Indimenticabile. Sublime. Leggiadra. Divanata. Volante. Sgambata. PonPonata. Scintillante. Eterea. Esuberante. Dentona. Budinosa. Pancetta. Aglioeolio. Ammiccante. Sudosa. Verginella. Sfiancata. Irresistibile.

 

Vi prego di non perdere i titoli di coda.

dicembre 3rd, 2011Troia sarà tua sorella

L’avevo annunciato (sulla pagina ufficiale di Paolino’s Life su Facebook, mica cazzi), ed infine è arrivato! Eccolo il nuovo singolo della nostra IDOLA Stefania Orlando: “A Troia”. Ed ecco la sorpresa: siamo di fronte ad un tentativo di alta autorialità, e soprattutto la buona Stefania sembra finalmente aver incontrato su YouTube il sommo Immanuel Casto, visto che questo brano è chiaramente debitore nei confronti del Poeta del PornGroove.

A Troia / con gioia / incontri il tuo boia

Il lusso e la voglia / si trovano a Troia

Ahò, sto ritornello mi è rimasto in testa per giorni! Il brano è un’accusa alla mercificazione del corpo delle donne (dolce formosa intraprendente / non far capire che sei anche intelligente), ad un sistema corrotto e alla mancanza di meritocrazia. Certo però il video Stefanietta mia…

 

Il toy-boy va di moda anche in Italia. Prendendo esempio da eminenti colleghe straniere, come Madonna, fidanzata con uno che andava all’asilo mentre lei aveva già la Fidelity Card dal chirurgo estetico, o Demi Moore, costretta a farsi accompagnare dal callista dal quel simpaticone di Ashton Kutcher, varie starlette nostrane si sono date alla pazza gioia scegliendosi compagni più giovani dal catalogo Lele Mora 2010/2011. Ecco quindi la Clerici che giustifica la sua relazione con un bel mulattino nominandolo “autore di Sanremo”, e Lory Del Santo che ormai si ripassa con parsimonia tutti gli amici del figlio.

Ultima in ordine di tempo l’eclettica (nel senso che sa far male tutto, ma tutto tutto) Barbara De Rossi, che a 51 anni, oltre a volere un nuovo figlio, fa coppia fissa con il 30enne piuttosto muflonico ed in evidente sovrappeso Anthony Manfredonia (prego Dio sia solo un nome d’arte). Non spetta certo a questo blog fare del gossip spicciolo, io sono qui solo per offrirvi sempre nuove ed incantevoli panoramiche sullo stato di salute della musica italiana. Si dà il caso infatti che tal Manfredonia sia, a detta della stessa De Rossi, “un artista” a tutto tondo: musicista, cantautore… ma anche poeta, pittore, attore, boss della camorra… E’ infatti uscito in questi giorni il suo nuovo album, “In solitario splendore”, da cui vi propongo il singolo “Giorni d’estate”. Si vede che è roba d’artista no? Pare infatti che versi tipo “Giorni d’estate – resta qui – perché il Sole ha deciso così” siano stati trafugati direttamente dalla scrivania di Franco Battiato. Un tripudio di mandolini e fisarmoniche, in un video prodotto sapete da chi? Magari da un’importante casa di produzione che vede delle ottime potenzialità in Manfredonia? No, dalla stessa Barbara De Rossi, probabilmente in vena di aiuti umanitari.

Prima di lasciarvi al video però, voglio gettare un’ombra di panico su di voi, con una frase estrapolata dalla biografia ufficiale del tipo: “E’ inoltre attualmente impegnato con la compagna Barbara nella scrittura della sceneggiatura per un film autobiografico da realizzarsi nel futuro.” …Siete avvertiti.

Sì, perché doveva essere un atto d’accusa contro l’uso delle droghe pesanti, ma a giudicare dalle prime immagini si direbbe che il salumiere (in questo caso anche regista, Pasquale Pozzessere) abbia avuto la mano un pochettino pesante, tanto da sfornare il primo, e già osannato, Italian Trash Movie della nuova stagione!

Cocapop (che se siete dalle parti del Nuovo Cinema Aquila di Roma potrete vedere da mercoledì 24 agosto) è un racconto in tre episodi ambientati tutti nello stesso appartamento sui colli romani. La sinossi ufficiale recita in modo abbastanza criptico:

Il racconto si svolge in un arco di tempo “circolare” in cui ogni personaggio potrebbe vivere o aver vissuto la vita dell’altro, attraversando tre generazioni dai 20 ai 70 anni.

