Continuando il mio excursus nelle serie legal che l’annata americana 2010/2011 ci ha regalato, e dopo non aver portato proprio benissimo alla prima di cui vi ho parlato, The Defenders, che è stata chiusa dopo una sola stagione (sebbene gli ascolti non fossero disdicevoli), passiamo a quello che dal sottoscritto era considerato come il vero e proprio evento dell’anno: il ritorno sugli schermi di una serie creata e firmata da David E. Kelley, padre delle più belle serie giudiziarie degli ultimi 20 anni: The Practice, Ally McBeal, Boston Legal.

Si intitola Harry’s Law, e ha come protagonista un volto decisamente noto del cinema americano: Kathy Bates (premi Oscar per Misery non deve morire, candidata anche per A proposito di Schmidt e I colori della vittoria). Nel telefilm, che ha debuttato in midseason su NBC con 12 episodi e che tornerà in autunno con una seconda stagione, interpreta l’avvocato Harriet Korn, specializzato in brevetti. Stanca del suo lavoro, molla, anzi si fa mollare dal prestigioso studio in cui lavora in cerca di nuovi stimoli. Un paio di incidenti fortuiti nei quali rischia la vita la portano a contatto con un mondo che non conosceva: in un quartiere malfamato di Cincinnati, scopre un universo di microcriminalità e di disadattati che vivono come in un moderno Far West, con proprie regole e leggi. Seguìta dalla sua disinibita segretaria Jenna (Brittany Snow), rileva così un negozio di scarpe abbandonato tra quelle strade pericolose e apre un suo studio legale, iniziando a difendere casi che finalmente la appassionano, come quello del ragazzo che nel pilot le piomba letteralmente addosso dopo essersi gettato da un tetto per non finire in carcere per droga.

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luglio 17th, 2011Anteprima: MIDNIGHT IN PARIS

Midnight in Paris (Usa/Spagna, 2011) di Woody Allen, con Owen Wilson, Rachel McAdams, Kurt Fuller, Michael Sheen, Carla Bruni, Tom Hiddleston, Kathy Bates, Marion Cotillard, Adrien Brody

Il voto di Paolino è… 7

Nelle sale italiane dal 2 dicembre 2011

Gil (Owen Wilson) sogna di essere un grande scrittore ma nel frattempo si rassegna a scrivere insulsi dialoghi per film di Hollywood. Con la sua futura sposa Inez (Rachel McAdams) e i suoi suoceri è in vacanza a Parigi, città in cui sogna di trasferirsi per il carico di cultura e Storia che respira tra quelle strade. La sua dolce metà però sogna una vita americana, e Gil è combattuto: seguire l’amore della sua vita e rinunciare alla città dei suoi sogni, o viceversa? Dilaniato dai dubbi, una sera, allo scoccare della mezzanotte, Gil viene catapultato per magia nella Parigi degli anni Venti, l’epoca che lui considera la culla dell’arte che ama: incontrerà così Hemingway, Scott Fitzgerald, Picasso, Dalì (Adrien Brody) e molti altri personaggi che hanno fatte grandi la letteratura, la pittura, il cinema…

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marzo 16th, 2010APPUNTAMENTO CON L’AMORE

appuntamentoconlamoreValentine’s Day (Usa, 2010) di Garry Marshall, con Jessica Alba, Kathy Bates, Jessica Biel, Bradley Cooper, Eric Dane, Patrick Dempsey, Hector Helizondo, Jamie Foxx, Jennifer Garner, Topher Grace, Anne Hathaway, Carter Jenkins, Ashton Kutcher, Queen Latifah, Taylor Lautner, Taylor Swift, Julia Roberts, Emma Roberts, Shirley MacLaine, George Lopez

Il voto di Paolino è… 4

Los Angeles, la mattina di San Valentino. Ricchi e poveri, uomini e donne, famosi e sconosciuti si preparano a passare in dolce compagnia o soli e sconsolati il giorno dedicato agli innamorati. C’è Ashton Kutcher che ha appena chiesto a Jessica Alba di sposarlo, c’è Jessica Biel che da anni organizza la cena per chi odia questa festa, c’è Jennifer Garner che vuole raggiungere il suo nuovo amore Patrick Dempsey non sapendo che una sorpresa potrebbe attenderla, ci sono Bradley Cooper e Julia Roberts in aereo che fanno conoscenza, c’è Anne Hathaway che nasconde il suo doppio lavoro poco ortodosso al suo nuovo boyfriend Topher Grace, e tanti altri…

