Qualche tempo fa in auto mi imbattei in una di quelle stazioni radiofoniche dirette ad un pubblico particolarmente vetusto. Quelle che trasmettono liscio 25 ore al giorno, con dediche stile “Regalo al mio nipotino di un anno e mezzo Finchè la barca va di Orietta Berti che gli piace tanto” o telefonate in diretta per parlare dei problemi dei nostri giorni, come il miglior modo di nascondere il catetere in balera o le tecniche più efficaci per un rapporto orale con dentiera.

Non sapevo però che queste frequenze potessero diventare anche vere e proprie agenzie matrimoniali aperte a tutti. Ma proprio a tutti. Eccovene un assaggio. Tra tutto quello che sentirete, ciò che mi ha spaventato di più è stata la parola “eventuali”. E il “no perditempo” è geniale: visto che non gliene resta ancora molto…

Easter egg finale! Qui in link della clip audio.

Signore e signori, amici e amice del trash (l’errore è voluto, non rompete), inchinatevi al capolavoro. Si intitola “Grazie Padre Pio”, è datato 2001 e nasce sotto l’ala protettrice di due volti ben noti agli internauti di Paolino’s Life: Gigione e Jò Donatello! (link se ve li foste scordati)

Un film essenziale, basilare, che non può mancare nelle peggiori videoteche di Kabul, diretto dal maestro Amedeo Gianfrotta, già ben noto alla questura di Napoli. La trama è di quelle strazianti: Gigione, come il film inizia, se ne va. Perchè lui c’ha da fare la turnè. E Donatello sta a casa da solo! Il povero figliolo… c’avrà 47 anni buoni ma sta ancora all’università e deve cominciare ad essere indipendente. Sconsolato, per strada incontra un vecchio amico sgorbio che si accompagna a due baldracche: una è la sua fidanzata, l’altra invece si chiama Sara (la notate per il trucco leggero sul viso) e con Jò è amore a prima alitata. Papponi e mignotte vanno a pranzo a Posillipo, e durante il tragitto Sara si accorge che Donatello sa guidare. E non da dilettante! Così alla pulzella balza in mente, a cazzo, di organizzare una corsa clandestina! Notare che già qua il film si fa drammatico.

Ma Donatello, oltre a guidare, sa pure cantare (“E’ figlio di QUEL padre”, afferma l’altra sgallettata): ecco quindi che usciti dal ristorante parte la prima canzone, a squarciapalle sugli scogli! Ed è già amore, dopo solo ‘na capasanta. Ma qui, il colpo di genio: finita la canzone, la ragazza è restia a concedersi. E la motivazione è di quelle che ti segnano per sempre: lui le chiede se è per caso triste, e lei risponde “No, è che penso a tutta quella gggente che soffre e combatte quotidianamente per la libbbertà”. Tiè. E che je voi dì? E come  usciranno i due secondo voi dall’empasse? Questo dovete scoprirlo da soli… hahaha so’ crudele!

Ma ora nella storia irrompe Don Franco. E nulla sarà più come prima. L’organizzazione per la corsa clandestina prende il via, tra nuove melodrammatiche canzoni ed estenuanti vedute del golfo di Napoli. Ma voi tutti vi starete chiedendo: ma in sto film si scopa? Si scopa, si scopa… La bella e bagnata Sara viene soddisfatta. Ma Donatello si mette irreparabilmente nei guai, e Gigione è costretto ad interrompere la tourneè nelle peggiori baracche sul Mincio e tornare a casa per scongiurare la catastrofe. Ha luogo ora la scena madre del film: ve lo ricordate lo storico incontro DeNiro/Pacino in Heat? Qui viene messo in ombra tragicamente: il colloquio tra Gigione e Don Franco raggiunge vette di tensione insostenibili, e fonti attendibili dicono che Christopher Nolan ci si sia ispirato per lo scontro in carcere tra Batman e il Joker nel Cavaliere oscuro. E poi altri magici colpi di scena: Sara il puttanone se la fa con Don Franco! E se ne va dalla città per stare con la “gggente che combatte per la libbbertà”! Ma solo dopo una serie di ingroppamenti tripli carpiati sulla spiaggia e amoreggiamenti vari.

Ma in tutto questo, Padre Pio che c’entra? C’entra perchè Gigione, per tentare di recuperare l’anima di Donatello, va in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo per chiedere una grazia al santo con lo scolapasta nelle mani. Meravigliosa la scena di circa un quarto d’ora che mostra la manovra del pullman carico di fedeli che esce da vicolo in cui era parcheggiato, con conseguente rosario recitato in viaggio. E Padre Pio, secondo voi, lo farà il miracolo? A voi la scelta: scopritelo da soli…

Vi chiedo lo sforzo di guardarlo tutto, dura meno di 40 minuti. Se proprio la vostra vita non può permettersi uno spreco di tempo così elevato, a questo link trovate un breve video con gli highlights.




