Giuro, non batto la fiacca. Però sì, batto un po’ la fiacca. Ecco cosa trovate al cinema in questo periodo…

Mai stati uniti (Italia, 2013, di Carlo Vanzina). Il caso ha voluto che io questo film l’abbia visto seduto a fianco del regista stesso. Io non ho mai riso. Ma se è per quello non ha mai riso neanche lui, quindi non mi sono sentito troppo a disagio. Il film viene dritto dritto dagli anni ’80, quando alcuni panorami da cartolina portavano la gente al cinema (adesso c’è internet, you know, ma i Vanzina non lo sanno) e quando alcuni giochi di parole alla Martufello (“Hey guys!” “Gay? Noi non siamo gay!”) facevano portare a casa la pagnotta. E se una scoreggia e un rutto sono senza tempo, una sceneggiatura come questa non lo è affatto. Aggiungiamoci un cast che affianca una bravissima Anna Foglietta (ma se già ad inizio carriera si butta via in ruoli del genere ho paura per lei) ad un incapace Giovanni Vernia passando per il solito Salemme e quella mummia di Ricky Memphis. Il risultato è sconfortante. VOTO: 3

The Master (Usa, 2012, di Paul Thomas Anderson). Visto a Venezia, in lingua originale e con i sottotitoli che scorrevano velocissimi a causa della frenesia dei dialoghi, potrei non aver colto alcuni passaggi fondamentali. Ciò che ho colto in pieno sono le performance mastodontiche di Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman (hanno candidato all’Oscar anche Amy Adams perché gli avanzava un buco), ma Anderson a mio parere ha fatto ben di meglio. Alcuni passaggi sono ombrosi, e alcune scelte sono un po’ troppo metaforiche. VOTO: 7

Cloud Atlas (Germania, 2012, di Lana e Andy Wachowski e Tom Tykwer). Uno dei flop più clamorosi (e aspettatissimi) del 2012 è questo mappazzone new age di produzione tedesca ma con cast di tutto rispetto che lega sei storie in sei scenari immaginari e spirituali. C’era un forte rischio pesantezza, che il film riesce ad evitare. Non viene evitata però la confusione e un senso di poca spettacolarità. Era un’impresa impossibile, almeno sono riusciti ad evitare il disastro totale. VOTO: 6

Cercasi amore per la fine del mondo (Usa, 2012, di Lorene Scafaria). Anche un bambino avrebbe capito che, con un titolo del genere, questo film avrebbe dovuto uscire in sala prima del 21 dicembre… Infatti altro flop totale! Intendiamoci, il film non è nulla di che, ma si lascia guardare e si fa ricordare per la leggerezza con la quale sorvola i vari generi. E poi c’è Steve Carell, un attore sempre più grande, uno dei pochissimi capaci di toccare tutti i registri senza sembrare falso. VOTO: 6

Django Unchained (Usa, 2012, di Quentin Tarantino). Il film meno parlato di Quentin è anche uno dei suoi più divertenti. Personaggi azzeccati, un paio di scene deliranti e quindi pazzesche (l’ante-Ku Klux Klan), dei godibili sprazzi di violenza. Qualche difettuccio (finale troppo allungato, Jamie Foxx non brilla) ma alla fine prevale l’entertainment. Un gran peccato che Will Smith abbia rifiutato il ruolo del protagonista. VOTO: 8

Quartet (Usa, 2012, di Dustin Hoffman). Un gruppo di anziani ex musicisti in una casa di riposo devono organizzare uno spettacolo lirico. Una sorta di Glee versione terza età, con un pizzico di classe alla Downton Abbey, per un film che Maggie Smith finisce letteralmente per mangiarsi data la sua mostruosa bravura. Tutto il cast è di altissimo livello, la storia è molto semplice, la sceneggiatura appena sufficiente e il risultato è apprezzabile. VOTO: 7