Come in Italia anche negli USA negli ultimi anni la mania dei film ad episodi ha preso sempre più piede. Avere una star sul set per pochi giorni anzichè doverla prenotare per tre mesi di riprese ha i suoi vantaggi. E quindi ecco sfornato questo zuccheroso e noiosissimo polpettone sentimentale che non diverte né tantomeno allieta la vostra serata. Ogni storia è prevedibile, ogni risvolto è telefonato, ogni dialogo è stucchevole. Garry Marshall, specialista in modesti lavori che il pubblico femminile adora (Pretty Woman, Se scappi ti sposo) non dona un briciolo di eleganza al racconto né tantomeno una parvenza di animosità. Ben sapendo prima del dovuto che con un cast del genere e una release fissata (negli Stati Uniti) proprio il 14 febbraio, i risultati sarebbero arrivati con il minimo sforzo. E così è stato. Dalle ragazzine urlanti accorse in sala per godersi i muscoli, stavolta ben celati, di Taylor Lautner alle donne attratte dal fascino dei due medici di Grey’s Anatomy (Dempsey e Dane), ce n’era per tutti i gusti.

Appuntamento con l’amore non è cinema, è marketing, puro e semplice. Un prodotto sul quale non vale più di tanto spendere parole: infatti è quasi più lungo l’elenco del cast che la recensione!

Segue il trailer.

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agosto 30th, 2009CHERI

Chéri (UK/Francia/Germania, 2009) di Stephen Frears, con Michelle Pfeiffer, Kathy Bates, Rupert Friend, Felicity Jones, Frances Tomelty

Il voto di Paolino è… 5½

Parigi, inizio 1900. Lea (Michelle Pfeiffer) è stata una delle più ambite e preziose cortigiane e ancora oggi, mentre le rughe hanno cominciato a popolarle il volto, vive in agio e ricchezza frequentando l’alta borghesia e le sue ex “colleghe”. Una di queste, la prorompente Madame Peloux (Kathy Bates), zotica e scorbutica, è preoccupata che il suo figliolo 19enne, detto Chéri (Rupert Friend) stia passando una giovinezza troppo lasciva tra donne e alcol e chiede a Lea di prenderlo in cura e “svezzarlo” a dovere. Quello che doveva essere un semplice e breve gioco tra insegnante ed alunno però si trasformerà in amore e in sei anni di vita insieme, finchè un giorno l’efebico giovane sarà richiamato alla casa materna per compiere il suo dovere di rampollo e celebrare il matrimonio combinato che la madre gli ha preparato con una giovane abbiente.

Diretto dalla salda mano di Stephen Frears (Le relazioni pericolose, The Queen), Chéri incanta gli occhi dello spettatore grazie a sfarzosissime ricostruzioni d’epoca, a costumi notevoli e al fascino dei protagonisti. Peccato però che dietro tutta questa apparenza si celi una quasi totale mancanza di fascino e coinvolgimento. L’amore tra Lea e Chéri è solo abbozzato e ridotto ad una pura questione di sesso (molto puritano tra l’altro, cosa improponibile visti i personaggi in scena). Le svolte della trama sembrano poi un pochino forzate, mentre il finale è tirato via. Su tutti però spicca lei, la straordinaria Michelle Pfeiffer che a 51 anni mette nuovamente il suo volto (e le sue rughe naturali) a disposizione dell’occhio impietoso della macchina da presa, senza vergogna e anzi cogliendo l’occasione di essere nuovamente testimone del passaggio per molti doloroso dall’età adulta alla “vecchiaia” (già si era fatta imbruttire parecchio nel recente Stardust).

Il film andrebbe visto anche solo per il suo ultimissimo primo piano. Per il resto non mi ha convinto più di tanto.

Segue il trailer.

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gennaio 28th, 2009Anteprima: REVOLUTIONARY ROAD

Revolutionary Road (Usa, 2008) di Sam Mendes, con Leonardo DiCaprio, Kate Winslet, Michael Shannon, Kathy Bates, Dylan Baker

Il voto di Paolino è… 7

Frank ed April si conoscono ad una festa. Lui la ammalia con dolci parole, lei ci casca, lo fanno nel bagno delle signore e pochi anni dopo li ritroviamo sposati, con due bambini (che però nel film non vediamo quasi mai, grave faciloneria di sceneggiatura), in una carinissima villetta del Connecticut sita in Revolutionary Road. Il lavoro di lui è inappagante e sfibrante, mentre lei è la classica madre devota dai sogni infranti che non ha null’altro a cui appoggiarsi se non i piatti da lavare mentre il marito festeggia il compleanno nel letto della procace segretaria. La crisi tra i due sembra sul punto di diventare irrecuperabile, quando un’idea sembra poter rimettere a posto le cose: perchè non trasferirsi a Parigi e ricominciare in Europa una nuova e finalmente soddisfacente vita?