Non servono parole. La Asylum - casa di produzione americana specializzata in direct-to-dvd e in rifacimenti “alla bona” di tutti i blockbuster – ha colpito ancora e ha realizzato un film su cui, all’epoca del successo di James Cameron, molti ironizzavano. La trama, perchè c’è una trama, nel suo piccolo è perfetta: una nave da crociera di lusso (che dal trailer però vediamo essere ‘na mezza carretta), appunto la “Titanic 2″, riparte cento anni esatti dopo il disastro del 1912 per ripercorrere la stessa tratta allora bruscamente interrotta. Ovvio che anche questo viaggio andrà storto…

Il protagonista è Bruce Davison, nominato all’Oscar per Che mi dici di Willy? nel 1990 e visto in X-Men 2, Breach – L’infiltrato e in Lost. Ma anche in tanta merda. E il biondino mascellato che si vede spesso nel filmato, quello che parla col microfono all’inizio, è anche il regista e lo sceneggiatore del film. La Asylum fa tutto in casa.

loversoSpuntano fuori come i funghi, capolavori italiani ovunque in questi mesi estivi prolifici di fondi di magazzino. L’ultimo in ordine di tempo è uscito venerdì nelle sale, si intitola Dopo quella notte e al momento pare reperibile in ben tre sale cinematografiche della nostra penisola. Trama sul drammatico mucciniano andante: un gruppo di amici vengono sconvolti dalla morte per incidente stradale di uno del loro gruppo, e ognuno reagisce a modo suo.

Cast pregevole: tralasciando i giovani ragazzi che sono assolti perchè bisognosi di un lavoro qualunque, spiccano i nomi di Maria Grazia Cucinotta in “partecipazione amichevole”, di ciò che rimane di Enrico LoVerso (il Mickey Rourke italiano vista la trasformazione indecorosa che il suo volto sta subendo negli ultimi anni), di, udite-udite, Serenona Grandi in “partecipazione straordinaria” e del sempre posato Maurizio Mattioli. Ma è il debutto nel cinema drammatico di Alessia Fabiani a suscitare le più ardenti voglie di visione del film dentro di me! Come se la sarà cavata?

Trailer ad altissimo tasso di godibilità, che culmina con le frasi “Io non sono morta!!!” gridata a squarciagola dalla squinzia di turno addosso a una porta, e con il solito “Ti amo!!” di corsa su un ponte. Qui il sito ufficiale del film. Enjoy!

mariniL’anno scorso c’è stato un terremotino intorno a L’Aquila, non so se sapete, ‘na robettina di quelle che ogni tanto accadono qua e là in Italia a mo’ di pisciatine di cane. S’è mobilitato un paese, si sono moltiplicate le iniziative di beneficenza (almeno fino a quando è arrivata Haiti a rompere i coglioni). Concerti, telethonsss, sms da 1 e 2 e 5 e 6000 euri… e dischi. Dischi. Non c’è stato solo quello delle Amiche per l’Abruzzo (ma Nemiche per tutte le altre regioni). Non c’è stato solo quello con quella nenia insopportabile cantata dagli Artisti Riuniti (e come direbbe il buon Gherarducci, “artista” è una parola che non sarebbe stata da usare).

No. C’è stato pure quello di Valeria Marini. Che in coppia con il Dj Roberto Onofri ha inciso una inascoltabile cover della modugnana Nel blu dipinto di blu. Che ha vinto pure il disco di platino per aver venduto 300.000 copie in una settimana. Senza specificare però che il disco era stato allegato al settimanale ben noto alla questura “DiPiù” targato Sandro Mayer, quindi probabilmente 299.000 di quelle copie sono finite nel tritarifiuti prima ancora di essere scartate.

Ma il peggio del peggio arriva con il video ufficiale, che alterna macerie e famiglie distrutte a immagini della Marini che troieggia sfavillante qua e là. Lo trovate voi il senso?

Esiste un sito ufficiale, se volete farvi del male. Ed ecco a voi il sensazionale singolo, che non può mancare nei peggiori iPod di Caracas.

ramona_badescuE’ prodotto da Umberto e Renzo Bossi, patrocinato da Roberto Calderoli e sostenuto da Davide Mengacci il primo album della sempre sfavillante Ramona Badescu, nel cui interno trovano spazio metà brani in rumeno e metà in napoletano. Si chiama Jumi Juma (appunto “Metà metà”) e rappresenta un inno di fratellanza che Donna Ramona ha inciso in collaborazione con l’artista (artista con la a minuscola, sottolineo) partenopeo Gigi Finizio. D’altronde Donna Ramona è stata insignita dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, cioè mica da un cagacazzi qualsiasi, della delega per la comunità rumena romana. Questo probabilmente per fare in modo di provare a fermare le rappresaglie contro i nostri amici balcanici con la sempre opportuna carta della figa (vabbè è un po’ usata, ma in tempo de guera…).

