Wrath of the Titans (Usa, 2012) di Jonathan Liebesman, con Sam Worthington, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Edgar Ramirez, Toby Kebbell, Rosamund Pike, Bill Nighy, Danny Huston, John Bell, Lily James

Il voto di Paolino è… 4

Dieci anni dopo gli eventi narrati in Scontro tra titani, Perseo (Sam Worthington) è rimasto vedovo con un figlio a cui badare e una vita umana da portare avanti. Ma quando il padre Zeus (Liam Neeson) viene fatto prigioniero dal fratello Ade (Ralph Fiennes) e dal figlio Ares (Edgar Ramirez) all’interno del monte Tartaro, Perseo è costretto a rimontare in groppa a Pegaso e a dirigersi alla volta degli Inferi per scongiurare il ritorno sulla Terra del padre di tutti gli dei, Chronos, la venuta del quale provocherebbe la fine del mondo.

L’AVETE MAI SENTITA QUESTA? Ci sono due inglesi, un australiano, un venezuelano e un italiano… No, non è l’inizio di una barzelletta sconcia, ma è il cast “variegato” di questo evitabile sequel di Scontro tra titani, che tra le polemiche (soprattutto legate al fattore 3D) era uscito con buon successo esattamente due anni fa. In effetti, se ricordate, quel film era stato il primo, eclatante caso di “3D fasullo“: era dunque lecito aspettarsi dal seguito una rivincita almeno sotto questo punto di vista. Invece niente, anche La furia dei titani è frutto di una riconversione postuma e malfatta. Evidentemente la lezione non era servita (ma quale lezione poi? Se il successo arriverà anche stavolta significa che i produttori furbacchiotti hanno ragione)

LA GENESI DI UN SEQUEL. Leggo su “Empire” di marzo, dall’intervista a uno dei realizzatori del film: “Il reparto marketing della Warner ci disse «Dateci un mostro più grande del Kraken»”. E così ecco Chronos“. La sceneggiatura? Un optional.

UN ATTORE TRISTE. Danny Huston torna anche in questo secondo film nei panni di Poseidone. Nel primo c’era ma praticamente non si vedeva, perché la sua parte era stata completamente tagliata al montaggio. Ora, Huston non è certo un dio della recitazione ma il suo nome qualcosina conta e difatti stavolta ha preteso la sua scena madre e un’uscita di scena dedicata e strappalacrime. Almeno sulla carta…

HO IL MUTUO, NON GIUDICATEMI. Ralph Fiennes si vergogna come un cane delle parole che gli tocca pronunciare, e si vede. Liam Neeson invece ormai è ovunque e ha deciso di diventare il nuovo Nicolas Cage (cit. @gniola)

IO QUESTO FILM L’HO GIA’ VISTO. Perché ad un certo punto succede l’incredibile: La furia dei titani diventa Il Signore degli Anelli! Zeus da Grigio diventa Bianco, Ade diventa Saruman e Chronos, beh, è uguale spiccicato a Sauron.

SONO UN DIO, NON CE LA FACCIOIl film, veloce, scappa via tra una cavolata e l’altra, da un semidio che non riesce a liberarsi da una trappoletta fatta di rametti secchi del diametro di non più di 3 centimetri, al gigantesco Chronos che anziché spazzare un esercito di inermi umani con una semplice manata infuocata decide di temporeggiare per vedere com’è il tempo aspettando che Perseo lo colpisca con l’unica arma che lo può sconfiggere. Aggiungeteci delle scelte di casting infauste (il pacioccoso Edgar Ramirez – chi cazz’è? – chiamato a reggere sulle sue spalle un ruolo troppo grosso come quello del traditore Ares) e scene confuse e trascinate via con poca credibilità come quella tra Perseo e il Minotauro nel labirinto.

CAVE CANEM. Dulcis in fundo: ci sono anche dei ciclopi ridicoli che parlano un idioma tutto loro che ovviamente non è stato doppiato. Ecco, forse gli americani non se ne sono accorti ma quell’accozzaglia di suoni per loro insignificanti, produce ad un certo punto una chiarissima e ben assestata italica bestemmia.

