gennaio 11th, 2012J. EDGAR / recensione

J. Edgar (Usa, 2011) di Clint Eastwood, con Leonardo DiCaprio, Armie Hammer, Naomi Watts, Josh Lucas, Judi Dench

Il voto di Paolino è… 6½

J. Edgar Hoover (Leonardo DiCaprio) è giovane, ambizioso, con idee chiare e rivoluzionarie verso un nuovo modo di condurre indagini e arrestare criminali. Viene così nominato capo dell’FBI, carica che ricoprirà per svariati decenni, passando per otto Presidenti degli Stati Uniti, dettando legge persino alla Casa Bianca, tenendo in scacco gli uomini più potenti del Paese con informazioni private e scottanti sul loro conto. Un Hoover deciso e risoluto sul campo pubblico quanto fragile su quello privato: una madre autoritaria (Judi Dench) a cui è profondamente legato e un’omosessualità repressa che lo costringe a non vivere fino in fondo i sentimenti per l’uomo che lo accompagnerà, nel lavoro come tra le mura domestiche, per una vita intera, Clyde Tolson (Armie Hammer).

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maggio 11th, 2011Chi muore si rivede

Vabbè, metto le mani avanti: ho voluto scrivere questo post solo per il titolo spiritoso che mi era venuto in mente. Ma anche per informarvi che stasera Canale5 trasmetterà un grande film in prima visione tv (se parliamo del mese di maggio 2011): Titanic. Per chi non l’avesse mai visto perché rimasto in coma negli ultimi 15 anni, per chi avesse 23 ore libere da non sapere come sfruttare, per chi non si ricordasse se alla fine muore la burrosa Winslet o l’acido DiCaprione…

Fonti che vogliono rimanere anonime mi hanno confidato che la versione del capolavoro di James Cameron in onda stasera sia un’inedita Director’s Cut nella quale l’orchestra che suona fino alla fine sul ponte della nave si esibisce in brani di Lady Gaga, il transatlantico non si scontra con un iceberg ma contro la nave da crociera del Grande Fratello e Leonardo DiCaprio alla fine non muore ibernato ma si scopre che era per metà merluzzo e riesce così a sopravvivere. Ma solo per poco, visto che poi viene pescato e fatto alla griglia poco più avanti da una carretta di barcaioli ubriachi.

Stasera, dalle ore 21.10 fino alla prima edizione del Tg5 del mattino successivo, su Canale5.

settembre 24th, 2010INCEPTION

Inception (Usa, 2010) di Christopher Nolan, con Leonardo DiCaprio, Joseph Gordon-Levitt, Ellen Page, Tom Hardy, Ken Watanabe, Dileep Rao, Cillian Murphy, Tom Berenger, Marion Cotillard, Pete Postlethwaite, Michael Caine, Lukas Haas

Il voto di Paolino è… 7½

Dom Cobb (Leonardo DiCaprio) e la sua banda possono entrare nei sogni delle persone per rubare loro dei segreti. Spionaggio industriale, ma a livelli impensabili. La loro ultima vittima inconsapevole è l’industriale giapponese Saito (Ken Watanabe): qualcosa però va storto e il sogno artificiale dentro il quale il furto stava avendo luogo crolla come un castello di carte. Saito però, una volta scoperto l’artifizio, ingaggia Dom per un compito all’apparenza impossibile: quello di “inserire” – anziché rubare – un’idea all’interno di una mente. In cambio, Dom potrà finalmente rientrare negli Stati Uniti, dove è ricercato ingiustamente per l’omicidio (in realtà suicidio) della moglie (Marion Cotillard) e riabbracciare così i suoi due figli.

