The Ides of March (Usa, 2011) di George Clooney, con Ryan Gosling, George Clooney, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Jeffrey Wright, Max Minghella, Jennifer Ehle, Gregory Itzin

Il voto di Paolino è… 7

In sala da venerdì 16 dicembre

Pubblicata anche su Trailersland.com

Negli Stati Uniti è tempo di primarie presidenziali del Partito Democratico. Ma mentre sul palco il governatore Mike Morris (George Clooney), uno dei candidati, si sfida apertamente coi suoi antagonisti mostrando apparente fermezza e caparbietà, dietro le quinte il giovane e determinato Stephen Meyers (Ryan Gosling) cura la sua campagna dovendo tappare continuamente falle che potrebbero nuocere all’immagine e alla reputazione suo datore di lavoro. Affiancato dal ben più esperto Paul Zara (Philip Seymour Hoffman), Stephen ha modo di scoprire in pochi giorni tutto il marcio che si cela dietro una campagna presidenziale: dai favori che il candidato è costretto a promettere per assicurarsi dei voti importanti, alle notizie private che sarà compito del ragazzo mettere a tacere per non minare un percorso che potrebbe concludersi alla Casa Bianca.

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Moneyball (Usa, 2011) di Bennett Miller, con Brad Pitt, Philip Seymour Hoffman, Robin Wright, Jonah Hill, Chris Pratt, Stephen Bishop, Brent Jennings

Il voto di Paolino è… 7½

In sala (pare) da venerdì 27 gennaio 2012

E’ il 2001. Gli Oakland Athletics, squadra media di baseball, ha appena concluso un anno fortunato, perdendo però la gara finale. Non potendo permettersi i grandi budget delle maggiori squadre avversarie, la dirigenza è costretta a vendere i tre giocatori migliori del team, mettendo la squadra su una strada impervia. Senza soldi e senza possibilità di acquistare campioni di spicco, spetta al General Manager Billy Bean (Brad Pitt) rimboccarsi le maniche per ricostruire un forte manipolo di giocatori da affidare al coach Art Howe (Philip Seymour Hoffman). Quando Billy si imbatte in Peter Brand (Jonah Hill), giovane neolaureato in economia che vede il campionato di baseball soltanto come un enorme numero di numeri e di statistiche da analizzare, rimane affascinato dalla sua teoria secondo la quale, anziché i nomi altisonanti, per vincere bastano giocatori che facciano punti. Billy mette così insieme una squadra di promesse mancate, di “fratelli di” e di scarti, contro l’opinione di tutti.

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Inauguro oggi, mentre il sole splende nel ciel – quantomeno a seconda del fuso orario – una nuova rubrica con la quale periodicamente segnalerò (positivamente o negativamente) film che in Italia hanno meritato o stanno scontando ingiustamente una vita al di fuori delle sale cinematografiche. Perché se ormai anche i cinema sono diventati teatri di meteore chiamate “uscite tecniche” (la Universal ad esempio ne è diventata un’instancabile artefice, solo negli ultimi mesi elenchiamo Scott Pilgrim vs the world, Segui il tuo cuore, Biutiful, Senna e, proprio lo scorso weekend, Il buongiorno del mattino), negli scaffali dei dvd finiscono direttamente operine e operette che segnalerò per almeno un motivo di interesse.

Vi parlo oggi ad esempio di due film marchiati Ricky Gervais, omino inglese che questo blog stima tantissimo (per il suo passato televisivo britannico con The Office ed Extras soprattutto) e che da qualche anno ha messo piede negli Stati Uniti lasciando spesso il segno (la sua recente conduzione della cerimonia di premiazione dei Golden Globes ha suscitato scandali e polemiche dai protagonisti di settore, ma non certo da parte del pubblico che ha assistito a uno show comico di primo livello). Infine, un remake americano particolarmente inutile di un film inglese tutto fuorché inutile. Cominciamo da…

IL PRIMO DEI BUGIARDI (The Invention of Lying), di Ricky Gervais e Matthew Robinson

Ricky Gervais è regista (assieme a Matthew Robinson), sceneggiatore e protagonista di questa commedia ambientata in un mondo alternativo nel quale ancora non è stata inventata la bugia. Tutti dicono la verità perché non c’è altra alternativa: politici e pubblicità dicono le cose come stanno (con risvolti ovviamente esilaranti), fino a quando Mark Bellison (Gervais) non scopre che mentire porta molti benefici. In un mondo in cui ogni frase è considerata vera, immaginate cosa può accadere se un uomo entra in una banca e dice al commesso “Devo prelevare mille dollari ma purtroppo non ho alcun documento con me”. Mark diventa ricco e potente, crea la prima religione della Storia, si improvvisa profeta e unico umano a poter parlare con il Creatore.

