056d1_tv_modern_family012La novità televisiva della stagione appena conclusasi che mi ha convinto più tra tutte quelle che ho visto è sicuramente la strepitosa Modern Family, partita su ABC lo scorso settembre (e in Italia su Fox da febbraio) e già rinnovata per una seconda stagione dopo i risultati più che lusinghieri.

E’ una comedy strutturata in episodi da 20 minuti e, cosa che la rende estremamente vivace e senza pause, è realizzata come fosse un mockumentary, un falso documentario sulle vite di tre famiglie “moderne” legate tra loro da vincoli di parentela. Camera a mano spesso senza stacchi, e intermezzi in stile “confessionale del Grande Fratello” in cui i protagonisti si raccontano ad un ipotetico intervistatore. Più facile a vedersi che a dirsi, vi assicuro.

La famiglia più numerosa del terzetto è quella di Phil, agente immobiliare bambinone ed ingenuo, e Claire, madre iperprotettiva dei loro tre figli. Claire ha un padre, Jay, che dopo essersi divorziato si è risposato con la ben più giovane e colombiana Gloria, la quale aveva già un figlioletto tenerone e svarionato di nome Manny. Il terzo nucleo è composto da due novelli sposi gay, uno dei quali fratello di Claire e figlio di Jay, che hanno appena deciso di adottare la loro prima bambina, una neonata vietnamita.

Il punto di forza di Modern Family sta in una sceneggiatura brillante e sarcastica come non se ne ascoltavano da tempo, che trova sfogo in personaggi irresistibili e talvolta geniali. Il padre di famiglia Phil ad esempio, che spesso si rivela ben più marmocchio dei suoi piccoli, riesce ad essere sempre inopportuno e ad ingaggiare strampalate gare di superiorità con la nevrotica moglie. Alla colombiana Gloria vengono poi messe in bocca battute letteralmente politically  uncorrect, molte volte di un fenomenale cinismo che riguarda soprattutto il suo paese d’origine (dove a suo dire le lezioni a scuola vengono interrotte solo quando un bambino è chiamato ad uscire dalla classe per identificare un cadavere).

Camei d’eccezione, tra cui spicca quello di Edward Norton in uno dei primi episodi, seguito da Benjamin Bratt e Minnie Driver nei seguenti. Segue una clip tratta dall’episodio pilota che presenta i personaggi principali.

Voto alla prima stagione: 8

NURSE JACKIECome previsto la stampa e il web italiano stanno promuovendo la partenza su Sky Uno di Nurse Jackie, serie della tv via cavo americana Showtime, indicandola come la risposta femminile al Dr. House. Niente di più sbagliato.

Jackie Peyton (Edie Falco, I Soprano) è un’infermiera del New York City Hospital che col burbero medico col bastone ha in comune soltanto la battuta facile e il vizietto di assumere ingenti quantità di medicinali per tirare avanti, nello specifico pasticche di ogni genere che il farmacista della struttura Eddie, nonché suo amante, gli fornisce in cambio di amore e sveltine. A casa ha un marito splendido e due figlie per le quali stravede, ma mentre è al lavoro si toglie la fede e conduce una vita parallela. L’unica persona a conoscere il suo segreto è uno dei dottori, Eleonor, dedita al vestiario firmato e ai bicchieri di vino. Attorno a loro un mucchio si variopinti personaggi, dal giovane medico svampito e combinaguai Fitch (Peter Facinelli, il Cullen senior di Twilight), l’infermiere gay Mo-Mo e l’intransigente direttrice del reparto Gloria. Senza contare la novellina con la testa tra le nuvole che viene affidata a Jackie, l’ingenuotta Zoey, che combinerà più di un pasticcio con i pazienti.