E’ pazzesco ciò che Christopher Nolan ha dichiarato ai giornalisti italiani qualche giorno fa: “Io mi sento un regista di film d’azione”. Addirittura il suo fidato e storico direttore della fotografia, Wally Pfister, qualche settimana addietro aveva rivelato che Nolan stima molto Michael Bay (!) e i suoi prodotti. Questo per dirvi che non siamo di fronte ad un megalomane che si crede il nuovo Kubrick (malgrado in molti abbiamo osato il paragone dopo Inception) o chissà quale raffinato autore di film d’essai. No, Nolan fa cinema d’intrattenimento, cinema per il grande pubblico. La differenza è che lui si ricorda che un film di deve basare su una storia prima che su degli effetti speciali. Tutto qui. Credete che sia cosa da poco? In Inception, Nolan compie praticamente un miracolo bello e buono, perchè riesce a rendere chiara, cristallina (certo, per chi presta la dovuta attenzione e non giocherella col cellulare durante la proiezione) una trama complicatissima, che sarebbe dura per me da descrivere a parole. Vi basti pensare che per iniettarre, innestare (ecco l’inception) l’idea nella mente del malcapitato prescelto, verremo immersi non solo in un sogno, ma in un sogno all’interno di un sogno che è a sua volta all’interno di un altro sogno!!! E la maestria narrativa di Nolan, che pur verso il finale è costretto a richiamare con vari frammenti-flashback alcuni momenti già mostrati per un rapido “recap”, permette che tutto ciò possa essere goduto appieno, senza troppi appesantimenti (gli unici sono dati soprattutto dal ruolo onnipresente della moglie di DiCaprio) e con alcune scene visionariamente maestose, dalla Parigi che si richiude su sé stessa alle affascinanti esplosioni che circondano DiCaprio e Ellen Page al tavolino di un bar, finendo con un folle combattimento a mani nude ad opera di Joseph Gordon-Levitt (certo, nulla di nuovo ma fatto da Dio) tra i corridoi di un hotel in assenza di gravità.

Nolan, che stavolta il film se l’è scritto interamente da solo senza l’ausilio del fratello Jonathan impegnato nel riavviare Superman, sa anche toccare dal vivo e stuzzicare gli spettatori con i temi che propone: tutti sognamo nella medesima maniera, e quando i suoi personaggi si mettono a parlare del fatto che un sogno “non inizia mai” ma ci si ritrova sempre nel bel mezzo del suo svolgimento, noi sappiamo che è vero; o quando la famosa sensazione di caduta che ci sveglia nel cuore di molte notti diventa parte integrante – e importantissima – della trama, noi ci sentiamo più partecipi. Piccoli trucchetti psicologici che contribuiscono al successo. Malgrado tutto il film potrebbe necessitare per più di qualcuno (me compreso) di una seconda visione per collocare tutti i pezzi del puzzle nel giusto ordine, e di sicuro può non essere esente da critiche, che possono riguardare soprattutto una motivazione di fondo molto debole del protagonista, e qualche bucherello di sceneggiatura che inevitabilmente salta fuori dopo un’accorta visione.

Segue il trailer. Per conoscere meglio le ispirazione (e le citazioni) che sono servite a Nolan per creare il mondo di Inception, vi consiglio questo articolo. Continua a leggere questo post »

marzo 6th, 2010SHUTTER ISLAND

shutterislandShutter Island (Usa, 2010) di Martin Scorsese, con Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Michelle Williams, Max von Sydow, Emily Mortimer, Patricia Clarkson, Jackie Earle Haley, Ted Levine, John Carrol Lynch, Elias Koteas

Il voto di Paolino è… 7

Teddy Daniels (Leonardo DiCaprio), giovane e rampante detective federale costantemente attanagliato da incessanti visioni riguardanti la moglie defunta in un tragico incendio e gli omicidi che fu costretto a compiere nei campi di concentramento nazisti ai danni di ufficiali tedeschi, viene mandato a Shutter Island nel 1954 per investigare sulla misteriosa sparizione di una pericolosa assassina dall’istituto (carcere) per malati mentali che ha sede all’interno di quelle coste frastagliate. Lo accompagna per la prima volta il collega Chuck Aule (Mark Ruffalo). Giunto sull’isola e accolto dal capo dell’istituto, il dottor Cawley (Ben Kingsley), Daniels comincia ad accorgersi fin da subito che qualcosa non torna. Un uragano costringe i detective a soggiornare in loco più del dovuto, e per Daniels le indagini cominceranno ad essere una tale ossessione da arrivare a non distinguere più la realtà dalla fantasia.