Non mantiene le promesse fino in fondo, purtroppo. Le parti godibili sono l’inizio, nel quale assistiamo a scene davvero dementi provocate dal mancato utilizzo non solo di bugie ma anche di filtri e omissioni, e il finale, nel quale Gervais “diventa Dio”, con tanto di tunica e barbone, e l’autore può tranquillamente ironizzare sul potere della superstizione, sia nel bene che nel male (per darvi un’idea, il suo personaggio è deciso a scrivere i comandamenti su delle tavole di pietra ma, in mancanza, si accontenta di un paio di cartoni delle pizze). Nel mezzo, la commedia non è più che una povera storia sentimentale, con la partecipazione di un paio di volti noti come Jennifer Garner (Alias) e Jonah Hill (Suxbad). Partecipazioni straordinarie di Tina Fey, Jason Bateman, Philip Seymour Hoffman, Michael Caine ed Edward Norton.

Clicca qui per il TRAILER (in inglese)

Clicca qui per la scena con il cameo di Edward Norton (sub italiani)

Cast: Ricky Gervais, Jennifer Garner, Jonah Hill, Rob Lowe, Fionnula Flanagan, Jeffrey Tambor, Nathan Corddry

Il voto di Paolino è: 6-

Gli altri due titoli sono dopo il saltino

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The Boat That Rocked (Gran Bretagna/Germania, 2009) di Richard Curtis, con Philip Seymour Hoffman, Bill Nighy, Kenneth Branagh, Nick Frost, Tom Sturridge, Rhys Ifans, Rhys Darby, Gemma Arterton, Jack Davenport, Emma Thompson

Il voto di Paolino è… 9

Siamo in Inghilterra, a metà degli anni ’60, e le canzoni rock e pop sono ancora malviste e considerate feccia, tanto da non meritare neppure la loro trasmissione nelle reti radiofoniche ufficiali. Ma esiste un modo per godere della “musica del demonio”: sintonizzarsi su una delle tante emittenti pirata che trasmettono da parti imprecisate del Paese. Una di queste è Radio Rock, portata avanti da un manipolo di pazzi scatenati all’ancora nelle gelide acque del Mare del Nord. Patron di Radio Rock è l’irriverente ma posato Quentin (Bill Nighy) che deve tenere a bada il suo gruppo di scalmanati, su cui troneggia un dj americano detto Il Conte (Philip Seymour Hoffman). Intanto sulla barca arriva il figlioccio adolescente di Quentin, Carl (Tom Sturridge), e questa sarà per lui l’occasione di capire i veri valori della vita e di diventare finalmente un uomo. A suon di musica, of course!

Parliamone a bocce ferme. Il voto è altino, lo capisco… Ma sono dell’opinione che quando un film ha una potenza, una forza dirompente, un’intensità, un’efficacia tali da assuefarti a lui, da portarti letteralmente in sua balìa, da trascinarti nel suo vortice di passione facendoti ridere sguaiatamente in barba al pubblico che è seduto attorno a te, e facendoti commuovere come solo i più grandi film comici (eh sì) riescono a fare, beh allora non c’è spazio per trovarne i difetti, le furberie, i peli nell’uovo che permettano di dire che è solo una pellicola come un’altra. I love Radio Rock non sarà così originale, lo si può tranquillamente ammettere, e porta con sé un generale senso di buonismo che qualcuno potrà anche trovare, alla lunga, stucchevole. Ma trasuda amore. Amore per i propri amici, amore per la musica, amore per la vita, amore per i propri ideali, amore per chiunque, di ogni razza o identità sessuale. Erano d’altronde gli anni della rivoluzione, c’era aria di rinnovamento, di una nuova era alle porte. Ma quella nuova era, su Radio Rock (realmente esistita) era già arrivata da un pezzo, e nulla la poteva fermare, neppure il bigotto e conservatore ministro Dormandy (un irresistibile Kenneth Branagh), che tenterà in tutti i modi di scovare un cavillo che possa far chiudere ogni emittente illegale. Ma la battaglia sarà decisamente più grande di lui!