Jackie non è House perchè per lei i pazienti vengono prima di tutto, e sfida persino la legge per aiutarli e far valere i loro diritti. E il suo nascondersi dietro un’apparente aura di cattiveria e cinismo è soltanto un modo di farsi valere e di venire rispettata da tutti. E si droga certo per lenire il dolore che la schiena le provoca, ma anche e soprattutto per non farsi mai trovare impreparata, debole o poco reattiva.

Jackie è un personaggio da tenere d’occhio, una figura malinconica che guarda il mondo da un oblò e pare essere sé stessa soltanto tra le mura domestiche, con la famiglia che la ama. Il telefilm rende giustizia solo in parte a questo connubio di umori, viaggiando tra il serio e il faceto con leggerezza e con più di un personaggio indovinato (soprattutto il buffo dottor Fitch, affetto da una strana patologia che gli fa involontariamente “allungare le mani” sui seni delle donne quando viene sgridato).

La prima stagione del telefilm, composta da 12 episodi, parte stasera su Sky Uno. La seconda andrà in onda negli States da fine marzo.

Voto alla prima stagione: 6/7

24season7cast423Dopo la pausa forzata nel 2008 causata dallo sciopero degli sceneggiatori e dai guai giudiziari di Kiefer Sutherland, il 2009 è stato l’anno dei grande ritorno di 24 con la sua settima stagione, sbarcata finalmente anche in Italia sul canale satellitare FX in attesa del debutto in chiaro previsto per l’inverno su Italia 1.

Anticipata dal film-tv 24: Redemption, ambientato in Africa e di cui già vi avevo parlato qui, il Day 7 di 24 parte proprio dalle conseguenze degli eventi narrati nel prologo: Jack Bauer è stato costretto a tornare sul suolo americano e ad essere così processato da una commissione del Senato per alcuni atti illeciti compiuti durante il suo servizio al CTU, ormai smantellato. Durante il dibattimento Jack viene però prelevato dall’agente dell’FBI Renée Walker (Annie Wersching) che lo reclama come informatore riguardante una situazione critica: la tentata violazione del firewall del CIP, un sistema che protegge tutte le infrastrutture della nazione. Se l’attentato andasse in porto, ogni tipo di telecomunicazioni, trasporti o reti elettriche sarebbe vulnerabile. E Jack conosce bene l’uomo che si presume essere dietro a tutto questo: il suo ex collega, e amico fraterno, Tony Almeida (Carlos Bernard). Ma è davvero tutto come sembra?

Ovviamente no… Nei 24 episodi della nuova serie Jack ne farà nuovamente di cotte e di crude, dovrà conquistarsi la fiducia del nuovo Presidente degli Stati Uniti (una donna, Allison Taylor, interpretata da Cherry Jones fresca di Emmy per questo ruolo), ritroverà i vecchi amici Chloe O’Brian (Mary Lynn Rajskub) e Bill Buchanan (James Morrison) e dovrà vedersela con un cattivo d’eccezione, il premio Oscar Jon Voight. Jack per salvare il proprio Paese metterà totalmente a rischio la sua salute, elemento che farà tornare nella storia per una manciata di episodi anche sua figlia Kim (Elisha Cuthbert).

Adrenalina? Colpi di scena? Azione? Gli elementi imprescindibili di 24 ci sono sempre, comprese le traversie familiari del Presidente USA che inevitabilmente finiranno per condizionare gli sviluppi della trama. Ma ormai tutto ciò non è più una novità, e al settimo anno anche io, che considero questa serie la mia preferita in assoluto e la migliore tra quelle ancora in produzione, devo ammettere che si comincia a tirare la corda. Bauer è giunto ad un punto di non ritorno, talmente acciaccato nel corpo e nel cervello da rendere ogni suo gesto sullo schermo una sorta di “ultimo gesto”. Manca lo spirito, manca la vitalità, manca la passione che trasmetteva durante i primi anni. Oggi tutto sembra più prevedibile, e questo è un peccato. Prima che la serie scada del tutto, meglio farla finire con onore.