E’ incantevole il desiderio di un grande maestro del cinema – ma prima di tutto onniscente cinefilo – come Martin Scorsese di continuare a sfornare film dichiaratamente di genere che guardano sempre e malinconicamente al passato. Nell’era del 3D e della fantascienza, il regista di Casinò e The Departed sforna una pellicola (e sottolineo pellicola) che riporta indietro nel tempo di 50 anni regalandoci non tanto una storia quanto uno spettacolo visivo davvero straordinario. Se il plot è il classico gioco di scatole cinesi che sappiamo benissimo porterà ad un colpo di scena finale che sovvertirà tutto ciò che era stato dato da conoscere al pubblico, la totale attenzione va rivolta all’aspetto tecnico: alla martellante colonna sonora, agli inquietanti set (firmati ancora una volta Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo), alla fotografia, alle atmosfere. La scena in cui DiCaprio e Ruffalo per esempio vengono sorpresi dall’uragano nel bosco è talmente “esagerata” da risultare incantevole.

Perchè stare qui a perdere tempo disquisendo di come Scorsese abbia affrontato in Shutter Island tematiche importanti come la follia, la redenzione dell’uomo, l’espiazione delle proprie colpe… Tutto vero, ma anche tutto inutile quando a farla da padrona è lo spettacolo puro. Shutter Island è cinema d’altri tempi, nero e pessimista, violento e senza speranza. Difetti ne ha tanti, a partire dall’eccessiva lunghezza, da qualche scivolatina narrativa fino ad una prova recitativa di Leonardo DiCaprio che francamente mi ha fatto storcere leggermente il naso. Ma vivaddio! Avercene!

Segue il trailer.

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ottobre 26th, 2009ORPHAN

orphanOrphan (Usa, 2009) di Jaume Collet-Serra, con Vera Farmiga, Peter Sarsgaard, Isabelle Fuhrman, CCH Pounder, Jimmy Bennett, Aryana Engineer

Il voto di Paolino è… 6½

Quando Kate Coleman (Vera Farmiga) perde la bambina che porta in grembo, cade in una giustificata depressione che non trova pace neanche dedicandosi agli altri suoi due bambini, il più grandicello e ribelle Daniel e la piccola e sordomuta Max. Lei e il marito John (Peter Sarsgaard) decidono così di tentare di colmare quel vuoto riempiendolo con l’adozione di una bambina orfana. La scelta cade sull’intelligente Esther (Isabelle Fuhrman), tanto dolce e cara all’apparenza quanto dal passato misterioso e tutto da scoprire…

Tutto il mondo è Paese. In America nelle settimane antecedenti l’uscita di Orphan al cinema si sono sprecate le polemiche sull’immagine che film come questi possono dare dei bambini già cresciutelli che negli istituti attendono una famiglia che li adotti. In realtà sarebbe bastato vedere la pellicola per capire che tali sciocchezze non trovano certo riscontro nella storia, che è un onesto thriller con sprazzi di buona violenza che si rivela però un po’ troppo convenzionale nella sua struttura. Almeno fino alla svolta, al colpo di scena, che a 3/4 di film spalanca le porte ad un finale ad alto tasso emotivo e particolarmente riuscito. Orphan merita una visione appunto per la sua ultima parte, oltre che per la superba interpretazione dell’ottima Vera Farmiga (The Departed, Il bambino con il pigiama a righe), ancora troppo sottovalutata, mentre delude Sarsgaard penalizzato da un ruolo poco credibile. Peccato che per il resto ci si barcameni tra spaventi telefonati e scelte registiche banali di Jaume Collet-Serra (La maschera di cera). Strepitoso il lavoro di trucco messo in pratica sulla piccola protagonista, che però non può essere spiegato senza rovinare il film a chi non l’ha ancora visto.