Harry Potter and the Deathly Hallows – Part II (Usa/Gran Bretagna, 2011) di David Yates, con Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Ralph Fiennes, Michael Gambon, Alan Rickman, Evanna Lynch, Warwick Davis, John Hurt, Helena Bonham Carter, Jason Isaacs, Helen McCrory, Tom Felton, Ciaran Hinds, Matthew Lewis, Bonnie Wright, Maggie Smith, Jim Broadbent, David Thewlis, Julie Walters, Mark Williams, James Phelps, Oliver Phelps, Natalia Tena, Emma Thompson, Robbie Coltrane, Gary Oldman

Il voto di Paolino è… 7½

La saga cinematografica di Harry Potter è giunta al termine. La parte II de I doni della morte inizia esattamente dove si era interrotto il primo capitolo, riprendendo, ancor prima del consueto logo Warner, la scena in cui Voldemort profana la tomba di Silente e gli ruba la bacchetta di Sambuco. Harry, Ron ed Hermione devono trovare e distruggere gli ultimi Horcrux, e ben presto capiscono che per scovarli devono ritornare a Hogwarts, dove ormai Severus Piton è diventato preside e vige un clima di terrore e repressione. Nel castello magico ritrovano vecchi amici (Neville, Seamus, la professoressa McGranitt…) e dovranno prepararsi alla battaglia finale.

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Inauguro oggi, mentre il sole splende nel ciel – quantomeno a seconda del fuso orario – una nuova rubrica con la quale periodicamente segnalerò (positivamente o negativamente) film che in Italia hanno meritato o stanno scontando ingiustamente una vita al di fuori delle sale cinematografiche. Perché se ormai anche i cinema sono diventati teatri di meteore chiamate “uscite tecniche” (la Universal ad esempio ne è diventata un’instancabile artefice, solo negli ultimi mesi elenchiamo Scott Pilgrim vs the world, Segui il tuo cuore, Biutiful, Senna e, proprio lo scorso weekend, Il buongiorno del mattino), negli scaffali dei dvd finiscono direttamente operine e operette che segnalerò per almeno un motivo di interesse.

Vi parlo oggi ad esempio di due film marchiati Ricky Gervais, omino inglese che questo blog stima tantissimo (per il suo passato televisivo britannico con The Office ed Extras soprattutto) e che da qualche anno ha messo piede negli Stati Uniti lasciando spesso il segno (la sua recente conduzione della cerimonia di premiazione dei Golden Globes ha suscitato scandali e polemiche dai protagonisti di settore, ma non certo da parte del pubblico che ha assistito a uno show comico di primo livello). Infine, un remake americano particolarmente inutile di un film inglese tutto fuorché inutile. Cominciamo da…

IL PRIMO DEI BUGIARDI (The Invention of Lying), di Ricky Gervais e Matthew Robinson

Ricky Gervais è regista (assieme a Matthew Robinson), sceneggiatore e protagonista di questa commedia ambientata in un mondo alternativo nel quale ancora non è stata inventata la bugia. Tutti dicono la verità perché non c’è altra alternativa: politici e pubblicità dicono le cose come stanno (con risvolti ovviamente esilaranti), fino a quando Mark Bellison (Gervais) non scopre che mentire porta molti benefici. In un mondo in cui ogni frase è considerata vera, immaginate cosa può accadere se un uomo entra in una banca e dice al commesso “Devo prelevare mille dollari ma purtroppo non ho alcun documento con me”. Mark diventa ricco e potente, crea la prima religione della Storia, si improvvisa profeta e unico umano a poter parlare con il Creatore.

Non mantiene le promesse fino in fondo, purtroppo. Le parti godibili sono l’inizio, nel quale assistiamo a scene davvero dementi provocate dal mancato utilizzo non solo di bugie ma anche di filtri e omissioni, e il finale, nel quale Gervais “diventa Dio”, con tanto di tunica e barbone, e l’autore può tranquillamente ironizzare sul potere della superstizione, sia nel bene che nel male (per darvi un’idea, il suo personaggio è deciso a scrivere i comandamenti su delle tavole di pietra ma, in mancanza, si accontenta di un paio di cartoni delle pizze). Nel mezzo, la commedia non è più che una povera storia sentimentale, con la partecipazione di un paio di volti noti come Jennifer Garner (Alias) e Jonah Hill (Suxbad). Partecipazioni straordinarie di Tina Fey, Jason Bateman, Philip Seymour Hoffman, Michael Caine ed Edward Norton.

