Pirates of the Caribbean: On Stranger Tides (Usa, 2011) di Rob Marshall, con Johnny Depp, Geoffrey Rush, Penelope Cruz, Ian McShane, Kevin McNally, Sam Claflin, Astrid Berges-Frisbey, Stephen Graham, Richard Griffiths, Keith Richards, Judi Dench (non accreditata)

Il voto di Paolino è… 5½

In sala da mercoledì 18 maggio

Pubblicata anche qui su Trailersland.com

La Fonte della Giovinezza: Jack Sparrow (Johnny Depp) la vuole trovare a tutti i costi, ma non è certo l’unico: sulle sue tracce si è messa anche la sua ex fidanzata Angelica (Penelope Cruz) a bordo della nave comandata dal terrore di tutti i mari, il pirata Barbanera (Ian McShane). Dalla sua, Jack ha la collaborazione del fidato Gibbs, e soprattutto dell’ex acerrimo nemico, il capitan Barbossa (Geoffrey Rush), che fingendosi al servizio della Corona d’Inghilterra, in realtà è alla ricerca di vendetta per l’uomo responsabile di averlo privato di una gamba, Barbanera appunto. Per accedere al potere della leggendaria Fonte però, bisognerà prima procurarsi due perduti calici d’argento e una lacrima di sirena

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gennaio 26th, 2010NINE

nineNine (Usa/Italia, 2009) di Rob Marshall, con Daniel Day-Lewis, Marion Cotillard, Kate Hudson, Nicole Kidman, Penelope Cruz, Judi Dench, Sophia Loren, Fergie, Ricky Tognazzi, Giuseppe Cederna, Elio Germano, Valerio Mastandrea, Martina Stella, Roberto Nobile

Il voto di Paolino è… 6-

Roma, 1965. Negli anni della Dolce Vita il regista Guido Contini (Daniel Day-Lewis) sta affrontando un empasse dovuto alla mancanza di idee riguardo al suo nuovo film che dovrebbe cominciare a girare di lì a giorni. Il produttore (Ricky Tognazzi) gli sta col fiato sul collo, i giornalisti (tra cui Kate Hudson) vogliono risposte, la sua musa (Nicole Kidman) vuole un copione. Sotto pressione, Guido fugge e si rifugia in un hotel di Anzio, sperando in qualche illuminazione e chiedendo costante aiuto alla madre defunta (Sophia Loren), mentre a complicargli la vita ulteriormente ci pensano la moglie Luisa (Marion Cotillard) e l’amante focosa (Penelope Cruz). Perchè forse prima di poter scrivere il suo nono film, dovrà riconciliarsi con tutte le donne della sua vita.

Criticatissimo e destinato ad un flop stra-annunciato, Nine non delude su tutti i fronti. Innanzitutto andrebbe punita quella critica che non sa slegare prodotti come questo dalla sua origine: è vero che è tratto, seppur lontanamente, da 8 e 1/2, è vero che il personaggio di Guido Contini non si rifà ad altri se non a Federico Fellini, è vero che la regia mostra – invano – di tendere ad alcune caratteristiche cardine del cinema dello storico regista riminese. Ma è pur vero che Nine è anche tutt’altro, che starebbe in piedi anche senza tutto questo background e che va giudicato come film a sé stante, perchè è logico che al confronto ne uscirebbe distrutto.

Ad essere poco funzionale nel film di Rob Marshall è la struttura narrativa. L’idea che i numeri musicali non si inseriscano nel racconto (come accadeva nello splendido Chicago) ma abbiano tutti luogo nella mente di Contini, e per questo vengano ambientati tutti nel medesimo set, il teatro di posa nel quale dovrebbe iniziare le riprese del film, è deleteria per quello che è uno dei fini ultimi del genere musicale su grande schermo: il continuo stupore, la continua sorpresa. Non solo sappiamo dove avranno luogo i numeri musicali, ma dopo un po’ capiamo anche che ne è previsto quasi meccanicamente uno per ogni donna del protagonista, in maniera sequenziale e poco intrigante. E se già Nine si apre con una sequenza di presentazione pericolosissima e straniante per lo spettatore, prosegue per tutta la sua durata senza la giusta soluzione di continuità.