Produce Leo DiCaprio. Segue il trailer.

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Per chi se lo fosse perso, merita un’occhiata questo primissimo teaser trailer di Inception, film con il quale il prossimo luglio (ma da noi pare solo a settembre 2010) Christopher Nolan riaffronterà il mercato dopo aver superato il miliardo di dollari di incasso con Il cavaliere oscuro.

Le riprese sono iniziate da circa un mese e sono in pieno svolgimento, quindi è già tanto che siano pronti i frammenti di scena che sono stati inseriti nel minutino di filmato che vi posto.  La trama dovrebbe, e sottolineo dovrebbe perchè non è ufficiale, riguardare la scoperta di un modo per entrare nei sogni delle persone e carpirgli informazioni. Leonardo DiCaprio sarà il protagonista a capo di un team di specializzati nella costruzione e nell’ “architettura” dei sogni che comprende anche Ellen Page (Juno), Joseph Gordon-Levitt (Miracolo a Sant’Anna, G.I. Joe) e Tom Hardy (Rocknrolla). La moglie di DiCaprio sarà il premio Oscar Marion Cotillard (lanciatissima, la vedremo anche in Nemico pubblico e Nine).

Completano il cast vari attori della saga di Batman con il quale evidentemente Nolan si è trovato più che bene a lavorare: Ken Watanabe (Ra’s al Ghul in Batman Begins), Cillian Murphy (lo Spaventapasseri) e Michael Caine (Alfred).

Aspettative alle stelle.

Nel nostro viaggio attraverso i credits più originali e memorabili della nostra storia recente, non si possono tralasciare anche molte chicche cinematografiche. Nello specifico oggi voglio rimembrarvi quelli di Prova a prendermi, commedia godibilissima con Tom Hanks e Leonardo DiCaprio che Steven Spielberg portò al cinema nel 2002.

I titoli di testa, creati dal duo Kuntzel & Deygas, rappresentano stilisticamente la fuga del furfante Frank Abagnale attraverso i luoghi più disparati del mondo e il tentativo di acciuffarlo da parte dell’agente Carl Hanratty, sempre all’ultimo respiro. Da ricordare assolutamente.

gennaio 28th, 2009Anteprima: REVOLUTIONARY ROAD

Revolutionary Road (Usa, 2008) di Sam Mendes, con Leonardo DiCaprio, Kate Winslet, Michael Shannon, Kathy Bates, Dylan Baker

Il voto di Paolino è… 7

Frank ed April si conoscono ad una festa. Lui la ammalia con dolci parole, lei ci casca, lo fanno nel bagno delle signore e pochi anni dopo li ritroviamo sposati, con due bambini (che però nel film non vediamo quasi mai, grave faciloneria di sceneggiatura), in una carinissima villetta del Connecticut sita in Revolutionary Road. Il lavoro di lui è inappagante e sfibrante, mentre lei è la classica madre devota dai sogni infranti che non ha null’altro a cui appoggiarsi se non i piatti da lavare mentre il marito festeggia il compleanno nel letto della procace segretaria. La crisi tra i due sembra sul punto di diventare irrecuperabile, quando un’idea sembra poter rimettere a posto le cose: perchè non trasferirsi a Parigi e ricominciare in Europa una nuova e finalmente soddisfacente vita?

