Terminator Salvation (Usa, 2009) di McG, con Christian Bale, Sam Worthington, Moon Bloodgood, Helena Bonham Carter, Anton Yelchin, Bryce Dallas Howard, Jane Alexander
Il voto di Paolino è… 6½
E’ il 2018, il Giorno del Giudizio è avvenuto e le macchine hanno preso il controllo del pianeta. I piccoli manipoli di Resistenza sparsi tra le città cercano come possono di sopravvivere e di trovare una soluzione affinchè la razza umana possa tornare a prevalere. Leader riconosciuto, seppur non ufficiale, e motivatore per eccellenza degli umani è John Connor (Christian Bale), appena venuto in possesso di un file che trasmesso via radio può mandare in pappa il cervello elettronico dei robot. A complicare le cose però ci penserà l’arrivo del misterioso Marcus Wright (Sam Worthington), dal passato incerto, e soprattutto il fatto che Kyle Reese (Anton Yelchin), “futuro” padre di Connor, sia il principale obiettivo di Skynet.
Uno dei fattori lodevoli del franchise di Terminator è che non abbia bisogno di reboot, remake, prequel o sotterfugi simili per tornare sul grande schermo: giunta al quarto capitolo (il primo è datato 1984) la saga non fa altro che continuare seguendo la storyline originale e andando ad aggiungere tasselli al racconto. Dopo tre film (e una serie tv, The Sarah Connor Chronicles) in cui era sì il fulcro della vicenda ma non il protagonista, il personaggio di John Connor prende piena vita grazie al prezzemolino Christian Bale e al suo “esercito” di combattenti, impegnati a fronteggiare l’intelligenza artificiale. Ma la vera novità di Terminator Salvation è il personaggio di Marcus Wright, protagonista di un prologo ambientato nel 2003 in cui, condannato alla pena di morte, sta per essere giustiziato: come fa dunque ad essere ancora vivo nel 2018, e come mai non si ricorda nulla degli ultimi 15 anni?
Se c’è qualcosa da rimproverare a questo nuovo capitolo della serie è che il racconto non si smuove, alla fine della visione ci si chiede cosa sia cambiato dalla puntata precedente, non ci sono sviluppi tangibili che possano mettere allo spettatore curiosità per un eventuale quinto capitolo. Prima che la situazione si animi deve passare una buona oretta, anche se l’attesa è tutt’altro che noiosa visto che, malgrado la critica americana lo abbia massacrato, il film non è assolutamente da buttare: soprattutto stupisce la regia di McG, dal quale, visti i precedenti cinematografici (Charlie’s Angels 1 e 2), non ci si aspettava una simile, e giustificata, rozzezza del tocco, grazie ad un largo utilizzo della camera a mano e di scenari post-apocalittici davvero notevoli. E le scene d’azione, che nel trailer venivano appena abbozzate, sono in realtà ben più incalzanti di quanto ci potessimo immaginare.
Da parte degli attori (maschili) c’è molto impegno, e finalmente possiamo godere delle capacità di Sam Worthington, già nuova star di Hollywood, protagonista anche del prossimo Avatar di James Cameron e del già mitico Scontro tra titani di Louis Leterrier. Anton Yelchin, un giovane su cui punto moltissimo, visto recentemente in Star Trek, incarna i giovani panni del padre di Connor e lo fa con sicurezza, mentre le donne restano molto sullo sfondo, anche per colpa di una sceneggiatura che non le valorizza (e che si inventa una liason discutibile tra Wright e una Resistente porcona). Ma molti di voi vorranno sapere di Schwarzenegger: c’è o non c’è? Ebbene sì, c’è, ricostruito digitalmente in una scena trashissssssssima (vedere lo spot che vi ho postato sotto per credere).
Segue il trailer e, appunto, lo spot con Schwarzy.
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