Mi ha appena chiamato Christopher Nolan, dicendomi che persino lui non c’ha capito niente. Poi si dà il caso che alcuni degli attori che si sono prestati a questa simpatica porcata non siano neanche tanto dei decerebrati: di Anita Caprioli e Stefano Dionisi ho una certa stima, e spero che la loro partecipazione a questa fiera dell’ilarità sia dovuta a qualche legame di amicizia da non poter perdere. Peccato per Lisa Gastoni e, udite udite, Arnaldo Ninchi (meglio noto come il dottor Cane di Boris) coinvolti nella pagliacciata. “Sono succede cose incomprensibili” dice lui durante il trailer: è la stessa cosa che pensa il pubblico mentre guarda questi due interminabili minuti di promo, fatti di momenti di tensione pura e di dialoghi struggenti sui massimi sistemi tipo questo:

- “Dove l’hai messa la mia agendina?”

- “Ma non l’ho mai vista la tua maledetta agendina!”

Ecco. Come potete vedere la recitazione è coerente con il tema del film: sembrano tutti sotto l’effetto di droghe. Che poi non ho mai capito una cosa: nei film, quando uno deve far finta di tirare di coca, cos’è che aspira col naso in realtà?

Dreamland è uscito nei cinema. E praticamente non c’è già più.

Poco male: nel suo primo weekend di sfruttamento in 13 sale (8-10 luglio) aveva racimolato tipo 1.800 euro. Ne è costati 1.300.000, piacerebbe capire chi ce li rimetterà. Oggi voglio però segnalarvi un curioso articolo apparso sul Corriere, nell’edizione napoletana, in cui il regista Ravagnani si lamenta ovviamente del fango gettato sulla pellicola prima ancora di averla vista (chissà come mai…), del mancato arrivo dei fondi promessi e delle polemiche sui soldi pubblici, pure con dichiarazioni shock tipo:

«E ora, dopo tutto questo battage negativo, abbiamo ritirato il film. Lo faremo anche in quelle due o tre sale in cui ha raccolto qualche spettatore in più, perché si trovano nelle città di origine dei protagonisti. Proveremo a rilanciarlo in autunno»

Sì, immagino. Un rilancio in grande stile. Ma la cosa ancor più clamorosa è che la nostra IDOLA Rita Statte, una delle attrici presentate in pompa magna nel trailer del film, ha denunciato Ravagnani:

«Rita Statte da Maglie, che si definisce co-protagonista del film ci ha fatto causa al tribunale di Milano per ottenere i 25mila euro del compenso più altrettanti per il danno d’immagine. Peccato che il contratto prevedesse solo 2.500 euro, che la signora non è affatto una co-protagonista e che l’attore più pagato del film, Tony Sperandeo, abbia preso solo seimila euro»

Capito? Il danno d’immagine!! La Dreamland-story si fa sempre più appassionante e coinvolgente, e penso non tarderanno ad arrivare i primi particolari raccapriccianti su prestazioni particolari che Ivano De Cristofaro è stato costretto a praticare sul buon Ravagnani, che intanto deve dire addio ai suoi sogni di gloria: il più grande film italoamericano di tutti i tempi è stato solo un gigantesco… “dream”! E pensare che l’anteprima italiana era stata così sobria… Ve la lascio godere!

Cari amici e cari timorati di Misseri, da oggi e fino a domenica 19 giugno il vostro buon Paolino si troverà in quel di Taormina (che non è in Toscana, né in Lazio, né in Campania, come la maggior parte  di voi ha pensato in questi giorni) per il 57esimo Taormina FilmFest. Sarò uno dei 40 ragazzi (sì, c’è ancora qualcuno che mi considera un ragazzo) della cosiddetta Giuria della Gioventù, che sarà chiamata a consegnare i Campus Gioventù Awards esprimendo giudizi su lungo e cortometraggi divisi in tre sezioni e blablabla. Tutte le info qui sul sito ufficiale, mentre potrete seguire le mie scorribande cinefile su Twitter.

Ma non vi preoccupate, ho pensato a voi. Durante gli otto giorni di mia assenza, ogni volta che entrerete in questa home per cercare news, aggiornamenti, nuove recensioni, beh vi accoglierà lui, l’idolo di noi giovani (oh non rompete, sto in Giuria della Gioventù, ergo sono giovane), il trascinatore delle folle, un mix mal riuscito tra Lady Gaga e la nonna di Lady Gaga (allo stato attuale di decomposizione). Osvaldone nostro se ne è infatti uscito col suo ultimo singolo, Like This, di cui vi propongo il video ufficiale.

Ma insieme vi pongo anche un quesito: mi sapete dire perché quando andai per la prima volta a saggiare la nuova hit del Supino, i banner pubblicitari di youtube mi fecero la proposta che potete vedere sotto? Era una specie di richiesta d’aiuto? Del tipo “Diventate operatori sociali per salvare bambini disastrati come quello che sta cantando ora?” …eppure c’è chi lo compra. Allora chi bisogna salvare prima?