L’ottava stagione, secondo molti l’ultima, inizierà in America il prossimo gennaio.

Voto alla settima stagione: 6-

Prendete la rete via cavo HBO, che negli ultimi anni ci ha dato Sex & the City, I Soprano, Deadwood e Roma. Prendete poi Alan Ball, scrittore rivelazione di American Beauty e poi sviluppatore, sempre per HBO, di quel capolavoro di Six Feet Under. Mischiate il tutto ed otterrete una nuova grande serie cult, True Blood, della quale negli Stati Uniti è attualmente in onda la seconda stagione mentre in Italia si sta concludendo la prima ogni lunedì su Fox (SKY).

Basta una conoscenza solo superficiale degli scritti di Alan Ball per sapere quale sia il tema principe dei suoi lavori: la morte, coniugata in tutte le sue sfumature, e intrisa di umorismo nero e sadico cinismo. Mentre in Six Feet Under aveva a che fare con dei cadaveri inermi, in True Blood i cadaveri sono… viventi! In un ipotetico e prossimo futuro infatti, i vampiri usciranno allo scoperto e si mischieranno alla gente comune. Ciò sarà possibile grazie alla messa in commercio di una nuova bevanda, il True Blood appunto, sorta di sangue sintetico che renderà loro possibile la “vita” senza dover dissanguare alcun umano. Inutile dire che il dibattito terrà banco a livello mondiale, tra chi, più aperto, auspicherà una loro pacifica coabitazione, e chi non potrà scordare di essere pur sempre vicino a corpi senza cuore battente, che non possono stare sotto il Sole e che riposano nell’umida terra.

Nella tranquilla cittadina di Bon Temps, in Louisiana, vive la cameriera Sookie (Anna Paquin, La 25a ora, la trilogia di X-Men),  assieme al fratello Jason e all’amorevole nonna. Incredibilmente, Sookie è dotata di un dono soprannaturale: riesce a captare i pensieri della gente attorno a lei. Una sera si presenta alla porta del bar in cui lavora l’elegante e gentile Bill Compton, dalla pelle biancastra: un vampiro in piena regola. E’ lì che Sookie si accorge che i suoi poteri telepatici non funzionano con quelli dell’”altra specie”. Tra i due sboccerà una relazione contrastata e pericolosa, che porterà a Bon Temps dissidi, malumori… e un mucchio di morti.

Sesso esplicito e sfrenato, droghe di tutti i tipi (tra cui il famigerato “sangue di vampiro”, protagonista di una brutta avventura per Jason), violenza, crimini, omicidi, orgie tra vampiri… Ma anche romanticismo, amicizia, buona battute. True Blood è un prodotto che si lascia guardare con attenzione e appassiona, lentamente. Non godrà probabilmente di una regia così accorta, e non si può dire neppure che il casting sia riuscitissimo (anzi affermo tranquillamente che è uno dei peggiori degli ultimi anni…) ma è una serie adulta capace di vari colpi di scena e di discorsi per nulla scontati.

Abbastanza inquietante la somiglianza del nome dell’attore che interpreta il vampiro Bill (Stephen Moyer) con quello dell’autrice dei libri di Twilight, Stephenie Meyer. Poco male, pochi giorni fa Moyer ha definito il vampiro di Robert Pattinson “una fighetta”.

Voto alla prima stagione: 7

Si chiama “Psych” ed è un’agenzia investigativa guidata da Shawn Spencer (James Roday), un ragazzotto americano cresciuto fin da piccolo, dal padre poliziotto (Corbin Bernsen), a pane e “indizi”. Shawn ha sviluppato negli anni, grazie ad uno spiccatissimo senso visivo, la capacità di risolvere anche i casi più complicati semplicemente “osservando”, nei minimi particolari, tutto ciò che lo circonda e che è inerente al crimine: persone, luoghi, azioni, espressioni. Il dipartimento di polizia però non può accettare che un uomo qualunque abbia questo tipo di facoltà, così a Shawn, sempre accompagnato dall’amico d’infanzia Gus (Dulé Hill, famoso per West Wing), più serio e razionale, non resta che fingersi un sensitivo e impersonare la parte di uno che risolve i più intricati enigmi grazie a delle fortuite visioni mistiche.