Dopo aver portato sugli schermi nel 2003 la commedia sentimentale definitiva (Love Actually), lo sceneggiatore d’oro di Sua Maestà Richard Curtis ha fatto di nuovo centro con una sceneggiatura a prova di bomba ed un cast da amare smodatamente: per cortesia, date il premio Nobel al gigantesco Bill Nighy, lo esigo! E se da Pippo Hoffman non ci potevamo aspettare nulla di più memorabile, i comprimari di lusso fanno tutti scintille, dal giovane Carl di Tom Sturridge col suo immacolato candore, alla trivialità del prorompente Nick Frost, passando per la genialità di Rhys Ifans fino al ruolo (non accreditato) di Emma Thompson. E poi Kenneth Branagh, che da tempo non vedevamo così in forma e che si rende protagonista della cena di Natale più esilarante della Storia, con tanto di battuta finale già personalmente di culto! Uno stuolo di volti più o meno noti, tutti amici tra loro, che, c’è da scommetterci, si saranno divertiti un mondo durante le riprese, facendo trasparire quell’affiatamento in ogni singola scena. E poi beh, c’è la colonna sonora, altra grande protagonista del racconto: dai Beach Boys agli Who, da Jimi Hendrix a Cat Stevens, passando per David Bowie e i Kinks: una quarantina di brani uno più straordinario dell’altro. Perchè, si diceva, il rock ci salverà. E dopo aver visto il finale del film capirete anche quanto questa frase sia stata profetica per l’equipaggio di Radio Rock.

Inspiegabilmente, il successo del film in patria inglese è stato buono ma non eccezionale, e le recensioni in arrivo dagli Stati Uniti osano essere freddine. Sarò io da rinchiudere? Aspetto vostri pareri. Nel frattempo, beccatevi il trailer.

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Dopo due settimane in cui vi ho proposto i trailer di due film particolarmente attesi e già conosciuti, quest’oggi voglio svelarvi qual è una delle pellicole che attendo con più trepidazione nei prossimi mesi: Radio Rock Revolution, la nuova commedia britannica del pluriosannato Richard Curtis (autore di Notting Hill, Quattro matrimoni e un funerale e soprattutto scrittore e regista di uno dei romantic movies più belli di sempre, Love Actually).

Cast da urlo: Pippo Seymour Hoffman in trasferta europea, Bill Nighy di nuovo in tenuta rockettara, Kenneth Branagh, Rhys Ifans, Emma Thompson, Gemma Arterton (Quantum of Solace), Nick Frost (Hot Fuzz) e altri tra i più noti volti del panorama brillante inglese. La trama è ambientata nel 1966 ed è l’incredibile storia vera di una radio così “pirata”… da trasmettere da una vera e propria nave! 25 milioni di persone la ascoltavano ogni giorno, mentre al suo interno non era altro che musica, sesso, droga, divertimento ed eccitazione 24 ore su 24!

Uscita italiana: 12 giugno 2009. Ecco il trailer:

febbraio 7th, 2009IL DUBBIO

Doubt (Usa, 2008) di John Patrick Shanley, con Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Viola Davis

Il voto di Paolino è… 6½

Dei bravi attori, è vero, non fanno da soli un buon film. Certo che ne Il dubbio, a conti fatti, non dico che siano l’unico motivo di vero interesse ma quasi. Tratto da un’opera teatrale dello stesso regista John Patrick Shanley (che torna dietro la macchina da presa a 18 anni di distanza dal suo debutto con Joe contro il vulcano), il film racconta del sospetto che si insinua nella preside di una scuola cattolica, Sorella Aloysius (Meryl Streep) nei confronti di Padre Flynn (Philip Seymour Hoffman), accusato in poche parole di abusare dell’unico bambino nero presente nell’istituto. Supportata dalle conferme della debole e spaventata insegnante del piccolo, Sorella James (Amy Adams), e sconfortata dalle parole della madre del ragazzo (Viola Davis) che quasi assolvono il reverendo per paura di maggiori ritorsioni contro la sua famiglia (è il 1964), Sorella Aloysius arriverà allo scontro frontale per far valere le proprie convinzioni, che il dubbio alimenta come un fuoco sempre acceso.