Ogni famiglia cela dolori, rancori e misteri. Il nucleo dei Wheeler (DiCaprio, Winslet e prole) ha l’unico svantaggio di essere così appariscente, ammirato e anticonformista da non saper mascherare i propri disagi. E così il buonismo e l’ipocrisia dei falsi amici che li circondano saranno la goccia che farà strabordare il vaso dei risentimenti, e che porterà tutti sull’orlo del baratro. La loro storia, costantemente in movimento tra flashback sul loro roseo passato e martellanti dialoghi sul loro incerto futuro (scritti da Justin Haythe, In ostaggio), rappresenta in fin dei conti ognuno di noi, noi ai quali la vita non riserva mai ciò che ci aspetteremmo, noi che siamo costantemente insoddisfatti e mai contenti, noi che vorremmo gridarlo al mondo ma ci tratteniamo per esplodere soltanto dentro il nostro animo corroso. In questo Revolutionary Road è efficace anche se non graffiante come ce lo saremmo aspettati, e pur calando di pathos a metà del racconto, quando fa tremendamente capolino il rischio soap, sa riprendersi nella seconda parte portando lo spettatore ad interessarsi ad un finale atteso ma non del tutto scontato.

In fin dei conti la trasposizione cinematografica del romanzo di Richard Yates non è nulla di nuovo: l’atmosfera maschilista e misogina è la stessa degli anni ’60 di Mad Men, il discorso sugli scheletri nell’armadio dei nostri dirimpettai è portato brillantemente sul piccolo schermo da anni dalle Desperate Housewives. Questa è solo la versione più “di qualità”, per il grande schermo, con l’intelligente regia di Sam Mendes (American Beauty, Era mio padre) che non può far altro che seguire in maniera partecipe e mai distaccata le due straordinarie interpretazioni di Kate Winslet (soprattutto) e di Leonardo DiCaprio, per la seconda volta insieme 11 anni dopo Titanic.

Il film è candidato a tre premi Oscar: miglior attrice protagonista, miglior attore non protagonista (candidatura a mio parere esagerata, ma il doppiaggio può fuorviarmi, per Michael Shannon nel ruolo di un malato schizofrenico che contribuirà non poco alla distruzione delle apparenze nella famiglia Wheeler) e miglior scenografia.

Il film sarà in sala da venerdì 30 gennaio. Segue il trailer.

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Sono state rese note ieri le nomination ai prossimi Golden Globes, i premi assegnati dalla stampa straniera presente in America e considerati da molti un’affidabile anticamera per gli Oscar. In attesa di sapere chi li vincerà (i premi saranno consegnati l’11 gennaio) andiamo a scorgere i papabili vincitori. Quotatissimi Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher con un irriconoscibile Brad Pitt, e Revolutionary Road di Sam Mendes, che riunirà gli attori di Titanic. Sul fronte più leggero invece Mamma Mia! non dovrebbe avere problemi, con i Coen dietro l’angolo. Buone nomination anche per The Millionaire, di cui vi parlerò nei prossimi giorni, e per Doubt – Il dubbio, una straordinaria piece teatrale su un tema scottante come la pedofilia trasportata sul grande schermo con Meryl Streep. A sorpresa, nomination per Tom Cruise e ben tre candidature per lo straordinario In Bruges.

La parte riguardante i telefilm arriverà nei prossimi giorni.

  • Miglior Film Drammatico:

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Frost/Nixon
- The Reader
- Revolutionary Road
- The Millionaire

  • Miglior Film Commedia o Musical

- Burn After Reading
- La felicità porta fortuna
- In Bruges
- Mamma Mia!
- Vicky Cristina Barcelona

  • Miglior attore drammatico

- Leonardo DiCaprio per Revolutionary Road
- Frank Langella per Frost/Nixon
- Sean Penn per Milk
- Brad Pitt per Il curioso caso di Benjamin Button
- Mickey Rourke per The Wrestler

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novembre 21st, 2008Anteprima: NESSUNA VERITA’

Body of Lies (Usa, 2008) di Ridley Scott, con Leonardo DiCaprio, Russell Crowe, Mark Strong, Golshifteh Farahani