Clicca qui per il TRAILER (in inglese)

Clicca qui per la scena con il cameo di Edward Norton (sub italiani)

Cast: Ricky Gervais, Jennifer Garner, Jonah Hill, Rob Lowe, Fionnula Flanagan, Jeffrey Tambor, Nathan Corddry

Il voto di Paolino è: 6-

Gli altri due titoli sono dopo il saltino

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Harry Potter and the Deathly Hallows – Part I (Usa/Gran Bretagna, 2010) di David Yates, con Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Bill Nighy, Richard Griffiths, Julie Walters, Bonnie Wright, Fiona Shaw, Alan Rickman, Ralph Fiennes, Helena Bonham-Carter, Jason Isaacs, Timothy Spall, Tom Felton, Peter Mullan, Michael Gambon, Robbie Coltrane, Brendan Gleeson, Mark Williams, Natalia Tena, David Thewlis, John Hurt, Evanna Lynch, Imelda Staunton, David O’Hara, Rade Serbedzija, Miranda Richardson, Warwick Davis

Il voto di Paolino è… 7

Albus Silente è morto, Voldemort sta velocemente riacquistando tutti i suoi poteri, il Ministero della Magia è sull’orlo del collasso. Perfino i Dursley lasciano la propria casa (come mai? chi ha letto il libro lo sa, i soli spettatori cinematografici non lo sapranno mai…) e Harry rimane solo. Per fortuna non gli mancano né amici né protettori, che riescono rocambolescamente a fargli raggiungere il rifugio sicuro di casa Weasley, dove si sta per celebrare un matrimonio e soprattutto dove il Ministro della Magia in persona (Bill Nighy) leggerà a Harry, Ron ed Hermione ciò che Silente ha lasciato loro in eredità. Ma i Mangiamorte non danno tregua ai tre ragazzi, che decidono di partire da soli alla ricerca degli Horcrux (oggetti nei quali Voldemort ha racchiuso pezzi della propria anima) per distruggerli.

Se un tempo ogni nuovo episodio di Harry Potter sapeva sempre offrire divertimento, azione, commedia e persino un briciolo di terrore, lo si è dovuto a registi dalle forti personalità e dalle chiare valenze artistiche (Chris Columbus, Alfonso Cuaron, Mike Newell), ognuno col suo stile diverso e ben preciso, ma tutti adatti alla sfida. Il produttore David Heyman ha recentemente rivelato di aver sempre chiesto ad ogni regista di rimanere anche per l’episodio successivo. Purtroppo David Yates (che di stile non ne ha proprio mai avuto uno) ha continuato ad accettare anche dopo il quinto capitolo, e anche dopo il sesto (e quando gli ricapitava una fortuna del genere? ricordiamoci che è spuntato beatamente dal nulla, a costo zero…) E fu così che l’arrivo di ogni nuova parte cinematografica della saga creata da J.K. Rowling è oggi visto, più che con gioia e alte aspettative, con timore e aspettative radenti il suolo. Ma una buona notizia c’è, ed è che Yates ha finalmente capito di essere un regista: questa prima tranche de I doni della morte è la sua prova più solida e controllata, nella quale – pur mantenendo il suo approccio algido dalla fotografia plumbea e glaciale – ha saputo cogliere l’occasione per buoni momenti di spettacolarità e qualche perfetta sorpresa. Si sentirà molto parlare ad esempio di una splendida, eccezionale sequenza di animazione tradizionale creata per raccontare la storia dei Doni della Morte: un piccolo capolavoro che impreziosisce  il film e l’intera serie.

