Il fenomento del piccolo schermo americano delle ultime stagioni (almeno per quanto riguarda la tv via cavo) si chiama Mad Men e va in onda su AMC. Già vincitrice lo scorso anno di due Golden Globe (Miglior serie drammatica e Miglior attore, Jon Hamm) e di 6 Emmy Awards, la serie è ambientata all’inizio degli anni ’60, quelli del boom economico e della campagna presidenziale Kennedy/Nixon, in uno studio pubblicitario di Madison Avenue a New York, la Sterling Cooper. Ad assistere il genio delle idee pubblicitarie Don Draper, tra nubi di fumo e alcol a volontà, troviamo una squadra di lavoro totalmente sixties: Salvatore Romano, l’art-director gay che non accetta la sua sessualità in un mondo maschilista, il giovane Pete Campbell, figlio di papà novello sposino, e Roger Sterling, il capo, cinico e antisemita.

Razzismo, sessismo, omofobia e adulterio: è questo il mondo degli uomini di Mad Men. E le donne? La serie ci offre un impietoso sguardo sul mondo del business nel periodo d’oro degli affari anche dal loro punto di vista: segretarie vittime giorno dopo giorno di sgarbati commenti, mogli frustrate e servizievoli, amanti in carriera. E cosa succederebbe se in questo mondo perfetto e totalmente in equilibrio sbucassero dal passato vecchi segreti?

Il messaggio della serie creata da Matthew Weiner (sceneggiatore dei Soprano) è semplice e pericoloso: non importa chi sei, cosa vuoi o quali siano i tuoi valori, l’importante è come ti vendi. E Mad Men centra il bersaglio grazie ad una confezione di lusso, ad attori in ottima forma e ad una sceneggiatura potente. Un modo per raccontare l’America del passato per capire come siamo arrivati a quella dell’oggi.

Mad Men va in onda, in Italia, sul canale CULT di Sky. Ancora nulla si sa di una sua eventuale programmazione in chiaro.

Dopo il saltino, troverete in 3 brevi spot la campagna pubblicitaria messa in atto da SKY per il debutto della serie, la scorsa primavera.

Voto alla prima stagione: 7

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Andiamo a vedere insieme chi ha ricevuto le nomination ai Golden Globe per le categorie telefilmiche. Buoni riscontri per Dexter, House, Mad Men, The Office, In Treatment e True Blood. Poche le novità: dal fatto che gli americani continuino a premiare e seguire Entourage si capiscono molte cose…

  • Miglior serie drammatica

- Dexter
- Dr. House
- In Treatment
- Mad Men
- True Blood

  • Miglior serie commedia o musical

- Californication
- Entourage
- The Office
- 30 Rock
- Weeds

  • Miglior attore in una serie commedia o musical

- Alec Baldwin in 30 Rock
- Steve Carell in The Office
- Kevin Connolly in Entourage
- David Duchovny in Californication
- Tony Shalhoub in Monk

  • Miglior attrice in una serie commedia o musical

- Christina Applegate in Samantha Chi?
- America Ferrera in Ugly Betty
- Tina Fey in 30 Rock
- Debra Messing in The Starter Wife
- Mary-Louise Parker in Weeds

  • Miglior attore in una serie drammatica

- Gabriel Byrne in In Treatment
- Michael C. Hall in Dexter
- Jon Hamm in Mad Men
- Hugh Laurie in Dr. House
- Jonathan Rhys Meyers in The Tudors

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Mancava dai teleschermi americani dal 21 maggio 2007, data in cui andò in onda su FOX l’ultimo episodio della sesta stagione. La serie successiva, che doveva partire otto mesi dopo, sarebbe stata prima rinviata e poi definitivamente rimandata a data da destinarsi causa sciopero degli sceneggiatori. Di mezzo si intromise pure l’arresto di Kiefer Sutherland, che bloccò le riprese per diverso tempo. Ora finalmente ci siamo, l’11 gennaio 2009 debutterà negli States l’attesissima settima stagione di 24, quella che dovrebbe essere la stagione della svolta. Dopo un sesto anno piuttosto deludente, il più premiato e innovativo serial del decennio vedrà cambiato tutto: ambientazione, personaggi, sfondo. Il CTU non esiste più, l’America ha un nuovo Presidente, ma in primo piano sempre lui: Jack Bauer!