In onda dal 2006 sulla rete americana USA Network, e in Italia su Steel e Rete4, Psych è una strampalata commedia a sfondo poliziesco che diverte e coinvolge, grazie anche e soprattutto alla verve del suo protagonista, James Roday (visto in Hazzard e Showtime) su cui il cinema comico dovrebbe cominciare a puntare. Tra esilaranti siparietti che lo coinvolgono in finte e assurde premonizioni, e rocamboleschi sotterfugi messi in atto per intrufolarsi nelle scene del crimine senza farsi scoprire dal detective Lassiter (Timothy Omundson, visto in tv in Jericho e Deadwood), che lo disprezza perchè fa far lui una brutta figura  dietro l’altra dinanzi al capo – donna – del dipartimento, la serie, creata dall’esordiente Steve Franks, è un giusto connubio tra generi che non risulta indigesto a chi, come il sottoscritto, non prova alcun interesse nel seguire i crime alla CSI.

La terza serie è attualmente in onda negli States, e arriverà in Italia prossimamente.

Dopo il salto, due scene in italiano (o almeno credo, ho il pc in panne che non mi fa sentire l’audio!!!)

Voto alla prima stagione: 7

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Il fenomento del piccolo schermo americano delle ultime stagioni (almeno per quanto riguarda la tv via cavo) si chiama Mad Men e va in onda su AMC. Già vincitrice lo scorso anno di due Golden Globe (Miglior serie drammatica e Miglior attore, Jon Hamm) e di 6 Emmy Awards, la serie è ambientata all’inizio degli anni ’60, quelli del boom economico e della campagna presidenziale Kennedy/Nixon, in uno studio pubblicitario di Madison Avenue a New York, la Sterling Cooper. Ad assistere il genio delle idee pubblicitarie Don Draper, tra nubi di fumo e alcol a volontà, troviamo una squadra di lavoro totalmente sixties: Salvatore Romano, l’art-director gay che non accetta la sua sessualità in un mondo maschilista, il giovane Pete Campbell, figlio di papà novello sposino, e Roger Sterling, il capo, cinico e antisemita.

Razzismo, sessismo, omofobia e adulterio: è questo il mondo degli uomini di Mad Men. E le donne? La serie ci offre un impietoso sguardo sul mondo del business nel periodo d’oro degli affari anche dal loro punto di vista: segretarie vittime giorno dopo giorno di sgarbati commenti, mogli frustrate e servizievoli, amanti in carriera. E cosa succederebbe se in questo mondo perfetto e totalmente in equilibrio sbucassero dal passato vecchi segreti?

Il messaggio della serie creata da Matthew Weiner (sceneggiatore dei Soprano) è semplice e pericoloso: non importa chi sei, cosa vuoi o quali siano i tuoi valori, l’importante è come ti vendi. E Mad Men centra il bersaglio grazie ad una confezione di lusso, ad attori in ottima forma e ad una sceneggiatura potente. Un modo per raccontare l’America del passato per capire come siamo arrivati a quella dell’oggi.

Mad Men va in onda, in Italia, sul canale CULT di Sky. Ancora nulla si sa di una sua eventuale programmazione in chiaro.

Dopo il saltino, troverete in 3 brevi spot la campagna pubblicitaria messa in atto da SKY per il debutto della serie, la scorsa primavera.

