gennaio 27th, 2013Recensioni così brevi che le chiamerò Recen.
Giuro, non batto la fiacca. Però sì, batto un po’ la fiacca. Ecco cosa trovate al cinema in questo periodo…
Mai stati uniti (Italia, 2013, di Carlo Vanzina). Il caso ha voluto che io questo film l’abbia visto seduto a fianco del regista stesso. Io non ho mai riso. Ma se è per quello non ha mai riso neanche lui, quindi non mi sono sentito troppo a disagio. Il film viene dritto dritto dagli anni ’80, quando alcuni panorami da cartolina portavano la gente al cinema (adesso c’è internet, you know, ma i Vanzina non lo sanno) e quando alcuni giochi di parole alla Martufello (“Hey guys!” “Gay? Noi non siamo gay!”) facevano portare a casa la pagnotta. E se una scoreggia e un rutto sono senza tempo, una sceneggiatura come questa non lo è affatto. Aggiungiamoci un cast che affianca una bravissima Anna Foglietta (ma se già ad inizio carriera si butta via in ruoli del genere ho paura per lei) ad un incapace Giovanni Vernia passando per il solito Salemme e quella mummia di Ricky Memphis. Il risultato è sconfortante. VOTO: 3
The Master (Usa, 2012, di Paul Thomas Anderson). Visto a Venezia, in lingua originale e con i sottotitoli che scorrevano velocissimi a causa della frenesia dei dialoghi, potrei non aver colto alcuni passaggi fondamentali. Ciò che ho colto in pieno sono le performance mastodontiche di Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman (hanno candidato all’Oscar anche Amy Adams perché gli avanzava un buco), ma Anderson a mio parere ha fatto ben di meglio. Alcuni passaggi sono ombrosi, e alcune scelte sono un po’ troppo metaforiche. VOTO: 7
Cloud Atlas (Germania, 2012, di Lana e Andy Wachowski e Tom Tykwer). Uno dei flop più clamorosi (e aspettatissimi) del 2012 è questo mappazzone new age di produzione tedesca ma con cast di tutto rispetto che lega sei storie in sei scenari immaginari e spirituali. C’era un forte rischio pesantezza, che il film riesce ad evitare. Non viene evitata però la confusione e un senso di poca spettacolarità. Era un’impresa impossibile, almeno sono riusciti ad evitare il disastro totale. VOTO: 6
Cercasi amore per la fine del mondo (Usa, 2012, di Lorene Scafaria). Anche un bambino avrebbe capito che, con un titolo del genere, questo film avrebbe dovuto uscire in sala prima del 21 dicembre… Infatti altro flop totale! Intendiamoci, il film non è nulla di che, ma si lascia guardare e si fa ricordare per la leggerezza con la quale sorvola i vari generi. E poi c’è Steve Carell, un attore sempre più grande, uno dei pochissimi capaci di toccare tutti i registri senza sembrare falso. VOTO: 6
Django Unchained (Usa, 2012, di Quentin Tarantino). Il film meno parlato di Quentin è anche uno dei suoi più divertenti. Personaggi azzeccati, un paio di scene deliranti e quindi pazzesche (l’ante-Ku Klux Klan), dei godibili sprazzi di violenza. Qualche difettuccio (finale troppo allungato, Jamie Foxx non brilla) ma alla fine prevale l’entertainment. Un gran peccato che Will Smith abbia rifiutato il ruolo del protagonista. VOTO: 8
Quartet (Usa, 2012, di Dustin Hoffman). Un gruppo di anziani ex musicisti in una casa di riposo devono organizzare uno spettacolo lirico. Una sorta di Glee versione terza età, con un pizzico di classe alla Downton Abbey, per un film che Maggie Smith finisce letteralmente per mangiarsi data la sua mostruosa bravura. Tutto il cast è di altissimo livello, la storia è molto semplice, la sceneggiatura appena sufficiente e il risultato è apprezzabile. VOTO: 7
Lincoln (Usa, 2012, di Steven Spielberg). Gli ultimi quattro mesi di vita di Abraham Lincoln sono resi da Spielberg su grande schermo con un impianto teatrale che valorizza ogni parola e la erge su un piedistallo. Attraverso le storielle e gli aneddoti che escono dalla voce del grandissimo Daniel Day Lewis, Spielberg fa del suo protagonista un personaggio affascinante e a misura d’uomo. Un ritratto commosso di un Presidente complesso, per un film che tocca vari generi senza mai snaturarsi, e che gode di attori di contorno tutti magnifici pur alle prese con caratterizzazioni un po’ vuote. VOTO: 7






