settembre 23rd, 2010MANGIA PREGA AMA

Eat Pray Love (Usa, 2010) di Ryan Murphy, con Julia Roberts, Javier Bardem, Billy Crudup, Viola Davis, Luca Argentero, James Franco, Richard Jenkins

Il voto di Paolino è… 4

Liz Gilbert ormai ha 50 anni, nella vita fa la scrittrice a New York (perchè a New York che lavoro vuoi fare se non quello?) ed è insoddisfatta. Il marito non le dà più emozioni (anche perchè ha la faccia triste di Billy Crudup) e il lavoro tanto meno. Così molla la zavorra e prova a darsi alla bella vita con un attorucolo da quattro soldi di 600 anni più giovane. Ma dura poco, Liz cerca altro dalla vita. Liz vuole trovare sé stessa. Che non vuol dire un cazzo. Questa è un’opinione mia. Ma siccome questo è il mio blog deve essere per forza anche la vostra. Quand’è che uno “troverebbe sé stesso”? Quando le cose attorno gli vanno dritte, quando trova una persona da amare, quando trova un lavoro che lo soddisfi, un hobby che lo diverta? Io questo lo chiamo “stare bene”. La Roberts nel film lo chiama “trovare sé stessi”. Puttanate. In ogni caso Liz decide di scialacquare tutto il suo capitale in un viaggio alla ricerca di sé (grrrr…) stessa e per esaudire i suoi desideri. Che sono, nell’ordine: mangiare come una forsennata in Italia, andare in India ad imparare l’arte della meditazione, e poi a Bali per ritrovare un vecchio guru che aveva incontrato in un viaggio l’anno precedente. A Roma trova Luca Argentero che le fa da cicerone (eggià, fortunella), in India trova Richard Jenkins che le fa i discorsoni, a Bali le ciccia fuori Javier Bardem, il macho dal cuore tenero ma dalla faccia marmorea, che la fa innamorare.

La fatica per restare in sala fino ai titoli di coda di Mangia prega ama è stata tantissima. Il film (2h e 20′) ha messo a durissima prova, come da tempo non mi capitava in sala, la mia pazienza, le mie orecchie, e pure il mio spirito pacifista (…): le posizioni sulla poltrona le ho provate tutte, ma anche le più scomode sembravano un sollievo rispetto alla tortura a cui il film di Ryan Murphy mi stava sottoponendo. Ryan Murphy appunto, che al cinema continua a deludere (suo anche Correndo con le forbici in mano) mentre in tv miete successi sparigliando ogni volta le carte in tavola (Nip/Tuck e Glee sono sue creazioni). Mangia prega ama, tolti gli abbellimenti, tolti i poetici set sparsi per il mondo, tolte le luci accecanti sparate da tergo sui personaggi (ma che razza di fotografia irreale è quella di Robert Richardson, che pur è il direttore della fotografia fisso di Tarantino e Scorsese…), tolte tutte le paraculate possibili e immaginabili, resta il solito melodramma su una donna in crisi di mezza età che si molla col marito, prova a divertirsi con un ragazzino che potrebbe essere suo figlio (qui James Franco, sempre più bravo) ma poi si accorge che i valori sono altri. Sticazzi! Solo che qui (e nel libro da cui sta robaccia è tratta, scritto da Elizabeth Gilbert) i riferimenti new age, le parolone da psicanalisi freudiana, le dissertazioni su filosofie antiche, moderne e postmoderne, cercano di rendere il tutto più meritevole di attenzione, più condito, più intrigante. Insomma, lo spettatore medio dei film di Julia Roberts – donne, donne single, donne sposate, donne in gruppo, donne in libera uscita, donne che accompagnano altre donne, donne che obbligano i compagni a vedere film da donne – si troverà di fronte all’ennesima storiella esile esile coperta però, quasi soffocata, da una tale quantità di inutili orpelli che dopo la visione qualcuno, ben di più di qualcuno, sarà portato a credere di aver visto un film dal contenuto intenso, profondo, non scontato e quindi non banale. Ma scava scava, sempre quello ti rimane in mano: la storiella d’amore. Che a me va bene, per carità, ma che deve essere trattata per quello che è: se mi spacci per oro del ferro dipinto di vernice d’oro io non sono proprio contento, ma se so di trovarmi di fronte a della porcheria e accetto che mi sia venduta, magari non sarò contento lo stesso ma mi gireranno meno le balle! E tralascio volutamente ogni commento sui consumati cliché che il film ci regala sull’Italia e gli italiani in primis (roba da sotterrarsi vivi e andare a fare compagnia a Ryan Reynolds in Buried) ma pure sugli indiani, ai quali va il mio appoggio.