Voto alla prima stagione: 7

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Andiamo a vedere insieme chi ha ricevuto le nomination ai Golden Globe per le categorie telefilmiche. Buoni riscontri per Dexter, House, Mad Men, The Office, In Treatment e True Blood. Poche le novità: dal fatto che gli americani continuino a premiare e seguire Entourage si capiscono molte cose…

  • Miglior serie drammatica

- Dexter
- Dr. House
- In Treatment
- Mad Men
- True Blood

  • Miglior serie commedia o musical

- Californication
- Entourage
- The Office
- 30 Rock
- Weeds

  • Miglior attore in una serie commedia o musical

- Alec Baldwin in 30 Rock
- Steve Carell in The Office
- Kevin Connolly in Entourage
- David Duchovny in Californication
- Tony Shalhoub in Monk

  • Miglior attrice in una serie commedia o musical

- Christina Applegate in Samantha Chi?
- America Ferrera in Ugly Betty
- Tina Fey in 30 Rock
- Debra Messing in The Starter Wife
- Mary-Louise Parker in Weeds

  • Miglior attore in una serie drammatica

- Gabriel Byrne in In Treatment
- Michael C. Hall in Dexter
- Jon Hamm in Mad Men
- Hugh Laurie in Dr. House
- Jonathan Rhys Meyers in The Tudors

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Mancava dai teleschermi americani dal 21 maggio 2007, data in cui andò in onda su FOX l’ultimo episodio della sesta stagione. La serie successiva, che doveva partire otto mesi dopo, sarebbe stata prima rinviata e poi definitivamente rimandata a data da destinarsi causa sciopero degli sceneggiatori. Di mezzo si intromise pure l’arresto di Kiefer Sutherland, che bloccò le riprese per diverso tempo. Ora finalmente ci siamo, l’11 gennaio 2009 debutterà negli States l’attesissima settima stagione di 24, quella che dovrebbe essere la stagione della svolta. Dopo un sesto anno piuttosto deludente, il più premiato e innovativo serial del decennio vedrà cambiato tutto: ambientazione, personaggi, sfondo. Il CTU non esiste più, l’America ha un nuovo Presidente, ma in primo piano sempre lui: Jack Bauer!

In attesa del debutto ufficiale, lo scorso 23 novembre FOX ha ospitato ben 100 minuti di prequel, in un vero e proprio film per la tv intitolato 24: Redemption. Ambientato quattro anni dopo la fine del sesto giorno, con un Bauer in fuga per il mondo che sembra aver finalmente trovato la pace interiore vivendo tra popolazioni povere e bisognose del suo aiuto, il film racconta delle due ore che segneranno il suo rientro in gioco a tutto campo. Inseguito da mandati di comparizione che lo obbligherebbero a presentarsi di fronte ad una commissione del Senato per rispondere di accuse riguardanti il suo uso della tortura per ottenere informazioni, Bauer può ritenersi salvo finché non mette piede in territorio statunitense. Nel villaggio sudafricano in cui vive, aiutando il suo amico Carl Benton (Robert Carlyle, Full Monty, 28 settimane dopo) a mandare avanti una scuola americana per bambini e ragazzi, l’ex agente federale verrà coinvolto in un assalto dei membri dell’esercito del generale Juma che sta attuando un colpo di stato nel Paese. Per cercare di trarre in salvo gli abitanti del villaggio dovrà fare una scelta che gli costerà la libertà. Nel frattempo a Washington è un giorno storico: sta avvenendo il passaggio di consegne tra il Presidente uscente Noah Daniels (visto nella sesta stagione) e il nuovo: Allison Taylor (Cherry Jones), la prima donna allo Studio Ovale. Attorno a lei, un marito affettuoso, un figlio venuto in possesso di informazioni scottanti e un non-meglio-precisato losco figuro del governo che, visto il calibro dell’attore che lo interpreta, il premio Oscar Jon Voight, siamo certi avrà ben più che un ruolo di rilievo nella settima stagione.

