Una cosa si può dire di J.J. Abrams, piacciano o non piacciano i suoi film: è uno a cui piace rischiare. Debutta alla regia con un franchise che in molti credevano già sepolto e lo resuscita (Mission: Impossibile 3); riporta al successo una saga fantascientifica che sapeva di vecchio già dal nome (Star Trek); dà vita al fenomeno Cloverfield, e da autore… beh: Lost, ma anche Alias, Fringe, ecc.

Oggi torna sugli schermi con la sua opera terza, di cui è anche unico sceneggiatore, la cui promozione iniziò ben prima del via alle riprese, prima addirittura dell’annuncio del cast, prima addirittura dell’annuncio del progetto stesso: un teaser (LINK) che fece impazzire milioni di fan in tutto il mondo, e un titolo, Super 8, che lasciò tutti nel mistero. Poi le prime informazioni, il casting, le riprese, e ora il film è pronto ad uscire il prossimo giugno e, senza 3D o una forte saga alle spalle, dovrà vedersela con colossi tipo X-Men: l’inizio e Lanterna Verde. Ambientato nell’estate del 1979, racconta di un gruppo di ragazzini dell’Ohio che assiste ad uno spettacolare incidente ferroviario mentre stanno girando un film amatoriale in Super 8. Misteriose sparizioni ed eventi inspiegabili iniziano ad accadere attorno a loro: cosa conteneva quel treno deragliato?

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marzo 8th, 2010Oscar 2010: e Kathryn fu

01miglior_regiaL’avevo auspicato e così è stato: The Hurt Locker esce nettamente vincitore dagli Oscar 2010 con ben 6 statuette, alcune delle quali importantissime: miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura. Su quest’ultimo premio mi sento di poter essere scettico (avrei dato il contentino a Tarantino e i suoi Bastardi) ma gli altri due sono meritatissimi.  Diventa così il film di minor successo al box-office nella Storia ad aver vinto il premio maggiore, oltre ad essere il primo per cui è stata premiata una donna come regista. Altre tre statuette al film della Bigelow sono arrivate per il montaggio (sacrosanto!), il montaggio del suono e il mixing.

Per Avatar erano già troppe tutte quelle nomination, tramutatesi in tre statuette tecniche in ogni caso molto meritate: effetti speciali, scenografia (digitale, aggiungerei io) e fotografia (perchè se ogni anno almeno uno non ritira un premio gridando “Viva l’Italia!” l’Academy si intristisce).

Per gli attori la questione è tragica: se Jeff Bridges pare abbia davvero impressionato tutti con Crazy Heart - che in Italia è uscito lo scorso weekend in 10 misere copie – la vittoria di Sandra Bullock per The Blind Side è una di quelle per cui l’Academy si pentirà amaramente negli anni a venire (stile Cuba Gooding jr.)

Tra i non protagonisti vittoria per Christoph Waltz (Bastardi senza gloria) che ha vinto tutto il vincibile, e Mo’nique, una nera grassona per cui vale il discorso fatto per la Bullock, con la differenza che mentre la Bullock continuerà bene o male a lavorare, questa sconosciuta ha iniziato e finito qui la sua carriera, tipo Jennifer Hudson con Dreamgirls.

Felicissimo per il premio alla colonna sonora di Up firmata Michael Giacchino (che è il compositore di fiducia di J.J. Abrams, sono sue anche le musiche di Lost). Premi di contorno a Star Trek (make-up) e The Young Victoria (costumi, da noi uscirà direttamente in dvd a breve).

In definitiva, era dalla mattina seguente al trionfo del Ritorno del Re che non ero così soddisfatto dalle scelte dell’Academy. Ciò vuol dire che dovrò aspettare ancora parecchi anni prima di svegliarmi di nuovo contento. Pazienza. Per il momento non posso che consigliarvi di recuperare The Hurt Locker, che Paolino vostro aveva elogiato nel lontano 13 ottobre 2008.

febbraio 2nd, 2010Oscar 2010: le nomination

The_Hurt_LockerInnanzitutto, evito di riportarvi l’infinito elenco di candidature, per il quale vi rimando a questa pagina di Imdb. Un commento però lo faccio volentieri.