Non sono però da buttare via molti singoli momenti: alcuni numeri sono notevoli (ottimo il momento di Kate Hudson, estrema l’apertura “alare” della burrosa Penelope Cruz, violenta la performance di Fergie dei Black Eyed Peas), l’interpretazione di Marion Cotillard è straordinaria e passionaria, e Judi Dench ci mette la sua solita, tagliente ironia. Su Daniel Day-Lewis sono combattuto: sono convinto che il suo vocione profondo sia stato terribilmente penalizzato dal doppiaggio italiano di Pierfrancesco Favino e meriterebbe quindi una seconda chance, ma di sicuro il physique du role da cantante e ballerino gli manca. Da dimenticare le performance di due mummie egizie che passavano per caso sul set e rispondevano al nome di Nicole Kidman e Sophia Loren.

Il progetto era rischioso e mastodontico fin dal cast, che racchiude ben sei premi Oscar. Ma pur non diventando una pietra miliare nel suo genere di riferimento, il film si lascia guardare. Segue il trailer.

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CARTEL 01Los abrazos rotos (Spagna, 2009) di Pedro Almodovar, con Penelope Cruz, Lluis Homar, Bianca Portillo, José Luis Gomez, Tamar Novas

Il voto di Paolino è… 7½

Mateo Blanco (Lluis Homar) è stato un grande maestro del cinema. I suoi film venivano osannati, le star facevano la fila per lavorare con lui. Purtroppo, un incidente lo ha reso cieco, e oggi tira a campare scrivendo sceneggiature con lo pseudonimo di Harry Caine, assistito dalla sua storica collaboratrice Judit e dal figlio di lei, aspirante scrittore, Diego. Un giorno si presenta alla sua porta un ragazzo dall’inquietante aspetto (straordinariamente simile al bieco Javier Bardem di Non è un paese per vecchi) nonché aspirante regista che chiede di poter scrivere un copione assieme al maestro Blanco. In realtà quella richiesta cela una verità ben più grande, che Mateo ha cercato in tutti i modi di dimenticare ma che sarà costretto a riportare alla luce. Perchè Lena (Penelope Cruz), la donna che più di tutte ha sconvolto la sua vita, tornerà prepotentemente a farsi viva nei suoi ricordi.

Presentato in concorso al Festival di Cannes lo scorso maggio, Gli abbracci spezzati ha raccolto meno plausi di quanti sia solito riceverne il sempre affidabile Pedro Almodovar. Forse perchè alla fine della visione ci si rende conto di aver visto un film inusuale per il regista spagnolo, meno sentimentale e più misterioso, indecifrabile: sostanzialmente un melodramma tinto di noir, che si sviluppa su due piani temporali ed immerge lo spettatore in un vortice di passione e ossessione che trova sfogo nel liberatorio finale. Gli abbracci spezzati, poi, è anche un giallo. Un giallo la cui vittima però è assolutamente inaspettata. La vittima è il cinema. Il cinema stesso. La pellicola che il protagonista della storia, Blanco, stava girando all’epoca dell’incidente che gli procurò il suo grave handicap  (un film nel film che rimanda chiaramente, per temi e colori, a Donne sull’orlo di una crisi di nervi)  diventerà l’oggetto del contendere, il bersaglio designato per un gioco di rabbia e vendetta destinato fin da subito a non finire come preventivato. Almodovar gioca sul terreno che gli è più familiare, lasciandosi andare a citazioni e artifici narrativi degni del grande cineasta che è, ma rischiando anche, nella parte finale, di risultare un po’ troppo schematico e poco incisivo.

Un film molto meno giocato del solito sul punto di vista femminile, checché ne dica lo straziante volto di Penelope Cruz sulla locandina, che anzi rivolge maggiormente la propria attenzione ai suoi protagonisti maschili, a cominciare dal regista non vedente, interpretato magnificamente da Lluis Homar, per finire con il magnate dell’industria Ernesto Matel, l’uomo che gli renderà la vita un inferno. Un film che si concede anche, a sorpresa, qualche esilarante sprazzo comico, complici dei filmini muti da interpretare seguendo i movimenti delle labbra delle persone riprese.

Almodovar confeziona un magistrale vortice di immagini e parole che ammalia ed appassiona, ridando finalmente dignità al mezzo espressivo con il quale da anni regala al pubblico piccoli grandi gioielli come questo.

In sala da venerdì 13 novembre. Segue il breve teaser trailer.