Che poi anche mi dispiace perchè la Roberts, che non era assoluta protagonista di un film dai tempi di Mona Lisa Smile (2003), è brava, riempie la scena e il suo faccione non botulinato mi riempie di gioia e speranza (capito Nicole??). Ma ‘sto film è la solita minestra riscaldata alla quale aggiungi un botto di spezie per farla sembrare alta cucina. Non lo è, sempre brodaglia rimane.

Segue il trailer.

Continua a leggere questo post »

ottobre 22nd, 2009Anteprima: OGGI SPOSI

oggisposi(Italia, 2009) di Luca Lucini, con Luca Argentero, Moran Atias, Michele Placido, Lunetta Savino, Francesco Pannofino, Dario Bandiera, Isabella Ragonese, Filippo Nigro, Carolina Crescentini, Renato Pozzetto, Francesco Montanari, Gabriella Pession

Il voto di Paolino è… 6½

Fa un certo effetto, quando si spengono le luci in sala e tu sai di aspettarti una “solita” commedia italiana, trovarti prima dei titoli di testa i loghi della Universal e della Focus Features (casa americana distributrice, solo quest’anno, di robetta come I love Radio Rock, Milk, Burn After Reading, In Bruges e potrei continuare per ore…). Merito di Cattleya e dell’accordo che le due major hanno stretto con una delle poche realtà nostrane capace di sfornare film di genere ma di qualità sempre sopra la media.

Quattro storie, quattro coppie, quattro proposte di matrimonio che daranno il via a dei preparativi esilaranti ed inaspettati. Nicola (Luca Argentero) è un poliziotto pugliese di umili origini pronto a dichiararsi alla sua fidanzata, figlia dell’ambasciatore indiano. Non si aspetterà di certo di ritrovarsi a celebrare le sue nozze con un rito indù, e sarà dura farlo accettare al padre di mente ristretta (Michele Placido). Nicola lavora ad un’operazione rischiosa per il PM Fabio Di Caio (Filippo Nigro), il quale aristocratico padre (Renato Pozzetto) sta per convolare in matrimonio con una sgallettata di diverse decadi più giovane di lui (Carolina Crescentini). Che ci sarà sotto? Intanto il magnate della finanza Attilio Panecci (Francesco Montanari) assieme alla sua fidanzata Sabrina (Gabriella Pession), divetta dello spettacolo, vuole organizzare il matrimonio più sontuoso della Storia, alla quale la coppia di poveracci Salvatore e Chiara (Dario Bandiera ed Isabella Ragonese) vogliono imbucarsi visto che non hanno possibilità economica per organizzare un ricevimento proprio…

E’ da tenere d’occhio questo Luca Lucini, uno dei pochi registi italiani di commedia che gira sceneggiature non sue e che quindi non vuole ergersi ad autore. La factory che ha sfornato Oggi sposi (Brizzi-Martani-Bonifacci), dietro a successi come Ex, Notte prima degli esami, Si può fare, Diverso da chi?, guarda chiaramente alla british comedy cercando di puntare sull’intrattenimento intelligente e su un copione costruito a dovere, anzichè su triviali gag fisiche che nascondono una mancanza di idee. Qui nello specifico è encomiabile il plot generale, lo stratagemma forzato ma non troppo con cui si fanno convivere le quattro storie e che dà vita ad un intreccio che con l’andare della situazione si fa via via più godibile. Certo, alcune cose funzionano meglio, altre meno. La parte riguardante le nozze indiane è riuscitissima, grazie soprattutto alla brillante caratterizzazione di uno scatenato Michele Placido nei panni di un contadino burino. Anche Argentero, sicuramente a suo agio in ruoli brillanti come questo, riesce a riempire la scena con sicurezza, e Lunetta Savino nei panni di sua madre è semplicemente splendida. Decisamente troppo superficiale e popolano invece il modo in cui viene trattato il “matrimonio vip”, un modo vagamente subdolo di accattivarsi il pubblico della gente comune, mentre brindiamo ad un ritrovato Pozzetto che diverte con la sua sola presenza in scena. Nigro, penalizzato da un look orribile, ci mette il mestiere e dà vita a buoni duetti con la Crescentini, mentre la coppia Bandiera/Ragonese non riesce mai ad essere incisiva. Lucini dirige con brio e naturalezza, sottolineando a dovere le performance degli attori e dando sempre costante ritmo al racconto. Anche troppo in alcune situazioni, vittime di un montaggio troppo frenetico per poter essere godute a pieno. Certo, in Inghilterra ci riderebbero dietro se sapessero che per noi italiani una commedia come Oggi sposi è considerata manna dal cielo… Il prossimo passo per Cattleya & soci è proprio quello di puntare sull’originalità, senza voler per forza italianizzare prodotti già visti all’estero.

In sala da domani. Segue il trailer.

