica telefonica infatti sono salvati centinaia di nominativi chiamando i quali si può semplicemente trascorrere una tranquilla notte di sesso tra sconociuti dell’alta borghesia, senza alcuna complicazione. Affascinato da questo mondo, Jonathan si darà subito da fare fino a quando non incontrerà una donna il cui nome inizia per S (Michelle Williams) che gli farà rimettere tutto in discussione. Ovviamente la truffa è dietro l’angolo.

Ecco, se nel dizionario ci fosse la definizione di “film prevedibile”, Sex List meriterebbe una menzione d’onore. Credo che anche un bambino di sette anni che ancora gioca con i Lego possa aspettarsi con qualche decennio di anticipo tutti i risvolti della trama. E fin qui non ci sarebbe neanche niente di male, se nella mezz’ora finale il film non diventasse un pastrocchio di livelli improponibili con dialoghi da soft porno anni ’80, spiegoni assolutamente evitabili e “colpi di scena” che a chiamarli tali mi viene l’eritema… Già il film sarebbe insopportabile se fosse stato un B-movie da DVD con un cast di vecchie merde tipo uno a caso dei fratelli Baldwin, ma il fatto che ci si siano impastrocchiati attori di un certo calibro (McGregor e la Williams innanzitutto, Jackman è lì soltanto perchè è anche il produttore) mi fa veramente girare i coglioni.

Un critico americano ha scritto: “Si giustifica la condanna a morte per chiunque abbia usato l’aggettivo hitchcockiano riferendosi a Sex List“. Non so neanche come possa venire in mente un’amenità simile. Io lo definirei piuttosto erotismo per anzianotti. Segue il trailer (che involontariamente sembra uno di quelli di Maccio Capatonda!)

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