Il voto di Paolino è… 7

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Roger Ferris (Leonardo DiCaprio) è l’uomo migliore di cui dispongono i servizi segreti americani, in luoghi dove la vita umana non vale più delle informazioni che può dare. In situazioni che lo portano a girare tutto il mondo, la sopravvivenza stessa di Ferris spesso dipende dalla voce che si trova all’altra estremità di un telefono segreto: il veterano della CIA Ed Hoffman (Russell Crowe). Creando le sue strategie tramite un computer portatile nei quartieri periferici, Hoffman è sulle tracce di un importante terrorista che ha organizzato una serie di bombardamenti eludendo la più sofisticata rete di servizi segreti del mondo. Per attirare allo scoperto il cattivo, Ferris dovrà insinuarsi nel suo mondo tenebroso, ma più Ferris si avvicinerà al suo obiettivo più scoprirà che la fiducia è sia un bene pericolo sia l’unica cosa che lo farà uscire vivo da quella situazione.

Quante facce si possono celare dietro un nome, un volto, una promessa… Nel mondo dei servizi segreti nessuno ormai si fida più neppure del proprio migliore amico, e a farne le spese sono quasi sempre degli innocenti cittadini. Tutti inseguono tutti in Nessuna verità, e con ogni mezzo possibile: intercettazioni a tappeto, satelliti capaci di captare ogni sussulto umano, database oramai straripanti di informazioni: è la modernità a mandare avanti questi giochi tra gatti e topi. “Se volti le spalle alla tecnologia”, dice un obeso e sornione Russell Crowe al giovane e rampante Leonardo DiCaprio, “sparisci nella folla”.

Ridley Scott (Alien, Il gladiatore, American Gangster) forte di una sceneggiatura calibrata col contagocce firmata William Monahan (Le crociate, The Departed) che cerca di accontentare tutti tra scene di tortura, corse emozionanti e una storia d’amore inserita nella trama un po’ a forza, imbastisce un prodotto tosto e serrato, alternando momenti d’azione, sparatorie ed inseguimenti ad altri più pacati ma non meno avvincenti: perché le parole, ci mostra il film, sono spesso più taglienti di una lama affilata. Esemplare in questo senso il primo incontro a tre tra Ferris, Hoffman e il capo dei servizi segreti giordani Hani (l’ottimo Mark Strong): ognuno mette sul tavolo le proprie carte, come in ogni partita che si rispetti. E il vincitore, se c’è, non si scoprirà se non all’ultimo istante, sul filo del rasoio…

Tra mille location diverse (Dubai, la Giordania, Manchester, Langley, la Turchia e molte altre), tutte amalgamate in maniera ottima dal montatore due volte premio Oscar Pietro Scalia (JFK, Black Hawk Down), Nessuna verità, sorretto da un convintissimo DiCaprio, di cui Crowe sembra più il nonno che il mentore, e aiutato da una regia al solito più che convincente di Ridley Scott e dalle ottime musiche di Marc Streitenfeld, ormai partner fisso del regista inglese, è un thriller corposo e riuscito, seppur non esente da una certa furbizia di fondo (lo stratagemma della dolce donzella in pericolo non è certo un fatto nuovo…) e da un non preciso collocamento sul piano politico. Trattasi pur sempre di un blockbuster da 70 milioni di dollari, creato apposta per piacere ad un pubblico più vasto possibile, e quindi costretto a non affondare troppo il colpo in alcuna occasione e a non prendere posizioni ben precise.

Un lavoro adulto e ben realizzato, che non spiega nulla sulla situazione mondiale attuale ma che semplicemente ci immerge in – ovviamente – esagerati spionaggi su larga scala, spettacolarizzandoli al punto giusto come è lecito aspettarsi quando in ballo ci sono nomi come quelli che compongo il cast del film. Riuscito, ma lontano dallo Scott dei vecchi tempi.

Segue il trailer.

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