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settembre 29th, 2009G-FORCE: SUPERSPIE IN MISSIONE

gforceG-Force (Usa, 2009) di Hoyt Yeatman, con Bill Nighy, Zach Galifianakis, Will Arnett

Il voto di Paolino è… 5½

Una sottodivisione occulta dell’FBI guidata dal brillante Ben (Zach Galifianakis, Una notte da leoni) ha addestrato un team formato da tre porcellini d’india, una talpa e una mosca come agenti speciali, dotandoli anche di mini-apparecchi che consentono loro di comunicare con gli umani. In una missione non avvallata dalla direzione generale, la G-Force viene a scoprire che il magnate dell’industria degli elettrodomestici Leonard Saber (Bill Nighy) ha in mente un folle piano per mettere sotto scacco il mondo, ma il loro tentativo di recuperare un file incriminato va a monte facendo sì che l’intera divisione sia smantellata dal perfido direttore Kip Killian (Will Arnett). Gli animaletti verranno così spediti e messi in vendita in un negozio, ma non demorderanno nel tentativo di salvare il mondo in sole 24 ore…

Capirete bene che una trama del genere non può che avere senso se allo spettatore viene offerto qualcosa in più: quel qualcosa in più in G-Force è dato dal fattore 3D, una tridimensionalità finalmente utile ed efficace grazie ad un’avvertimento tecnico mai usato prima (e difficile da spiegare a parole) che abbatte i tradizionali bordi dello schermo e permette alle immagini di fuoriuscirne e stupire più volte la platea. Per il resto purtroppo la sceneggiatura non offre grandi spunti, possiamo solo dire che i personaggi sono riusciti, gli animali in CGI sono davvero ottimi e in alcune sequenze il film riesce addirittura a divertire. I bambini se lo godranno; gli adulti, ogni tanto, daranno uno sguardo all’orologio.

In America i doppiatori erano gente tipo Nicolas Cage, Sam Rockwell, Penelope Cruz. Da noi hanno fatto doppiare gli animaletti a quelli della serie tv RIS… Per dire… Produce il re Mida di Hollywood Jerry Bruckheimer. Segue il trailer.

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maggio 25th, 2009Trailer of the week: NINE

Qua le cose sono due: o questo film sarà un capolavoro, o sarà una pacchianata immensa.

Daniel Day-Lewis (sì avete letto bene, quello del Petroliere), Nicole Kidman, Kate Hudson, Marion Cotillard (Oscar lo scorso anno), Penelope Cruz, Judi Dench e Sophia Loren. Un cast epocale per il rifacimento in musical dello storico 8 ½ di Federico Fellini.

Day-Lewis sarà esattamente Guido Contini (interpretato nell’originale da Marcello Mastroianni), regista di fama mondiale che piomba in una depressione personale e creativa. Attorno a lui, tutte le sue donne: la moglie (Cotillard), l’amante (Cruz), la musa (Kidman), la confidente (Dench), una giornalista (Hudson), una prostituta (Fergie dei Black Eyed Peas) e la madre defunta (Loren). Le canzoni vengono dall’omonimo spettacolo di Broadway andato in scena a partire dal 1982.

Regia di Rob Marshall, uno che ha riportato il musical ai fasti di un tempo con lo straordinario Chicago. Incrociamo le dita… il film uscirà negli States a fine novembre (con probabile anteprima al Festival di Roma, visto che è stato in gran parte girato a Cinecittà con vari camei nostrani, da Martina Stella a Ricky Tognazzi, da Elio Germano a Giuseppe Cederna fino a Valerio Mastandrea), mentre noi dovremo aspettare probabilmente l’inizio del 2010.

Eccovi il primissimo trailer.

Quasi tutti se l’aspettavano, anche se il sottoscritto ha pregato fino all’ultimo che Button lo sconfiggesse. The Millionaire e il suo regista Danny Boyle vincono le rispettive statuette dorate per l’anno 2008: un film che ancora non ho pienamente digerito, troppo furbo, compiaciuto e misterioso per poter essere osannato, anche se sicuramente intrigante e fuori dagli schemi.

Per il resto ecco i vincitori (l’elenco completo lo trovate qui): The Millionaire si è portato a casa in totale per 8 statuette su 10 nominations (film, regia, sceneggiatura non originale, fotografia, montaggio, colonna sonora, canzone, sonoro). Il curioso caso di Benjamin Button si è fermato a 3 su 13 candidature (scenografia, make-up ed effetti visivi). Due oscar anche per Il cavaliere oscuro (ovviamente a Heath Ledger per il Joker e agli effetti sonori). Sean Penn vince il suo secondo Oscar per la straordinaria interpretazione in Milk, battendo il favorito Mickey Rourke (il film di Van Sant si è portato a casa anche il premio per la sceneggiatura originale). Kate Winslet è la miglior attrice per The Reader, mentre Penelope Cruz è la miglior non protagonista per Vicky Cristina Barcelona. Resta il miglior film d’animazione (WALL-E of course), i migliori costumi (La duchessa) e il miglior film straniero (il giapponese Departures, che ha battuto lo strafavorito Valzer con Bashir).