Lincoln (Usa, 2012, di Steven Spielberg). Gli ultimi quattro mesi di vita di Abraham Lincoln sono resi da Spielberg su grande schermo con un impianto teatrale che valorizza ogni parola e la erge su un piedistallo. Attraverso le storielle e gli aneddoti che escono dalla voce del grandissimo Daniel Day Lewis, Spielberg fa del suo protagonista un personaggio affascinante e a misura d’uomo. Un ritratto commosso di un Presidente complesso, per un film che tocca vari generi senza mai snaturarsi, e che gode di attori di contorno tutti magnifici pur alle prese con caratterizzazioni un po’ vuote. VOTO: 7

febbraio 22nd, 2012WAR HORSE / recensione

War Horse (Usa, 2011) di Steven Spielberg, con Jeremy Irvine, Emily Watson, Peter Mullan, David Thewlis, Niels Arestrup, Tom Hiddleston, Benedict Cumberbatch, Toby Kebbell

Il voto di Paolino è… 7

La storia è quella di Joey, un giovane puledro che viene separato dalla madre e venduto in un mercato inglese dove, per sfida nei confronti in un avido mercante locale, viene acquistato ad un prezzo molto alto da Ted, un burbero agricoltore col gomito spesso alzato. Joey dovrebbe servire per arare il piccolo appezzamento di terreno della famiglia di Ted, e sarà il suo giovane figlio Albert (Jeremy Irvine) ad addestrarlo. Fino a quando la Prima Guerra busserà alle porte dell’Inghilterra, e Ted sarà costretto a vendere Joey all’esercito. Ma Albert non perderà mai la speranza di ritrovare il cavallo che è anche il suo migliore amico.

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Melissa McCarthy candidata come non protagonista per Le amiche della sposa.

Jonah Hill candidato come non protagonista per L’arte di vincere.

Woody Allen candidato come miglior regista per Midnight in Paris.

Michael Fassbender, Nicolas Winding Refn (vincitore della Palma a Cannes come miglior regista) e il suo Drive completamente snobbati.

Basterebbero questi pochi esempi per farvi capire come spesso, per agguantare o perdere una nomination, sia decisivo il successo o l’insuccesso di un film al botteghino. Allen, la cui nomination per la sceneggiatura originale può anche essere accettata, come regista non è mai stato nulla di che. Il rivoluzionario Refn doveva essere almeno nella cinquina.

Nove i titoli candidati a “Miglior film”. Scopriteli qui insieme a tutte le altre nomination.

Segnalo la candidatura come miglior attore dello sconosciuto Demian Bichir (l’Esteban Reyes di Weeds) per A Better Life di Chris Weitz, qualche riconoscimento a La talpa (Gary Oldman alla sua prima nomination della carriera, più colonna sonora e sceneggiatura) che dai Golden Globes era stato dimenticato, ben 10 nomination per The Artist che potrebbe rivelarsi il vero outsider dell’anno assieme a Paradiso amaro (5 candidature) e 11 per Hugo Cabret di Scorsese, mentre Eastwood viene completamente snobbato per il suo J. Edgar e David Fincher riceve un paio di contentini per il suo remake di Uomini che odiano le donne. L’arte di vincere arriva ad un totale di 6 nomine (il film sportivo in USA tira sempre) alla pari con War Horse di Spielberg, mentre The Help si ferma a quota 4.

The Tree of Life e Terrence Malick agguantano tre nomination. Grazie a Dio la Pixar quest’anno non ha la nomination per il suo film d’animazione (Cars 2) ma a sorpresa manca anche lo spielberghiano Tintin (che pochi giorni fa ha invece vinto proprio come miglior cartoon ai Golden Globes: tanto per dire…)

Infine fa sorridere, ma per la “Miglior canzone” sono candidati solo due film: I Muppet e Rio.

A presto per i miei inutili pronostici.