Napoletani e rumeni insieme insomma. Un mix di una leggerezza paragonabile solo ad una pizza con gorgonzola, strutto, polvere di mattoni e uranio impoverito. Ma facciamoci un’idea delle possibilità canore di Donna Ramona con questi due estratti, il primo proveniente proprio dalla presentazione del disco alla stampa. Il secondo invece è in playback, ed è tratto da una trasmissione rumena. Che è in playback lo capirebbe anche un sordo, ma lo si evince pure dalla scritta in sovraimpressione, pratica di disarmante onestà che in Italia non è mai stata adottata manco per sbaglio. Cosa ne evinciamo?

guntherNon scopro nulla, anzi arrivo in colpevole ritardo imboccato dal buon collega Andrea che gioiosamente ringrazio.

Su Facebook vanta già decine di migliaia di fans – mi pare che anche qualcuno dei miei più accaniti lettori lo sia già – e un gruppo che si batte per portarlo in Italia. Nel frattempo lei sue hit (seppure datate visto che non ne risultano di nuove dal 2007, almeno secondo wikipedia) piano piano stanno entrando nel cuore degli italiani e il suo charme ci sta conquistando tutti.

E’ ovviamente il sommo Günther, rigorosamente con umlaut annessa, ex modello tedesco che dal 2004 ha deciso di intraprendere una gloriosa carriera di cantante sfornando meravigliosi – e soprattutto sensuali all’ennesima potenza – pezzi trash/pop con continui rimandi sessuali conditi da video pruriginosi per tutti i gusti. Tramite il suo sito ufficiale, che vi consiglio caldamente di visitare per essere accolti da una home page sfavillante che cela graziose nudità (cliccate sulla figura se ne avete il coraggio) da cui si può scappare solamente assecondando l’invitante link “Enter the Empire”, ci fa sapere che le cose importanti nella sua vita sono Champagne, Glamour, Sex and Respect. In quest’ordine? Non lo sapremo mai.

Tra le sue hit da ricordare, quasi tutte in collaborazione col duo delle Sunshine Girls, svettano Ding Ding Song e il meraviglioso ritornello “You touch my tra-la-la, my ding-ding-dong”, la cover di Touch Me cantata in duetto con la sempreverde Samantha Fox (di recente ritornata in auge con Sabrina Salerno, ma ne riparleremo…), la natalizia Christmas Song per un Natale alternativo e la magnifica Tutti Frutti Summer Love a farle da contraltare estivo.

Amiamolo sempre più.


maggio 30th, 2010Un Supino è per sempre

supinoSettimane di grandi e attesissimi ritorni! Dopo quello spettacolare di Immanuel Casto, anche il mai appariscente Osvaldo Supino è pronto a sbancare la Siae con la sua hit estiva: Get Sexy!

Giornali e tv mondiali hanno fatto a gara per accaparrarsi l’esclusiva per l’anteprima del video di lancio, onore toccato al sempre puntuale TgCom (sic) pronto a sbandierare ai mille venti la sua ammirazione per il talento Supino. Ma a noi Osvaldo piace più bonaccione, più casereccio, più intimo. Quindi per il momento la sua nuova perla vogliamo godercela in una sua esibizione live (dove per live si intende tutto fuorché live) a TeleColor! Ah, i bei tempi di Mai dire tv

L’esibizione è sensazionale: un tripudio di faccette buffe (d’altronde lui è sexy) per un Supino ingabbiato in una tutina verde militare stile Dimensione Danza stretta attorno a sé da un corpetto nero lucido (?!?!?!) con guanti alla Padre Pio fucsia da impazzire. Impallidisco di fronte a tale coraggio. Contorniato da sottopagati ballerini (un paio dei quali vistosamente obesi), il buon Supino, da artista consumato quale è (e sul consumato potremmo aprire numerose parentesi) fa anche finta di sistemarsi il microfono durante l’esibizione, per non farci perdere alcuna nota (in playback).

Ma con l’intervista finale si toccano vette insperate. Lo sfigatissimo conduttore (si fa per scherzare eh, semmai la trasmissione in questione fosse prodotta dalla Astarox Produzioni) irrompe in studio elogiando “La star di internet” Osvaldo Supino. Quando si renderanno conto che essere “star di internet” non vuol dire un beneamato cazzo? Sono “star di internet” anche le paperelle che ballano la rumba in un video che circola su Facebook, quindi non starei tanto a vantarmene. Ma il conduttore supera sé stesso quando etichetta come “orgasmiche” le canzoni di Supino.  Sentire per credere.