Quattro protagonisti, quattro candidature all’Oscar (la quinta è per la sceneggiatura). Interpretazioni maestose e duetti all’ultimo respiro, incalzanti e mai banali, con dialoghi a volte graffianti e a volte sottili ed ironici. La Streep è la migliore in assoluto, c’è poco da fare, capace di passare dagli ABBA a passo di danza ad un’algida sorella conservatrice e puritana nel giro di pochi mesi (e con questa raggiunge il record di 15 candidature all’Oscar). Hoffman è ormai diventato l’icona di un certo tipo di personaggio morboso e disturbante, quasi sempre sul punto di scoppiare in violenti scatti d’ira. Amy Adams (Come d’incanto, La guerra di Charlie Wilson) 25 anni e gia candidata due volte, è una brillantissima promessa in ascesa e l’outsider Viola Davis (Come un uragano) riesce ad incantare grazie ad un’unica ma toccante scena. Il reparto tecnico poi è di prim’ordine e quasi “sprecato” in un tale film di impianto teatrale: musiche di Howard Shore (3 Oscar per Il signore degli anelli), fotografia di Roger Deakins (8 candidature, collaboratore storico dei Coen), costumi di Ann Roth (Il paziente inglese, Mamma Mia!).

Tutto al posto giusto quindi? Non esattamente, perchè Il dubbio è debole proprio nel punto in cui meno te l’aspetti, ovvero nella trama e nello sviluppo della vicenda, finendo per essere ripetitivo in alcuni punti e mai troppo morboso come il plot avrebbe richiesto. A tradirlo è stata proprio la provenienza teatrale, troppo statica e costruita “per atti”, a cui forse avrebbe fatto comodo la mano di un regista più esperto e meno coinvolto dal progetto. Riuscito, quindi, a metà.

Segue il trailer.

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gennaio 25th, 2009Oscar: le nomination

Puntuali come un orologio svizzero ecco arrivare le nomination ai prossimi Oscar, che verranno assegnati tra un mesetto in una cerimonia condotta addirittura da Hugh Jackman. La fa da padrona Il curioso caso di Benjamin Button con 13 candidature, seguito da The Millionaire con 10, Milk e Il cavaliere oscuro (ma per quest’ultimo sono quasi tutte tecniche) con 8 e da Wall-E con 6. Non possono lamentarsi neppure Il dubbio, Frost/Nixon e The Reader. Un grande sconfitto però c’è già, e si chiama Revolutionary Road, mentre Robert Downey jr. ha sgraffignato la candidatura per Tropic Thunder e In Bruges l’ha ottenuta per la sceneggiatura. Ecco i dettagli:

  • Miglior Film

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Frost/Nixon
- The Reader
- Milk
- The Millionaire

  • Miglior attore protagonista

- Richard Jenkins per L’ospite inatteso
- Frank Langella per Frost/Nixon
- Sean Penn per Milk
- Brad Pitt per Il curioso caso di Benjamin Button
- Mickey Rourke per The Wrestler

  • Miglior attrice protagonista

- Anne Hathaway per Rachel sta per sposarsi
- Angelina Jolie per Changeling
- Melissa Leo per Frozen River
- Meryl Streep per Il dubbio
- Kate Winslet per The Reader

  • Miglior attore non protagonista

- Josh Brolin per Milk
- Robert Downey jr. per Tropic Thunder
- Philip Seymour Hoffman per Il dubbio
- Heath Ledger per Il cavaliere oscuro
- Michael Shannon per Revolutionary Road

  • Miglior attrice non protagonista

- Penelope Cruz per Vicky Cristina Barcelona
- Amy Adams per Il dubbio
- Viola Davis per Il dubbio
- Taraji P. Henson per Il curioso caso di Benjamin Button
- Marisa Tomei per The Wrestler

  • Miglior regia

- Danny Boyle per The Millionaire
- Stephen Daldry per The Reader
- David Fincher per Il curioso caso di Benjamin Button
- Ron Howard per Frost/Nixon
- Gus Van Sant per Milk

  • Miglior sceneggiatura originale

- Frozen River
- La felicità porta fortuna
- In Bruges
- Milk
- WALL-E

  • Miglior sceneggiatura non originale

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il dubbio
- Frost/Nixon
- The Reader
- The Millionaire

  • Miglior fotografia

- Changeling
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- The Reader
- The Millionaire