Apre il film il grande Bill Nighy (d’altronde era ormai rimasto, assieme a Rhys Ifans anch’esso presente nel film, l’unico attore inglese a non avere una parte in Harry Potter), e in generale i primi 5 minuti sono davvero notevoli, soprattutto la breve sequenza a casa di Hermione: davvero emozionante. Ci si sposta poi a Villa Malfoy dove Voldemort (Ralph Fiennes) tiene le sue “riunioni operative”, e qui iniziano a fare capolino i primi problemi, che però riguardano come al solito la sceneggiatura di Steve Kloves, abilissima nel riassumere le troppe divagazioni dei libri ma spesso frettolosa e poco chiara. Accade quindi che durante la riunione, Voldemort chieda a Lucius Malfoy (Jason Isaacs) la sua bacchetta, e questi gliela consegni completamente tremante e impaurito. Motivo di questa strizza? Non è dato a sapersi, se non ai fan letterari di primo pelo. La storia continua nella dimora dei Weasley, dove Ron riceve in eredità da Silente un deluminatore «utile in caso di oscurità» esattamente come Galadriel nel Signore degli anelli regalava la stessa identica cosa e con le stesse identiche parole (ma identiche!) a Frodo. Quanto ho rimpianto Peter Jackson in quel momento…

Da lì in poi ha inizio un’avventura on the road per i tre ragazzi, fatta di boschi, radure, fiumi. Niente Hogwarts, niente maghi, niente anno scolastico. Il tutto in un’atmosfera davvero angosciante, impreziosita da qualche ottima trovata: la lista dei “maghi scomparsi” che ascoltiamo durante un momento di transizione, ad esempio, ha un tono così da II guerra mondiale da risultare pressochè perfetta; ma penso anche all’impacciato ballo che si concedono Harry ed Hermione, un momento di rara tenerezza, così come la distruzione del primo Horcrux con relativa “tentazione” per Ron, di altissima tensione.

Sono molte anche le delusioni, purtroppo. Una tra tutte riguarda la sequenza della tortura di Bellatrix Lestrange (Helena Bonham-Carter) a Hermione, con relativa incisione dell’espressione “sporca mezzosangue” sul suo braccio: una scena solamente accennata nel suo inizio e nella sua conclusione, e che probabilmente è stata tagliata per non turbare ulteriormente il pubblico dei più piccoli già abbastanza impaurito dal serpentone Nagini che si pappa la babbana. E’ anche mal realizzato un momento di poco precedente alla tortura, quando Harry viene catturato dai Ghermidori ed Hermione gli “rovina” un po’ la faccia per renderlo irriconoscibile con la conseguenza che Malfoy padre e Bellatrix non riescono a riconoscerlo (mentre in realtà è riconoscibilissimo).

Detto della debolezza dei dialoghi, ancora troppo fanciulleschi per poter essere pronunciati con credibilità da dei ragazzoni ormai maggiorenni (ma lo script si regala anche mal velati doppi sensi tipo Ron che esclama: “Mi sono sempre piaciute le fiamme di Hermione”… riferendosi a delle fiammelle, ovviamente…), viene confermata la totale inadeguatezza di Daniel Radcliffe. La sua oscena camminata (meravigliosamente presa in giro dall’attore che lo sostituisce mentre Potter, sotto false sembianze appunto, si infiltra al Ministero) è se possibile addirittura peggiorata, e il confronto con Rupert Grint (perfetto) ed Emma Watson (splendida ma doppiata orrendamente) non si pone nemmeno.

In generale, e vi prometto che concludo, questa prima parte di Harry Potter e i doni della morte (la seconda e ultimissima sarà nei cinema a luglio e si preannuncia molto più spettacolare con la battaglia di Hogwarts) si può dire abbastanza riuscita, spesso non scontata anche se generalmente piatterella (esemplare in questo senso la scelta, sbagliata a mio avviso, di non optare per un buon cliffhanger come finale ma di chiudere il film in tono calante e sommesso). Il mio voto, che potrebbe sembrare regalato, vada visto come un incoraggiamento per concludere la serie degnamente riportandola ai fasti iniziali.

Segue il trailer.