In attesa del debutto ufficiale, lo scorso 23 novembre FOX ha ospitato ben 100 minuti di prequel, in un vero e proprio film per la tv intitolato 24: Redemption. Ambientato quattro anni dopo la fine del sesto giorno, con un Bauer in fuga per il mondo che sembra aver finalmente trovato la pace interiore vivendo tra popolazioni povere e bisognose del suo aiuto, il film racconta delle due ore che segneranno il suo rientro in gioco a tutto campo. Inseguito da mandati di comparizione che lo obbligherebbero a presentarsi di fronte ad una commissione del Senato per rispondere di accuse riguardanti il suo uso della tortura per ottenere informazioni, Bauer può ritenersi salvo finché non mette piede in territorio statunitense. Nel villaggio sudafricano in cui vive, aiutando il suo amico Carl Benton (Robert Carlyle, Full Monty, 28 settimane dopo) a mandare avanti una scuola americana per bambini e ragazzi, l’ex agente federale verrà coinvolto in un assalto dei membri dell’esercito del generale Juma che sta attuando un colpo di stato nel Paese. Per cercare di trarre in salvo gli abitanti del villaggio dovrà fare una scelta che gli costerà la libertà. Nel frattempo a Washington è un giorno storico: sta avvenendo il passaggio di consegne tra il Presidente uscente Noah Daniels (visto nella sesta stagione) e il nuovo: Allison Taylor (Cherry Jones), la prima donna allo Studio Ovale. Attorno a lei, un marito affettuoso, un figlio venuto in possesso di informazioni scottanti e un non-meglio-precisato losco figuro del governo che, visto il calibro dell’attore che lo interpreta, il premio Oscar Jon Voight, siamo certi avrà ben più che un ruolo di rilievo nella settima stagione.

Un prequel avvincente (voto 8!) che conferma 24 come un brand fortissimo che deve cercare di ripetere, a livello di storia e sviluppi, i fasti di stagioni come la terza e la quinta per poter tornare a brillare. Gli ascolti sono stati più che buoni, Kiefer Sutherland ha già ricevuto la nomination al Golden Globe per questa interpretazione e l’attesa per gennaio aumenta, quando torneranno nel cast anche volti storici come l’amica ed ex collega di Jack Chloe O’Brian e lo storico agente Tony Almeida (ma non era morto?)

A seguire il trailer del film-tv e quello della stagione 7 di 24.

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Un’ultimora agghiacciante. Quando tutti noi gioivamo per il coraggio di RaiDue di trasmettere una serie provocatoria come Weeds ad un orario accessibile a tutti, è arrivata la stangata: il Consiglio di Amministrazione della RAI, mercoledì scorso, ha insistito affinché la serie venisse spostata ad un’ora più tarda. Dalla prossima settimana andrà quindi in onda in terza serata, all’1.20. E cambia anche il giorno di programmazione: non più il venerdì ma il martedì.

In USA va in onda alle 9 P.M. Viva l’Italia!!

Eccomi, come promesso, a parlarvi di Weeds, ennesima strabiliante serie prodotta dalla rete americana Showtime ripresa in replica con la prima stagione (in USA sta andando in onda la quarta) ogni venerdì su RaiDue alle 22.40.

La trama è fulminante: Nancy Botwin è una madre neo-vedova che vive ad Agrestic, periferia californiana, con due figli (il piccolo Silas e l’adolescente Shane) e nessun guadagno. Il tenore di vita piuttosto agiato del quartiere e la sua vita finora priva di difficoltà, con tanto di aiutante domestica messicana a cui non si può rinunciare, la portano ad una scelta lavorativa inconsueta: diventare spacciatrice di marijuana. Non coltivatrice (almeno non nella prima stagione…), ma un’accortissima e seria pusher con clienti ben selezionati, obiettivi precisi e aiutanti di prim’ordine. Attorno a lei, straordinari ed inquietanti personaggi: la sua migliore amica Celia Hodes (una straordinaria Elizabeth Perkins) tradita dal marito e con una figlia cicciottella in pace con sé stessa ma disprezzata dalla stessa madre; il fratello Andy Botwin, perennemente drogato e zio “molto liberale” per i suoi figli; il suo ragioniere omofobico Doug ed altri ancora.