  • Miglior montaggio

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- Frost/Nixon
- Milk
- The Millionaire

  • Miglior make-up

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- Hellboy II: the golden army

  • Miglior scenografia

- Changeling
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il cavaliere oscuro
- La duchessa
- Revolutionary Road

  • Migliori costumi

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Australia
- La duchessa
- Milk
- Revolutionary Road

  • Miglior colonna sonora

- Milk: Danny Elfman
- Il curioso caso di Benjamin Button: Alexandre Desplat
- Defiance: James Newton Howard
- Wall-E: Thomas Newman
- The Millionaire: A.R. Rahman

  • Miglior canzone originale

- The Millionaire (“Jai Ho”)
- The Millionaire (“O Saya”)
- WALL-E (“Down to Earth”)

  • Miglior suono

- Il cavaliere oscuro
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Wanted
- WALL-E
- The Millionaire

  • Miglior montaggio del suono

- Il cavaliere oscuro
- Iron Man
- Wanted
- WALL-E
- The Millionaire

  • Migliori effetti speciali

- Il cavaliere oscuro
- Iron Man
- Il curioso caso di Benjamin Button

  • Miglior film d’animazione

- Bolt
- Kung Fu Panda
- WALL-E

  • Miglior film straniero

- La banda Baader Mainhof (Germania)
- Revanche (Austria)
- La classe (Francia)
- Okuribito (Giappone)
- Valzer con Bashir (Israele)

Sono state rese note ieri le nomination ai prossimi Golden Globes, i premi assegnati dalla stampa straniera presente in America e considerati da molti un’affidabile anticamera per gli Oscar. In attesa di sapere chi li vincerà (i premi saranno consegnati l’11 gennaio) andiamo a scorgere i papabili vincitori. Quotatissimi Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher con un irriconoscibile Brad Pitt, e Revolutionary Road di Sam Mendes, che riunirà gli attori di Titanic. Sul fronte più leggero invece Mamma Mia! non dovrebbe avere problemi, con i Coen dietro l’angolo. Buone nomination anche per The Millionaire, di cui vi parlerò nei prossimi giorni, e per Doubt – Il dubbio, una straordinaria piece teatrale su un tema scottante come la pedofilia trasportata sul grande schermo con Meryl Streep. A sorpresa, nomination per Tom Cruise e ben tre candidature per lo straordinario In Bruges.

La parte riguardante i telefilm arriverà nei prossimi giorni.

  • Miglior Film Drammatico:

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Frost/Nixon
- The Reader
- Revolutionary Road
- The Millionaire

  • Miglior Film Commedia o Musical

- Burn After Reading
- La felicità porta fortuna
- In Bruges
- Mamma Mia!
- Vicky Cristina Barcelona

  • Miglior attore drammatico

- Leonardo DiCaprio per Revolutionary Road
- Frank Langella per Frost/Nixon
- Sean Penn per Milk
- Brad Pitt per Il curioso caso di Benjamin Button
- Mickey Rourke per The Wrestler

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gennaio 1st, 2008LA GUERRA DI CHARLIE WILSON

Charlie Wilson’s War (Usa, 2007) di Mike Nichols, con Tom Hanks, Julia Roberts, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams

Il voto di Paolino è… 7

Storia incasinata quella de La guerra di Charlie Wilson se non si sa nulla di politica estera americana… La vicenda è quella, rigorosamente vera, di Charlie Wilson, deputato americano che negli anni ’80 finanziò con le sue sole forze l’invio di armi ai mujahidin per respingere l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Amante di donne, alcol e di qualche sniffatina qua e là, Wilson riuscì attraverso un’improbabile alleanza tra il Mossad israeliano, l’Egitto e il Pakistan a far avere alla resistenza afgana ciò  di cui aveva più bisogno: armi e bazooka per abbattere gli elicotteri russi.

Mike Nichols, veterano regista di grandi film quali Il laureato e Closer, imbastisce una brillante commedia scritta di fino con battute ironiche e pungenti e recitata in maniera ottima da Tom Hanks (che ho tanta paura si stia incamminando in quel periodo della terza età in cui si gigioneggia svogliatamente in stile Jack Nicholson), Philip Seymour Hoffman (candidato all’Oscar per questo ruolo) e Julia Roberts (che a me però sta sempre antipatica…)


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