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aprile 16th, 2010SCONTRO TRA TITANI

scontrotratitaniClash of the Titans (Usa/UK, 2010) di Louis Leterrier, con Sam Worthington, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Jason Flemyng, Alexa Davalos, Mads Mikkelsen, Luke Evans, Hans Matheson, Nicholas Hoult, Pete Postlethwaite, Danny Huston

Il voto di Paolino è… 5-

Pubblicata anche qui su Trailersland.com

Perseo (Sam Worthington), semidio figlio di Zeus ma inconsapevole di esserlo, è cresciuto in una modesta famiglia di pescatori. Quando i genitori e la sorellina vengono uccisi, senza averne colpa, per mano di Ade, re degli Inferi (Ralph Fiennes), Perseo si ritrova catapultato in una guerra tra uomini e dei e si metterà a capo di una spedizione suicida che avrà il compito di trovare il modo di uccidere il mostruoso Kraken, creatura gigantesca che Ade scatenerà per distruggere la città di Argo e dare una lezione al popolo umano.

Consiglio: se volete girare un film mitologico, con gli dei, i mostri giganti e tutto il cucuzzaro, le opzioni sono due: o vi buttate sull’epicità maestosa, con musiche faraoniche e una forte potenza visiva (era anche un po’ il segreto de Il signore degli anelli) o scegliete la via della tamarraggine più assurda (e quindi impera 300). Scontro tra titani non è nessuna di queste due cose, non è né carne né pesce, non riesce ad essere nulla. E’ un film senz’anima, prima ancora che senza ossatura. Avere per le mani un tale materiale, dalle potenzialità praticamente infinite che avrebbe potuto dar vita a 700 sequel senza mai stancare, e sprecarlo in un filmetto scialbo e privo di qualsivoglia mordente è un peccato quasi mortale. Louis Leterrier aveva saputo risollevare il franchise di Hulk puntando proprio sull’action, sugli effetti speciali e sul totale divertimento scacciapensieri. In Scontro tra titani purtroppo pare quasi vergognarsi di dover legare tra loro le varie scene d’azione (prima gli scorpioni, poi Medusa, poi il Kraken) con dei dialoghi anche solo lontanamente credibili. E pensare che il risultato avrebbe potuto portare anche ad un discorso interessante sul ruolo della religione, di qualsiasi tipo di religione, nella vita moderna come in quella antica. Il tutto viene purtroppo buttato in caciara, con un piede in una scarpa (“Gli dei traggono forza dalla debolezza degli uomini”, dice Ade) e uno nell’altra (è l’intervento divino di Zeus ad aiutare Perseo nel compimento della sua impresa).

Come previsto il 3D non esiste se non nella prima sequenza animata, probabilmente appositamente creata dopo la decisione di riconvertire il film, e vi consiglio quindi caldamente la visione in 2D se proprio non potete perdervelo. E l’impressione è anche che la pellicola abbia subito pesantissimi tagli in sala di montaggio: non si spiegherebbe altrimenti l’ingaggio di un attore piuttosto noto come Danny Huston per il ruolo di Poseidone per farlo poi apparire solamente una volta, sullo sfondo e con una sola battuta a carico. Per portare avanti la trama e far arrivare il protagonista solo contro il Kraken nel finale, la sceneggiatura dà vita poi ad un’insensatissima morìa di protagonisti, molte morti delle quali totalmente insensate, durante lo scontro con Medusa (tra l’altro, una creatura digitale che sembra essere nata da una tecnologia vecchia di almeno dieci anni).

Anche il cast è molto deludente: Sam Worthington pare fare notevoli passi indietro non soltanto rispetto ad Avatar ma anche a Terminator: Salvation. E se Liam Neeson e Ralph Fiennes ci mettono la tecnica e nulla più, le presenze femminili, come sempre in film di questo genere, ne escono totalmente sottosfruttate e in definitiva piuttosto inutili.

Segue il trailer.