A presto!

 

Poteva mancare lo Step Up italiano? Sì, certo che poteva mancare, e nessuno credo si sarebbe offeso. Ma noi dobbiamo per forza cavalcare le onde del successo (altrui) ed arrivare comunque clamorosamente in ritardo: ecco quindi nascere – e morire sicuramente molto presto - Balla con noi – Let’s Dance (qualcuno mi deve spiegare l’assurdità del doppio titolo, praticamente una ripetizione), nelle sale italiane da venerdì 27 maggio.

Una sorta di Step Up borgataro insomma, con giovani attori che sembrano usciti dalle copertine di Cioè e Top Girl (esiste ancora Top Girl?) e qualche vecchia gloria a far loro da spalla, che in questo caso è – udite udite – il bel Massimo Ciavarro.

La storia, ve lo dico subito, è noiosa: c’è una ballerina dell’accademia di danza classica che uff che noia e si frattura una caviglia e poi ci sono due gang rivali di hip hop che si fronteggiano e uff che noia e uno di questi del gruppo multietnico di nome fa CONGO (e vi giuro che mi voglio uccidere) e praticamente ‘sta ballerina entra nel mondo della danza da strada e uff che noia capisce che sto Congo non solo ha un soprannome da denuncia civile ma pure una banana non indifferente e se ne innamora, e poi c’è pure Marco che se n’è andato di casa e uff che noia e cazzo c’è la sfida dell’anno per i breakers e la ballerina classica li aiuta ma poi uff che noia e si tira indietro poi però ballerà sicuramente con loro perché come vuoi che finisca e allora poi tutti insieme appassionatamente brindano alla vittoria.

Ecco questa è un po’ la trama. Comunque c’è davvero uno di colore che si chiama Congo. Cioè questa cosa è veramente atroce. E’ come se, in un film straniero, un italiano lo chiamassero Cuneo. E’ imbarazzante. Quasi quanto il trailer, che comprende come al solito quotes eccezionali tipo:

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So benissimo cosa state pensando: che questo sia il mio ennesimo post di satira sul trash-cinema italiano e sui suoi (poco) esimi rappresentanti. E invece no amici miei, oggi voglio parlarvi di talenti veri, di persone che in anni di gavetta e sacrifici sono diventate qualcuno e stanno raggiungendo i propri obiettivi con forza e determinazione. Come Elisabetta Rocchetti, nata 36 anni fa da Nicola Rocchetti, uno dei più noti e influenti avvocati di star e non solo del mondo dello spettacolo. E già qui i più cretini di voi, e ribadisco cretini, penseranno che con in famiglia una persona così influente e potente in quell’ambito sia stato facile per Elisabetta, nel 1996 all’età di 21 anni, fare il suo debutto da attrice in Compagna di viaggio di Peter Dal Monte, esperienza seguita da altre importanti come in C’era un cinese in coma di Verdone, L’ultimo bacio, Non ho sonno di Dario Argento e, non ultimo, L’imbalsamatore di Matteo Garrone che le è valso il Globo d’oro (un premio di un’importanza cosmica, ma davvero tanto, roba da strapparse le budella per averlo) come miglior esordiente. Siccome sono buono, vi regalo lo showreel con tutte le sue migliori interpretazioni.

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Vabbè, non c’è niente da fare. Stefania Orlando ci crede fino in fondo, rompere i bussolotti del Lotto le sta stretto: lei vuole fare la poppe-star! Qui in passato si sono tessute le sue lodi, per la mai scordata Marinbabà fino all’anteprima mondiale (!) che aveva concesso a Caterina Balivo… Ma la Orlando mica sta a pettinarsi i peli durante l’anno, è una che ci vede lungo e sa benissimo che ogni estate che si rispetti non è tale senza il temutissimo tormentone!

Così quest’anno ci tocca  un brano che la mette addirittura alla prova dinanzi ad un testo in inglese (con una pronuncia alla “Vorrei tanto poter parlare normalmente ma questa anguria in bocca me lo impedisce!”): si intitola Crazy Dance e la Orlandona Furiosa parrebbe essere addirittura in pole position per presentarlo al Gay Pride romano di giugno! Visto però che la sua carriera musicale non ha mai compiuto il balzo sperato, le feste di piazza latitano e l’ultimo matrimonio al quale è stata invitata è finito in un bagno di sangue per colpa di una faida interna capitanata dalla madre della suocera della sposa decisa a farla pagare al nipote che aveva osato dirle “Ma sai che la Orlando ti somiglia?!”, Crazy Dance non ha ancora trovato i fondi per un videoclip ufficiale: quello che vedete qui di seguito è “casalingo”, girato davanti ad un armadio (?!), accompagnato da un messaggio, su Youtube, della regina del maccherone, che scrive:

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