Innanzitutto noterete che sono ben dieci i lavori candidati all’Oscar per il miglior film quest’anno, merito della reintegrazione di una regola che era caduta in disuso da secoli. Bello (o triste?) quindi vedere nominati anche titoli che non hanno alcuna speranza di vincere come A Serious Man dei Coen, Up della Pixar o District 9. Personalmente farei i salti di gioia se vincesse The Hurt Locker, film che Italia uscì nell’ottobre del 2008 in assoluta anteprima mondiale dopo la presentazione a Venezia e che fu totalmente snobbato dal pubblico (ma non da me, vi rimando alla mia recensione). Ovviamente dopo la valanga di candidature (9, a pari merito con Avatar) sono sicuro tornerà nelle sale anche se è già disponibile in DVD da parecchi mesi.

4220xtylnoscar2Se vincesse il film di James Cameron sarebbe la sconfitta del Cinema. La sconfitta dei meriti artistici contro le logiche di mercato. Ho evitato di parlarvi dei Golden Globes proprio perchè sono stati una pagliacciata in questo senso (premiati Avatar come film drammatico e Una notte da leoni come miglior commedia…) Come sarebbe anche solo pensabile dare il maggior riconoscimento ad un film che non è neppure stato candidato (Dio sia lodato!) per la sceneggiatura, che di un film è la colonna vertebrale? Il problema è che la stessa cosa era accaduta con Titanic, e sappiamo com’è andata a finire… Terzo incomodo (chi lo avrebbe mai detto fino a pochi mesi fa?) è nientemeno che Mr. Quentin Tarantino, con le sue 8 candidature per Bastardi senza gloria, mentre attenzione a Tra le nuvole (6 nomination) che potrebbe riservare sorprese.

Sul fronte regia Cameron ha più chance per il suo straordinario lavoro tecnico. Come attore protagonista è lotta tra il Jeff Bridges dell’indipendente Crazy Heart e il George Clooney di Tra le nuvole. Mentre per il reparto femminile è quasi certo si consumerà la tragedia: Sandra Bullock vincerà l’Oscar per la sua drammatica interpretazione nel mega-successo The Blind SideSandra Bullock! Presente no? Quella isterica e miracolata delle commediole sentimentali! Pazzesco… A questo punto tifiamo tutti per l’unica che potrebbe scipparle la statuetta, l’esordiente Carey Mulligan di An Education (nelle sale italiane da questo week-end). Il premio per il miglior non protagonista è già assegnato al 100% a Christoph Waltz (Bastardi senza gloria) mentre è lotta per la non protagonista. Sono ansioso di sapere a chi andrà la statuetta per la sceneggiatura originale: non ho visto The Messenger (che pare sorprendente e ha fottuto il posto a 500 giorni insieme) ma gli altri candidati (Hurt Locker – Serious Man – Bastardi – Up) sono tutti di altissimo livello.

Certi sono gli Oscar ad Up come miglior film d’animazione e – forse – a Il nastro bianco per il film straniero. Piuttosto scandalosa la nomination per le mediocri musiche di Avatar firmate James Horner mentre l’Academy non ha dimenticato Parnassus insignito di due nomination tecniche (scenografie e costumi, stesso dicasi per Nine). Infine, i giornali strombazzeranno la presenza tra le nomination di ben quattro italiani: ma se Mauro Fiore (direttore della fotografia di Avatar) e Alessandro Camon (sceneggiatore di The Messenger) sono da considerare nostri compatrioti giusto per nascita visto che hanno avuto da subito la lungimiranza di fuggire all’estero per fare il lavoro dei loro sogni e non hanno mai messo mano a nessun prodotto nostrano, i miei più vivi complimenti al reparto marketing de Il divo di Paolo Sorrentino che è riuscito nell’impresa di far candidare Aldo Signoretti e Vittorio Sodano per il make-up del film. Non hanno possibilità (si battono con Star Trek) ma è una bella soddisfazione.

Se avrò voglia farò i miei pronostici per portare sfiga a qualcuno (l’anno scorso ne ho beccato più o meno mezzo), ma la grande mole di film che in Italia non sono ancora usciti credo me lo impedirà. Di sicuro la notte degli Oscar (7 marzo) sarà imperdibile per un solo motivo: i suoi due conduttori! Steve Martin e Alec Baldwin, due che potranno dare soddisfazioni!