The Adventures of Tintin (Usa, 2011) di Steven Spielberg

Il voto di Paolino è… 7

Il giovane reporter Tintin è famoso per la sua audacia e il suo temperamento, qualità che gli hanno reso possibile la scoperta e la cattura di molteplici bande di criminali.  Un giorno, sempre seguito dal suo fido cagnolino Lulù, trova e acquista in un mercatino di Parigi un modellino di nave che con orgoglio corre ad esporre a casa. Ma quell’oggetto è più prezioso di quanto potesse immaginare: Tintin si trova infatti invischiato in un mistero che lo porterà in giro per il mondo e gli farà conoscere nuovi amici e nuovi nemici.

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Perché a volte il titolo di un post potrebbe anche bastare.

Ce l’hanno venduto come l’evento televisivo del 2011: OK, ci potevo stare. Vero è che ormai il nome di Spielberg alla produzione conta meno di una gomma da masticare appiccicata sotto le mie scarpe, quindi non c’avevo badato più di tanto, ma l’idea di una serie a grosso budget che, grazie alla tecnologia sempre più avanzata, potesse rendere effetti speciali (e dinosauri, in questo caso) a misura di TV mi sembrava avvincente. Un po’ di Lost, un po’ di 24 (regista e produttori vengono proprio dalla serie con Kiefer Sutherland) e un po’ di Jurassic Park. Risultato? Uno dei serial più banali e noiosi che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni.

Il pilot di due ore, previsto per maggio ma poi rinviato all’autunno per “perfezionare gli effetti speciali” (pensa com’erano prima…) è stato sconcertante: un prologo su una Terra invivibile del futuro, sbrigativo (e di questo non ci si lamenta affatto) ma soprattutto tremendamente assurdo, sbandante tra il tentativo di mostrare marchingegni futuristici (come un laser che il protagonista utilizza per segare le sbarre della prigione in cui è rinchiuso) e quello di mantenersi tragicamente ancorati al verosimile (nel 2149 ancora le prigioni con le sbarre?). Poi, il salto indietro nel tempo. E qui iniziano i punti interrogativi. E’ il vero passato o è un passato alternativo (come parrebbe)? Se la via è di sola andata come fanno gli abitanti di Terra Nova a comunicare col futuro? E soprattutto, ma lanciare una bella granata sulla casa della famiglia dei protagonisti (un nucleo familiare che rende simpatico quello degli spot del Mulino Bianco)?

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Super 8 (Usa, 2011) di J.J. Abrams, con Joel Courtney, Riley Griffiths, Ryan Lee, Gabriel Basso, Zach Mills, Kyle Chandler, Elle Fanning, Ron Eldard, Noah Emmerich, Amanda Michalka

Il voto di Paolino è… 8

In sala da venerdì 9 settembre

Ohio, estate del 1979. Finita la scuola, i bambini si preparano a passare i tre mesi estivi dedicandosi ognuno alle proprie passioni. Quella del gruppo di amici di Joe Lamb, un ragazzino da poco rimasto orfano della madre e il cui padre (Kyle Chandler) è il vicesceriffo della contea, è il cinema: è proprio mentre lui e i suoi amici stanno girando una nuova scena del loro film in super 8 sugli zombie che diventano testimoni di un catastrofico incidente ferroviario. Da quel momento, la città viene funestata da strani accadimenti, iniziano a sparire elettrodomestici e persone, mentre l’esercito e le forze speciali arrivano in massa per fronteggiare un pericolo che potrebbe arrivare da molto lontano

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Una cosa si può dire di J.J. Abrams, piacciano o non piacciano i suoi film: è uno a cui piace rischiare. Debutta alla regia con un franchise che in molti credevano già sepolto e lo resuscita (Mission: Impossibile 3); riporta al successo una saga fantascientifica che sapeva di vecchio già dal nome (Star Trek); dà vita al fenomeno Cloverfield, e da autore… beh: Lost, ma anche Alias, Fringe, ecc.

