Nine (Usa/Italia, 2009) di Rob Marshall, con Daniel Day-Lewis, Marion Cotillard, Kate Hudson, Nicole Kidman, Penelope Cruz, Judi Dench, Sophia Loren, Fergie, Ricky Tognazzi, Giuseppe Cederna, Elio Germano, Valerio Mastandrea, Martina Stella, Roberto Nobile
Il voto di Paolino è… 6-
Roma, 1965. Negli anni della Dolce Vita il regista Guido Contini (Daniel Day-Lewis) sta affrontando un empasse dovuto alla mancanza di idee riguardo al suo nuovo film che dovrebbe cominciare a girare di lì a giorni. Il produttore (Ricky Tognazzi) gli sta col fiato sul collo, i giornalisti (tra cui Kate Hudson) vogliono risposte, la sua musa (Nicole Kidman) vuole un copione. Sotto pressione, Guido fugge e si rifugia in un hotel di Anzio, sperando in qualche illuminazione e chiedendo costante aiuto alla madre defunta (Sophia Loren), mentre a complicargli la vita ulteriormente ci pensano la moglie Luisa (Marion Cotillard) e l’amante focosa (Penelope Cruz). Perchè forse prima di poter scrivere il suo nono film, dovrà riconciliarsi con tutte le donne della sua vita.
Criticatissimo e destinato ad un flop stra-annunciato, Nine non delude su tutti i fronti. Innanzitutto andrebbe punita quella critica che non sa slegare prodotti come questo dalla sua origine: è vero che è tratto, seppur lontanamente, da 8 e 1/2, è vero che il personaggio di Guido Contini non si rifà ad altri se non a Federico Fellini, è vero che la regia mostra – invano – di tendere ad alcune caratteristiche cardine del cinema dello storico regista riminese. Ma è pur vero che Nine è anche tutt’altro, che starebbe in piedi anche senza tutto questo background e che va giudicato come film a sé stante, perchè è logico che al confronto ne uscirebbe distrutto.
Ad essere poco funzionale nel film di Rob Marshall è la struttura narrativa. L’idea che i numeri musicali non si inseriscano nel racconto (come accadeva nello splendido Chicago) ma abbiano tutti luogo nella mente di Contini, e per questo vengano ambientati tutti nel medesimo set, il teatro di posa nel quale dovrebbe iniziare le riprese del film, è deleteria per quello che è uno dei fini ultimi del genere musicale su grande schermo: il continuo stupore, la continua sorpresa. Non solo sappiamo dove avranno luogo i numeri musicali, ma dopo un po’ capiamo anche che ne è previsto quasi meccanicamente uno per ogni donna del protagonista, in maniera sequenziale e poco intrigante. E se già Nine si apre con una sequenza di presentazione pericolosissima e straniante per lo spettatore, prosegue per tutta la sua durata senza la giusta soluzione di continuità.
Non sono però da buttare via molti singoli momenti: alcuni numeri sono notevoli (ottimo il momento di Kate Hudson, estrema l’apertura “alare” della burrosa Penelope Cruz, violenta la performance di Fergie dei Black Eyed Peas), l’interpretazione di Marion Cotillard è straordinaria e passionaria, e Judi Dench ci mette la sua solita, tagliente ironia. Su Daniel Day-Lewis sono combattuto: sono convinto che il suo vocione profondo sia stato terribilmente penalizzato dal doppiaggio italiano di Pierfrancesco Favino e meriterebbe quindi una seconda chance, ma di sicuro il physique du role da cantante e ballerino gli manca. Da dimenticare le performance di due mummie egizie che passavano per caso sul set e rispondevano al nome di Nicole Kidman e Sophia Loren.
Il progetto era rischioso e mastodontico fin dal cast, che racchiude ben sei premi Oscar. Ma pur non diventando una pietra miliare nel suo genere di riferimento, il film si lascia guardare. Segue il trailer.
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