Josh Schwartz colpisce ancora. Il 32enne autore televisivo americano, dopo aver infastidito le platee di mezzo mondo col gli interminabili e collosi polpettoni di The O.C., giustamente conclusosi nell’indifferenza più totale, ha creato una nuova, patetica serie per il canale americano The CW: Gossip Girl, che dopo l’anteprima sul digitale terrestre arriverà su Italia 1 a settembre. L’idea geniale sfornata dal buon Josh? Far raccontare le vite di un gruppo di giovani ragazzi dell’Upper East Side di Manhattan ad una fantomatica voce fuori campo che altri non sarebbe che una segreta blogger spettegolatrice che sa tutto di tutti. Capirai…

Tutto parte dal ritorno in città della giovane e bionda Serena Van Der Woodsen (sic!), assentatasi per misteriosi motivi un anno prima. La sua ex migliore amica Blair Waldorf cercherà di scoprire di più riguardo alla sua misteriosa sparizione, ma dovrà fare i conti con alcune scoperte che riguardano anche il suo eterno fidanzato Nate Archibald. A sparigliare le carte in tavola, il ricchissimo e fastidiosamente dandy migliore amico di Nate, Chuck Bass, la cui vita è basata solo sul passaggio da una donna all’altra notte dopo notte e sulle cattiverie da infliggere ai più deboli. Sola e isolata, Serena troverà un appoggio in Dan Humphrey, segretamente innamorato di lei da molti anni ma condannato ad essere un outsider per la sua famiglia non proprio “nobile”, formata da un padre ex rock star senza il becco di un quattrino e da una sorella quattrodicenne in cerca di popolarità.

Un tripudio di personaggi imbecilli, fastidiosi, finti e antipatici al confronto con i quali l’ameba Ryan Atwood di The O.C. assurge a figura shakesperiana. Una trama le cui uniche emozioni dovrebbero arrivare da dialoghi del tipo “Io una volta ero tua amica, ma adesso non lo sono più… Ma forse potremmo ancora esserlo!” e la cui pochezza fa rimpiangere le almeno godibili e più realistiche storie di Beverly Hills. Un teen drama lontano dalla realtà, che vorrebbe rendere partecipi noi abitanti di un mondo sempre più allo scatafascio delle agiate e inutili vite di una decina di tremendi e noiosi personaggi. C’è da scommettere che le ragazzine impazziranno per le fiabesche storie d’amore che il teen drama in questione presenta, immaginandosi anche loro, un giorno, al posto dei loro idoli televisivi.

Non smetterò mai di ripeterlo: nulla di male ad affezionarsi ad un teen drama, se è un prodotto intelligente e appassionante (come per esempio One Tree Hill, giunto non a caso alla sesta stagione!). Ma appassionarsi ad un tale disastro, è masochistico.

Unico punto a favore di Gossip Girl, una riuscitissima campagna promozionale. Ve ne parlo dopo il saltino.

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Parte finalmente stasera la prima visione in chiaro su Canale 5 del telefilm americano The Tudors, della rete via cavo Showtime. Una prima stagione da 10 episodi che è soprattutto un esperimento per una rete restìa a trasmettere serie americane in prime time (unica eccezione: “House”, ma solo dopo il grande successo su Italia1). Di The Tudors vi parlai lo scorso gennaio in anteprima…

Acclamata come una della più belle serie della scorsa stagione televisiva americana, e scritta da Michael Hirst (già dietro al dittico cinematografico su Elizabeth), The Tudors racconta, con un riuscito mix di politica, scandali, religione e sesso, del regno di Enrico VIII d’Inghilterra, o meglio, nella prima stagione, di ciò che accade più o meno tra il 1520 e il 1530. Una decina d’anni in cui Enrico (interpretato da Jonathan Rhys-Meyers) appoggiato dal suo subdolo Cancelliere, il cardinale Wolsey (Sam Neill, quanto tempo è passato da Jurassic Park…) tenta di stabilire il suo primato in Europa osteggiando o favorendo, a seconda delle necessità, i sovrani di Francia e Spagna, l’Imperatore o il Papa. Intanto a corte gli scandali si susseguono (in molti hanno gridato alla soap opera, ma qui lo spessore è ben altro): Enrico, sposato a Caterina d’Aragona (Marie Doyle Kennedy), è un incallito seduttore, almeno fino a quando conoscerà Anna Bolena (Natalie Dormer), per cui lotterà contro tutto e tutti (Papa compreso) finendo per incoronarla nuova regina di Inghilterra (sulla storia delle sorelle Bolena abbiamo anche visto, al cinema, L’altra donna del re, con Natalie Portman, Scarlett Johansson ed Eric Bana nei panni di Enrico).

holbeinMalgrado gli errorini storici di cui sono venuto a conoscenza, e soprattutto passando sopra al fatto che Enrico VIII fosse tutt’altro che il giovane fustacchione che vediamo sullo schermo (il ritratto di Holbein sulla sinistra è lì a ricordarcelo), The Tudors è una serie tecnicamente ineccepibile, che riesce a mantenere alto l’interesse anche di chi la storia antica la mastica poco (anche se bisogna pur sempre tenere a mente, che, per forza di cose, gli eventi di mesi o anni sono spesso racchiusi nel brevissimo arco di 1 o 2 episodi…) Il cast poi è qualcosa di eccezionale: Sam Neill è perfidamente perfetto nelle vesti del Cardinale doppiogiochista, e Jeremy Northam nei panni di Tommaso Moro si conferma ottimo interprete. Le donne sono tutte ad altissimi livelli, mentre Jonathan Rhys-Meyers, pur impegnandosi moltissimo, non riesce ancora a convincere appieno.

Candidato a due Golden Globe (Miglior serie drammatica e Miglior attore drammatico, Rhys Meyers), The Tudors ha già avuto questa primavera una seconda stagione, salutata dal pubblico con un successo al di là di ogni aspettativa, così che la terza sta già per essere girata.

Nella patria del Moige, questa serie non avrà vita facile nel prime time di una rete generalista: le scene esplicite sono molte, e spero vivamente di non venire a sentire di tagli (un paio d’anni fa la messa in onda estiva del telefilm Invasion fu dilaniata da intere scene mancanti… uno scandalo).

Qui gli opening credits del telefilm.


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