Mai come negli ultimi anni la fantascienza pura sta vivendo un periodo di totale appannamento. Se escludiamo il successo di Star Trek (ma lì i fattori della riuscita erano ben altri), si contano svariati insuccessi, dal brutto Solaris con George Clooney al bel Sunshine di Danny Boyle. Uscirà ad inizio settembre negli USA (da noi chissà quando) un nuovo tentativo di rivitalizzare il genere, che stavolta però premerà l’acceleratore decisamente su fattori quali la tensione, l’angoscia e l’orrore… Si chiama Pandorum, è diretto dal tedesco Christian Alvart (che tra l’altro vedrà ben due suoi film distribuiti nei cinema nell’arco di poche settimane, visto che è già pronto anche l’horror Case 39 con Renée Zellweger, da noi a Natale) e prende il via quando due uomini si risvegliano su un’astronave deserta e non più funzionante. Non si ricordano perchè sono lì e quale fosse la loro missione, ma mentre cercano di ricostruire il loro passato vengono attaccati da una sorta di popolazione tribale. Si renderanno conto che la sopravvivenza del genere umano dipenderà da loro…

Protagonista, almeno dal trailer, pare essere il giovane e bravo Ben Foster (X-Men conflitto finale, Quel treno per Yuma, 30 giorni di buio), coadiuvato da Dennis Quaid e Cam Gigandet (Twilight, Il mai nato). Il rischio è altissimo: film come questi corrono serissimi rischi di cadere nel ridicolo. Fatevi una vostra idea, con il tesissimo trailer inglese:

giugno 5th, 2009TERMINATOR SALVATION

Terminator Salvation (Usa, 2009) di McG, con Christian Bale, Sam Worthington, Moon Bloodgood, Helena Bonham Carter, Anton Yelchin, Bryce Dallas Howard, Jane Alexander

Il voto di Paolino è… 6½

E’ il 2018, il Giorno del Giudizio è avvenuto e le macchine hanno preso il controllo del pianeta. I piccoli manipoli di Resistenza sparsi tra le città cercano come possono di sopravvivere e di trovare una soluzione affinchè la razza umana possa tornare a prevalere. Leader riconosciuto, seppur non ufficiale, e motivatore per eccellenza degli umani è John Connor (Christian Bale), appena venuto in possesso di un file che trasmesso via radio può mandare in pappa il cervello elettronico dei robot. A complicare le cose però ci penserà l’arrivo del misterioso Marcus Wright (Sam Worthington), dal passato incerto, e soprattutto il fatto che Kyle Reese (Anton Yelchin), “futuro” padre di Connor, sia il principale obiettivo di Skynet.

Uno dei fattori lodevoli del franchise di Terminator è che non abbia bisogno di reboot, remake, prequel o sotterfugi simili per tornare sul grande schermo: giunta al quarto capitolo (il primo è datato 1984) la saga non fa altro che continuare seguendo la storyline originale e andando ad aggiungere tasselli al racconto. Dopo tre film (e una serie tv, The Sarah Connor Chronicles) in cui era sì il fulcro della vicenda ma non il protagonista, il personaggio di John Connor prende piena vita grazie al prezzemolino Christian Bale e al suo “esercito” di combattenti, impegnati a fronteggiare l’intelligenza artificiale. Ma la vera novità di Terminator Salvation è il personaggio di Marcus Wright, protagonista di un prologo ambientato nel 2003 in cui, condannato alla pena di morte, sta per essere giustiziato: come fa dunque ad essere ancora vivo nel 2018, e come mai non si ricorda nulla degli ultimi 15 anni?

Se c’è qualcosa da rimproverare a questo nuovo capitolo della serie è che il racconto non si smuove, alla fine della visione ci si chiede cosa sia cambiato dalla puntata precedente, non ci sono sviluppi tangibili che possano mettere allo spettatore curiosità per un eventuale quinto capitolo. Prima che la situazione si animi deve passare una buona oretta, anche se l’attesa è tutt’altro che noiosa visto che, malgrado la critica americana lo abbia massacrato, il film non è assolutamente da buttare: soprattutto stupisce la regia di McG, dal quale, visti i precedenti cinematografici (Charlie’s Angels 1 e 2), non ci si aspettava una simile, e giustificata, rozzezza del tocco, grazie ad un largo utilizzo della camera a mano e di scenari post-apocalittici davvero notevoli. E le scene d’azione, che nel trailer venivano appena abbozzate, sono in realtà ben più incalzanti di quanto ci potessimo immaginare.