Il singolo Get Sexy, disponibile su ITunes e in vendita con una copertina (a destra) in cui lui impugna una pompa d’acqua schizzante come fosse una pompa (d’acqua schizzante), è stato copiato prodotto con il duo americano Mike&Scott. Anche se loro non lo sanno.

locandina_BackwardDa un’idea di Stefano Tacconi.

Basterebbe questa intro sbandierata nel trailer a farvi capire da che parti va a parare questo film, che sta per sbarcare nelle sale italiane (poche per fortuna) dal prossimo 7 maggio 4 giugno. E se non bastasse, ci aggiungiamo il cast: Randi Ingerman (già protagonista di un altro trash-cult indimenticabile per chi frequenta da anni Paolino’s Life: “Bastardi”), Fabio Bonini (da “Vivere” con furore), Max Bertolani (meriti artistici: è il palestrato ex di Pamela Prati), Tony Sperandeo, Gerardo Placido (il fratello sfigato), Ugo Conti, Rudmilla Radchenko, Luca Dorigo, Mascia Ferri, Rosario Rannisi: se non ho fatto male i conti due vengono dal Grande Fratello, una dalla Talpa, uno dalla Fattoria e uno da Uomini e Donne.

La trama di questo thriller ambientato nei campi di calcio racconta delle vicende di Marta, una giovane manager italoamericana (che ha ereditato dal padre prematuramente scomparso un team calcistico), e Gianni un famoso ex portiere di livelli mondiali (sic! così recita la sinossi ufficiale) ora ridotto a gloria del passato: un uomo integro moralmente ma umanamente dannato dal vizio del bere. Accanto a Gianni e Marta si muove tutto l’universo provinciale di una piccola squadra di calcio semiprofessionistica.

Cito alcuni stralci del comunicato stampa di presentazione del film:

“Intenso”, “carico di vita”, “fortemente emozionale” lo hanno definito quelli che hanno letto la sceneggiatura ed è proprio così il film: semplice, onesto, senza pretese intellettualistiche ma mai banale.

Un film forte, vero, chiaroscurato e dipinto con i colori desaturati che riflettono l’anima contrastata dei protagonisti: dalle silenziose colline dell’Alta Langa alle caotiche ombre dei grattacieli di Dowtown.

E dalla biografia del regista Max Leonida: “Amante del grande cinema (Kubrick, Scorsese, Coppola) ma anche del rigore formale di Visconti, della visionarietà di Fellini, della drammaturgia pasoliniana… Max Leonida vuole realizzare un ambizioso progetto di film stilisticamente intenso ed insieme popolare…Il suo punto di forza, oltre ad una profonda conoscenza tecnica derivante dalla gavetta, è l’appassionato lavoro con gli attori.”

Da dove cominciare a spalare merda su questo capolavoro? Io direi che non ce n’è bisogno. Ringraziate la Film Commission del Piemonte per aver supportato il progetto e pregate di non venirne mai a contatto (per fortuna la distribuzione, solo per via digitale nel circuito Digima, sarà pressoché inesistente). Intanto godetevi le immagini del trailer e la straziante locandina.

pinoAntefatto: nel mondo della musica neomelodica partenopea esiste un vero e proprio scopritore di talenti che risponde al nome di Rino Chiangiano, una specie di Tony Renis o di Caterina Caselli, solo più ignorante. Una delle sue star è stata l’indimenticato Giuseppe Jr., per dirne una, e oggi vi accompagno alla scoperta di un nuovo, fenomenale eroe da esportazione che risponde al nome di Pino Giordano.

Bambino prodigio, oggi adolescente brufoloso e pronto ad infilarlo in ogni pertugio, Pino ha esordito proprio come spalla di Rino Chiangiano in un video strappalacrime dal titolo Core ‘e papà in cui scopriva di non essere discendente naturale dei suoi genitori ma di essere stato trovato in un cassonetto (!) e in seguito adottato. Brividi. E proprio i duetti sono il suo forte, come quello con l’irresistibile Cristian in Nun pazzia’, nel quale i due interpretano due fratelli che hanno appena scoperto di aver perso la loro madre. Peccato che inevitabilmente loro e le loro sobrie camicie scadano nel più ridicolo trash involontario, con meravigliosi stralci dal testo del tipo “Caro fratellino dimmi dove è andata, sono già tre giorni non può essere al lavoro” (sic!), “Caro fratellino ti do il mio pallone, te lo regalo ma falla tornare”, fino all’inevitabile richiesta religiosa “Caro Gesù…”

Messi da parte i dispiaceri, Pino scopre la gnocca! E quindi via ad un mucchio di video che faranno felici i nostri più accaniti lettori pedofili, da Una storia esagerata nel quale ancora bambino dichiara amore eterno a una bella ragazzina promettendo di sposarla in un castello in riva al mare, fino ai giorni nostri quando, rinsavito, pensa solo a scopacchiare qua e là Dint’ Ascensore!


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