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marzo 2nd, 2009THE READER

The Reader (Usa/Germania, 2008) di Stephen Daldry, con Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross, Lena Olin

Il voto di Paolino è… 8

All’inizio degli anni Cinquanta, in Germania, il sedicenne Michael Berg (David Kross) conosce fortunosamente la misteriosa Hanna (Kate Winslet), una donna già matura con la quale inizia una relazione clandestina scoprendo i piaceri della carnalità. Per lei, il giovane sarà soprattutto un reader, un lettore che, giorno dopo giorno, libro dopo libro, la inizierà alle gioie della letteratura. Fino a quando, d’improvviso, Hanna sparirà. Otto anni più tardi ritroviamo Michael studente di legge all’università intento a partecipare come osservatore a processi per crimini di guerra nazisti. E in uno di questi, sul banco degli imputati, rivedrà proprio lei, Hanna, accusata di aver sterminato 300 ebree in un lager durante la guerra. Sarà dura per lui l’accettazione della realtà, anche alla luce di una scoperta che non vi rivelerò. E qualche decennio più tardi, mentre il volto di Michael avrà assunto le adulte sembianze di Ralph Fiennes, l’incontro tra i due sarà più duro del previsto.

The Reader, diretto dall’inglese Stephen Daldry (Billy Elliot, The Hours), propone un interessante e vorticoso intreccio di tematiche e situazioni tale che ognuno di noi lo interpreterà e lo vivrà alla propria maniera. Nella prima parte, quando ancora non sappiano nulla della vicenda e di dove si andrà a parare (sempre che non l’abbiate già letto da qualche parte) il film non è altro che una passionale, pericolosa ma avvicente storia d’amore, addirittura il primo amore per un ragazzo che si troverà invischiato in qualcosa di più grande di lui. La seconda parte, la più perigliosa, va a toccare il tema dell’Olocausto e in molti hanno storto il naso, poiché si cerca di “giustificare” molte persone come Hanna che eseguivano gli ordini dei gerarchi nazisti senza, in alcuni casi, comprenderne appieno il significato. E nelle aule universitarie Michael dovrà scontrarsi con la dura realtà dei fatti, combattutto tra il condannare quegli atti malvagi e l’assolvere la donna amata in gioventù. Un dramma interiore che si protrarrà fino all’età adulta, durante il loro ultimo incontro in carcere.

Una questione pericolosa e complessa, che al di là delle scelte degli autori della pellicola deve necessariamente fare i conti con la moralità di oguno di noi. Resta comunque un’opera corposa e ben realizzata, diretta con serietà ed interpretata dalla Winslet in maniera ottima (non eccelsa?) nella prova che finalmente le ha fruttato l’agognato Oscar. Da segnalare anche la notevolissima trasformazione del giovane tedesco David Kross, straordinario nel passare da un adolescente impacciato ed inesperto ad un giovane adulto tormentato dai ricordi.

Segue il trailer.

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Andiamo a vedere insieme chi ha ricevuto le nomination ai Golden Globe per le categorie telefilmiche. Buoni riscontri per Dexter, House, Mad Men, The Office, In Treatment e True Blood. Poche le novità: dal fatto che gli americani continuino a premiare e seguire Entourage si capiscono molte cose…

  • Miglior serie drammatica

- Dexter
- Dr. House
- In Treatment
- Mad Men
- True Blood

  • Miglior serie commedia o musical

- Californication
- Entourage
- The Office
- 30 Rock
- Weeds

  • Miglior attore in una serie commedia o musical

- Alec Baldwin in 30 Rock
- Steve Carell in The Office
- Kevin Connolly in Entourage
- David Duchovny in Californication
- Tony Shalhoub in Monk

  • Miglior attrice in una serie commedia o musical

- Christina Applegate in Samantha Chi?
- America Ferrera in Ugly Betty
- Tina Fey in 30 Rock
- Debra Messing in The Starter Wife
- Mary-Louise Parker in Weeds

  • Miglior attore in una serie drammatica

- Gabriel Byrne in In Treatment
- Michael C. Hall in Dexter
- Jon Hamm in Mad Men
- Hugh Laurie in Dr. House
- Jonathan Rhys Meyers in The Tudors

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Sono state rese note ieri le nomination ai prossimi Golden Globes, i premi assegnati dalla stampa straniera presente in America e considerati da molti un’affidabile anticamera per gli Oscar. In attesa di sapere chi li vincerà (i premi saranno consegnati l’11 gennaio) andiamo a scorgere i papabili vincitori. Quotatissimi Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher con un irriconoscibile Brad Pitt, e Revolutionary Road di Sam Mendes, che riunirà gli attori di Titanic. Sul fronte più leggero invece Mamma Mia! non dovrebbe avere problemi, con i Coen dietro l’angolo. Buone nomination anche per The Millionaire, di cui vi parlerò nei prossimi giorni, e per Doubt – Il dubbio, una straordinaria piece teatrale su un tema scottante come la pedofilia trasportata sul grande schermo con Meryl Streep. A sorpresa, nomination per Tom Cruise e ben tre candidature per lo straordinario In Bruges.

