Torno sui miei passi: pensavo che mai senza il commento radiofonico gialappiano avrei potuto sopportare le lunghe dirette del Festival di Sanremo. E invece sono stato contagiato dall’edizione che va a concludersi stasera in un modo che nessuno in questi giorni si sa spiegare visto il suo clamoroso successo. Numeri da capogiro per ogni serata, addirittura più alti di quelli che faceva Bonolis l’insuperabile. La Clerici c’è riuscita con uno spettacolo sobrio, non urlato, pacato, ogni tanto noioso ma onesto. Senza pretese, di classe, e per ogni età. Solo Sanremo può far alternare sul palco Massimo Ranieri e Bob Sinclair, Fiorella Mannoia e Jennifer Lopez, Povia e i Tokyo Hotel. Un minestrone senza identità ma che porta a casa il risultato, accontentando gli ottuagenari abbonati Rai e i ragazzini che la tv di solito la guardano solo su youtube.
Mette anche forte malinconia assistere alla kermesse sanremese. Mette malinconia perchè ci dimostra cosa può saper fare un’organizzazione televisiva italiana: che regia (Duccio Forzano, puntuale), che scenografia (Gaetano Castelli, tanto vecchio e bacucco quanto affidabile), che qualità tecnica, che orchestra. Peccato che tutto ciò si palesi solo per una settimana l’anno, mentre per le restanti 55 sia calma piatta sui teleschermi nazionali. E gli ospiti stranieri che solo Sanremo in Italia si permette di ospitare (una volta lo facevano pure ai Telegatti, che però non esistono più) sono sorprendenti giusto per chi non sa che a pochi passi da noi, nei confinanti paesi europei, è prassi ospitare celebrity di quel calibro nei propri show settimanali. Penso per esempio a Wetten Dass in Germania (non è altro che la versione locale di Scommettiamo Che?), un programma che ha avuto sul suo palco solo negli ultimi mesi Lady Gaga, Leona Lewis, Anastacia, i Tokyo Hotel, Ashton Kutcher, Tom Cruise, Christina Aguilera, Robbie Williams, Jennifer Lopez… Quest’ultima tra l’altro sul palco dell’Ariston ieri sera ha ancora una volta dimostrato perchè gente così merita l’appellativo di star.
Di Sanremo 2010 resteranno nel mio cuore: il fantasma di Toto Cutugno che non sa più cosa sia l’intonazione e Belen Rodriguez che canta meglio di lui; gli osceni abiti stringipancia della Clerici e la sua incapacità di camminare sui tacchi (sembrava Leo Gullotta quando imitava le donne al Bagaglino); Valerio Scanu che fa l’amore nei laghi; Antonellina che chiede la ricetta dei biscotti a Rania di Giordania, il direttore d’orchestra Marco Sabiu e le sue cocainomani scenette di fine serata sulle note dei Sigur Ros; il pezzo di apertura di Bonolis che ironizza sui sindaci di Sanremo, sulle pippate di Morgan e sul gatto di Bigazzi; l’orribile faccia aliena alla Incontri ravvicinati del terzo tipo del Sonohra biondo.
E’ il 2002 quando Pippo Baudo si inventa un modo meraviglioso per rialzare gli ascolti del Festival: ospitare dei super-ospiti per presentare i super-ospiti! Neppure Steve Jobs avrebbe saputo pensare a tanto! Peccato che il livello dei “presentatori d’eccezione” non fosse propriamente così brillante… Chi si aspettava un George Clooney, un Kevin Costner o un Hugh Grant quella sera si trovò sul palco dell’Ariston nientemeno che Franco Nero, “uno che non fa un film da quindic’anni” (Marco dixit), che biecamente e senza un minimo di pudore si trovò ai microfoni della Gialappa’s a millantare amicizie famose e a vantarsi dei suoi innumerevoli viaggi.
Quanta vergogna nel ricordare la grande artista Haiducii, che tra il 2003 e il 2004 inondò le radio con questa canzone inascoltabile in rumeno dal titolo Dragostea Tin Dei. Finì anche sul palco dell’Ariston, circondata da gente che si ingroppava brutalmente e senza pudore alcuno. Da riascoltare assolutamente, con tanto di dubbi amtletici di Giorgio (“io questa l’ho vista in tangenziale più volte”), rivelazioni scottanti (A Rudy Zerbi’s Production!) e un’intervista finale da capogiro!
Commentano la Gialappa’s, Rudy Zerbi (all’epoca sconosciuto patron della Sony ma oggi anche lanciato in tv da Amici e Italia’s Got Talent), Fabio De Luigi e, dal retropalco, Fabio Canino e Flavia Cercato.
Stasera parte in pompa magna il 60esimo Festival di Sanremo, tra mille dubbi (riuscirà la Clerici a non far rimpiangere Bonolis?), le solite polemiche (Morgan, Povia) e una sola, grande certezza: quest’anno, forse per il primo anno da una vita, il sottoscritto non lo seguirà se non di sfuggita. Motivo? La radiocronaca della Gialappa’s Band, che da nove anni permetteva di seguire l’evento in maniera dissacrante ed irriverente, non esiste più. Il neodirettore di Radio2 li ha silurati, sostituendoli con il più tranquillo, e meno costoso, Carlo Pastore di MTV.
