maggio 9th, 2009STATE OF PLAY

State of Play (Usa, 2009) di Kevin Macdonald, con Russell Crowe, Ben Affleck, Helen Mirren, Robin Wright Penn, Jason Bateman, Rachel McAdams, Jeff Daniels, Harry Lennix, Viola Davis

Il voto di Paolino è… 7

Cal McAffrey (Russell Crowe) è un veterano del giornalismo, e da 15 anni scrive per il Washington Globe sotto la direzione della pragmatica direttrice Lynne (Helen Mirren). I suoi metodi di scrittura sono vecchi, usa un computer dell’era preistorica e si scrive ancora tutte le informazioni che gli servono su foglietti di carta che poi metterà insieme. Nulla a che vedere con la nuova generazione giornalistica dei blogger, di cui fa parte la giovane Della Frye (Rachel McAdams), redattrice della versione on-line del giornale. I due si trovano a dover collaborare per un articolo (ma sarebbe meglio usare il termine “indagine”) che riguarda un ex compagno di college di McAffrey ora senatore battagliero che combatte gli illeciti finanziari del dipartimento della Difesa, Stephen Collins (Ben Affleck). Quando l’assistente del deputato (ma forse anche di più) morirà in uno strano incidente, McAffrey dovrà scavare a fondo mettendo in pericolo anche la propria vita per far scoprire una verità sconcertante, anche se questa probabilmente metterà in difficoltà il suo più caro amico.

Innanzitutto un antefatto: quando fu annunciato il progetto di ridurre per il grande schermo l’omonima miniserie inglese targata BBC, i protagonisti sarebbero dovuti essere Brad Pitt nei panni del giornalista ed Edward Norton in quelli del senatore. Dopo che entrambi, per motivi diversi, si sono chiamati fuori, a sostituirli sono arrivati Crowe ed Affleck, e già qui il primo inghippo: è anagraficamente impossibile che queste due persone potessero essere compagne di stanza al college! Una svista che ha fatto storcere il naso a molti sul web. Detto questo passiamo al film, che non si può dire non sia solidissimo: alla regia l’ottimo Kevin Macdonald (recuperate L’ultimo re di Scozia se non l’avete visto) e alla sceneggiatura un trio che fa impallidire: Tony Gilroy (Michael Clayton, i tre Bourne, Duplicity), Matthew Michael Carnahan (Leoni per agnelli, The Kingdom) e Billy Ray (regista e scrittore degli stupendi L’inventore di favole e Breach – L’infiltrato). Tre autori del genere messi insieme potrebbero far sembrare appassionante anche una Via Crucis del Venerdì Santo.

Già, perchè l’impressione che ho avuto dopo aver visto State of Play è che l’alta classe della confezione abbia mascherato un film che non aveva così tanto da dire. La mia valutazione non può che essere positiva perchè il film è compattissimo, un buon mix di impegno e intrattenimento, le svolte e i colpi di scena non mancano, i personaggi sono costruiti a dovere e ogni cosa è al proprio posto. Ma la critica mondiale l’ha osannato anche troppo per i miei gusti, facendosi forse un po’ appannare dal “contorno”. Niente di nuovo sul fronte occidentale quindi, ma un “già visto” di tutto rispetto, con Crowe sempre all’altezza e con la conferma del totale inebetimento di chi sceglie Ben Affleck per ruoli complicati come questo.

Segue il trailer.

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aprile 19th, 2009DUPLICITY

Duplicity (Usa/Germania, 2009) di Tony Gilroy, con Julia Roberts, Clive Owen, Paul Giamatti, Tom Wilkinson

Il voto di Paolino è… 7+

Claire Stenwick e Ray Koval sono due spie. Lei lavora per la CIA, lui per l’MI6. I due si incontrano ad un party, si piacciono, vanno a letto insieme. Peccato fosse tutto nei piani di lei, che nella notte lo deruba e gli fa perdere il lavoro. Cinque anni dopo si ritroveranno di nuovo faccia a faccia per tentare di rubare un rivoluzionario brevetto da 40 milioni di dollari conteso da due enormi multinazionali. Amore, tradimenti e tanto, tanto alcol tra Dubai, Miami, Roma, Londra e Cleveland.

Se c’è un autore hollywoodiano che negli ultimi anni ha fatto davvero centro quello è Tony Gilroy. Sceneggiatore della trilogia di Bourne e del prossimo State of play, nonché regista e autore dell’acclamato Michael Clayton, che ha fruttato l’Oscar a Tilda Swinton, oggi è una delle figure più richieste del cinema americano, dato per papabile anche per il prossimo Bond. La sua maestria nello scrivere copioni avvincenti e mai noiosi lo ha portato a trasformare quella che in altre mani sarebbe potuta essere una semplicissima buffonata per far recitare assieme due divi fascinosi (leggi Mr. & Mrs. Smith, per dirne una) in un’avvincente spy comedy che non lascia un attimo di tregua e costringe perfino lo spettatore ad usare il cervello per mettere insieme tutti i pezzi del puzzle che si compone dinnanzi ai suoi occhi, tra andirivieni temporali infiniti e doppi, tripli, quadrupli giochi di potere.

I primi quaranta minuti del film sono semplicemente incalzanti, con una sequenza da urlo che accompagna i titoli di testa, in cui Paul Giamatti e Tom Wilkinson se le danno di santa ragione in un ralenti strepitoso: comicità e classe in una scena memorabile. Subito dopo veniamo calati nel mezzo dell’azione e scopriamo poco a poco i piani di ogni personaggio, ognuno di loro scritto e caratterizzato a dovere come meglio non si potrebbe chiedere. Clive Owen si conferma più che passabile solo se ben diretto, e a Julia Roberts (che non ha mai goduto della mia personale simpatia) va dato atto di essere sempre in formissima. Una piacevole conferma consigliabile ad un pubblico che si voglia divertire intelligentemente.

Segue il trailer.

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