Un prequel avvincente (voto 8!) che conferma 24 come un brand fortissimo che deve cercare di ripetere, a livello di storia e sviluppi, i fasti di stagioni come la terza e la quinta per poter tornare a brillare. Gli ascolti sono stati più che buoni, Kiefer Sutherland ha già ricevuto la nomination al Golden Globe per questa interpretazione e l’attesa per gennaio aumenta, quando torneranno nel cast anche volti storici come l’amica ed ex collega di Jack Chloe O’Brian e lo storico agente Tony Almeida (ma non era morto?)

A seguire il trailer del film-tv e quello della stagione 7 di 24.

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Un’ultimora agghiacciante. Quando tutti noi gioivamo per il coraggio di RaiDue di trasmettere una serie provocatoria come Weeds ad un orario accessibile a tutti, è arrivata la stangata: il Consiglio di Amministrazione della RAI, mercoledì scorso, ha insistito affinché la serie venisse spostata ad un’ora più tarda. Dalla prossima settimana andrà quindi in onda in terza serata, all’1.20. E cambia anche il giorno di programmazione: non più il venerdì ma il martedì.

In USA va in onda alle 9 P.M. Viva l’Italia!!

Eccomi, come promesso, a parlarvi di Weeds, ennesima strabiliante serie prodotta dalla rete americana Showtime ripresa in replica con la prima stagione (in USA sta andando in onda la quarta) ogni venerdì su RaiDue alle 22.40.

La trama è fulminante: Nancy Botwin è una madre neo-vedova che vive ad Agrestic, periferia californiana, con due figli (il piccolo Silas e l’adolescente Shane) e nessun guadagno. Il tenore di vita piuttosto agiato del quartiere e la sua vita finora priva di difficoltà, con tanto di aiutante domestica messicana a cui non si può rinunciare, la portano ad una scelta lavorativa inconsueta: diventare spacciatrice di marijuana. Non coltivatrice (almeno non nella prima stagione…), ma un’accortissima e seria pusher con clienti ben selezionati, obiettivi precisi e aiutanti di prim’ordine. Attorno a lei, straordinari ed inquietanti personaggi: la sua migliore amica Celia Hodes (una straordinaria Elizabeth Perkins) tradita dal marito e con una figlia cicciottella in pace con sé stessa ma disprezzata dalla stessa madre; il fratello Andy Botwin, perennemente drogato e zio “molto liberale” per i suoi figli; il suo ragioniere omofobico Doug ed altri ancora.

Un tono da commedia, con battute esilaranti, sboccate e memorabili, che nasconde però una verità reale e molto moderna: la upper-middle class che decide di delinquere e infrangere la legge per tenere vivo il suo sogno ad ogni costo. Dietro la facciata di normalità, si nascondo difficili vite familiari e problemi gravissimi: Celia scopre di avere un cancro al seno, ma non lo dice a nessuno quasi vergognandosene; il fratello di Nancy per evitare la chiamata alle armi per l’Iraq sceglie di entrare in una scuola per rabbini… Un universo malato, lo stesso messo in scena dalle Casalinghe Disperate ma con intenti e obiettivi molto più seri e importanti. Un universo in cui, a conti fatti, la droga sembra essere l’ultimo e il più normale dei problemi.

In Weeds sono tutti volgarissimi, si parla tanto di sesso e se ne fa pure molto, non si guarda in faccia a nessuno quando si tratta dargli addosso. Per questo l’orario di messa in onda attuale, poco dopo le 22.30, è assolutamente allettante per non farsi sfuggire uno dei prodotti più entusiasmanti degli ultimi anni, che ha fruttato all’attrice protagonista Mary-Louise Parker il Golden Globe nel 2006 per la sua eclatante interpretazione.

Dopo il salto, una fantastica clip tratta dalla seconda stagione e sottotitolata in italiano, nella quale lo zio Andy insegna al piccolo Silas il metodo migliore per… manovrare il proprio attrezzo! ME-RA-VI-GLIA!

Voto alla prima stagione: 8

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