Continua a leggere questo post »

settembre 22nd, 2009IL GRANDE SOGNO

ilgrandesogno

Il grande sogno (Italia/Francia, 2009) di Michele Placido, con Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Luca Argentero, Massimo Popolizio, Alessandra Acciai, Laura Morante, Silvio Orlando

Il voto di Paolino è… 4½

1968: Nicola (Scamarcio) ama il teatro e vuole diventare attore, ma è costretto controvoglia ad indossare la divisa da poliziotto. Laura (Trinca) è una studentessa universitaria che, in contrasto con la famiglia borghesotta e cattolica, si fa ribelle. Libero (Argentero) e uno dei trascinanti leader del movimento studentesco di quell’anno. Quando Nicola sarà chiamato ad infiltrarsi nell’università occupata, tra gli altri, da Laura e Libero, per lui cambierà la visione del mondo.

Quando un regista si mette a girare un film autobiografico bisogna sempre temere il peggio, perchè di solito il rischio è quello di trovarsi di fronte un prodotto che interessa solo a chi l’ha fatto. Sulla carta Michele Placido (Romanzo criminale) poteva essere la persona giusta a rileggere gli avvenimenti del ’68: purtroppo però i risultati sono ben più scadenti di quanto ci si potesse immaginare. Costruito su basi scricchiolanti e sceneggiato in maniera banale e poco avvincente, Il grande sogno finisce col diventare fin da subito una specie di romanzetto stile Harmony con lo spessore psicologico di un fotoromanzo in cui le rivolte degli studenti sono solo uno sfondo ad un triangolo d’amore possibile solo grazie alla liberazione sessuale. Le scene ambientate nella famiglia di Laura sono tra le più false e artefatte della memoria recente, mentre l’unica vicenda che sta in piedi (liason con la professoressa di recitazione Laura Morante a parte) è proprio quella dell’alter-ego di Placido, Nicola/Scamarcio. Anche lì però ci si immedesima in un personaggio e in una situazione che potrebbe essere stata ambientata in qualsiasi altra epoca dei nostri ultimi decenni, e il risultato sarebbe stato il medesimo.

Bravo Argentero, che è ancora acerbo ma punta stavolta sull’impeto rivoluzionario. Troppo composta la Trinca (premiata come attrice rivelazione all’ultimo Festival di Venezia: ma rivelazione de che??? fa film da ‘na vita!). Il migliore dei tre è Scamarcio, drammatico quando deve e comico quando è richiesto, una sempre migliore garanzia. Tutti gli altri attori di contorno, soprattutto i giovani dell’università e della scuola di teatro, sono quanto di peggio ci si possa aspettare dal grande schermo. Provenienti, suppongo, proprio dalle accademie di recitazione, questi giovanotti si esibiscono in maniera forzata, inumana, fredda, razionale e in definitiva irreale, dando al tutto un senso di artificiosità e di finzione (la differenza con la naturalezza di Scamarcio, ad esempio, è abissale). Ma questi pensano davvero di diventare attori recitando in questa maniera? Poveri noi.

Complimenti al reparto promozionale che ha aspettato a scattare la foto per il manifesto quando Argentero si era già rapato i capelli per il suo film successivo, Oggi sposi. Ne consegue che nella locandina ha un look, nel film ne ha tutt’altro. Bravi! Segue il trailer.

Continua a leggere questo post »

marzo 18th, 2009Anteprima: DIVERSO DA CHI?

(Italia, 2009) di Umberto Carteni, con Luca Argentero, Claudia Gerini, Filippo Nigro, Francesco Pannofino, Antonio Catania, Giuseppe Cederna

Il voto di Paolino è… 7

Postata anche su Trailersland.com

Che succederebbe se uno spensierato e convinto omosessuale si trovasse a fare i conti con degli inediti sentimenti… per una donna?
Lui si chiama Piero (la star in ascesa Luca Argentero, Solo un padre, Saturno contro), ha 35 anni, è un politico in carriera felicemente gay che lotta apertamente per il “diritto alla diversità” ed ha appena vinto per una tragica fatalità le primarie che lo hanno portato ad essere il candidato sindaco di una città del “profondo nord” (che è Trieste, anche se il film non lo specifica). Da una vita convive orgogliosamente con il suo ragazzo Remo (Filippo Nigro, Le fate ignoranti), e con lui la vita non potrebbe essere più gioiosa. Il partito di Piero però, spaventato dalle reazioni del freddo popolo “nordico” di fronte ad un candidato omosessuale, gli affianca come vice la più moderata Adele (Claudia Gerini, Grande Grosso e Verdone), detta “la furia centrista” per le sue idee tradizionaliste, contrarie persino al divorzio. Inizialmente tra i due saranno scintille, ma una serata di lavoro ed un bacio galeotto daranno vita ad un triangolo singolare, tra dubbi, sotterfugi e mille peripezie.