La parte riguardante i telefilm arriverà nei prossimi giorni.

  • Miglior Film Drammatico:

- Il curioso caso di Benjamin Button
- Frost/Nixon
- The Reader
- Revolutionary Road
- The Millionaire

  • Miglior Film Commedia o Musical

- Burn After Reading
- La felicità porta fortuna
- In Bruges
- Mamma Mia!
- Vicky Cristina Barcelona

  • Miglior attore drammatico

- Leonardo DiCaprio per Revolutionary Road
- Frank Langella per Frost/Nixon
- Sean Penn per Milk
- Brad Pitt per Il curioso caso di Benjamin Button
- Mickey Rourke per The Wrestler

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ottobre 13th, 2008THE HURT LOCKER

The Hurt Locker (Usa, 2008) di Kathryn Bigelow, con Jeremy Renner, Anthony Mackie, Brian Geraghty, Guy Pearce, Ralph Fiennes, David Morse

Il voto di Paolino è… 8

Iraq, giorni nostri. La squadra speciale Bravo Company ha il compito di setacciare le strade di Baghdad e di ripulirle dalle bombe e da qualsiasi altro tipo di ordigni sparsi sul territorio. Inaspettatamente rimasta senza capo (Guy Pearce, in una comparsata amichevole), la compagnia, a cui manca poco più di un mese prima di terminare il proprio turno di servizio, vede arrivare come nuovo sergente il veterano bombarolo William James (Jeremy Renner), esperto in disinneschi pericolosi e conosciuta testa calda. Sprezzante del pericolo, incurante delle regole ma bravissimo nel suo lavoro, William dovrà fare i conti con molti aspetti del suo mestiere: il rapporto con i colleghi, in particolare quello col sergente JT Sanborn (Anthony Mackie), i suoi fantasmi interiori, la sua coscienza (bellissimo il rapporto che si instaura tra lui e un ragazzino iracheno che vende DVD al mercato, per il quale rischierà tutto), il suo passato, i suoi affetti.

In concorso all’ultima Mostra di Venezia, e uscito nelle sale italiane in assoluta anteprima mondiale, The Hurt Locker (letteralmente Il bauletto del dolore) è un tesissimo e testosteronico dramma moderno sulla guerra in Iraq, virile, cameratistico e macho al punto giusto… ma c’è un particolare: è diretto da una donna! Kathryn Bigelow, la femmina più tosta di Hollywood, già regista di culto per Strange Days, Point Break e K-19, firma un film che non dà giudizi, non si schiera da alcuna parte e lascia allo spettatore ogni considerazione, limitandosi a mostrarci come vanno le cose laggiù, grazie alla sceneggiatura dell’ex giornalista Mark Boal (al suo secondo copione cinematografico dopo Nella valle di Elah), che ha vissuto per lungo tempo a stretto contatto con i plotoni rappresentati con forza e convinzione sul grande schermo.

Ogni disinnesco è rappresentato in modo diverso, ogni movimento della tenaglia che deve spezzare il filo giusto è un colpo al cuore per lo spettatore, ogni sussulto del personaggio è un pugno allo stomaco. La guerra è una droga, e una volta provata non si può più farne a meno, dice il film: tutto il resto, famiglia compresa, passa in secondo piano.

Regia straordinaria, fotografia notevolissima e recitazione di alto livello (anche grazie ai camei, oltre che di Pearce, di Ralph Fiennes e David Morse): The Hurt Locker è uno dei film migliori dell’anno, ingiustamente sottovalutato alla sua presentazione veneziana, che non può non essere visto e piacerà anche ai non amanti del genere. Della Bigelow, Gillo Pontecorvo disse: “Da come dirige sembra che abbia due palle così!”, ed in effetti è verissimo.

Segue il trailer.

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