Un tono da commedia, con battute esilaranti, sboccate e memorabili, che nasconde però una verità reale e molto moderna: la upper-middle class che decide di delinquere e infrangere la legge per tenere vivo il suo sogno ad ogni costo. Dietro la facciata di normalità, si nascondo difficili vite familiari e problemi gravissimi: Celia scopre di avere un cancro al seno, ma non lo dice a nessuno quasi vergognandosene; il fratello di Nancy per evitare la chiamata alle armi per l’Iraq sceglie di entrare in una scuola per rabbini… Un universo malato, lo stesso messo in scena dalle Casalinghe Disperate ma con intenti e obiettivi molto più seri e importanti. Un universo in cui, a conti fatti, la droga sembra essere l’ultimo e il più normale dei problemi.

In Weeds sono tutti volgarissimi, si parla tanto di sesso e se ne fa pure molto, non si guarda in faccia a nessuno quando si tratta dargli addosso. Per questo l’orario di messa in onda attuale, poco dopo le 22.30, è assolutamente allettante per non farsi sfuggire uno dei prodotti più entusiasmanti degli ultimi anni, che ha fruttato all’attrice protagonista Mary-Louise Parker il Golden Globe nel 2006 per la sua eclatante interpretazione.

Dopo il salto, una fantastica clip tratta dalla seconda stagione e sottotitolata in italiano, nella quale lo zio Andy insegna al piccolo Silas il metodo migliore per… manovrare il proprio attrezzo! ME-RA-VI-GLIA!

Voto alla prima stagione: 8

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L’ho appena saputo e purtroppo non ho tempo di farvi un post particolareggiato, che preparerò a breve, ma sappiate che da stasera, all’improvviso per la sospensione di Terapia d’urgenza, su RaiDue torna una delle serie più originali, divertenti e stravaganti degli ultimi anni: WEEDS! La prima stagione era stata trasmessa a notte fonda un paio d’anni fa, ma ora torna in replica in una collocazione più umana, alle ore 22.40! Famiglia borghese, madre vedova con figli ribelli da educare che decide di mantenere… diventando spacciatrice di marijuana!! Godetevela tutta d’un fiato, è strepitosa! Ve ne riparlerò meglio nei prossimi giorni…

Stasera (venerdì) ore 22.40, RaiDue! Chi può non se la perda, la registri, lo dica ai parenti, faccia qualcosa!

settembre 7th, 2008“Californication”

E’ proprio la stagione di David Duchovny, nel bene e nel male! Per male ovviamente si intende l’orribile X-Files al cinema ora, premiato da un insuccesso globale. Ma da domani sera avrà modo di riscattarsi agli occhi del pubblico italiano con la sua nuova, acclamata serie televisiva, prodotta dalla rete americana via cavo Showtime: Californication. Proprio come la canzone dei Red Hot Chili Peppers, che infatti hanno mosso vie legali.

Creata da Tom Kapinos, la serie, che vedremo da domani sera ogni lunedì alle 00.10 dopo la nuova stagione di Nip/Tuck (di cui spero non abbiate bisogno che vi parli!), è composta da episodi di 25 minuti e racconta dello scrittore in crisi Hank Moody, che dopo aver scalato i vertici delle librerie (e dopo che dal suo scritto “Dio ci odia tutti” è stato tratto un melenso film con Tom Cruise e Katie Holmes reintitolato “A Crazy Thing Called Love”, che lui detesta!), non riesce più a trovare stimoli per rimettersi al lavoro e si sfoga con alcol, droga, sesso compulsivo e tutto ciò che possa far imbufalire la sua ex moglie Karen, che lui rivorrebbe indietro. Ha anche una figlia, Becca, dallo stile dark e quindi, secondo lui, lesbica. A complicare ancora le cose, ecco la figlia del nuovo compagno di Karen, minorenne ma disinibita sessualmente e con l’unico desiderio di sedurre Hank (interpretata da Madeleine Zima, l’ex figlia minore della sitcom La Tata, che ora ritroviamo 10 anni dopo qui a farsi ammirare in molteplici scene di nudo: quanto tempo è passato da casa Sheffield!)

Lasciatevi folgorare dall’incipit del primo episodio (protagonisti Hank, una suora, un pompino e un crocifisso) e godetevi Californication, una serie onesta, scritta bene e girata con coscienza. Le tematiche sono forse, alla lunga, un po’ ripetitive ma alcune scene sono totalmente esilaranti e poi diciamocela tutta: chi non vorrebbe essere Hank Moody??