I momenti particolarmente emozionanti non sono mancati, ma la serata ha saputo anche essere estremamente brillante grazie alla verve e alla versatilità del conduttore Hugh Jackman. Ve ne parlerò in un apposito post.

gennaio 25th, 2009Oscar: le nomination

Puntuali come un orologio svizzero ecco arrivare le nomination ai prossimi Oscar, che verranno assegnati tra un mesetto in una cerimonia condotta addirittura da Hugh Jackman. La fa da padrona Il curioso caso di Benjamin Button con 13 candidature, seguito da The Millionaire con 10, Milk e Il cavaliere oscuro (ma per quest’ultimo sono quasi tutte tecniche) con 8 e da Wall-E con 6. Non possono lamentarsi neppure Il dubbio, Frost/Nixon e The Reader. Un grande sconfitto però c’è già, e si chiama Revolutionary Road, mentre Robert Downey jr. ha sgraffignato la candidatura per Tropic Thunder e In Bruges l’ha ottenuta per la sceneggiatura. Ecco i dettagli:

  • Miglior Film

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Frost/Nixon
- The Reader
- Milk
- The Millionaire

  • Miglior attore protagonista

- Richard Jenkins per L’ospite inatteso
- Frank Langella per Frost/Nixon
- Sean Penn per Milk
- Brad Pitt per Il curioso caso di Benjamin Button
- Mickey Rourke per The Wrestler

  • Miglior attrice protagonista

- Anne Hathaway per Rachel sta per sposarsi
- Angelina Jolie per Changeling
- Melissa Leo per Frozen River
- Meryl Streep per Il dubbio
- Kate Winslet per The Reader

  • Miglior attore non protagonista

- Josh Brolin per Milk
- Robert Downey jr. per Tropic Thunder
- Philip Seymour Hoffman per Il dubbio
- Heath Ledger per Il cavaliere oscuro
- Michael Shannon per Revolutionary Road

  • Miglior attrice non protagonista

- Penelope Cruz per Vicky Cristina Barcelona
- Amy Adams per Il dubbio
- Viola Davis per Il dubbio
- Taraji P. Henson per Il curioso caso di Benjamin Button
- Marisa Tomei per The Wrestler

  • Miglior regia

- Danny Boyle per The Millionaire
- Stephen Daldry per The Reader
- David Fincher per Il curioso caso di Benjamin Button
- Ron Howard per Frost/Nixon
- Gus Van Sant per Milk

  • Miglior sceneggiatura originale

- Frozen River
- La felicità porta fortuna
- In Bruges
- Milk
- WALL-E

  • Miglior sceneggiatura non originale

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il dubbio
- Frost/Nixon
- The Reader
- The Millionaire

  • Miglior fotografia

- Changeling
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- The Reader
- The Millionaire

  • Miglior montaggio

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- Frost/Nixon
- Milk
- The Millionaire

  • Miglior make-up

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- Hellboy II: the golden army

  • Miglior scenografia

- Changeling
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- La duchessa
- Revolutionary Road

  • Migliori costumi

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Australia
- La duchessa
- Milk
- Revolutionary Road

  • Miglior colonna sonora

- Milk: Danny Elfman
- Il curioso caso di Benjamin Button: Alexandre Desplat
- Defiance: James Newton Howard
- Wall-E: Thomas Newman
- The Millionaire: A.R. Rahman

  • Miglior canzone originale

- The Millionaire (“Jai Ho”)
- The Millionaire (“O Saya”)
- WALL-E (“Down to Earth”)

  • Miglior suono

- Il cavaliere oscuro
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Wanted
- WALL-E
- The Millionaire

  • Miglior montaggio del suono

- Il cavaliere oscuro
- Iron Man
- Wanted
- WALL-E
- The Millionaire

  • Migliori effetti speciali

- Il cavaliere oscuro
- Iron Man
- Il curioso caso di Benjamin Button

  • Miglior film d’animazione

- Bolt
- Kung Fu Panda
- WALL-E

  • Miglior film straniero

- La banda Baader Mainhof (Germania)
- Revanche (Austria)
- La classe (Francia)
- Okuribito (Giappone)
- Valzer con Bashir (Israele)

Sono state rese note ieri le nomination ai prossimi Golden Globes, i premi assegnati dalla stampa straniera presente in America e considerati da molti un’affidabile anticamera per gli Oscar. In attesa di sapere chi li vincerà (i premi saranno consegnati l’11 gennaio) andiamo a scorgere i papabili vincitori. Quotatissimi Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher con un irriconoscibile Brad Pitt, e Revolutionary Road di Sam Mendes, che riunirà gli attori di Titanic. Sul fronte più leggero invece Mamma Mia! non dovrebbe avere problemi, con i Coen dietro l’angolo. Buone nomination anche per The Millionaire, di cui vi parlerò nei prossimi giorni, e per Doubt – Il dubbio, una straordinaria piece teatrale su un tema scottante come la pedofilia trasportata sul grande schermo con Meryl Streep. A sorpresa, nomination per Tom Cruise e ben tre candidature per lo straordinario In Bruges.