Ogni famiglia cela dolori, rancori e misteri. Il nucleo dei Wheeler (DiCaprio, Winslet e prole) ha l’unico svantaggio di essere così appariscente, ammirato e anticonformista da non saper mascherare i propri disagi. E così il buonismo e l’ipocrisia dei falsi amici che li circondano saranno la goccia che farà strabordare il vaso dei risentimenti, e che porterà tutti sull’orlo del baratro. La loro storia, costantemente in movimento tra flashback sul loro roseo passato e martellanti dialoghi sul loro incerto futuro (scritti da Justin Haythe, In ostaggio), rappresenta in fin dei conti ognuno di noi, noi ai quali la vita non riserva mai ciò che ci aspetteremmo, noi che siamo costantemente insoddisfatti e mai contenti, noi che vorremmo gridarlo al mondo ma ci tratteniamo per esplodere soltanto dentro il nostro animo corroso. In questo Revolutionary Road è efficace anche se non graffiante come ce lo saremmo aspettati, e pur calando di pathos a metà del racconto, quando fa tremendamente capolino il rischio soap, sa riprendersi nella seconda parte portando lo spettatore ad interessarsi ad un finale atteso ma non del tutto scontato.

In fin dei conti la trasposizione cinematografica del romanzo di Richard Yates non è nulla di nuovo: l’atmosfera maschilista e misogina è la stessa degli anni ’60 di Mad Men, il discorso sugli scheletri nell’armadio dei nostri dirimpettai è portato brillantemente sul piccolo schermo da anni dalle Desperate Housewives. Questa è solo la versione più “di qualità”, per il grande schermo, con l’intelligente regia di Sam Mendes (American Beauty, Era mio padre) che non può far altro che seguire in maniera partecipe e mai distaccata le due straordinarie interpretazioni di Kate Winslet (soprattutto) e di Leonardo DiCaprio, per la seconda volta insieme 11 anni dopo Titanic.

Il film è candidato a tre premi Oscar: miglior attrice protagonista, miglior attore non protagonista (candidatura a mio parere esagerata, ma il doppiaggio può fuorviarmi, per Michael Shannon nel ruolo di un malato schizofrenico che contribuirà non poco alla distruzione delle apparenze nella famiglia Wheeler) e miglior scenografia.

Il film sarà in sala da venerdì 30 gennaio. Segue il trailer.

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dicembre 17th, 2008ULTIMATUM ALLA TERRA

The Day the Earth Stood Still (Usa, 2008) di Scott Derrickson, con Keanu Reeves, Jennifer Connelly, Jaden Smith, Kathy Bates

Il voto di Paolino è… 5

Nel 1951, in piena Guerra Fredda, Robert Wise portò sul grande schermo, da un romanzo di Harry Bates, un thriller fantascientifico che entrerà nella Storia e che fece da apripista per tutte le storie “spaziali” dei decenni a venire (basti pensare che viene citato, omaggiandolo, in Star Wars come in X-Files, in Incontri ravvicinati del terzo tipo come in Men In Black). Ultimatum alla Terra (il titolo originale suonerebbe Il giorno in cui la Terra si fermò) rivive oggi sotto i nostri occhi in una nuova versione firmata Scott Derrickson (The Exorcism of Emily Rose) e aggiornata all’era degli effetti speciali.

La storia rimane quella di Klaatu, alieno in corpo umano (qui è Keanu Reeves) che a bordo di una gigantesca palla rotante atterra in Central Park per portare un messaggio agli umani: per salvare il pianeta in cui vivono, ormai troppo compromesso a livello ambeinatale, la loro specie dovrà essere debellata. Un tema più che mai attuale (ecologia e collasso energetico) trattato con la solita superficialità dai recenti blockbuster hollywoodiani (ebbene sì Wall-E, ce l’ho anche con te!), che qui fa da sfondo a 100 minuti in cui non succede praticamente nulla. In particolar modo viene a mancare proprio “l’ultimatum” a cui gli uomini sarebbero messi di fronte, ovvero non esiste scelta per poter tornare sui propri passi, e questa faciloneria di sceneggiatura fa sì che il film non abbia mordente, perchè sappiamo benissimo che c’è una sola possibilità su un milione che in un prodotto filmico del genere la popolazione mondiale venga realmente sterminata.

Un ulteriore mazzata arriva, ma non è una novità, da quello che ritengo uno dei più grandi miracolati degli ultimi secoli, il signor Keanu Reeves. Scrive Marco Giovannini su Ciak: “Su Reeves la giuria è riunita da anni e non ha ancora emesso il verdetto, fra i fan che lo adorano, quelli che lo dileggiano e quelli che a malincuore lo sopportano”. Non occorre che vi dica di quale categoria io faccia parte. Se poi gli accoppiamo pure il figlio di Will Smith (dopo il debutto con il padre ne La ricerca della felicità), che in questo film raggiunge un livello di antipatia tale da farmi venir voglia di stenderlo a sprangate, la frittata è fatta. Salvo solo la bella e brava Jennifer Connelly, l’unica che tenta di tenere in piedi la barcollante baracca.

Segue il trailer.

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