La seconda stagione dovrebbe partire in questo periodo negli USA. Proprio pochi giorni fa, inoltre, Duchovny è entrato in riabilitazione per curarsi dalla sua dipendenza dal sesso! Neanche a farlo apposta…

Ultima chicca: la serie è passata la scorsa primavera in anteprima su Sky, rete Jimmy, e per l’occasione è fu messa in piedi una campagna pubblicitaria di nuova generazione che riempì i metrò di Milano di reggiseni per più di un mese. Guardate voi stessi il video dopo il saltino per credere. Meravigliose le facce dei passeggeri…

Voto alla prima stagione: 7

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Sono passati ben tre anni da quando Italia 1 mandò in onda la terza stagione di Six Feet Under, uno dei più premiati e osannati serial dell’ultimo decennio (9 Emmy e 3 Golden Globe). Delle ultime due stagioni poi non si seppe più nulla: niente passaggi sul satellite, niente DVD. Fino ad ora. Finalmente anche il pubblico italiano, da domani e ogni venerdì notte alle 24.15 circa, potrà assistere ai 24 episodi conclusivi delle stagioni numero 4 e 5 della serie creata da Alan Ball (American Beauty).

La famiglia Fisher è ormai entrata nell’immaginario collettivo degli amanti dei telefilm di qualità. Dopo la morte del capofamiglia Nathaniel, titolare di un’impresa di pompe funebri, tocca ai suoi figli maggiori Nate (Peter Krause, ora in Dirty Sexy Money), e David (Michael C. Hall, che da venerdì sarà su Italia 1 anche in Dexter) portare avanti l’attività. Poco aiuto verrà loro dalla sorella minore Claire (Lauren Ambrose), artista scapestrata, e dalla madre Ruth (la straordinaria Frances Conroy), decisa a rifarsi una vita, mentre il messicano Federico Diaz (Freddy Rodriguez), artista della preparazione cadaverica, aspirerà a diventare loro socio in affari.

Ogni episodio inizia con la morte di una o più persone, perlopiù in modi imbarazzanti o inusuali. Insieme ai loro cadaveri entriamo così dai Fisher, con le loro ansie, i loro terrori, i loro amori sempre al limite, le loro incomprensioni, i loro litigi, le loro mancanze. Molti li hanno paragonati addirittura alla famiglia Addams, ma il paragone non sussiste: qui non si ride, qui la riflessione è d’obbligo alla fine di ogni singolo episodio. La società moderna è descritta in modo impietoso e sfrontato, l’ipocrisia è uno dei temi dominanti e il perbenismo non fa parte del loro pianeta. Colpisce spesso allo stomaco, Six Feet Under, come nel bellissimo, emozionante episodio finale della quinta stagione, che chiude la serie: un capolavoro, da applausi e standing ovation.

Voto a tutta la serie: 9

Voto all’episodio finale: 10 e lode

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Dopo il flop in prime time di “The Tudors”, Canale 5 riprova la via della serialità americana estiva con un prodotto sicuramente più accattivante e destinato al grande pubblico: Dirty Sexy Money. Passata negli scorsi mesi su Sky e in procinto di fare il suo debutto domani sera alle 21.10 sulla rete ammiraglia Mediaset, Dirty Sexy Money è stata una delle novità della scorsa stagione statunitense e, dopo una brusca interruzione lo scorso dicembre per il solito sciopero degli sceneggiatori, la rete ABC ha deciso di non riprendere la produzione per la primavera e di rimandare il tutto ad una seconda stagione, che prenderà il via il prossimo 1° ottobre ricominciando esattamente da dove si era interrotta.

Definita sia da Entertainment Weekly che da Variety come una delle più riuscite novità televisive, la serie è stata da più parti definita una specie di moderna “Dallas”, ovviamente aggiornata e corretta per i tempi che corrono. Ecco quindi un ritratto familiare dell’alta borghesia newyorkese alle prese con scandali, diatribe, lotte di potere e di politica, il tutto mentre il povero e idealista avvocato di famiglia Nick George (Peter Krause, Six Feet Under) cerca, contro la sua volontà, di tenere insieme i pezzi come legale di famiglia.

Andiamola a conoscere quindi, la famiglia Darling: c’è il capofamiglia, Tripp (Donald Sutherland), affabile e apparentemente genuino; la moglie Letitia (Jill Clayburgh), annoiata e un po’ troppo materna. E ovviamente i figli: il primogenito Patrick, in procinto di diventare senatore ma con un transessuale nel suo armadio, la viziata Karen, specialista in divorzi, il reverendo protestante Brian, padre di famiglia con un figlio illegittimo che cerca di tenere nascosto, e gli ultimi arrivati, i gemelli Juliet e Jeremy, scapestrati, scansafatiche e buoni solo a spendere le immense ricchezze di famiglia in feste e vizi.