Da parte degli attori (maschili) c’è molto impegno, e finalmente possiamo godere delle capacità di Sam Worthington, già nuova star di Hollywood, protagonista anche del prossimo Avatar di James Cameron e del già mitico Scontro tra titani di Louis Leterrier. Anton Yelchin, un giovane su cui punto moltissimo,  visto recentemente in Star Trek, incarna i giovani panni del padre di Connor e lo fa con sicurezza, mentre le donne restano molto sullo sfondo, anche per colpa di una sceneggiatura che non le valorizza (e che si inventa una liason discutibile tra Wright e una Resistente porcona). Ma molti di voi vorranno sapere di Schwarzenegger: c’è o non c’è? Ebbene sì, c’è, ricostruito digitalmente in una scena trashissssssssima (vedere lo spot che vi ho postato sotto per credere).

Segue il trailer e, appunto, lo spot con Schwarzy.

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maggio 6th, 2009Anteprima: STAR TREK

Star Trek (Usa, 2009) di J.J. Abrams, con Chris Pine, Zachary Quinto, Karl Urban, Anton Yelchin, Eric Bana, Leonard Nimoy, Winona Ryder, Bruce Greenwood, Zoe Saldana, Rachel Nichols

Il voto di Paolino è… 7½

Postata anche qui su Trailersland.com

James T. Kirk (Chris Pine, Smokin’ Aces) è un giovane scapestrato dell’Iowa noto tra i pianeti per essere il figlio di uno storico e coraggioso capitano della Federazione, morto per salvare 800 vite tra cui quella dell’allora neonato figlioletto. Convinto non senza difficoltà ad arruolarsi nella flotta stellare dal capitano Christopher Pike (Bruce Greenwood), Kirk dovrà dimostrare la sua stoffa in battaglia quando si troverà costretto a guidare l’U.S.S. Enterprise contro i Romulani guidati dal perfido Nero (Eric Bana, Troy, Munich) giunto dal futuro in cerca di vendetta. Ad aiutarlo ci penseranno l’amico d’accademia nonché medico di bordo Leonard McCoy, la bella ma ambigua Uhura e il navigatore russo Pavel Chekov, mentre con il tenente Spock (Zachary Quinto, il Sylar di Heroes), metà vulcaniano e metà terrestre, sarà arduo trovare il modo di collaborare a causa del suo temperamento basato sulla logica e sulla razionalità a differenza dell’istintività di Kirk.

J.J. Abrams è l’uomo delle sfide. Ha rivoluzionato il mondo della serialità televisiva con Lost, ha permesso a Tom Cruise di riprendere ossigeno con Mission: Impossible 3, ha perfino collaborato a costruire pezzo dopo pezzo l’evento Cloverfield (di cui in Star Trek c’è più di una citazione), e oggi ha raccolto i pezzi della saga fantascientifica più longeva della storia ricostruendola a modo suo (insieme agli sceneggiatori di Transformers), aggiornandola all’era degli effetti speciali e ridandole nuova linfa vitale. Il timore era che il marchio fosse solo un pretesto per un film che avrebbe scontentato i trekkers più puristi cercando di accalappiare soltanto il giovane ed inesperto pubblico dei pop-corn movie estivi. Si può dire invece che Abrams sia riuscito a far felici tutti, creando un’invidiabile mix di tanta azione, umorismo e spettacolarità senza però dimenticarsi di caratterizzare al meglio i suoi personaggi, prendendosi i dovuti tempi per raccontarci della loro infanzia e per più che riusciti momenti drammatici. Senza dimenticare la presenza dell’interprete storico della serie Leonard Nemoy nei panni dello Spock anziano, che a dispetto di chi pensava ad un semplice cameo interpreta un vero e proprio ruolo assolutamente necessario al racconto e a cui spetta anche il compito di chiudere il film.