La parte riguardante i telefilm arriverà nei prossimi giorni.

  • Miglior Film Drammatico:

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Frost/Nixon
- The Reader
- Revolutionary Road
- The Millionaire

  • Miglior Film Commedia o Musical

- Burn After Reading
- La felicità porta fortuna
- In Bruges
- Mamma Mia!
- Vicky Cristina Barcelona

  • Miglior attore drammatico

- Leonardo DiCaprio per Revolutionary Road
- Frank Langella per Frost/Nixon
- Sean Penn per Milk
- Brad Pitt per Il curioso caso di Benjamin Button
- Mickey Rourke per The Wrestler

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ottobre 21st, 2008VICKY CRISTINA BARCELONA

Vicky Cristina Barcelona (Usa, 2008) di Woody Allen, con Scarlett Johansson, Javier Bardem, Penelope Cruz, Rebecca Hall

Il voto di Paolino è… 6

Dall’aeroporto di Barcellona escono due splendide ragazze: la bruna è Vicky (Rebecca Hall), in procinto di sposarsi con un affermato ragazzuolo newyorchese, seria, testarda e con le idee chiare; la bionda è Cristina (Scarlett Johansson), che dalla vita cerca l’avventura, grazie ad un fare sensuale, accondiscendente e spensierato. Le due sbarcano nella città spagnola per una tesi sulla Catalogna che Vicky deve completare, e nel frattempo vengono ospitate da Judy e Mark, due lontani parenti di lei. Ad una mostra d’arte, Cristina nota un misterioso e tenebroso artista che scoprirà essere un pittore di nome Juan Antonio (Javier Bardem), famoso più per i suoi burrascosi (e violenti) trascorsi sentimentali che per i suoi quadri. Tra i due sboccerà una sana passione, fino a quando non tornerà a casa l’ex moglie di lui, Maria Elena (Penelope Cruz), con seri problemi mentali e un tentativo di suicidio nel recente passato: tra i tre nascerà un rapporto che nessuno aveva si sarebbe mai immaginato…

Vicky Cristina Barcelona è stato un po’ il film del rilancio di Woody Allen, almeno in termini di popolarità e di incassi. Critiche entusiastiche ed incassi, negli USA, sopra i 20 milioni di dollari (l’ultimo suo film ad aver superato tale cifra era stato Match Point, mentre Scoop si era fermato a 10 e Sogni e delitti, inspiegabilmente, neppure a 1). Sarà l’aria calda della Spagna, sarà il trio di attori fashionissimi, sarà la storia sentimentale e molto adatta ad un pubblico femminile, sarà quel che sarà. Personalmente non ho trovato in questo ennesimo lavoro alleniano la forza e la verve di altri suoi migliori (e non parlo dei suoi inarrivabili apolavori, ma del suo ultimo decennio di lavoro). Un colpo brutale allo stomaco, per esempio, è stata la presenza decisamente troppo invadente della voce fuori campo, inutile e sbagliata, tanto che le scene e i dialoghi tra i protagonisti spesso sembrano soltanto degli inserti mal riusciti tra un raccontino e l’altro.

Non mancano comunque i buoni motivi per vedere il film: la scrittura di Allen è sempre buona, e questa volta si lascia andare a risvolti e menage poco frequentati nella sua carriera. Inoltre le straordinarie interpretazioni di Penelope Cruz e Javier Bardem (che gioia quando parlano in spagnolo così che noi siamo obbligati ad ascoltarli in tutta la loro verve originale) valgono ogni centesimo del biglietto.

Il finale è sospeso, interrotto, lasciato allo spettatore, come spesso Allen usa fare negli ultimi tempi. Resta un’opera anomala nella carriera del regista/autore, calda e romantica, meno nevrotica e più sentimentale, con alcuni momenti di pura rabbia interiore alternati ad altri più didascalici. Accontentiamoci.

Segue il trailer.

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