Nick, che da sempre aveva voluto mantenere le distanze dalla famiglia per il quale il padre lavorava, si troverà suo malgrado a diventare avvocato e consigliere dei Darling dopo la sospetta morte del suo genitore in un incidente d’aereo: per far luce sull’accaduto, la sua unica speranza sarà accedere alle loro conoscenze e al loro potere.

Gli intrighi, gli eccessi, le sfarzose ambientazioni e una sottile ed intelligente ironia, hanno portato la critica americana a definire la serie un esilarante e riuscitissimo mix tra la classica saga familiare alla “Dynasty” e il sofisticato racconto di un gruppo disfunzionale sullo stile “Arrested Development”. E ce n’è per tutti i gusti: le donne potranno apprezzare i colpi di scena e i misteri che ricordano “Desperate Housewives”, mentre i più giovani si appassioneranno alle vicende dei ricchi e pazzoidi gemelli rimembrando “O.C.” Creata da Craig Wright (autore di vari episodi di “Brothers & Sisters”, “Six Feet Under” e “Lost”) e con l’apporto da produttore esecutivo di Bryan Singer (il regista di X-Men, Superman Returns e I soliti sospetti), Dirty Sexy Money potrà essere un godibilissimo passatempo per i vostri martedì estivi (ascolti permettendo…)

Voto alla prima stagione: 7½

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Esistono serie televisive che in Italia vengono considerate non fruibili dal vasto pubblico, e quindi lasciate nei magazzini virtuali delle reti o relegate ad orari impossibili con trattamenti improponibili. Una di queste è stata Arrested Development, una delle più geniali, corrosive e brillanti serie comedy degli ultimi anni.

Nata nel 2003 da una scommessa del network FOX (e quindi, badate bene, non una tv via cavo, quelle nelle quali solitamente avviene la sperimentazione negli USA… qui parliamo di una rete che trasmette prodotti di consumo tipo “House” e “Prison Break”…), Arrested Development è stata creata da Mitchell Hurwitz e prodotta da gente tipo Brian Grazer (dietro anche a “24″ e a film come Il codice Da Vinci e American Gangster) e Ron Howard.

Il telefilm è incentrato sulla famiglia Bluth, un gruppo di personaggi “leggermente” sopra le righe. Il capofamiglia, George Senior, è un imprenditore edile che finisce improvvisamente in galera per i suoi affari poco leciti e lascia ai suoi familiari una ditta in piena crisi. Il figlio Michael (Jason Bateman), l’unico con la testa sulle spalle, seppur deluso dal non essere stato promosso direttore dell’azienda, decide comunque di prendere in mano la situazione. Purtroppo però, anziché essere aiutato, viene solamente ostacolato dagli altri membri del gruppo. C’è la madre Lucille, in ansia per le ricchezze che potrebbe perdere; il fratello Oscar, illusionista incapace; la sorella Lizzy, eterna nullafacente, ben coadiuvata dal marito Tobias ex psichiatra dalla sessualità instabile deciso a diventare un attore con tremendi risultati; Buster, altro figlio di George Senior e Lucille, un po’ ritardato e bisognoso di affetto. E poi i più giovani: il figlio di Michael, che porta il simpatico nome di George Michael, segretamente innamorato della cuginetta, figlia di Lizzy e Tobias.

Con una voce narrante che negli Stati Uniti è proprio quello dell’ex Richie Cunningham Ron Howard, e con guest stars del calibro di Liza Minnelli, Henry “Fonzie” Winkler, Ben Stiller, Charlize Theron, Zach Braff, ecc., Arrested Development, le cui prime due stagioni sono state mandate in onda da Italia 1 a tarda notte con il titolo di Ti presento i miei, si è concluso con la terza serie, nel 2005, ancora inedita da noi. Una comicità mai scontata, basata sui tic e le manie dei singoli protagonisti, su situazioni esilaranti ma mai forzate o troppo inverosimili, su una sceneggiatura straordinaria che episodio dopo episodio non ha mai finito di stupire. Vincitore dell’Emmy Award come miglior serie comica nel 2004 e di un Golden Globe l’anno successivo per l’interpretazione di Jason Bateman, Arrested Development è ora finalmente in DVD con le prime due, imperdibili stagioni. Aspettando la terza che chissà quando mai arriverà…

Voto alle prime due stagioni: 10

Segue un montaggio-tributo con i più divertenti momenti della serie.

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