L’universo multirazziale portato sullo schermo da Abrams è giustamente grandioso, sottolineato con epicità dalla roboante e classicheggiante colonna sonora del fidato Michael Giacchino, ma ancorato fortemente alla realtà: l’accademia spaziale si affaccia sulle rive del Golden Gate Bridge e la storia potrebbe tranquillamente essere ambientata ai giorni nostri. Fin da subito risulta perfettamente godibile il giovane cast, ad esempio nel rapporto che si instaura tra Kirk (la scoperta Chris Pine) e l’altrettanto scavezzacollo McCoy (l’Eomer del Signore degli Anelli Karl Urban): i loro duetti danno vita ad alcuni dei momenti più riusciti del film, insieme a quelli con protagonista il buffo Chekov interpretato da un giovanissimo che farà strada (Anton Yelchin, che vedremo anche in Terminator: Salvation). In un film di “origini” come tanti se ne vedono in questo periodo, quando ampio spazio deve essere dato alla presentazione dei personaggi e al tessuto attorno a loro, è facile dimenticarsi degli antagonisti della storia, ed infatti il pur bravo Eric Bana poco può fare per dare importanza al suo Nero, che anche se inserito bene nel contesto soffre di troppa poca presenza sulla scena. Nel cast anche Wynona Rider nei panni della madre di Spock. Gli effetti visivi sono della Industrial Light & Magic: nulla di strano, se non fosse che è un’azienda di George Lucas, creatore dello storico “rivale” fantascientifico di Star Trek

Nei cinema da venerdì 8 maggio. Segue il trailer.

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Ve ne avevo già parlato qualche mese fa in occasione del bellissimo teaser trailer.

Star Trek, il riavvio del franchise spaziale ad opera di J.J. Abrams (e degli sceneggiatori di Alias e Transformers) arriverà nelle sale di tutto il mondo venerdì 8 maggio, nel secondo weekend di quel mese che storicamente è pericolosissimo al box office (ci sono caduti Poseidon nel 2006 e Speed Racer nel 2008). Probabilmente tutto dipenderà dai risultati di Wolverine, sugli schermi la settimana precedente.

C’è da dire che il materiale con cui Abrams sta mettendo l’acquolina ai vecchi e ai nuovi fan è davvero promettente. In questo epico full trailer che vi presento in italiano c’è davvero tutto: azione a mille, effetti speciali galattici, humour, sentimento. Non dovrebbe mancare nulla per fare di Star Trek uno dei successi dell’estate.

Su Youtube non si trova neppure una versione decente, quindi vi invito a guardarvelo sulla pagina di Yahoo Italia dedicata al film, cliccando qui.

novembre 19th, 2008Coming: STAR TREK

Non sono un grande fan del genere fantascientifico, né tantomeno di Star Trek, film o serie tv che fosse. Non ne ho mai visti 5 minuti. Il regista J.J. Abrams (creatore in tv di Alias e Lost, nonchè regista al cinema di Mission: Impossible 3) ha però rischiosamente raccolto la sfida di un reboot del franchise, con un film a metà tra passato e presente che uscirà in contemporanea mondiale il prossimo 8 maggio.

Dopo aver ammesso di non essere mai stato lui stesso un fan di Star Trek, il regista ha dichiarato di aver realizzato un film che piacerà a tutti. La trama riguarda una squadra di Romulani provenienti dal futuro, capitanata da Nero (nientemeno che un irriconoscibile Eric Bana, che vediamo alla fine del filmato qui sotto), che trova il Portale del Guardiano dell’Eternità. Il gruppo torna indietro nel tempo per uccidere la persona che è stata la peggior sventura per i Romulani e che sarà cruciale per il successo della federazione e di Starfleet: James Tiberius Kirk (Chris Pine). Spock, interpretato dallo storico protagonista Leonard Nimoy nella timeline iniziale del film, e da Zachary Quinto (Sylar in Heroes) nella sua versione giovane, scopre i piani di Nero e torna indietro nel tempo per proteggere il suo migliore amico Kirk.

Altri intepreti sono Simon Pegg (Hot Fuzz), Winona Ryder e un giovane attore su cui io da un paio d’anni sto nutrendo grandi speranze e sul quale scommetto un futuro da grande star: Anton Yelchin (Alpha Dog, Charlie Bartlett, Terminator: Salvation).

A voi le prime impressione su questo undicesimo capitolo cinematografico della saga, con il primo trailer italiano (preceduto da un saluto del regista ai fan italiani).


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