Oggi torna sugli schermi con la sua opera terza, di cui è anche unico sceneggiatore, la cui promozione iniziò ben prima del via alle riprese, prima addirittura dell’annuncio del cast, prima addirittura dell’annuncio del progetto stesso: un teaser (LINK) che fece impazzire milioni di fan in tutto il mondo, e un titolo, Super 8, che lasciò tutti nel mistero. Poi le prime informazioni, il casting, le riprese, e ora il film è pronto ad uscire il prossimo giugno e, senza 3D o una forte saga alle spalle, dovrà vedersela con colossi tipo X-Men: l’inizio e Lanterna Verde. Ambientato nell’estate del 1979, racconta di un gruppo di ragazzini dell’Ohio che assiste ad uno spettacolare incidente ferroviario mentre stanno girando un film amatoriale in Super 8. Misteriose sparizioni ed eventi inspiegabili iniziano ad accadere attorno a loro: cosa conteneva quel treno deragliato?

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E’ tratto da un comic-book (e nun te poi sbajà), perchè pare che accoppiate del genere possano saltare in testa solo ai fumettari. Del tipo che sta guardando un western con Clintone Eastwood e ad un certo punto il fumettaro pensa “E se mo’ invece di un messicano dal baffo irsuto gli piombassero addosso degli alieni incazzosi??” e si inventa il fumetto. Tanto a lui bastano una matita, un po’ di carta, anche stropicciata, e del buon tempo da perdere. Se poi qualcuno – nel qual caso il regista dei due Iron Man e i creatori di Lost e Transformers - il fumettaro lo prendono pure sul serio e convincono Steven Spielberg a produrre la cagata, non possiamo certo dare la colpa a chi l’idea originale l’ha incautamente avuta una sera dopo che aveva mangiato pesante.

E’ così che la prossima estate ci toccherà Cowboys & Aliens. Considerando che sarà da qualche buon decennio che un film anche vagamente a tema western non incassa più di due pomodori al botteghino, mi chiedo quale possa essere il coniglio nel cilindro di Jon Favreau. Non credo punti su Daniel Craig, che la faccia da beota del West ce l’ha tutta ma non si può dire che porti le masse al cinema; potremmo pensare che punti su Olivia Wilde, la cui figaggine sarà anticipata al cinema da Tron: Legacy tra poche settimane e che quindi per luglio sarà bella che pronta da sfornare (ma Megan Fox nel floppone Jonah Hex deve fare pur far testo in qualche maniera). Invece la vera chicca sarà un’altra: Indiana Jones! Perchè se ci pensate bene, Jones non era altro che un cowboy nell’epoca sbagliata! Quindi lunga vita ad Harrison Ford! Il top sarebbe che facesse fuori un alieno nella stessa maniera in cui fece fuori lo spadaccino arabo nei Predatori (ma voi la sapete la genesi di quella scena? del cagotto di Ford e tutto il resto? E’ storia ragazzi…)

A voi il teaser, sottotitolato dai miei amiconi di TrailersLand.

Nel nostro viaggio attraverso i credits più originali e memorabili della nostra storia recente, non si possono tralasciare anche molte chicche cinematografiche. Nello specifico oggi voglio rimembrarvi quelli di Prova a prendermi, commedia godibilissima con Tom Hanks e Leonardo DiCaprio che Steven Spielberg portò al cinema nel 2002.

I titoli di testa, creati dal duo Kuntzel & Deygas, rappresentano stilisticamente la fuga del furfante Frank Abagnale attraverso i luoghi più disparati del mondo e il tentativo di acciuffarlo da parte dell’agente Carl Hanratty, sempre all’ultimo respiro. Da ricordare assolutamente.

Uscirà in tutto il mondo, Italia compresa, il prossimo 26 giugno il nuovo giocattolone sui megarobot targato Michael Bay e Steven Spielberg. Non sto neanche qui a scrivervi due righe di trama tanto chi cazzo se ne fotte della storia! L’importante è che gli effetti speciali siano strepitosi, che le botte siano tante, che gli inseguimenti siano adrenalinici. Dal trailer che trovate qui sotto in italiano (ma vi consiglio caldamente l’alta definizione qui) non si capisce nulla, ma si vede esattamente quello che ci aspettiamo: azione allo stato puro, stavolta addirittura tra le Piramidi d’Egitto!

Et voilà…


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