Una boccata d’ossigeno puro nel panorama delle recenti commedie italiane. Diretto con brio e ritmo da vendere dall’esordiente Umberto Carteni, che utilizza al meglio gli spazi a disposizione e infarcisce il film di chicche musicali finalmente non scontate, e scritto da uno sceneggiatore che è ormai una sicurezza (Fabio Bonifacci, autore di Si può fare, Lezioni di cioccolato e Notturno Bus), Diverso da chi? finalmente affronta il tema della diversità in maniera semplice e scanzonata, colpendo nel segno quando i classici pregiudizi degli eterosessuali nei confronti dei gay vengono ribaltati ed analizzati dal punto di vista contrario. Toccante è in questo senso il rapporto tra il candidato sindaco e il proprio padre che, inizialmente contrario alla condotta sessuale del figlio, oggi si dispererebbe se venisse a scoprire che Piero ha un rapporto con una donna.
Ma è soprattutto il versante brillante a convincere a pieno, grazie ad alcuni sprazzi satirici ben assestati (“La questione sicurezza è pura propaganda, nessun sindaco può farci nulla”, “I centristi parlano di famiglia e poi vanno a puttane”) e ad uno sgangherato entourage elettorale very british capitanato dagli impagabili Antonio Catania e Giuseppe Cederna che presenta anche alcune trovate esilaranti nella loro semplicità, come quella del silenzioso ma onnipresente sondaggista Pavan (Antonio Bazza). Tra i due attori protagonisti sono scintille vere e il feeling è indiscutibile, ma è soprattutto l’ottimo Filippo Nigro a convincere su tutti grazie ad un ruolo non facile e portato avanti con serietà e senza macchiettismi.

Probabilmente in Inghilterra o negli Stati Uniti riderebbero dietro le nostre spalle se sapessero che consideriamo un film leggero, e che farà storcere il naso a molti soprattutto per il finale, come Diverso da chi? una conquista per il nostro Paese, ma per il momento, ai tempi di Povia, questa è una triste verità ed è meglio accontentarsi.

Il film esce nelle sale venerdì 20 marzo. Seguono il trailer e due clip dal film.

Continua a leggere questo post »

novembre 25th, 2008Anteprima: SOLO UN PADRE

(Italia, 2008) di Luca Lucini, con Luca Argentero, Fabio Troiano, Diane Fleri, Claudia Pandolfi

Il voto di Paolino è… 4/5

Postata anche qui su Trailersland.com

Carlo (Luca Argentero) è un giovane ragazzo padre, trentenne, affermato dermatologo, la cui vita scorre tranquilla ma senza particolari avvenimenti. Ha degli amici che gli vogliono molto bene e lo aiutano con la piccola Sofia di dieci mesi, dei genitori apprensivi e comprensivi e una routine che ogni giorno lo accompagna. Dentro di lui però giace un tremendo dolore, un trauma passato difficile da superare, e sarà una nuova conoscenza, la giovane Camille (Diane Fleri), che Carlo incontra nel parco facendo jogging, a rimettere tutto in discussione e a far uscire dalla sua anima una triste realtà.

Luca Lucini è il “responsabile” del mito scamarciano, essendo stato il regista di Tre metri sopra il cielo (ma poi si rifiutò di dirigerne il sequel, Ho voglia di te). Dopo quel successo, ha tentato di portare avanti una sua personale visione della moderna commedia italiana con i decenti L’uomo perfetto e Amore, bugie e calcetto, e quindi ci si aspettava che questo nuovo Solo un padre, in uscita il prossimo venerdì 28 novembre, proseguisse su questa strada… Invece no! Questa volta è arrivato il pasticciaccio! Per merito di una regia totalmente insicura e di una sceneggiatura scadente (tratta, inusualmente, da un libro inglese, “Le avventure semiserie di un ragazzo padre”, scritto da Nick Earls), il film non riesce a scegliere quale strada seguire tra il versante commedia (con gli amici di Carlo che tentano di fare gli spiritosoni e cercano di portare in Italia un esempio poco riuscito delle più scatenate “spalle comiche” d’oltreoceano) e quello drammatico (con una Claudia Pandolfi sprecatissima in un ruolo poco felice e alcuni momenti introspettivi all’acqua di rose). Primi piani da martirio dello spettatore, scene in cui si inquadra solo un orecchio o un naso giusto per fare stile (ma per piacere!) e un Argentero che pur facendo passi in avanti non riesce ancora ad essere convincente quando deve fare il serio (molto meglio in Lezioni di cioccolato). Bella scoperta invece Diane Fleri (già in Mio fratello è figlio unico e, in tv, ne I liceali).

Un plauso alla locandina, una delle più brutte dell’anno. Segue il trailer.

Continua a leggere questo post »


© 2007 Paolino's Life | Web Hosting by Shellrent.com | Powered by Wordpress