Solo in radio la Gialappa’s riusciva ancora ad essere quella di un tempo, quella che in tv non è più da molti anni. Libero da vincoli, il trio si lasciava andare ad una genialità dietro l’altra, creando tante volte dei veri e propri tormentoni (stamattina su Radio 105 ancora rammentavano lo storico Situation), sbriciolando la sacralità della kermesse minandone le fondamente stesse (vincitori annunciati in anticipo, sorprese rovinate, retroscena rivelati).
Da domani quindi, proprio durante la settimana sanremese, Paolino’s Life li ricorderà con una serie di perle raccolte dai tanti appassionati che quest’anno faranno a meno del loro annuale appuntamento fisso.
Intanto oggi scopriamo un fan d’eccezione di Marco, Carlo e Giorgio: il simpatico Adolf Hitler…
Ogni anno, o quasi, il Festival di Sanremo ci regala qualche perla. Oggi voglio riesumarne una che arriva dall’edizione del 1993, (condotta da Pippo Baudo e Lorella Cuccarini, vinta tra i big da Enrico Ruggeri con Mistero e tra i giovani da Laura Pausini con La solitudine), quando tra le nuove proposte spuntò nientemeno che l’orripilante Leo Leandro, al secolo Leopoldo d’Angelo.
Con un look vagamente alla Gigione e delle semovenze degne di un totano, Leo portò sul palco dell’Ariston una canzone dinnanzi alla quale Luca era gay diventa roba da oratorio: Caramella. Non fatevi ingannare dal gentil titolo: il brano in realtà parlava di un uomo (Leo stesso) che nota una sedicenne sotto casa, la segue, la brama, lei lo nota, gli chiede una caramella, lo illude ma poi scappa via!! Un testo eroticissimo, eccone alcuni stralci:
Caramella all’albicocca, guarda che bocca
Caramella alla mora, guarda che bona
Caramella stammi stretta, ma quanta frutta
Ti chiedo un bacio e ti fai brutta
Caramella alla pera, che merendera
Caramella anche alla mela, che seno a pera
Vieni a casa mia stasera
Ci rendiamo conto?? Ovviamente il brano venne eliminato e di Leo non si seppe più nulla, probabilmente starà marcendo in carcere per qualche reato di pedofilia… Ma la canzone è ovviamente trashissima e non posso fare a meno di farvela ascoltare! Da notare l’utilissimo strumento che tiene in mano che usa per UNA-NOTA-UNA e i suoi versetti tipo driin, gnamgnam e altre sciccherie.
Ho appena visto la seconda delle cinque puntata del Festival di Sanremo 2009. Poche parole. Ho visto anche la prima ma non mi sono espresso, il ciclone Benigni l’ha snaturata.
Bonolis è riuscito nel miracolo: mettere la musica al centro dello show, e fare centro. Non è così scontato, in pochi c’erano riusciti. Non solo con le canzoni in gara, ma con una straordinaria introduzione che ha mischiato Mozart ad Another Brick in the Wall dei Pink Floyd, proseguendo con l’Ariston in piedi (cosa mai vista!) a gridare a squarciagola Tanto pe’ cantà ed emozionando con un’incredibile omaggio a Fabrizio De Andrè fatto da una scatenata PFM con Claudio Santamaria e Stefano Accorsi.
Bonolis che trascina la solitamente vetusta e antropomorfa platea del Teatro di Sanremo è qualcosa da vedere, uno spettacolo nello spettacolo. E, conscio di quello che è riuscito a fare, può permettersi di esclamare: “E qualcuno diceva che il Festival era morto!”
“Quando manca l’amore materno e paterno accade un disastro. Non mi fido dell’esterno. Come potrei, dato che i miei genitori non mi hanno trasmesso la fiducia? Ho amato un uomo e una donna. Ma non riesco a fare sesso. E’ come se avessi una lapide sulla vagina.“
Rosalinda Celentano, su “A”
Cosa proveranno Celentano e Claudia Mori per essere i diretti responsabili della disfatta sessuale della loro terzogenita?
Una volta l’ho anche incontrata. A saperlo prima, mi sarei proposto!
Comunque questa dichiarazione mi ha fatto tornare alla mente una fantastica performance della nostra eroina (intesa come “la femmina dell’eroe”…): ben prima di diventare Satana per Mel Gibson, anche l’apparentemente altezzosa Rosalinda cercò di calcare le orme genitoriali con una memorabile comparsata al Festival di Sanremo del 1990, nel quale era in gara con il brano “L’età dell’oro”, che le valse il quinto posto nella categoria Giovani. Lascio a voi cercare di capire il senso della canzone, io mi limito a sottolineare la totale svogliatezza dell’allora 22enne figlia d’arte, il look alla Johnny Depp e i timidi accenni di sorriso… Credo di non sbagliare se presumo che fu proprio in quei frangenti che la sua psiche si compromise seriamente…